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Tutti gli amori di Flaminia Langdon

Capitolo 21


Ed eccoci all´ultimo atto, Flam.
Riconosci la macchina, vero? e riconosci il posto. Un coupé giapponese, giallo, e la scogliera a sud di Mermaid Bay. Riconosci altresì la situazione: luna alta nel cielo, nascosta a tratti dalle nuvole in movimento; l´oceano che rumoreggia nella pressoché totale oscurità; i sedili anteriori della macchina reclinati; un fiume di sciocche, inutili parole, mentre la mano scivola sotto la gonna preparando il dessert. Tutto uguale, tutto immutabile, tutto come da almeno un anno a questa parte e, se non accadesse nulla di nuovo, probabilmente come ancora per chissà quanti altri anni a venire. Tutto, tranne la donna che, sdraiata sul sedile accanto, aspetta che il poeta che le sta sopra completi il soliloquio e proceda alla consumazione. Ora è bionda, ha gli occhi azzurri, e si chiama Carla Ricciardi. Qualche settimana fa si chiamava Flaminia Langdon. E aveva lunghi capelli neri e neri occhi pieni di stelle.
Burt Merrill deve avere una particolare predilezione per italiane e oriunde. Anche mamma Beatrice è di là, una città di nome Rieti. Ha conosciuto Alfred Langdon a Roma, quando prestava servizio militare in una base NATO. Una sera si è fatta portare in macchina su una romantica strada della capitale, la via Flaminia; ha lasciato che pure lui reclinasse gli schienali, con meno cognizione di quanta se ne dovrebbe avere su determinate pratiche allorché si decide di dedicarvisi; e dopo qualche mese è venuta via con un giovanotto fresco di congedo e qualche chilo in più addosso, concentrato nella zona addominale, in una sconosciuta cittadina sulla costa orientale degli Stati Uniti, Mermaid Bay, che non aveva mai sentito nominare prima, e che per quanto ne sapeva poteva benissimo non esistere nemmeno.
Per chiunque non fosse informato, l´auto, da lontano, sembrerebbe vuota, abbandonata. I cristalli atermici, color fumo, svolgono un ottimo lavoro. Inoltre, quando fa freddo, la condensa trasforma parabrezza e finestrini in pareti spesse e impenetrabili contro gli sguardi indiscreti. Non è neppure facile scovarla. Per giungere lì, alla scogliera, occorre abbandonare la statale un paio di miglia a sud di ´Maid, e scendere giù, per una carrareccia piuttosto ripida e malridotta, poco frequentata se non nei mesi estivi (e anche allora i più preferiscono allungare il giro e utilizzare un´altra diramazione, asfaltata, per recarsi in spiaggia). Un centinaio di metri prima della fine, ci s´infila fra due rocce sulla destra, su un sentiero appena accennato, e si giunge su una specie di terrazzo naturale. Se si ferma la macchina in mezzo alla macchia d´arbusti, si è sufficientemente nascosti da qualsiasi, improbabile, accidentale visitatore.
Tutto questo, ammesso che il visitatore sia effettivamente accidentale. Se invece è qualcuno che ha già fatto quella strada un centinaio di volte, la macchina è subito individuata. Non è nemmeno del colore giusto per poter contare su un effetto mimetico.
Flaminia Langdon ha fatto quel tratto circa un centinaio di volte. Ha vissuto altrettante volte quella situazione. Non impiega nulla a localizzare il coupé giallo, e si avvicina senza troppa circospezione sapendo come i vetri scuri e appannati svolgano il loro compito in entrambe le direzioni. E che gli occupanti della vettura non sono lì per ammirare il panorama.
Solo a pochi passi di distanza rallenta, per prudenza.
Non raggiunge direttamente l´auto. Prima, si attarda a frugare nei pressi di un cespuglio. Molta ramaglia è posticcia, buttata lì per nascondere un vano nella roccia. Un vano in cui, pochi giorni fa, lei stessa, con l´aiuto di George Warwick, ha nascosto delle piccole taniche di plastica piene di benzina. Lentamente, silenziosamente, trasporta uno per volta i recipienti accanto alla vettura in sosta. Dall´interno, nessun segno di vita. E nessun indizio che si siano accorti della sua presenza.
