Se vuoi mandare un´email all´autore, clicca qui: raf.derose@gmail.com le cavolate di Beppe Grillo(da Capitolo 07: una rabbiosa chiacchierata)- Ci dovremmo candidare nelle liste suggerite da Pippo Grullo - dice Giovanni, il vecchio contadino, che finora è stato solo ad ascoltare. - Pare che quel buffone sia l´unica persona seria rimasta in Italia. Avete visto come gli dà dentro? - Si, piace anche a me - risponde Fausto - ma ultimamente ho idea che si sia montato un po´ la testa, e s´è messo a sparare cavolate anche lui. - Non mi dire! - esclama Raffaele. - Dov´è che sbaglia, secondo te? - Beh, intanto questo discorso di chiamare la gente comune a organizzare liste civiche, candidarsi e governarsi da sé: simpatica, come idea, ma poco realistica. Intanto, per governare un paese non bastano buona volontà e buone intenzioni. Ci vogliono conoscenze di economia, sociologia, ecologia… - Ti risulta che quelli che ci governano attualmente ce l´abbiano… e chi si presenta con Pippo Grullo debba per forza non averne? Fausto ridacchia: - Touché. Comunque, la proposta mi convince poco. Una qualche forma di organizzazione è necessaria, non si può procedere in queste cose come un´armata Brancaleone. Il sistema dei partiti non va abbattuto, ma usato in maniera appropriata. Se già c´è il casino che c´è perché ce ne sono troppi, figuriamoci se non ce ne sono proprio, ed ogni singolo costituisce un movimento a parte. A meno che non ci mettiamo d´accordo e non formiamo il partito del Grullo, e così entriamo nel giro che si vorrebbe abolire. Ma questo è uno dei vizi dell´Italia: se un sistema, tipicamente scelto perché migliore, non va bene, e non va bene perché implementato male, anziché effettuare una bella messa a punto, e correggere gli errori, o le storture, si abbandona il sistema stesso, come se passare ad un altro meno efficiente già sulla carta possa offrire maggiori probabilità di successo. Non si abolisce un buon meccanismo perché non funziona, lo si fa funzionare. E non ci si può aspettare che un meccanismo già in linea di principio meno efficiente possa andare meglio. È come se uno con una famiglia numerosa, comprata la station wagon che gli serve, si accorgesse che il portellone dietro è difettoso, i sedili posteriori rovinati, e invece di farli riparare cambiasse la macchina e prendesse uno spider due posti, con cui portare in giro solo un´amante visto che i figli, a casa, non puoi lasciarli da soli. Una risatina di cortesia risponde ad una battuta che, in fondo, non era un granché. (omissis...) - Un altro errore in cui il nostro amico Grullo pare sia caduto - prosegue l´ingegnere - è quello, pure classico, di voler risolvere un problema con degli automatismi che nulla c´entrano con il problema stesso. Gli ho sentito proporre un limite di due legislature per i deputati, dopo di che dovrebbero farsi da parte per fare spazio ai giovani. - Cos´è che non ti va in questa proposta? - Se i problemi sono determinati da incapacità e corruzione, la soluzione non si trova in una formula di tempificazione delle cariche. Cosa c´entra il tempo?! Le scelte dei nostri governanti non dipendono dalla loro età, o dalla durata della loro permanenza su una poltrona, ma dalla loro intelligenza e dalla loro serietà. Uno che dimostra di essere un imbecille, o un corrotto, dev´essere sbattuto via a calci il prima possibile, non dopo due legislature, magari per lasciare il posto ad un altro imbecille e corrotto e con ancora più appetito di uno che ha già sbafato per otto anni. Mentre chi mostra di possedere competenza e onestà dovremmo pregarlo di rimanerci a vita su quella poltrona, altro che mandarlo via! Agli albori della nostra storia, la guida di una comunità veniva affidata agli anziani. Tu stesso, se dovessi sottoporti ad un´operazione, sceglieresti di essere fatto a fettine da un luminare con trent´anni di esperienza sulle spalle, o da uno sbarbatello appena uscito dall´università, che magari deve dare un´occhiata sul libro per ricordare come si impugna un bisturi? Tutta questa esaltazione del "giovane" mi sa di retorica stupida e interessata. La scelta va fatta fra persone capaci ed incapaci, fra onesti e disonesti, non fra vecchi e giovani. O, se proprio vogliamo, a parità di intelligenza e correttezza, teniamo presente che tipicamente un vecchio ha dalla sua un inestimabile bagaglio di esperienze che un giovane non può vantare. - Beh, i limiti alla rieleggibilità esistono