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Tutti gli amori di Flaminia Langdon

Capitolo 16


- Phil...
- Niente da fare, Tom. Non ne vuole più sapere nessuna. E se pure ci fosse una pazza disposta a venire con te, non ce la manderei io. Non posso permettermi di tenere ferma una ragazza nell´attesa che le passino i lividi che lasci tu.
Philip Constantine appare irremovibile. Tom Callaway, incapace di rinunciare. Marty Cabrini si gode lo spettacolo poggiato allo stipite della porta con espressione neutra. La stanza è un ufficio elegante, arredato con mobili costosi e tenuto perfettamente in ordine. Alle pareti, quadri d´autore e preziosi trofei provenienti da chissà dove. Quel bestione stona, lì dentro, pensa Marty. Veste come uno straccione e ha la faccia di uno straccione. Eppure Phil paga bene, potrebbe permettersi roba più decente. Per com´è presa, è probabile che cambi. Finora, ha speso tutto in donne, per le prestazioni prima e per ripararle dopo. D´ora in poi, facile che dovrà dirottare i suoi acquisti su abiti firmati e acqua di colonia. Nessun giudizio sul capo: non sarà il massimo dell´eleganza nemmeno lui, ma è il padrone, là dentro. E anche là fuori. Un uomo minuto, con i capelli biondi e un orecchino sul lobo sinistro, che nonostante la poca prestanza ha un invidiabile successo con le donne. Merito della sua faccia d´angelo e del suo sguardo da demonio, dicono le interessate. E del suo palo grosso quasi quanto il suo braccio.
- Sono disposto a pagare il doppio... tre volte...
- Non dire cazzate. Sai quanto perdo se poi non mi lavora più per un mese? Come faccio a mandare in camera una con occhi neri, ematomi e ferite dappertutto?
- Ma, Phil...
- Basta così, Tom, sono occupato. Vedi di toglierti dalle palle.
Tom abbassa la testa. Strano spettacolo, all´apparenza: un gorilla di un paio di metri, con le spalle larghe quanto un armadio a quattro ante, che potrebbe impensierire King Kong se se lo trovasse davanti, in piedi, con il cappello in mano, che abbassa timoroso il capo davanti a un tipo, piccolo e smilzo, tranquillamente seduto su una poltroncina girevole e i piedi poggiati sulla scrivania. Potrebbe farne tre, di lui. Potrebbe schiacciarlo come un moscerino se solo gli si sedesse in braccio. Un po´ meno assurdo se il piccoletto di fronte è chi detta legge a Mermaid Bay e dintorni. Un piccoletto capace di estrarre la pistola e spararti a bruciapelo se appena lo urti e non ti sbrighi a metterti in ginocchio per implorare perdono. E il buon Marty, alle spalle (è sempre alle spalle di chiunque parli con il capo), pronto a evitargli il fastidio anticipandolo e provvedendo di persona.
Tom tortura il cappello, pesta un po´ con i piedi, indietreggia di qualche passo, almeno per evitare di farlo infuriare.
- Sarò buono, Phil - insiste. - Non farò niente di male. Lo giuro. Dammi un´ultima possibilità.
Phil infila una sigaretta fra le labbra serrate, l´accende, aspira un paio di boccate e sputa il fumo nella sua direzione. Non sembra disposto a commuoversi. Ma è di buon umore, stasera, non vuole nemmeno arrabbiarsi con il gorilla. È un bravo ragazzo, Tom. Uno che lavora bene. È insuperabile quando si tratta di fare opera di "convincimento" con clienti recalcitranti. Se potesse credere alle sue promesse, lo accontenterebbe pure. Ma Tom, quando ha l´uccello sugli attenti, diventa una bestia. E più si comporta da bestia, più l´uccello gli tira, e lo fa imbestialire ulteriormente. Ormai lo conoscono tutte, quelle che sono state con lui, e quelle che hanno sentito raccontare dalle prime le cose che fa al chiuso di una stanza.
- Va´ a farti una sega, Tom. - E questo chiude il discorso.
Il fido Marty apre la porta. Tom annuisce sconsolato. Nell´uscire, prova a commuovere lo scagnozzo con uno sguardo sofferente, implorante. Mettici una buona parola tu, Marty. Marty infila una mano nella tasca della giacca e gli porge un paio di biglietti. - Va´ a berti qualcosa in sala, Tom.
Tom prende i soldi, giusto per non offendere, ed esce mestamente dall´ufficio.
Marty Cabrini chiude la porta e va a sedere di fronte al capo, grattandosi la nuca. Dispiace anche a lui, in fondo. Tom è un amico. - Che razza di coglione. Se non cambia, lo aspetta una vita di seghe.
Philip Constantine toglie i piedi dal tavolo e si allunga verso il suo scagnozzo. - Allora, ti sei visto con Deauville?
- Si. Stasera sarà nostro ospite qui. Spera di trovare qualche ragazzina di primo pelo. Ha bisogno di tirarsi su, ha detto, è nella merda fino al collo. Vuole parlare direttamente con te. Pare che dovremo intervenire.
- Con chi?
- Barney Bloch.
- Chi, quello del Chronicle?