Per finire, recupera un oggetto avvolto in carta di giornale. L´involucro è umido, nelle ultime ore ha piovuto, e la carta le si strappa nelle mani mentre lei la svolge. Infine osserva con aria di approvazione il contenuto dell´involto: due grossi ganci metallici, rivestiti con pezzi di stoffa, legati assieme da una grossa corda.
Con estrema cautela, torna ad accostarsi alla macchina con i due ganci stretti nelle mani. Del progetto che ha in mente, è questa la fase più delicata, rischiosa. Quando si abbassa al disotto dei finestrini sente finalmente qualcosa. Tutta roba scontata: mugolii, frasi sussurrate e smozzicate in maniera incomprensibile, qualche cigolio da parte degli ammortizzatori. I preliminari, si direbbe, sono finiti. Buon pro gli faccia. Potrebbe benissimo evitare di chinarsi, e quasi mettersi a strisciare per raggiungere il suo obiettivo, ma non è il caso di compromettere tutto per un eccesso di sicurezza.
Proprio ora che è alla fine.
La prima meta è raggiunta, la maniglia della portiera sinistra. Piano, appende il gancio. L´imbottitura di tessuto rende l´operazione assolutamente silenziosa. Ed è una! Prende a svolgere la fune, e man mano arretra, trascinandosi dietro la coda del coupé. Si accorge che sta trattenendo il respiro. Esagera? Beh, meglio esagerare, che rischiare di rovinare tutto con qualche stupido errore. Se avesse esagerato, l´altra sera, con lo scimmione del motel, non sarebbe stata costretta a correre tutti quei rischi, e avrebbe potuto tornarsene a casa con parecchi souvenir in meno.
Passa sull´altra fiancata. Raggiunge l´altro sportello. Aggancia l´altra maniglia.
Bene, il più difficile è fatto.
Come ulteriore precauzione, torna dietro, alla coda. Tira fuori alcuni stracci dalla borsetta, e li infila nelle due canne del tubo di scappamento. Ricorda di averlo letto in un libro. Spera che funzioni davvero.
Adesso è libera di risollevarsi. E di tornare a respirare.
Dentro i rumori si stanno facendo più frenetici, gli ansimi stanno aumentando di volume. Perfino Burt, a questo punto, smette di sussurrare poetiche cazzate per dedicarsi a più realistici grugniti. Continuate così, belli, è un piacere sentirvi.
Afferra la prima tanica, la stappa, e comincia a rovesciare il contenuto sul tettuccio dell´abitacolo. Il liquido sguazza e rumoreggia. Alcune gocce rimbalzano, minacciando di raggiungerla. Le evita con un salto all´indietro, riportando in alto l´apertura del recipiente. Poi riprende a versare con maggior attenzione.
Una voce femminile, dentro, smette di mugolare, e dice: - Burt?
- Uuhm, si?
- Non senti niente?
Che cacchio di domanda, ride fra sé e sé Flaminia. Se non sentisse niente non grugnirebbe in quel modo. O ti riferisci a qualcos´altro, bellezza?
- Che cosa? - Burt si è fermato. Lo affermano con convinzione le sospensioni. Il silenzio che segue, dentro, indica che sta cercando di sentire ciò a cui si riferiva la sua bella. Intanto la prima tanica è vuota. Flaminia la poggia con calma per terra, sotto la vettura, e ne prende un´altra.
- Cos´era? - chiede Burt, di nuovo. Non si sente niente... anzi no, adesso sente, come lo scorrere di un ruscello... E non c´è solo il rumore, c´è pure... - Odore di benzina?
I due piccioncini si risollevano mentre Flam continua ad irrorare per benino la carrozzeria. Intanto, è passata sul cofano motore. Due mani sfregano il parabrezza dall´interno, togliendo la patina bianca che lo ricopre. Quattro occhi si avvicinano alla breccia, per guardar fuori. Vedono una nera figura che versa del liquido sulla macchina. Un raggio di luna fa risplendere la folta chioma bionda. Flaminia si volta verso di loro e regala loro un sorriso che non saranno in grado di vedere.
