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quando la ragione è persa,
la parola passa alle armi
(da Capitolo 04: l´onorevole e il cameriere)
- Quindi sei d´accordo con me della necessità di una lotta armata - conclude a quel punto Giampiero, gongolante.
Fausto lo guarda a lungo in silenzio, poi scuote la testa. - Sai cosa invidio in te? La tua capacità di avere ancora e comunque degli ideali. Di credere che ci sia una strada percorribile per mettere a posto le cose.
- Non dirmi che stai dalla parte delle brigate rosse! - esclama scandalizzato Raffaele, a bocca piena.
- Non dire scemenze - risponde l´attore. - Le brigate rosse non erano che dei giovinastri in preda ad ardori giovanili e turbe ormonali, ed usavano la politica come scusa per soddisfare la voglia di avventura che si ha a quell´età..
- Non ti consiglio di ripetere questo giudizio a voce alta - gli fa Fausto, ora quasi divertito. - Qualcuno potrebbe prendersela a male. Gente con cui non è salutare avere divergenza di idee.
- La lotta armata non si fa ammazzando un povero carabiniere che ha indossato la divisa per un posto di lavoro, o qualche funzionario che si è messo in mostra per aver svolto bene il proprio dovere. Io sono per un assalto tipo Bastiglia: prendiamo bastoni e forconi, e andiamo in massa a Montecitorio, a palazzo Madama, a palazzo Chigi; rompiamo qualche schiena, ammacchiamo qualche testa importante, e facciamogli vedere che non siamo più disposti a sopportare le loro soperchierie e la loro arroganza.
- Io preferisco la mia strada, quella del non voto - ribatte Fausto. - Non mi attira l´idea di ricorrere alla violenza… cosa che raramente ha prodotto buoni risultati. Di solito le rivoluzioni depongono un despota per sostituirlo con uno peggiore.
- E allora si abbatte anche quello!
Fausto scuote la testa, arrendendosi. Difficile togliere dalla testa delle persone idee così ben radicate, e dopotutto anche abbastanza attraenti. L´immagine di una folla inferocita che brandisce minacciosamente bastoni e forconi all´ingresso dei parlamentari prima di una riunione a Montecitorio, per ammonirli a rigare dritti e smetterla con le cazzate, lo fa sorridere. Non perché ridicola, anzi…
Un´idea molto piacevole.
Un´idea che gli tornerà in mente fra qualche mese. E non per divertimento.
(da Capitolo 07: una rabbiosa chiacchierata)
- Già - concorda amaramente Fausto, scuotendo la testa. - La ragione è andata persa, in questo paese. E non solo quella. Viviamo in una società che non so più come si possa definire civile. Conoscevo un tizio, una volta, che stava continuamente a ripetere una frase: il pesce puzza dalla testa. Non era uno che avesse tutte le carte in regola per mettersi a pontificare, ma il concetto era esatto. Con la guida che abbiamo, che ci dobbiamo aspettare? Da una parte, politici arroganti che non si preoccupano nemmeno di nascondere le loro malefatte; dall´altra, un´opposizione cieca e irragionevole… macché opposizione, sono pure loro al governo, adesso… senza alcuna credibilità, che cerca di far passare per giuste e sensate cose che anche un idiota capisce che giuste e sensate non sono.
- Meno male che non c´è Giampiero - osserva, ridacchiando, Gabriele.
- Giampiero è meno inquadrato di quanto sembri - spiega Raffaele. - Ha la tessera del partito e partecipa a tutto quello che può, meeting, manifestazioni, scioperi, occupazioni… ma è molto deluso, anche dei suoi stessi compagni. Di quelli che stanno alla testa del partito, almeno. Per questo parla sempre di lotta armata: non crede neppure nella formazione in cui milita, che come tutta la sinistra pare aver perso qualsiasi cognizione delle proprie radici, e non disdegna di sedere accanto a ladri e truffatori. Perfino Martinetti, da quando gli hanno dato quella bella poltrona, sembra che tenga a difendere più l´ordine costituito che le idee e i principi di quelli che lo sostenevano, grazie ai voti dei quali è arrivato a sedersi là sopra. E quando comprendi che non esiste una forza democratica in grado di difendere i tuoi diritti e le tue ragioni, quando vedi che anche lo schieramento che si professa più vicino a te, alla fine, non è che uno dei tanti partecipanti ad un vergognoso balletto, allora non rimane altro che passare ai bastoni. Quando la ragione è persa, la parola passa alle armi, purtroppo.