- Appunto. E con il suo braccio destro, il tipo che gli scrive gli articoli. Greg Dalara, si chiama. Stanno montando la storia di quella pazza che va in giro a sgozzare la gente per attirare l´attenzione dei federali su ´Maid. La chiamano la Mantide Bionda. A Deauville è già arrivato un fonogramma da Washington, e Higgins è stato contattato dall´F.B.I. Per il momento, pare che siano riusciti a trarsi d´impaccio, dicendo di essere prossimi alla soluzione, che hanno una buona pista, e che è certo si tratti di una psicopatica. Il Chronicle s´è inventato dei collegamenti fra il caso e i nostri affari, e se la cosa non si risolve al più presto c´è il rischio che venga qualcuno a ficcarci il naso.
- Da dove è uscita questa Mantide?
Marty si stringe nelle spalle. Appare addolorato. Non è piacevole dover spiegare a Philip Constantine che esiste qualcosa, a Mermaid Bay, che sfugge al loro controllo. - Non si sa. Non è una delle nostre, su questo Bloch sta dicendo delle grosse cazzate.
- Come fai ad esserne sicuro?
- È la prima cosa che ha controllato Higgins. Questa pazza lascia una firma, ogni volta: capelli. Capelli biondi, naturali, non tinti, e più o meno della stessa lunghezza. Ha fatto analizzare i capelli di tutte le nostre ragazze con tali caratteristiche, e sono risultate tutte pulite.
- Okay. E voi, non siete riusciti a scoprire niente in giro?
- È una solitaria, e non è legata a nessuno. Una pazza, di sicuro.
- E non avete cercato fra i pazzi?
- Higgins sta facendo un buon lavoro. Poveraccio, lui è ancora di più nelle peste. Deauville lo ha minacciato di mandarlo via a calci in culo. Ha girato tutte le cliniche e ospedali psichiatrici nel raggio di duecento miglia. Niente. Qua si tratta di una apparentemente normale, e maledettamente abile. O fortunata.
Per Phil, hanno già perso troppo tempo sull´argomento. Vediamo quanto c´è da fare. - Cosa intende Deauville per "occuparcene" noi, di quei due?
- Farli fuori. Cercare di intimidirli è fatica sprecata. Higgins ci prova da una vita con quel Dalara, e gli va sempre buca.
- Eliminarli? Tutti e due?
- Sarebbe l´ideale. Dovrà sembrare un incidente, però. E dovrà essere convincente. Hanno già sollevato un grosso polverone, se li facessimo sparire in circostanze poco chiare faremmo il loro gioco. Deauville ha detto che dovrebbe bastare occuparsi di Bloch. È lui la mente. È lui che specula su quello che il suo tirapiedi gli procura. Anzi, Phil, da quanto ho capito, sarà il caso di occuparsi esclusivamente di lui. Se dovesse andare storto qualcosa, e crepasse solo Dalara, si metterebbe male sul serio.
- Hai detto che stasera sarà qui?
Marty conferma dondolando il capo. - C´è quella nuova, Mariette. Sostiene di essere vergine. Non ci credo granché, ma è giovane e belloccia. Sedici anni. Dovrebbe riuscire a tirarlo su di morale.
- Va bene, Marty. So di potermi fidare di te. E una volta fatto fuori quel Bloch?
- Bisognerà trovare una Mantide a Higgins. I ragazzi li ho messi già all´erta, ma ho paura che dovremo fabbricarne una noi.
- E se fosse la Mantide a far fuori Bloch?
- Non credo che sia una buona idea, Phil. Potrebbero concludere che lavori davvero per noi. Una soluzione che farebbe felice Higgins è questa: primo, Bloch morto per un incidente, o meglio ancora per cause naturali. Non gode d´ottima salute, e si potrebbe fare in modo di certificare un infarto. Secondo, la nostra Mantide adesca Dalara e lo fa fuori. Terzo, arriva lo sceriffo Higgins e la uccide, nel disperato tentativo di salvare la vita al giornalista, suo amico d´infanzia ed ex compagno di scuola. Con qualche testimone, magari, in giro, così che non ci siano dubbi. Se poi la vera Mantide tornasse a colpire, si potrebbe pensare a qualche altra pazza in vena d´emulazioni. Che senza i due rompiballe del Chronicle non ci darebbe nessun fastidio.
Il gangster si adagia contro lo schienale, socchiudendo gli occhi, ed emettendo un sospiro appagato. Marty è davvero un tipo in gamba. Probabilmente troppo, in gamba. Gli è assai utile, ma dovrà cominciare a tener conto della possibilità che possa fargli le scarpe. Mi dispiacerà, Marty, dover partecipare al tuo funerale, ma in questo lavoro, e nella mia posizione, o giochi d´anticipo o sei fregato.
Lo squillo del telefono interrompe un improvviso silenzio. Philip Constantine si allunga sull´apparecchio, risponde alla chiamata, domanda chi è. La fronte, appena corrugata per la curiosità, si distende, quando la voce sull´altro capo si fa riconoscere. È un sorriso perfido, quello che gli si allarga sulle labbra.
- Si, mi va. Che ne dici di quel motel sulla diciannove, a sud di ´Maid? Si, il Patriski. Fra un´ora? Perfetto. Fatti dare le chiavi della trentasette, e aspettami. No, non ci saranno obiezioni, quella stanza mi è riservata. Basta che tu la chieda a nome mio, non faranno domande. Okay, pupa... d´accordo, fra un´ora.
Riattacca soddisfatto. Ma è una soddisfazione feroce, macabra, quella che Marty vede sulla sua faccia.
- Va´ a chiamare Tom.




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