un po´ dappertutto, specialmente per le cariche più alte. - Questo non significa che sia una buona idea. Al contrario, mi pare più un accordo per garantire a chiunque un turno di bengodi: per poter pappare tutti, mettiamo un tetto oltre il quale devi farti da parte, e dare modo di pappare a qualcun altro. Perché, se no, mandare via uno che va bene? No, non sono gli automatismi che risolvono il problema. La vigilanza, il rigore, il giusto premio e il giusto castigo. Un meccanismo di quel tipo è stato introdotto negli uffici pubblici, con la rotazione dei dirigenti: per evitare che un manager crei dei centri di poteri, un grande intelligentone ha disposto che ogni tre, sei mesi debba essere cambiato di posto. In pratica, si pretende di impedire ad un dirigente disonesto di fare danni facendolo diventare pure coglione, perché in tre o sei mesi non puoi capire nulla del servizio che vai a dirigere, e non ne hai nemmeno voglia, perché appena ti ci avvicini un po´ ti tolgono da lì. E questo dimostra che, alla fine, un dirigente non è uno che manda avanti la baracca, ma un burattino strapagato, nelle mani del politico, che esegue ordini e, da vero pollo, si accolla le responsabilità. Se poi non funziona niente, tanto meglio, così una pratica che resta bloccata, in attesa di una mazzetta, non dà nell´occhio, mentre in uno sfacelo generale è quasi comprensibile chiedere qualcosa per "oliare gli ingranaggi" e farla andare avanti. Spesso, chi subisce queste estorsioni ritiene addirittura di essere privilegiato… e in fondo ha pure ragione. Metto subito bene in chiaro una cosa (che, d´altra parte, dovrebbe evincersi dal racconto): io ammiro Beppe Grillo e tutto quello che fa, per me è un eroe oggi come lo era quindici anni fa Di Pietro, e spero fortemente che non faccia la sua fine. Il titolo di questo paragrafo vuole essere un´affettuosa provocazione, ed una ignobile speculazione: con la popolarità di cui il nostro gode, dovrebbe attirare un bel po´ di lettori (perdonatemi se sono costretto a simili bassezze, ma un nessuno deve attaccarsi ad un qualcuno per godere di qualche raggio di sole). Questo però non significa, non può significare, che condivida tutte le sue idee e le sue proposte. Nel brano riportato sopra, in particolare, parlo di un paio di punti del Grillo-pensiero su cui non mi trovo d´accordo: i discorsi sull´abolizione dei partiti, e sui limiti alla rieleggibilità dei parlamentari. Cominciamo con il primo. Io credo che abolire i partiti equivalga alla chiusura dei manicomi di qualche decennio fa: sì, erano brutti posti, chi ci finiva dentro era trattato più da carcerato che da malato… ma di quei poveracci, che ne facciamo? Hanno fatto il bel gesto, ma senza varare soluzioni alternative, scaricando sulle famiglie in primo luogo, e spesso anche sulla comunità, l´onere della gestione di casi per cui sarebbero richiesti degli specialisti. I partiti, in una democrazia, sono essenziali, irrinunciabili. Sono le strutture all´interno delle quali la gente che la pensa in modo simile si organizza per studiare i problemi, formulare soluzioni, preparare proposte da portare avanti come forza di governo quando tocca, come opposizione costruttiva quando ci si trova dall´altra parte della barricata. A queste condizioni, diventa anche comprensibile ed accettabile l´odiato finanziamento pubblico, non perché altrimenti sarebbero "costretti" a rubare, come a suo tempo i suoi sostenitori… sostenevano, con odiosa ed inammissibile arroganza, ma perché altrimenti potrebbero dover chiudere (ipotesi che i suddetti sostenitori non contemplavano minimamente, ma dubito che fosse per le argomentazioni che riporto di seguito), privando la democrazia di uno strumento fondamentale, e facendo venir meno il proprio sano apporto alla gestione della cosa pubblica. Se oggi sono soltanto dei miserabili centri di potere, la soluzione non è la loro abolizione (senza manicomi, che ne facciamo dei matti?), ma fare in modo che tornino… se mai lo sono stati… ad essere quello che devono essere. La risposta vera, unica, insostituibile, sta nel rispetto della legalità. Un discorso simile per il secondo punto, quello sui limiti alla rieleggibilità. Semplificando, l´operato di un amministratore, o di un manager, dipende essenzialmente dai suoi reali obiettivi (vuole servire la comunità, o i suoi interessi? In una parola, "onestà") e dalle sue facoltà ad individuare, e mettere in atto, i