- Attento a come parli - gli fa Fausto. - Tu sei uno di quelli che i bastoni li deve fermare.
- I bastoni che vado a fermare io sono usati contro le auto di innocenti cittadini, contro le vetrine di incolpevoli negozi, contro noi stessi, perché ci sono squallidi politicanti senza scrupoli che ci descrivono come repressori e servi del potere, e ci aizzano contro gli scalmanati, mentre dall´altra parte nessuno è capace di dire a chiare lettere che noi, lì, siamo comandati ad andarci… a volte giovani ed inesperti… per difendere lo stato, i cittadini inermi ed i loro beni, mentre quelli scendono in piazza e ci danno addosso per chiurito. Se i bastoni fossero diretti verso le teste giuste, sarei il primo ad impugnarli.
(omissis...)
È un lungo momento di silenzio, adesso.
Ognuno di loro sta facendo pressappoco la stessa riflessione.
Ovunque, ormai, i discorsi sono sempre gli stessi, dal barbiere, al bar, in ufficio, in palestra, si salva solo il cesso per mancanza di interlocutori. Uno sfogo continuo contro soprusi, ingiustizie, assurdità e violenze di una società ormai allo stremo. Sia vera o meno la pessimistica profezia di Giovanni, che ci vede destinati alla dominazione di gente che oggi accogliamo per motivi umanitari, la calata dei barbari del ventunesimo secolo, un dato è certo: così non durerà a lungo. Perché prima o poi finiranno le risorse che allegramente stiamo dissipando, perché prima o poi il numero di disperati supererà quello dei benestanti, perché prima o poi la gente ne avrà piene le palle di certi personaggi e di certe situazioni, il futuro che ci attende è tale da fare accapponare la pelle. Troppe voci, di gente che trent´anni fa avrebbe rabbrividito alle violenze delle Brigate Rosse o di Ordine Nuovo, parlano ormai di lotta armata come dell´unica via d´uscita. Dimenticando che, quasi certamente, si tratterebbe di un´uscita per l´inferno.
Quando non esistono strade giuste, anche una strada sbagliata può sembrare percorribile.
Ci vorrebbe qualcosa di nuovo, una sferzata da parte di qualcuno, un atto eclatante di coraggio o di disperazione…
I tre ex alunni del professor Belli si scambiano un´occhiata silenziosa e, insieme, eloquente.
Qualcuno dovrebbe fare qualcosa.
Voglia non ce n´è, ma di sicuro si metterebbero a ridere se gli si dicesse che capiterà proprio a loro, fra qualche mese, di…
(da Capitolo 12: una vita, 25 euro)
- È questa la nostra civiltà, il nostro progresso - gli fa eco Raffaele. - Ovunque ti giri, qualunque cosa guardi, non vedi altro che marcio, corruzione.
- Un grande pensatore - interviene Giampiero, da buon ideologo - sosteneva che la fame era l´unica molla in grado di fare scoppiare le rivoluzioni. Forse aveva ragione, forse no. La fame poteva essere l´unica forza capace di dare quella spinta in un´epoca dominata dall´ignoranza e dalla povertà, in cui l´unico traguardo importante e consistente era riempire lo stomaco. Ma oggi non è solo un problema di cibo. Oggi la gente ha coscienza, aspirazioni, sogni. È capace di nutrire sentimenti prima pressoché sconosciuti. Anche l´amore per i propri figli, o per la propria donna, aveva caratteristiche diverse. In altri tempi, con Sandra, la prima volta che ti ha parlato del suo spasimante, avresti risolto con un paio di coltellate, e la cosa non ti sarebbe neppure pesata tanto. E tu, Fausto, tuo figlio lo avresti sbattuto fuori di casa a calci in culo, visto che ormai è maggiorenne, e se non gli andava quello che gli stavi offrendo poteva andare a farsi fottere e arrangiarsi da solo.
