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Tutti gli amori di Flaminia Langdon

Capitolo 18


Apparentemente, nessuno fa caso a chi entra e chi esce, lì al Brigantine. L´ingresso è libero come e più che in chiesa, con orari molto più lunghi e senza che nessuno pretenda che ti faccia il segno della croce. Che sia una bella ragazza interamente in mostra o un indistinto signore con cappotto, sciarpa e cappello in piena estate, lì fa la stessa cosa. D´altronde, è pieno di belle ragazze interamente in mostra e di signori con cappotto, sciarpa e cappello anche il giorno di ferragosto.
In realtà, in giro per i tavoli o incollati al muro come degli attaccapanni, i mastini del "servizio d´ordine" sono sempre all´erta, a passare ai raggi "x" chiunque varchi la soglia del locale. Con discrezione, per non scoraggiare o spaventare nuovi o vecchi clienti. Non è un locale esclusivo, il Brigantine, ma questo non significa che sia del tutto indifferente l´identità di chi vi entra. In ogni caso, si possono contare sulle dita di una mano le persone che lì possano risultare sgradite. Un paio di giornalistucoli da strapazzo, per cominciare, che non hanno di meglio da fare, per vendere qualche copia in più del loro giornalaccio, che erigersi a difensori della morale contro la presunta corruzione che dilagherebbe in città, con le basi in Redrock Park e, appunto, al Brigantine in particolare. Una moglie gelosa in vena di scontri, come se bastasse una litigata per riportare al focolare un marito che è giunto alla conclusione che la vita si gode meglio lì. Chi altri? Mah, nessuno più. Le forze dell´ordine potrebbero impensierire parecchio, ma dovrebbero essere "forze" provenienti da altre contee, perché lì a ´Maid fila tutto liscio come l´olio.
Rimane il fatto che bisogna ugualmente controllare gli accessi. Vengono da tutte le parti, quelli della città sono in genere una piccola percentuale. Se tutto è tranquillo, veglia affinché continui ad esserlo.
Senza esagerare.
Per esempio, pochi minuti fa è arrivato un signore con il cappello calato sugli occhi e un paio di occhiali scuri contro il sole abbagliante delle undici di sera. Nessun bisogno di verifica, aspettavano un tizio con quel cappello e quegli occhiali. Nessun problema nemmeno se è sceso da una macchina bianca e azzurra, e un lampeggiatore spento sul tetto, guidata da un gigante in divisa con una stella appuntata sul petto. Persona nota pure quella. L´uomo ha indugiato brevemente in sala, giusto per farsi gli occhi, poi si è diretto verso l´ufficio di Philip Constantine sorvegliato a distanza dagli eleganti gentiluomini in doppiopetto.
Tutto regolare.
Dopo qualche tempo una ragazzina bene in forme è stata richiamata dalla sala, ha raggiunto lo stesso ufficio, sotto gli sguardi ammirati dei maschietti accanto ai quali si trovava a passare, e n´è uscita pochi minuti più tardi con il signore di prima, sempre bardato di occhiali e cappello, per dirigersi con questi al piano di sopra. Il buon Marty, sulla porta, li ha guardati andare insieme verso la zona riservata con la solita espressione soddisfatta sul volto. Bravo ragazzo, Marty, con la sua perenne espressione soddisfatta sul volto. Dovrebbe darsi alle assicurazioni, con quella faccia potrebbe spennarti facendoti firmare un mare di polizze e lasciarti convinto di aver risolto tutti i tuoi problemi esistenziali.
Anche adesso sono in pochi a prestare attenzione alla bionda da sballo, con occhialoni da sole, corto soprabito e borsetta a tracolla, che fa il suo ingresso dimenando le terga e lasciando ballonzolare i generosi attributi antero-superiori. Quelli che lo fanno, è per degustazione dello spettacolo, più che per puro senso del dovere. Merce così non è rara, da queste parti, ma ciò non basta a giustificare insensibilità verso il prodotto.