- Ma chi è? - chiede Carla, allontanando gli occhi dal vetro e cominciando a recuperare i vestiti sparsi nell´abitacolo. - E che sta facendo?
Nessuna risposta. Probabilmente, anche Burt, ora, si sta preoccupando innanzitutto di rivestirsi. C´è una signora, là fuori! Per Flaminia va bene così. La seconda tanica vuota, anziché posarla cautamente a terra, la scaglia contro il parabrezza, giusto per divertirsi a intravedere un doppio sobbalzo all´interno. Confermato dalle sospensioni.
- Chi è là? - È la voce di Carla, questa. Dio come trema! Dev´essere un brutto colpo, per lei, interrompere in questo modo una così bella scopata.
Burt tace ancora. Sa, o almeno intuisce, che le domande sono del tutto superflue, e dedica la sua attenzione unicamente ai pantaloni, che non vogliono saperne di collaborare. Ma è questione di secondi. La conclusione delle manovre di rivestizione è segnalata dalla sua portiera. Uno scatto alla serratura, una forte spinta, un immediato blocco dello sportello, che rifiuta di spalancarsi opponendo una forza uguale a quella applicata dall´interno.
- Ehi! Che succede...?
Flaminia approfitta dello stretto spiraglio e si precipita, lesta, a versare benzina all´interno, addosso a Burt.
- Ehi! - di nuovo.
È decisamente a corto di argomenti, Burt. È così ispirato quando deve incantarti per farti aprire le cosce! Ma non è abituato a questo tipo di situazioni. Con tutta la migliore volontà di questo mondo, non ci si abitua a queste situazioni. Se non altro, perché mancano di ripetitività. Richiude la portiera, in fretta. Non capisce perché non si apra, ma ha capito perfettamente che gli conviene chiudere. Ammesso che serva a qualcosa.
- Che stai facendo? Chi sei? - La sua voce esce ovattata, appena udibile. L´isolamento acustico dell´abitacolo, o la fifa?
- Guardami negli occhi, Burt - grida, lei, perché la senta chiaramente. - Rivedi le stelle?
Lui la sente, chiaramente, ed è la rivelazione.
Flaminia!
È lei, ne è sicuro, nonostante quei capelli biondi.
Come mai, biondi?
Biondi... come quelli della Mantide, che da qualche settimana a questa parte terrorizza i sonni già non troppo tranquilli di Mermaid Bay!
La verità comincia a farsi strada nella sua mente, pur seguendo un percorso sbagliato, perché dimentica che i capelli ritrovati accanto alle vittime erano di un biondo naturale. Una verità alla quale sembra impossibile credere, ma che le circostanze suggeriscono come l´unica spiegazione possibile. È una pazza, si dice. Ma non era evidente una nota di follia nella sua voce, adesso? E non è folle quello che sta facendo, cospargere di benzina la sua macchina, lui stesso...?
- Chi è, Burt? - chiede Carla.
- Flaminia.
- Flaminia? La tua ex?
- Già. E ho paura che, se non è lei la Mantide, stia comunque cercando di emularla.
- Lei? La Mantide Bionda? Che intenzioni ha, Burt?
Burt scuote semplicemente la testa. Suona strano dire "vuole farci fuori tutti e due". È più produttivo mettere in moto e squagliarsela, finché si è in tempo. A costo di passarla sotto le ruote.
Gira la chiavetta, freneticamente. Il motorino d´avviamento fa sentire l´ululato del suo sforzo. Un ululato che si trasforma a poco a poco in un lamento, poi in una impotente sequenza di colpi di tosse. Il motore non vuole saperne.
Molla un istante, per lasciar riposare la batteria, guardando Flaminia che continua allegramente a innaffiare il suo coupé. La sente ridere forte. È proprio fuori di testa. Deve sbrigarsi, deve riuscire a partire al più presto: quella non li sta sommergendo di benzina per fargli il favore di lavargli la macchina. Torna a girare la chiavetta. Spinge, come se spezzarla nel cruscotto potesse dare una mano al motorino elettrico. Inutili, asmatici schiarimenti di gola, ma a quanto pare l´alta tecnologia giapponese ha deciso di tradirlo nel momento sbagliato. Rinuncia. Riprova ad aprire la portiera, non c´è nessun motivo perché non debba aprirsi...