Un coro di "ma dai!" e di risolini increduli e dissenzienti reagisce alle sue affermazioni. Lui insiste: - Oggi invece ti senti responsabile delle sue scelte, ti chiedi se quello che gli hai dato è troppo poco, ti prefiggi addirittura di offrirgli l´impossibile. Forse è per questo che la televisione è diventata quello che è, uno strumento di condizionamento delle masse. Cercano di tenere buona la gente offrendogli quanto di più basso e volgare può desiderare, per accontentarla, togliergli qualsiasi stimolo a pensare, e abbassarne il più possibile il livello culturale. Altro che il "Non è mai troppo tardi" del maestro Manzi, ve lo ricordate? Perché oggi una rivolta può scoppiare anche con la pancia piena. Perché quello che state vivendo voi tre è peggio di uno stomaco che brontola e vi fa contorcere per la fame. Perché nessuno può sentirsi al riparo in un sistema viziato e corrotto come quello in cui viviamo. E il dolore per la perdita di una compagna, o di un figlio… o di un fratello, oggi, ha un peso con cui nemmeno la peggiore delle carestie può competere.
- Beato te, che risolvi tutto con le rivoluzioni! - commenta Raffaele, scuotendo la testa.
- Ma ci pensate? Credete che quello che vi sta accadendo sia per caso? Perché tu, Raffae´, l´altra volta non sei morto per miracolo, ed ora hai perso tutto ciò che avevi, la casa e i tuoi romanzi? E tu, Fausto, perché credi che un figlio coccolato e bene educato come il tuo, studioso, e con grandi aspettative, possa arrivare a decidere lucidamente di diventare un delinquente? E tu, Gabrie´, questo sistema schifoso ti ha portato via la tua Sandra, ed ora, con tuo fratello, non è nemmeno sicuro che sia soltanto una tragica fatalità.
(omissis...)
- I ladri e assassini che siedono in parlamento - prosegue Raffaele. Gli torna in mente il progetto "voci bianche a Montecitorio" e scoppia in una fragorosa quanto improvvisa risata.
- Che ti prende? - chiede Giampiero.
- Quando mi hai chiamato, ieri… stavo facendo dei progetti.
- Di che tipo?
- Andare in parlamento e sparare nelle palle ai bastardi che ci hanno rovinato la vita.
- Bello - commenta Fausto.
- Bello? - si scandalizza Giampiero. - È sublime, impareggiabile. Un capolavoro di politologia moderna. Meglio ancora di Marx!
(da Capitolo 19: la predica e le resurrezioni)
… un suggerimento sbagliato. Che si possa risolvere qualcosa con l´uso delle armi. È la prima cosa che viene in mente quando ti fanno incazzare… ma quando mai le incazzature hanno suggerito buone idee?
Già, quando mai le incazzature hanno suggerito buone idee?
Forse, a qualcuno, sembrerà strano. Forse, per qualcuno sarà una delusione. Ma questo romanzo, nonostante l´avventura che racconta, è contro la rivoluzione, e contro la lotta armata. No, non per buonismo o pacifismo a tutti i costi, chi lo legge trova in giro non poche affermazioni controcorrente, ciniche e crudeli (magari, solo dettate da una solenne incazzatura). Se fossi convinto che una rivolta armata potrebbe portare dei miglioramenti, e risolvere problemi come disoccupazione, indigenza, criminalità, corruzione, non farei tanto lo schizzinoso. Nel corso del mio romanzo sono arrivato ad elogiare, sia pure con i dovuti distinguo, le purghe di Stalin.