La ragazza si dirige verso uno degli attaccapanni in doppiopetto che controllano la sala. Scodinzola proprio bene, non c´è che dire.
- Phil? - chiede con voce sensuale.
Lo scagnozzo la squadra da cima a fondo, lasciando trasparire tutto il suo apprezzamento, e le chiede: - Ti aspetta?
- Tu dici che se n´è scordato? - Questa è la domanda. Una sistemata ai respingenti è il suggerimento. L´illuminazione artificiale del locale, di un colore indefinibile, maschera in parte alcuni brutti segni rossi sulle tette. Lo scagnozzo risponde a se stesso, mentalmente, "se lo ha fatto è un gran coglione". Annuisce con una punta d´invidia e fa strada.
Uno stretto corridoio oltre una pesante tenda di velluto rosso, una porta di legno lucido e pesante. L´uomo fa per battere con le nocche, accostando l´orecchio. Lei lo gela: - Cafone, chi ti ha insegnato a fare così?
Lo scagnozzo ci pensa su. China il capo offrendole una smorfia complice, le cede il passo, e toglie il disturbo, per tornare ad attaccarsi al muro là nel salone.
Flaminia apre senza bussare, con un largo sorriso stampato sul volto. Phil compare davanti a lei, al telefono, seduto dietro la grande scrivania di mogano. Lei compare davanti a Phil, prorompente e misteriosa. Marty Cabrini, sprofondato nell´enorme poltrona di fronte al capo, del tutto nascosto alla persona che ha aperto, non compare davanti a nessuno che non sia già al corrente della sua presenza, ed evita discretamente di mostrarsi. La discrezione, dopo la perenne espressione soddisfatta, è la sua seconda, eccellente qualità.
- Ti richiamo dopo - tronca Phil al telefono, e riattacca. Flaminia toglie gli occhiali e li mette nella borsetta, lasciandola aperta. Il calcio dell´automatica la conforta della sua presenza.
- Flam?
- Sì, Phil, sono io. Sembri sorpreso di rivedermi. Ti aspettavi che Tom mi facesse fuori, vero? - Chiude la porta alle sue spalle e avanza ancheggiando. All´erta, non la sorprenderebbe una mossa a sorpresa del serpente a sonagli che ha davanti. Non è abituata a maneggiare pistole, da lontano sbaglierebbe mira. - Non sei stato gentile a organizzarmi quella sorpresa.
- Dov´è Tom?
- Dorme come un angioletto al Patriski Motel, stanza trentasette. Ce la siamo goduta un mondo, se t´interessa saperlo.
- Sono felice per te. Vedo che non ti ha strapazzato molto.
Qualche livido, sul volto di Flam, è evidente, soprattutto ora che ha tolto gli occhialoni. Ma sarebbe dovuta andare peggio.
- Sei un verme, Phil - sibila, appoggiata contro la scrivania.
- Sei venuta qui per dirmi questo?
La mano scivola rapida nella borsetta, e ricompare dopo un istante stringendo la pistola. La canna è già a una ventina di centimetri dalla fronte di Phil, il dito contratto sul grilletto. - Ti piacerebbe cavartela così a buon mercato, vero? Ti è andata male, Phil!
Il dito preme, l´arma fa fuoco. La testa dall´altra parte sobbalza, viene spinta all´indietro, e un fiore rosso si allarga in mezzo agli occhi del gangster. Il boato copre la sua voce mentre grida: - Marty!
Flaminia rimane così, con il braccio teso e l´arma puntata contro il cadavere, pronta a far fuoco di nuovo se il serpente tornasse a levarsi, a muoversi contro di lei. Resta così, e i suoi occhi scorrono velocemente la parete alle spalle del cadavere, e individuano una finestra che dà sul retro, e che dovrà affrettarsi a raggiungere, per abbandonare il locale, prima che un esercito di scagnozzi irrompa nella stanza per farle la festa. Quasi non si accorge della mano che compare da dietro e le sfila delicatamente la pistola dal pugno. Non se n´accorge, e non riesce a impedirlo. Si gira di soprassalto, e si trova praticamente fra le braccia di Marty Cabrini.
