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Tutti gli amori di Flaminia Langdon

Capitolo 17


Flaminia Langdon è nella trentasette del Patriski Motel.
Finora, tutto bene.
È andata come ha detto Phil: ha chiesto la chiave, gliel´hanno data. Senza fare domande. Non dev´essere una novità. È abbigliata nel solito modo: parrucca bionda, occhialoni neri, abito aderente ed essenziale. Guanti leggeri alle mani. Coltello in borsetta. Non poteva tenere i guanti in casa di Doug, ed è per questo che ha dovuto far saltare tutto in aria, per evitare che si trovassero le impronte digitali che inevitabilmente doveva aver lasciato in giro; e il suo coltello non le è servito in quella cucina così ben fornita. Per il resto, nessuna variazione. A parte che la temperatura si è abbassata, il tempo sta cambiando, e questo l´ha costretta a indossare le calze e un soprabito. Tenuto ben sbottonato al suo ingresso nella hall, naturalmente. Perché tutti potessero vedere cosa c´era sotto, capire al volo la situazione, e non sospettare di nulla. Senza contare che esporre bene cosce e tette può riparare la faccia meglio di un grosso paio di occhiali da sole.
Estrae il coltello dalla borsetta e lo nasconde sotto uno dei due cuscini sul letto matrimoniale che è nella stanza. A portata di mano, per quando dovrà servire. Poi si affaccia alla finestra, guarda giù. Il sole è al tramonto, e il parcheggio comincia ad annegare nell´ombra. Poche auto. Quella di Phil non c´è. Non s´era illusa di trovarlo lì ad aspettare. Spera solo che non tardi troppo. Con Phil sarà meno facile che con gli altri. È una gran carogna, lo è sempre stato, e ha sentito dire che, negli ultimi due anni, ha fatto parecchia strada, lì a Mermaid Bay.
No, non sarà una cosa facile.
Fra tutti gli sbagli che ha commesso, quello è stato il peggiore. Esattamente il tipo di sbaglio che si commette quando ci si trova nel momento peggiore della propria esistenza. Doug era appena andato, e aveva lasciato nella sua vita un vuoto che credeva incolmabile. Una vita che a casa diventava sempre più difficile. Sempre più impossibile. E cosa fa un animale quando si trova intrappolato e si rende conto di non avere scampo? Tira fuori le unghie, se le ha, mostra i denti. Reagisce con tutta la violenza di cui è capace. Forse persino un coniglio, o un cerbiatto, nel momento in cui vedono le zanne del proprio carnefice, si scoprono capaci di reazioni che in altre circostanze sarebbero loro impossibili. E se al fianco gli comparisse una tigre disposta a difenderli, le darebbero l´anima, in cambio.
Pressappoco quello che capitò a te, eh, Flam?
Come andò?
Vediamo...
Bufera in casa, Terry ne aveva combinata una delle solite. Ci andasti di mezzo tu. Facevate un po´ a turno, tu e Kate, e quella volta toccò a te. Come ti gridò tuo padre? Ah, si, "stupida oca, perché non ti decidi a trovarti un marito e a toglierti dalle palle invece di stare a rompere il cazzo a tuo fratello?"
- Me lo vado a trovare adesso! - gridasti. E fosti subito fuori, senza nemmeno indossare un cappotto, incurante del freddo e dell´insistente pioggia che cadeva sulla città.
Gocce di pioggia miste a lacrime: un cocktail rovente, che ti annebbiava la vista e ti scottava le guance mentre vagavi per le strade semideserte di ´Maid. Un grande vuoto dentro, un grande vuoto fuori. Finché non arrivò lui, Phil, a cavallo di una grossa moto. Bello e selvaggio e bagnato più di te. Nessuno dei due disse una parola. Lui ti si fermò davanti, a guardarti. Tu smettesti di avanzare, e guardasti lui. Bastò che facesse un cenno con la testa, e tu montasti dietro. Ti stringesti a lui. Ti facesti portare via con sé.
Come fa una donna a darsi così al primo tizio che incontra per strada? Fu la domanda che ti si affacciò alla mente, dopo, mentre lui si accendeva una sigaretta e tornava a stendersi sul cuscino accanto a te. Allora non aveva locali, né un motel con stanze riservate. Alloggiava in una catapecchia cadente e isolata ad alcune miglia da ´Maid, e non c´era nessuno che gli tenesse pulita la stanza o gli lavasse le lenzuola.
