Se vuoi mandare un´email all´autore, clicca qui: raf.derose@gmail.com la predica e le proposte(da Capitolo 19: la predica e le resurrezioni)Ormai la grande sala è quasi del tutto sgombra, e il poliziotto immagina che, appena dentro non sarà rimasto più un ostaggio, la trasmissione televisiva sarà immediatamente interrotta. E prima che ciò avvenga, dovrà spiegare alla gente che ancora la segue il motivo di quella bravata. - Signore e signori… pare che lo spettacolo che con tanta cura abbiamo organizzato sia destinato a chiudere i battenti, con largo anticipo rispetto ai tempi previsti - declama al microfono, con lo sguardo rivolto verso una delle telecamere. Parlerà a braccio. Avevano pensato di preparare un discorso da leggere al momento opportuno, ma poi avevano scartato l´idea. Sarebbe sembrato falso, artificioso, poco convincente. Era importante che tutto risultasse autentico, invece. Anche per questo avevano deciso che fosse lui il portavoce del gruppo, e non un attore professionista ben allenato a parlare in pubblico: sia perché, con la sua agilità, sarebbe stato il primo a compiere l´irruzione, sia perché la voce ben impostata e priva di inflessioni dialettali di Giampiero, in teoria il più adatto per quel ruolo, avrebbe rischiato di dare allo spettacolo un vago sapore di soap opera. Il suo vocione basso e roco, sgradevole, e la sua pesante cadenza calabrese, avrebbero reso meglio l´idea della solenne incazzatura che li aveva spinti a quell´impresa. - Spero che quanto avuto modo di assistere finora sia stato di vostro gradimento. Prima che cali il sipario, però, vorrei invitarvi a riflettere su quello che avete ascoltato, che purtroppo è solo una piccola parte di ciò che avviene sotto il nostro naso, vicino alle nostre case, e con i nostri soldi. Con il nostro benestare. Con il nostro voto. Una pausa, per riprendere fiato e raccogliere le idee. Era sembrato più facile, durante i preparativi. C´è anche un po´ di stanchezza. - Abbiamo progettato quest´azione perché ognuno di noi è stato colpito in ciò che aveva di più caro, e volevamo giustizia. No, non è vero, diciamo le cose come stanno: volevamo vendetta, non mi vergogno ad ammetterlo. Vendetta! Volevamo fargliela pagare, e cara. Mi riferisco ai signori che sedevano qua dentro. Mi sarebbe piaciuto scorticali vivi, e appenderli in piazza per darli in pasto ai corvi, come si faceva una volta con i pirati. Altro che moratoria della pena di morte! Sì, loro, proprio loro, non i piromani che mi hanno bruciato la casa, o gli intrallazzatori che hanno tolto ai miei amici il lavoro, o la speranza di trovarne uno e condurre una vita onesta e dignitosa, per sé o per i propri figli. I veri responsabili, i veri colpevoli sono gli elegantoni che siedono su queste sedie, e ci offrono una società fondata sull´inganno, sul malaffare, sulla negligenza. Sul degrado. Sulla corruzione. Si ferma di nuovo, per un bicchiere d´acqua. Caspita com´è difficile tenere comizi! - Volevamo fargliela pagare, dicevo. Sarebbe stata cosa buona e giusta. E siamo certi che almeno la metà degli italiani avrebbe apprezzato. Ma è stato per questo che, man mano che il nostro progetto prendeva forma, e diventava qualcosa di realmente fattibile, non soltanto un rabbioso vaneggiamento, abbiamo… ripensato tutto. Abbiamo pensato che, con la nostra vendetta, avremmo potuto creare dei martiri… Scoppia a ridere. Una risata grassa, indisponente. Isterica. - Martiri… ´sti deficienti! Sono così coglioni che probabilmente non si rendono conto nemmeno loro di quello che stanno combinando, di dove ci stanno portando. E poi… e poi avremmo rischiato anche di dare noi stessi un altro brutto esempio. E un suggerimento sbagliato. Che si possa risolvere qualcosa con l´uso delle armi. È la prima cosa che viene in mente quando ti fanno incazzare… ma quando mai le incazzature hanno suggerito buone idee? - Specie se le aiuti con una solenne sbronza - interviene Fausto, ricordando com´era nato il loro folle progetto. - Ehm, già. Così abbiamo pensato che… sì, qualcosa volevamo, dovevamo fare. Ma doveva essere qualcosa di giusto, non di sbagliato. Non qualcosa che ci facesse precipitare al loro stesso livello, o potesse addirittura offrir loro degli alibi. Allora ci siamo voluti divertire a mostrarvi il vero volto di questi signori, senza maschere e senza maquillage. Niente di nuovo, né di sorprendente, d´altra parte. Sappiamo da sempre che molte delle persone che deleghiamo sono indegne dell´incarico che gli affidiamo, eppure corriamo ogni volta a dargli il nostro voto, e così il nostro appoggio, la nostra forza. Diventando in questo modo loro complici, e corresponsabili della nostra stessa rovina. Alcuni lo fanno per bisogno, perché offrire il proprio sostegno ad un potente è l´unica speranza che hanno per essere aiutati. Spesso, solo una stupida