- Bel colpo, Flam. Complimenti - sogghigna l´uomo, ammirando il ben di Dio che ammicca dal soprabito sbottonato. I loro corpi si sfiorano, quello della ragazza sembra emanare un calore irresistibile. - Hai fatto un buon lavoro.
Flaminia si allontana da lui, terrorizzata. Non lo aveva visto al suo ingresso, e non capisce da dove possa essere sbucato. Sa solo che adesso ha lui la pistola.
- Mi dispiace che tu debba fare una brutta fine, sei una gran bella figa, e mi hai reso un ottimo servizio. Ma se non ti uccidessi i ragazzi penserebbero che eravamo d´accordo, e qualcuno potrebbe sollevare obiezioni. Ancora non avevo preparato il campo a sufficienza. Così, invece, sarà tutto più naturale. Anche chi gli era fedele apprezzerà la mia vendetta.
Flaminia guarda verso la porta, attendendo di veder comparire qualcuno. Marty la informa: - Tranquilla, non avrà sentito nessuno. Con il frastuono che c´è in sala, un colpo di pistola è ben poca cosa. E le nostre stanze hanno un eccellente isolamento acustico.
Con calma, estrae il caricatore della pistola e toglie tutti i proiettili rimasti. Li mette al sicuro nella propria tasca, e con un fazzoletto pulisce l´arma di ogni eventuale impronta. Infine porge la rivoltella a Flaminia, adagiata nel pezzo di stoffa a fiorellini blu. Lei la prende senza capire. Marty spiega, estraendo la sua e andando verso la porta, a ritroso: - Non dovevo lasciarlo. Quando mi ha detto che voleva restare solo con te non avrei dovuto obbedire. Ma come facevo a sospettare una cosa del genere? È stato Phil a dirmi di uscire. Per fortuna sono rimasto dietro la porta, e quando ho sentito il colpo ho aperto e vi ho trovati così, lui con una palla in fronte e te con la pistola fumante in mano. Ho fatto fuoco subito. Peccato, eri un gran bel pezzo di figliola. Ah, quei guanti: toglili. Mi servono le tue impronte. Non si sa mai, qualcuno potrebbe aver voglia di rompere il cazzo.
Flaminia posa la pistola sul ripiano della scrivania, ma anziché i guanti toglie il soprabito. Sotto, l´abito strappato non copre granché. - Sei sicuro che non esistano altre soluzioni?
Marty mostra qualche segno d´impazienza. Strano, la solita espressione soddisfatta gli è del tutto scomparsa dalla faccia.
- I guanti. Togliti i guanti.
- Toglierò pure quelli, Johnny - lo rassicura lei, e gli si avvicina. Comincia con quello destro. - Vedi, Johnny? Sono disposta a fare tutto quello che vuoi.
Gli è di fronte. A un palmo di distanza. Marty sa d´avere lui una pistola in pugno, non può fargli paura. Non è, infatti, paura, quello che gli sta facendo. Ciononostante, un angolo della bocca scatta all´indietro, per un tic nervoso.
Flam lo tasta delicatamente sui pantaloni. Contava di trovarci qualcosa, e appunto lo trova. L´amico non è insensibile al suo fascino. - Ho tolto i guanti, Johnny, come volevi tu. E ora cosa devo prendere in mano, quella pistola scarica sulla scrivania? Non hai nessuna idea migliore, Johnny?
- Non mi chiamo Johnny.
- Va bene, Johnny. Ma adesso cosa devo fare? - Mentre lo chiede, gli massaggia dolcemente l´erezione. - Possibile che per te io sia buona solo da morta?
- Se non muori tu, sono morto io, Flam. Mi dispiace.
La mano risale e va ad accarezzargli il petto sotto la giacca. Poi riscende giù, sui fianchi, mentre lei scivola lentamente in ginocchio sfregandosi a lui. La canna della pistola si posa sulla sua tempia. - Non voglio morire, Johnny. Perché non ci pensi su, prima di spararmi? Magari trovi una soluzione.