Ricordi il puzzo di quelle lenzuola, Flam?
E ricordi come ti sembrò strano ritrovarti a fare l´amore con un piccoletto smilzo, tutto nervi, almeno cinque centimetri più basso di te? Un piccoletto con la grinta di una tigre, e con la carica sessuale di un leone.
Ti raccontò di lui, di come fosse scappato da casa, all´età di quindici anni, per vagare per gli States in cerca di un luogo dove mettere radici, e di come non avesse trovato fino allora il posto giusto, la gente giusta, la donna giusta. Una bella immagine, un romantico eroe in cerca della sua identità.
- Partirai di nuovo, Phil?
- Può essere.
- Mi porterai con te?
- Può essere.
- Cosa devo fare perché diventi certo?
Ti abbracciò, e ti possedette di nuovo.
All´inizio, per vivere, faceva lavori saltuari. Dove ne trovava. Non sempre ce n´erano, dove andava. Allora si arrangiava. Scoprendo ogni volta che arrangiarsi era meno faticoso e più proficuo che lavorare.
A ´Maid avvenne la svolta.
No, non fu per te, Flam. Fu bello crederlo, ma non fu perché aveva trovato te che decise di mettere radici lì. Piuttosto, furono un po´ di cazzotti che lo conciarono a mal partito quando provò ad "arrangiarsi" alla stazione Shell di Billy Peacots. Giusto mentre arrivavano due tizi che avevano il compito di riscuotere il "premio dell´assicurazione". Eh, gente a posto, quella. Onesta, corretta. Non come lo Stato, che ti fa pagare un´assistenza sanitaria che non ti dà, delle strade pulite che sembrano porcili, un´istruzione che fa di te un perfetto imbecille. Non come i politici, che sotto elezioni ti promettono posti di lavoro che non ci saranno mai, aiuti che non riceverà nessuno, diminuzioni di prezzi che continueranno ad avvicinar le stelle. No, quella è gente di parola. Ci sarà un motivo, se in Italia li chiamano "uomini d´onore". È gente che, se ti fa pagare una protezione, ti protegge davvero. Da loro stessi, prima. Da un balordo occasionale poi, se questo è così coglione da cercare di fargliela sotto il naso.
Fosti tu a raccattarne i cocci, caricandolo sulla sua moto e riportandolo alla sua bicocca, e a rimetterlo di nuovo insieme. Loro l´avevano lasciato a terra mezzo morto, e Billy Peacots non s´era certo preoccupato di dargli una mano. Appena appena, aveva sparso la voce in giro, caso mai qualcuno avesse avuto un motivo per andare a riprenderselo prima che toccasse al becchino. Neppure lo sceriffo Higgins ne aveva trovato uno valido per aprirgli il suo ufficio. Dopotutto non aveva commesso nessun reato, no? Nessuna legge proibisce di farsi stendere per terra da un paio di passanti se uno ne ha voglia.
Fu un buon lavoro. Il bravo Phil recuperò pian piano le forze, e come si rimise in sesto corse a restituire la cortesia.
La cosa, nello strano mondo della criminalità, venne incomprensibilmente apprezzata. Al punto che, invece di fargli seguire al creatore i due stronzi che ci aveva mandato, lo reclutò fra le sue file garantendogli vitto, alloggio e grana. Incognite della vita.
Non si dimenticò di te, Flam. L´avevi aiutato, una volta. E potevi continuare a farlo. Entrando nel giro alle sue dipendenze, magari. Soldi facili, tanti, e comodi per tutti e due.
Di che ti fregava, Flam? Perché no? Per continuare a vivere quella vita di merda in casa tua?
Ma non funzionò, grazie a Kate.
Per colpa di Kate?
Venne a romperti le uova nel paniere il giorno stesso del tuo debutto.
Per caso, ti aveva vista addobbata a festa entrare in Redrock Park con Phil al tuo fianco, al calar della sera. Ti aveva seguita. Aveva atteso, di nascosto, per vedere cos´avevi in mente, perché non poteva credere che tu avessi davvero "quello" in mente, mentre passeggiavi sotto un lampione con Phil una ventina di metri più in là a controllare la situazione. Saltò fuori quando il tuo primo cliente pagante ti prese sottobraccio dopo aver concordato i termini dell´affare.