illusione, se pensiamo alle centinaia di migliaia di disoccupati che vengono mantenuti tali per avere sempre una buona riserva di voti alla quale attingere. Altri lo fanno perché credono di sostenere un amico, o parente, o qualcuno che stimano realmente, e spesso sono solo dei baccalà messi in lista per racimolare consensi che finiranno altrove. Altri ancora corrono al seggio elettorale perché temono, altrimenti, di lasciar decidere gli altri. Come se dare il proprio voto a qualcuno che si sa benissimo chi sia significhi decidere da sé. E se lo significa… complimenti, bella decisione! Ancora qualche istante di silenzio, come per guardare negli occhi un´ipotetica platea, mentre si accinge ad avanzare una prima proposta. - Ma perché non glielo rifiutiamo, questo maledetto voto? Se dobbiamo scegliere un nome solo perché si è presentato, in una lista di altri nomi simili, bruciamole quelle dannate tessere, almeno finché certa gente non si sarà messa da parte, e non si faranno avanti persone veramente degne di rappresentarci. Certo, qualcuno sarà eletto lo stesso, con i voti suoi e dei suoi galoppini, ma potrebbero ostentare ancora tutta quella tracotanza sapendo di avere dietro solo il dieci per cento dell´elettorato, e non l´ipotetica forza di una massa informe, incosciente e supina dell´ottanta, novanta per cento? Un´altra pausa è d´obbligo, a questo punto, per lasciar decantare il concetto. - Comunque sia - riprende - non è per predicare l´astensionismo che siamo qui oggi, anche se sarebbe un buon modo per cominciare a farci sentire davvero, con l´unico voto sensato che oggi potremmo dare: il non voto. Siamo qui per chiedere che cessi questa maledetta commedia degli equivoci che è diventata la nostra vita sociale. Siamo qui per chiedere che la legalità, la logica e il buon senso siano ripristinati in questo paese, e che chi sbaglia paghi. E che paghi di più chi provoca più danni, anche se va in giro in giacca e cravatta anziché indossare una calzamaglia o un passamontagna. Se un ladro, o un assassino, merita venti, trenta anni di carcere… e se li deve fare, tutti, calci in culo a chi lo rimette in libertà senza nessun motivo!… chi si mette in tasca le nostre ricchezze merita il doppio, il triplo di quella pena, perché in molti casi è stato lui ad armare la mano di quel criminale. Se un rapinatore entra nella vostra casa o nel vostro negozio con una pistola in mano, se un mafioso vi punta un´arma addosso per esigere il pizzo, se venite scippati per strada, o vi ammazzano la moglie o il figlio per derubarli di qualche spicciolo, o anche solo perché sono ubriachi e al volante di una macchina, i mandanti morali sono i lestofanti che gozzovigliano in questi palazzi. Prima di tutto per l´esempio, perché quando chi guida una nazione dà testimonianza di disonestà impunita, non può aspettarsi un comportamento retto, e il sacrosanto timore di una pena, dalla gente che governa. Poi per le garanzie offerte dal lassismo delle istituzioni che controllano e dalle leggi che promulgano, sempre più permissive, sempre più a tutela dei criminali. Infine con il movente, perché ogni centesimo sottratto alla spesa pubblica provoca malessere, indigenza, disperazione, e spinge chi non ha di che vivere ad armarsi e sottrarre ciò che gli serve a chi gli sta accanto. Per tutto questo, devono pagare. Non qualche ridicola condanna simbolica con la condizionale, non il vergognoso perdono con il patteggiamento, non i servizi sociali o gli arresti domiciliari… cazzo, anche a me piacerebbe starmene chiuso in una bella villa, davanti a un televisore o a giocare a carte, piuttosto che andarmi a fare un mazzo così per portare a casa un tozzo di pane: questa la chiamate punizione? Carcere duro, lavori forzati, senza sconti e senza privilegi, perché siano puniti davvero quando commettono illeciti, e perché si guardino bene dal commetterli quando decidono per noi, e del nostro futuro. Devono pagare! Per la gente che vive nel terrore e nell´indigenza. Per gli orfani e le vedove che si dibattono nella disperazione. Per i morti innocenti che giacciono nei nostri cimiteri. - Siamo qui per chiedere - conclude, finalmente, dopo un´ultima pausa - a chi è stufo di subire, stufo di farsi depredare, stufo di dover tremare, di farsi avanti e pretendere a gran voce queste cose. Con forza. Con determinazione. Con convinzione. Gli striscioni "e adesso ammazzateci tutti" non servono a niente e non fermano nessuno, anche se chi sta dall´altra parte ama farci credere il contrario. Serve di più. Non dico imbracciare i fucili, perché sarebbe terribile, ma qualcosa di più deciso, di più incisivo. Prima che ricorrere ai fucili diventi l´unica via percorribile. Nessun applauso in sala. Perché ormai è deserta, e perché comunque la sala non avrebbe gradito. Per questo brano, credo che i commenti siano superflui. |