Gli bacia il rigonfiamento sui pantaloni, intanto che gli slaccia la cinta. Poi prende a sbottonargli la brachetta. La pistola si sposta, penzola qualche secondo lungo il fianco dell´uomo, e infine viene riposta nella tasca della giacca. Non gli serve, non ne ha bisogno per tenerla a bada. E può sempre ammazzarla dopo essersi fatto servire. Flaminia è abile nello spogliarlo, dalla cintola in giù. Le sue labbra calde, sul pene eretto dell´uomo, hanno un potere di convincimento eccezionale. - Sai, Johnny, mi piace farlo davanti a quel bastardo. Peccato che non possa vedere. Sai che scherzo mi aveva combinato?
- Lo so, bambola. Ha mandato Tom all´appuntamento. Come hai fatto a cavartela? Tom è un animale, e Phil gli aveva detto che se voleva poteva farti fuori.
- L´ho lasciato senza fiato, Johnny - ammette, poggiandogli il seno sul membro e sbaciucchiandolo sulla pancia e sui fianchi. - Ti piacerebbe se facessi anche a te quello che ho fatto a lui?
- Si... cosa? - Marty sta già partendo. Certo, anche lui vuole rimanere senza fiato come Tom.
E tu non chiedi di meglio, eh, Flam?
Stavolta, senza guanti.
Fuori della stanza, isolata così bene acusticamente, e con il frastuono che viene dal salone, non si ode l´urlo. Né l´esplosione subito dopo. Non ci vuole molto a infilare la mano in tasca a un pezzo di merda al quale hai appena cavato gli occhi, prendergli la pistola, e far fuoco in mezzo a due orbite vuote sorridendo al suo inutile tentativo di agguantarti alla cieca.
Bene, pure questa è fatta, Flam. Sai, inoltre, che non hai motivo d´aver premura, di là non avranno sentito nemmeno ora. Puoi tranquillamente rivestirti, rimettere i guanti, ricaricare la pistola di Tom e riporla in borsa insieme a quella di Johnny. Ah, questa ripuliscila, ci sono le tue impronte, e non puoi prevedere se avrai modo di disfartene con calma o se la perderai per strada durante il ritorno a casa. Un´altra sarà addosso a Phil. Converrà prendere anche quella, potrebbe servire.
Prima di uscire, un´ultima occhiata ai due cadaveri. Uno spettacolo così risolleva lo spirito.
Chiudi la porta dietro di te e ti allontani sculettando, ignorando un pezzo dell´arredamento locale che ha superato la tenda di velluto e ti passa accanto rivolgendoti un´occhiata ammirata. Mentre scosti la tenda a tua volta senti che sta bussando a una porta. Okay, Flam, continua a sculettare con indifferenza, ma cerca di sbrigarti, perché quello fra poco apre, vede cosa c´è dentro, e scatena il finimondo.
- Ehi, bellezza, che fai, torni a casa?
È una voce impastata, vacillante come il proprietario, quella che ti esplode in un orecchio, mentre una grossa mano sudata ti blocca un braccio a due passi dall´uscita. Ti volti verso di lui, un grasso beone calvo dall´aspetto ripugnante. Poi giri di nuovo la testa, guardi la pesante tenda di velluto rosso che si sta scostando ancora, e il gangster che ti aveva incrociato poco fa che ti ha già individuato e grida: - Ehi, tu, ferma!
Con uno strattone, ti liberi della presa viscida dell´ubriaco. Dalla borsetta aperta, estrai una delle tre pistole. Fai fuoco, due, tre volte, in direzione dello scagnozzo che sta avanzando in fretta verso di te, e lo intravedi cadere mentre con un salto sei fuori, e corri, e guardi dietro, e vedi un po´ di gente che si affaccia, e tu spari ancora, e ancora, finché il percussore non batte a vuoto, poi butti via la pistola scarica e ne prendi un´altra, e continui a correre, e a girarti, e a sparare...






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