- Flam, che stai facendo? - urlò, comparendo dal nulla.
- Kate, che fai tu qui?
- Ti ho chiesto cosa stai facendo! Dove stai andando con questo maiale?
- Ehi, ragazzina - grugnì il tizio - vedi di calmarti. Perché, se io sono un maiale, questa è una troia che sta per costarmi cinquanta dollari.
- Vieni via, Flam. - Ti tirò per un braccio, per riportarti a casa. Il cliente fece un gestaccio al vostro indirizzo e girò sui tacchi. Non aveva ancora scucito un dollaro, perciò per lui poteva benissimo finire lì.
Era Phil, ovviamente, a non essere d´accordo. Vi si parò davanti spaventando a morte Kate. E non solo Kate.
- Flam, che sta succedendo? Chi è questa? - Non si capiva se fosse più confuso o imbestialito.
- Sono sua sorella, e me la riporto a casa.
Phil afferrò il polso a Kate e strinse forte, costringendola a mollarti. - A casa te ne torni tu. E al più presto, prima che ti faccia sputare i cinquanta dollari che mi hai fatto perdere.
Quanto bene ti voleva, Kate? L´avevi mai sospettato prima? L´avresti creduto allora? Ma cosa, se non un grande amore, poteva indurla a reagire come reagì, mettendo da parte ogni timore, ogni paura per se stessa? Provò a liberare il polso dalla stretta. Non ci riuscì. Semplificò con un potente calcio negli stinchi. Phil allentò la presa, allargando le dita, ma non si tenne il colpo. Un violento ceffone la scaraventò per terra. Lei non rinunciò. Si rialzò, decisa, disperata, nonostante il sangue che le usciva dal naso e le imbrattava il volto. Phil ti aveva presa per un braccio, per portarti via. Per lui, la faccenda era già conclusa. Kate gli si scagliò nuovamente contro, per liberare te, ora. Un´altra sberla la rispedì a terra.
E finalmente reagisti anche tu.
Con uno strattone, ti liberasti di lui. Ti fu facile, non se l´aspettava. Cercò di riagguantarti. Lo respingesti ancora, e corresti a inginocchiarti accanto a Kate. - Vattene via, Phil. Vattene via! Non voglio più vederti.
- Sono io che decido quando smettere, bambola. - Non aveva nessuna intenzione di farsi mettere da parte così facilmente, era chiaro. Strinse i pugni, e si fece avanti.
Foste in due, stavolta, a battervi contro di lui. Le prendeste entrambe. E quando finì, Phil ti lasciò con tua sorella unicamente perché, ridotta com´eri, alla base non avresti portato un cent.
Fu l´ultima volta che lo vedesti.
Era il peggiore di tutti. Sarà un piacere più grande che con gli altri, aprirgli la gola con la lama di un coltello.
Ehi, ascolta!
Un rumore di passi, dietro la porta. Passi che si fermano lì davanti.
La maniglia si abbassa.
Ecco, ci siamo. Sei distesa sul letto, gli attributi bene in vista, provocanti, promettenti. Ti giri verso la porta, sollevandoti leggermente su un fianco, gli offri un sorr...
Ma chi è il bestione che appare sull´uscio, entra, e chiude a chiave con due mandate?
- Chi... chi sei?
- Sono Tom, bellezza. So che mi stavi aspettando. - Ha un aspetto orrendo. Una voce orrenda. Uno sguardo, orrendo.
Ho idea che tu non te ne renda conto, Flam, ma adesso sei proprio nei guai. Perché tu non sai chi è Tom. Non immagini nemmeno chi possa essere Tom, sebbene la sua apparizione ti abbia messo addosso qualche brivido. Così ti sembra la cosa più normale di questo mondo alzarti, pararti con espressione decisa davanti a lui, e informarlo di cosa stai facendo, davvero, lì: - Io non stavo aspettando Tom, Tom. Io aspettavo Phil.
Chiunque, a questo punto, mostrerebbe un minimo d´imbarazzo. Mi perdoni, signora, per l´equivoco, e arrivederla. E scusi di nuovo, eh!?
Chiunque.
Non Tom.