provvedimenti necessari ("capacità"). Ragionando in termini di questi due parametri, una persona può essere, quindi, onesta o disonesta, capace o incapace (ripeto, è una semplificazione, come in fondo lo sono tutte le leggi formulate in fisica - forza uguale a massa per accelerazione… si, più o meno). Consideriamo la prima combinazione possibile: onesto e capace. Che facciamo se abbiamo la fortuna di avere una persona del genere a decidere per noi? Gli diciamo "tornatene a casa che ci hai già risolto abbastanza problemi"? Per riproporre il paragone già usato nel mio racconto, se devi sottoporti ad una delicata operazione e hai davanti il più grande luminare sulla faccia della terra, che fai, gli dici "lascia stare e vattene in vacanza, che io mi faccio operare dal dottor Pivellini, appena uscito dall´università, così gli diamo una bella opportunità"? Ohè, dico, ma le rotelle le abbiamo tutte a posto? Come si fa a mandare via uno che lavora bene con un meccanismo ad orologeria? Se lo troviamo uno così, triplichiamogli uno stipendio che è già da favola e inginocchiamoci al suo cospetto per implorarlo di rimanere in carica il più possibile! Seconda concomitanza: onesto e incapace. Beh, se ci garantiamo di sostituirlo con uno della prima specie, ringraziamo sentitamente per l´impegno profuso e addio. Ma se a sostituirlo è uno delle altre tipologie, che ci guadagniamo? Il caso migliore è che venga rimpiazzato da un altro onesto ed incapace… ma in questo caso, con due legislature in meno di esperienza. Cavolo, fra i due, il primo, magari, in otto anni, qualcosa avrà imparato! Terza possibilità: disonesto e incapace. Con uno così che facciamo, gli impediamo semplicemente di ricandidarsi dopo due legislature, magari consentendo che vada ad assumere incarichi non elettivi, ma comunque di tipo dirigenziale? Per sostituirlo con qualcuno altrettanto disonesto ed altrettanto incapace, ma più affamato di uno che ha già sbafato per otto anni? Me la chiamate soluzione, questa? Quarta ed ultima tipologia: capace e disonesto. E questo va abbattuto subito. Per ragioni morali (uno che ha competenza e preparazione e le sfrutta solo per il proprio tornaconto è un verme) e di sicurezza (uno in gamba e disonesto ti gira su un dito e ti fa finire in mutande prima dell´imbecille… e magari ne rimani pure contento!). Come vediamo, i limiti temporali alla detenzione del potere non risolvono minimamente il problema. In certe casistiche, al contrario, possono addirittura non solo aggravarlo, ma persino crearlo! Ho sentito parlare di sindaci carismatici di piccoli comuni che, dopo aver amministrato più che dignitosamente per otto anni, sono stati costretti a mettersi a parte e cedere il posto a successori indegni. È essenzialmente una questione di onestà, e quindi di legalità. È quella la direzione in cui muoversi. Finché ci sarà libertà di delinquere, in Italia, niente e nessuno potrà salvarci dal declino. È per questo che i delinquenti di mezzo mondo privilegiano il nostro paese per espatriare in cerca di fortuna (non sono i romeni ad essere delinquenti, sono i romeni delinquenti, e non solo quelli, a venire qui da noi, anziché in paesi dove bisogna rigare dritto). Ed è per questo che i conti non quadrano, le attività produttive vengono penalizzate da pizzo mafioso e fisco esoso, la gente non trova lavoro perché non c´è alcun interesse, o troppe difficoltà, a produrre qualcosa, quel poco che si realizza costa troppo per essere accessibile a tutti per la più classica delle leggi di economia (rapporto domanda/offerta), la delinquenza prospera perché è l´unica ad offrire opportunità e a godere di protezione, e la gente vede sempre più buio nel proprio futuro. Puniamo a dovere di ruba, chi truffa, chi inganna. Triplichiamo le pene se a commettere quei reati sono politici ed amministratori, neghiamo ogni forma di patteggiamento per chi danneggia l´intero paese e mettiamo da parte le ragioni umanitarie con chi, pur avendo già di che vivere bene, per un´insaziabile avidità costringe i più deboli a vivere nell´indigenza o li spinge verso la delinquenza. Allora i partiti potranno tornare… ripeto, se mai lo sono stati… ad essere quello che devono essere, altro che abolirli!, e noi potremo affezionarci a qualcuno che ci guidi con mano ferma e saggia senza pretendere che vada via perché ha fatto il suo tempo, ma godendo dei benefici che potranno derivare da una sempre maggiore esperienza. |