Sono contro l´uso della forza perché, in uno scontro del genere, chi vince è semplicemente il più forte, e non è detto che sia anche il più giusto. La concomitanza di "forza" e "giustezza", di solito, esiste solo nei film di Schwarzenegger, ma nella realtà non è un evento altamente probabile.
Quindi sì, è possibile che davanti ad un telegiornale, nel corso di una chiacchierata dal barbiere o se ti capita di assistere o vivere in diretta uno dei tanti avvenimenti indegni di una società civile ed europea (ricordo la gag con cui a Striscia la Notizia, tempo fa, sfottevano Montesano… che brutto sapore, allora, aveva preso la parola "europeo"!), è possibile, dicevo, pensare alla rivolta armata come ad un´allettante prospettiva. Un´idea gradevole e costruttiva quanto la sequela di parolacce che ti viene spontaneo esplodere come prima, e tipicamente unica reazione possibile a ciò a cui hai appena assistito.
Eppure, oggi, ho il timore che il pericolo sia reale.
… Troppe voci, di gente che trent´anni fa avrebbe rabbrividito alle violenze delle Brigate Rosse o di Ordine Nuovo, parlano ormai di lotta armata come dell´unica via d´uscita. Dimenticando che, quasi certamente, si tratterebbe di un´uscita per l´inferno…
Di cadere in una tentazione che, se uno fa quattro conti, sarà pure sballata, ma non pare offrire altre alternative.
… Quando non esistono strade giuste, anche una strada sbagliata può sembrare percorribile…
Ebbene, io ho paura di tutto questo
La rivoluzione non è un evento impossibile. La si può spiegare tranquillamente in termini pseudo-matematici, in tre semplici passi:
1. quando uno è disperato, è capace di qualsiasi azione, anche delittuosa, se da quella dipende la sopravvivenza sua o dei suoi cari;
2. se un disperato è circondato da abbastanza gente messa bene alla quale può togliere qualcosa, si dà alla delinquenza, e priva il vicino di ciò di cui ha bisogno;
3. se i disperati sono tanti, troppi, e la gente messa bene comincia a scarseggiare… o riesce a difendersi molto bene, il delinquere non risolve più e si butta tutto all´aria.
E a prescindere da quelli che possono essere i risultati a lunga, lunghissima scadenza (molti storici fanno coincidere la nascita della moderna democrazia con la rivoluzione francese), i primi effetti di una rivolta armata sono devastazione, disperazione, terrore, sangue.
Perché ti sei armato? Perché con il tuo stipendio non arrivavi a fine mese? Perché la tua pensione era da fame? Perché dovevi sborsare cifre spropositate in ticket, o attendere tempi assurdi per visite e medicinali? Perché non riuscivi a trovare un lavoro? Bene, provaci adesso, con il paese in fiamme, l´organizzazione sociale finita in briciole e un tizio che adesso è al comando e ti fa danzare il suo balletto senza neppure sentirsi obbligato a prometterti (anche se a vuoto) niente in cambio.
No, la rivoluzione non risolve niente, se non i problemi di chi la vince… che non necessariamente deve coincidere con la tua persona.
… Ci vorrebbe qualcosa di nuovo, una sferzata da parte di qualcuno, un atto eclatante di coraggio o di disperazione…
Qualcuno, in giro, ci prova. Un Beppe Grillo, per esempio. Un Santoro, un Travaglio… magari qualche cazzatina la sparano anche loro, ogni tanto, e nel mio romanzo ne denuncio qualcuna…
Nel mio piccolo, e con tutti i limiti del caso, con questo lavoro ho cercato di dare un modesto contributo. Non sono uno showman, né un affermato giornalista, e se avessi avuto un nome, forse, quello che ho scritto avrebbe fatto più rumore, ma… uno, il sasso, lo lancia, e dove arriva arriva.