No, Tom non fa di queste cose. Mentre ti levavi dal letto e gli parlavi, ti ha squadrata da capo a piedi. A prescindere dai tuoi precedenti impegni, ha deciso che gli piaci. D´altra parte, Flam, hai tentato qualcosa, stasera, per non piacere a qualcuno? Sei fatta bene, e ti sei prodigata per mostrarlo meravigliosamente. Già l´amico è in fase di decollo. Per di più, gli hai appena detto che eri là ad aspettare qualcun altro... Non potevi di meglio, per farlo incazzare a puntino come piace tanto a lui. La sventola che ti manda a sedere sul letto è un anticipo, una prima presentazione. Sai com´è, Tom non è uno abituato a distribuire bigliettini da visita.
- Forse non lo sapevi, bellezza, ma tu invece stavi aspettando proprio Tom - la informa, affannato. Ha cominciato già a sudare. Phil, non potevi farmi un regalo migliore. - E Tom è arrivato.
È una mano enorme quella che le afferra la scollatura del vestito e lo lacera come se fosse fatto di carta. Flaminia viene prima tirata su, dallo strappo, poi rotola sul letto con indosso solo guanti e calze di nylon. La mano è accanto al cuscino. Vi scivola sotto prima che lei abbia il tempo di fare calcoli, di decidere se sia già il momento. Ricompare stringendo il coltello. La lama scatta. Il rumore, secco, echeggia per tutta la stanza.
Tom sorride. È al settimo cielo, adesso, Tom. La donna che ha davanti è una delle meglio fatte che abbia mai visto in vita sua. L´appetito che ha stasera ha avuto occasione di crescere a dismisura dopo le privazioni degli ultimi tempi, alle quali poco fa aveva tentato di porre fine andando a parlare con Phil. L´uccello gli tira come non gli ha mai tirato prima. E lei ora ha estratto un coltello per cercare di fermarlo.
Cosa si può chiedere di più dalla vita?
- Non ti avvicinare o ti buco - sibila lei. Da un angolo della bocca scivola un sottile rivolo di sangue.
Tom si avvicina, invece. È una montagna, che ad ogni passo sembra far tremare il pavimento. Ha il respiro affannoso come se avesse fatto di corsa cinquanta piani di scale in salita, e grosse gocce di sudore gli imperlano la fronte, e gli colano ai lati degli occhi. Il cuore si è messo a pompare con la forza di un compressore.
Tutto questo, al solo pensiero di quello che lo aspetta.
Flaminia tende il coltello avanti a sé. Per Tom è un gioco allungare la sua enorme mano e afferrarle il polso. Se opponesse resistenza, Tom glielo spezzerebbe in due senza accorgersene. Per fortuna non ci prova neanche, colta di sorpresa e terrorizzata dalla rapidità con cui il bestione le è sopra. Il coltello vola via e cade con un tonfo attutito ai piedi del materasso.
Peggio non poteva andare, eh, Flam?
Hai avuto troppa fretta, non sei stata tempestiva. Dovevi aspettare che fosse un po´ più andato prima di provarci.
Comunque è una gran gioia, per il gigante, mostrarti quanto abbia gradito il giochetto. Con un´altra sberla in pieno viso, intanto. Poi è la volta di un pugno, in un fianco. Bello, sentirlo affondare nella tua carne soffice, sulla tua pelle liscia, calda. Ti fa venire voglia di tirarne un altro. Beh, e chi te lo vieta? Sei qui per questo, no?
Son queste le sue languide carezze, Flam, i suoi ardenti preliminari.
Forse a te non piaceranno.
Mah, non sarà la prima volta, e non sarà l´ultima, che in un incontro amoroso uno dei due partner resterà insoddisfatto.
Il guaio è che Tom ci prende gusto. Dopo aver inferto un colpo pensa subito al prossimo, e ogni contatto con lo splendido corpo che ha sotto gli fa desiderare altri cento, mille contatti. Pugni, schiaffi, ginocchiate... Come vogliamo definirla, l´appassionata ricerca del piacere estremo? Sarà. Il fatto è che qualcuno si sta facendo male davvero...
Il bestione continua a strapazzarla come fosse una bambola di pezza. Agguantandola, rigirandola, scuotendola con una forza sovrumana e poi lasciandola andare di nuovo, per poter ricominciare da capo... No, non è esatto, con una bambola di pezza sarebbe diverso. Essenzialmente, per ragioni tattili. Se ne stancherebbe prima.