Infatti, non si apre.
Sente qualcosa tendersi, offrire resistenza alla sua spinta...
Può scoprire di che si tratta abbassando il vetro!
Flaminia ha colto la manovra. Torna dalla sua parte e gli si para davanti. Lui non la degna di uno sguardo, l´unica cosa che lo interessi, ora, è scoprire cos´è che blocca lo sportello. Si affaccia, e con l´aiuto della luna intravede la corda tesa che parte dalla maniglia, un attimo prima di ricevere una botta in pieno viso con la tanica piena che la donna ha in mano. Porta dietro la testa, semistordito, e Flaminia lancia il contenitore dentro l´abitacolo. Nessuno dei due occupanti pensa a riafferrarlo e scagliarlo fuori. Sarebbe in parte inutile, perché era stappato e sta già versando il contenuto su sedili e moquette.
- Burt!
- Tranquilla, Carla. Ti aveva avvertito che non avrebbe potuto vivere senza di te, no?
- Ma cosa vuoi da noi? - piagnucola. Carla Ricciardi ha già scordato la scopata lasciata a metà. Ha capito che sta rischiando di lasciare a metà qualcosa di molto più consistente: la sua stessa vita. Perché, poi?
- Aveva detto le stesse cose a me, e voglio dimostrargli che aveva ragione. - Un fiammifero si accende magicamente nella mano della finta bionda. Si alza all´altezza del viso, rischiarandolo. Un ultimo, gentile pensiero per i due, fargli almeno vedere in faccia chi sta per porre fine alle loro esistenze. Lei, non l´ha mai vista prima. Lui... beh, apprezzerà un rinfresco della memoria.
Burt scatta disperatamente. Allunga una mano fuori del finestrino, d´istinto. È sempre l´istinto che gli fa sganciare il gancio che tiene bloccata la portiera. La spalanca, salta fuori, nello stesso istante in cui la macchina viene avvolta da un´improvvisa, violenta fiammata. Un attimo soltanto, e le fiamme si propagano sul suo corpo, intriso com´è di benzina. Flaminia fa contemporaneamente un balzo all´indietro, buttandosi per terra, e rotolando il più lontano possibile dall´inferno che ha scatenato. Sente quella prima ondata di calore sfiorarla, minacciare pure lei. Attende che si plachi, poi si gira a guardare.
Vede il rogo dell´auto. Poi una torcia umana, fuoco su sfondo di fuoco, che si dibatte, che urla, che rotola per terra nel tentativo di spegnersi, che si rialza, per cercare di raggiungerla e agguantarla, e poi ricade giù, e continua a urlare e a contorcersi mentre le sue carni seguitano imperterrite a bruciare... Le grida di Carla Ricciardi sono altrettanto disperate, ridotta a sua volta ad una fiaccola, mentre si divincola e prova inutilmente a uscire dall´auto. L´esplosione del serbatoio pone fine ai suoi forzi.
Anche per Burt dura poco. Giace a terra, adesso, scosso dagli ultimi spasmi, incapace ormai di tornare a rialzarsi come di compiere qualsiasi altra azione consapevole. Ancora qualche estremo sussulto, un esausto tremore... poi più nulla. Nient´altro che fiamme, allegre, scoppiettanti vampate, che impassibili squarciano l´oscurità, infrangono il silenzio, e levano verso il cielo sfavillanti lampi giallognoli.
Ora può rialzarsi.
Guarda con indifferenza le alte lingue di fuoco che s´innalzano dal coupé giapponese, ridotto a un grande tizzone, e dal corpo probabilmente già senza vita di Burt Merrill. Ne attinge il calore, e ne respira il puzzo. Infine scrolla il capo e mormora, svuotata di ogni energia: - È finita.
Sì, è finita.
Ti eri mai chiesta, prima, cos´avresti provato, quando fosse giunto il momento?
E in effetti, cosa stai provando, in questo momento?
Non ne hai la più vaga idea.
Non lo sai.
Sai solo che non hai altro da fare, lì.
Così s´incammina, stancamente, sulla via del ritorno.




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