Non sa quanto tempo sia passato, ora, se minuti o anni. Giace esausta, di traverso sul letto, attendendo inerte il resto. Le botte aggiungono dolore al dolore, ormai, e hanno perso la loro identità. Idem per le sue reazioni, sempre meno decise, sempre più blande... Così Tom smette, finalmente. Che gusto c´è, se la partecipazione non è reciproca? Bisogna trovare qualcosa di nuovo, di originale, per ravvivare il rapporto. Abbiamo un´intera notte davanti, se la pupa non si sgonfia prima, e siamo appena ai preamboli.
Si potrebbe provare con l´affare che la damigella aveva tirato da sotto il cuscino durante i convenevoli, per esempio.
Ehm, avevo detto... "finalmente"?
Con un ennesimo strattone, la costringe a girarsi pancia in su, perché veda. La lama, lunga e maledettamente tagliente, sembra misera cosa nella sua mano, ma fa lo stesso un bell´effetto. Il gorilla la brandisce davanti ai suoi occhi, tracciando un cerchio nell´aria a pochi centimetri dal suo volto, poi la cala su di lei, e con la punta prende a seguirne il profilo del corpo, dalla gola sul seno, sul ventre piatto. Durante il tragitto, qualche goccia di sangue si affaccia al suo passaggio. Caspita, è affilato proprio bene!
Il gioco diverte Tom. Il suo sghignazzare roco, ansioso, sembra la risata stolta di un idiota. Nessuno, comunque, nei paraggi, disposto a canzonarlo. Figuriamoci, l´unica altra persona presente non trova la cosa neppure buffa.
Un giretto attorno all´ombelico provoca la prima reazione rilevante da parte della donna, un´istintiva contrazione dell´addome. Un singhiozzo, debole, provocato dalla paura più che dal danno. Poi la lama continua a scendere, s´insinua fra le cosce, solletica le labbra della vagina. Altre fitte, lì, segnalano nuove incisioni, alle quali non può sperare di opporre alcuna resistenza. - Di´ un po´, bellezza, cosa preferisci che ti ficchi dentro, questo o il mio uccello?
La mano passa a te, Flam. Se te la vuoi cavare, vedi di usare il cervello, stavolta.
- Scommetto... che il tuo uccello... è più grosso - ansima, a fatica, nascondendo il suo terrore, e sforzandosi di essere sensuale. Non è facile, ridotta in quello stato, e in quelle condizioni.
- Lo puoi gridare forte, bellezza.
- Ed è anche più duro, vero? - Una palpatina, prudente. Tom è proprio felice. Lo dimostra allargando la bocca e mostrando due irregolari file di denti. Un paio, sul davanti, mancano. D´accordo, Tom non verrà mai ingaggiato per reclamizzare un dentifricio, ma non è il caso di mettersi a fare la schizzinosa. Tom sa offrire di peggio, che un orribile sorriso deturpato da carie e posti vuoti.
Flam comincia a recuperare parte della sua sicurezza, della sua determinazione. La lama del coltello si è spostata, non sa dove, non può vederlo, ma sa che per il momento ha sospeso il tagliuzzamento, così può muoversi, cautamente, senza il timore di procurarsi da sé nuove ferite. Accostarsi a lui, strofinargli il seno pieno addosso. Fa un male boia. Fa un male boia qualsiasi movimento faccia. Ma è certo che non può permettersi di starsene ferma a guardare come va a finire.
La sua voce è come una carezza, quando mormora: - Ora tu me lo darai tutto, eh, Tom? Me lo ficcherai dentro e mi farai un male da morire. È così, vero? Io griderò di dolore, e tu mi stringerai fino a spezzarmi le ossa, e mi farai scoppiare la figa con il tuo cazzo enorme. Non è questo che vuoi, Tom?
- Si, è questo che voglio - conferma Tom, mentre lei gli massaggia dolcemente l´erezione. Il coltello ricompare di scatto, per posarsi sulla sua gola. Pure lì, lascia subito una traccia nella pelle. È un movimento involontario, incontrollato. Questo scimmione sarebbe capace di sgozzarla senza rendersene conto, senza nemmeno pensare alla scopata alla grande che ha la possibilità di farsi dopo un secolo d´astinenza e che finirebbe col perdersi per nulla come un emerito coglione. Flaminia finge di ignorarlo, e comincia a sbottonargli i pantaloni.
- Ti piacerebbe tagliarmi la carne a fettine, eh, Tom? Phil me lo ha detto, che ti farebbe felice.
- Phil... te lo ha detto?
Aveva letto di tipi del genere, in qualche romanzo. Aveva sempre pensato che si trattasse di un´invenzione poco credibile messa lì per fare scena. Bene, quella "invenzione poco credibile" è qui con lei, ora, a fare scena in una maniera fin troppo convincente. Gentile omaggio di Philip Constantine. La rabbia, per lo scherzo, la rende nuovamente lucida, permettendole di superare il terrore che l´ha attanagliata all´inizio. E di far funzionare correttamente le sue cellule grigie. - È per questo che ti aspettavo con questo coltello sotto il cuscino. È stata una sua idea. Ti avrebbe fatto impazzire dalla gioia, ha detto. Oh, Tom, ho sempre aspettato uno come te. Una bestia che mi facesse male mentre mi pompava dentro, che mi prendesse a morsi e mi strappasse i capelli... Uno con un uccello grosso così... Oh, Tom, è... enorme.
Tom ride. È una risata asfittica, convulsa. Per la prima volta, si trova a soggiacere al gioco che più preferisce, anziché condurlo. Gli va bene lo stesso. Forse è addirittura meglio. Guarda giù ad ammirarsi il pene, mentre Flaminia, con noncuranza, stringe la lama del coltello con due dita e la allontana delicatamente, sussurrando vogliosa: - Lascia, Tom, questo ti servirà dopo. Ora voglio prendere il tuo grande uccello in bocca e succhiartelo per farlo diventare ancora più grosso.
Tom si lascia convincere. Molla la presa, e l´arma cade per terra. Non ne ha bisogno per tenerla a bada, e questa donna lo sta trattando come mai nessuna prima. Le sue labbra gli baciano il pene, la sua lingua guizza e glielo avvolge, calda e umida. È un peccato ammazzarla. Chissà se Phil accetterebbe di... regalargliela?
- Oh, Tom, dammelo adesso. Ficcamelo dentro tutto. Fammela scoppiare con il tuo martello.
- Uuhm, si, adesso te lo do. Adesso, si...
Le si distende accanto. Vuole che continui lei a gestire la partita, e a prendere l´iniziativa. Attende stringendola per i fianchi. Flaminia gli si arrampica sopra, prende il suo volto fra le mani e sussurra nuovamente il suo nome, avida, ansiosa.
- Tom, oh Tom...
Apre le gambe, va a cavalcioni sulla sua erezione, si dimena per facilitare l´amplesso, imponendosi di ignorare il dolore che la tortura a ogni movimento. Tom continua a stringerla con la sua forza sovrumana, ma è tutto concentrato a sistemarsela sopra nel modo giusto per penetrarla...
- Oooh, Tom....!
Tom entra finalmente in lei, senza più interessarsi ad altro. Non all´espressione improvvisamente decisa comparsa sul viso di Flaminia, né al suo sorriso diventato di colpo crudele, né alle sue dita, che s´irrigidiscono sul suo volto, e ai pollici che si piegano ad angolo retto sotto le sue palpebre. Non s´accorge neppure di come sia cambiata la voce, di come abbia perso tutta la sensualità di cui era stata permeata finora, quando lei esclama, ringhiando: - Crepa, Tom!
Si solleva di colpo, facendo perno sulle braccia e protendendosi in avanti. I pollici entrano negli occhi di Tom. Affondano, rapidi, inarrestabili, spinti dal peso di tutto il suo corpo, schiacciano ciò che trovano e fanno schizzare dalle orbite un ributtante miscuglio di sangue e gelatina.
Tom urla. Con tutto il fiato che ha, con tutte le sue forze. Urla, e lascia i fianchi di Flaminia, per andare inutilmente a proteggersi gli occhi.
Quello che rimane, dei suoi occhi.
Flaminia estrae le dita e si scaraventa per terra. Rotola lontano, mentre il bestione si rialza ed ulula come un forsennato, coprendosi due cavità ormai svuotate della maggior parte del loro contenuto. Raggiunge il coltello. Lo raccatta. Torna accanto a lui. Il bestione è incapace di qualsiasi altra azione che non sia pararsi gli occhi e urlare dal dolore e dalla disperazione. Passa il filo della lama sul pene ancora teso dell´uomo. Non intende castrarlo, no, le piacerebbe immensamente, ma non ha abbastanza tempo per divagarsi come vorrebbe; solo far si che le sue mani si tolgano dalla faccia, per andar giù, a proteggere con il solito ritardo il prezioso attrezzo. Così che le braccia si tolgano davanti, lasciandogli libera la gola. Allora guarda il volto straziato dell´uomo, privo di globi oculari e coperto di sangue e di materiale gelatinoso, e affonda con decisione il coltello nella sua carotide, spegnendo in un gorgoglio le sue grida. Il gigante allunga le mani alla cieca, prima di stramazzare al suolo. Si aggrappa a lei. Le sue unghie le affondano nel petto e tracciano profondi solchi, mentre scivola giù...
Poi, finalmente, è silenzio.
Un paio di secondi, non di più. Qualcuno è già dietro l´uscio. Ha sentito gli schiamazzi da sotto ed è accorso. Bussa con forza, dopo aver tentato invano di aprire la porta, chiusa a chiave. Chiede: - Cosa succede là dentro?
Flaminia scoppia in una sonora risata, poi geme: - Oooh, Tom, sei un animale...
Imbarazzato silenzio dall´altra parte. Lei riprende a ridacchiare, ad ansimare, a pronunciare fra i sospiri il nome del cadavere ai suoi piedi, finché non sente i passi allontanarsi con molta più discrezione di quando si erano avvicinati.
A quel punto smette di recitare e si mette al lavoro.
Nella tasca della giacca del gigante trova una pistola, una grossa automatica di fabbricazione cecoslovacca. Controlla, è completamente carica. Bene, in borsetta. Il coltello, sporco di sangue, pure, per quanto dubiti che con Phil potrà servirsene. Indossa sempre i guanti, quindi non ci sono in giro sue impronte. Un bruciore, sul petto, le ricorda però qualcosa. Qualcosa che sta assumendo l´aspetto di lunghe striature rosse.
Si china a esaminare le unghie del morto.
Tracce della sua pelle.
Devono sparire.
Si accinge a ripulirle, con la limetta che ha in borsa, poi ci ripensa. Non è del tutto digiuna di biologia, qualcosa, di quello che ha studiato a scuola, le è rimasto. E le ricorda le dimensioni minime di una cellula che già basterebbe a fare un dettagliato ritratto di lei. Potrebbe non essere sufficiente fare pulizia. Potrebbe non vedere, a occhio nudo, tanto di quel materiale in grado di incastrarla come una ripresa televisiva. Né può pensare di cancellare tutto come a casa di Doug, mettendo a fuoco la stanza. Ha bisogno di tempo, e farlo equivarrebbe a lanciare l´allarme.
Serve una soluzione diversa.
Lascia perdere la lima e ripesca il coltello. Lo riapre. Torna sul gigante. Ne afferra le mani morte, per esaminarle. I polsi sono massicci, enormi. Potrebbe non farcela.
Le dita, allora.
Tutte e dieci, una alla volta. Non è un lavoro facile, soprattutto svellere le giunture delle falangi. Non con la fretta che ha addosso. Ma alla fine riesce. Raccoglie i trofei in un fazzolettino e li conserva in borsetta, penserà in seguito a come farli sparire. Dalla solita tasca interna, una manciata dei capelli di Rosie. Li abbandona sul cuscino. Infine indossa i resti di quello che era il suo vestito, si chiude nel soprabito, e prima di uscire siede sul letto a studiare la situazione.
Phil te l´ha fatta, per il momento. Ma questo non lo salverà. Anzi. Quando Tom sarà ritrovato, con la firma che hai lasciato sul letto, Phil saprà qualcosa che nessuno dovrà mai sapere: il nome della Mantide. La sua identità. Nella migliore delle ipotesi, questo avverrà al più tardi domani mattina, se riuscirai ad abbandonare il motel senza essere vista, così che giù pensino che voi due passiate lì tutta la notte.
Devi agire subito, Flam. Trovare Phil, e farlo fuori, questa notte stessa. Anche se ciò significherà dover andare dritti a infilarsi nella sua tana.




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