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Tutti gli amori di Flaminia Langdon

Capitolo 14


Il boato ha scosso mezza Mermaid Bay. Il trambusto conseguente, l´altra mezza. Un frastuono di sirene, grossi motori, urla al naturale e altri amplificati da megafoni, che verso mezzanotte butta giù dal letto coloro che erano già andati a dormire, e scoraggia i più ritardatari dal coricarsi. Epicentro del terremoto, la villetta dei coniugi Warwick.
Per l´esattezza, ciò che ne rimane.
È lì che le auto della polizia si fermano, con uno stridore di freni ben coperto da tutti gli altri rumori. Al camion dei pompieri è riservata la pole position, agli uomini in tuta che ne sono discesi toccherà il privilegio di essere i primi ad entrare e dare un´occhiata. Non prima, però, di aver ridotto all´impotenza le alte lingue di fuoco che si alzano dalla costruzione. In giro, autorità, giornalisti, telecamere, e la giusta dose di immancabili curiosi. Nella confusione, a Greg Dalara non sfugge la signora sulla settantina che, in vestaglia, cerca di farsi largo fra la folla dicendo che deve parlare con lo sceriffo.
Le si mette alle calcagna.
Chuck Higgins torreggia in mezzo al gruppo di agenti che attende la conclusione del lavoro dei vigili del fuoco per andare ad annusare fra i calcinacci anneriti. Non presta alcuna attenzione alla voce che grida alle sue spalle: - Ehi, sceriffo! Sceriffo Higgins...
- Non si può passare, signora.
L´agente del servizio d´ordine appare inflessibile, anche quando la donna insiste: - Sono una testimone. Ho visto cosa è successo!
- Pure noi, signora, stiamo vedendo cos´è successo.
- Ma io so chi ha mandato a fuoco la casa! L´ho vista con i miei occhi.
- Come ha detto? Ehi, sceriffo Higgins! - Chuck Higgins si gira. A giudicare dalla faccia, il casino davanti al quale si trova deve avergli mandato a monte un impegno importante. - Sceriffo, questa qua dice di aver visto chi ha fatto saltare la casa.
- Ah, si? Bene, dille di passare domani dalla centrale a lasciare una deposizione.
Decisamente, non è quello l´umore giusto per mettersi a fare indagini. Non gliene frega niente di fare indagini. Dannazione, da un paio di settimane a questa parte, Mermaid Bay è diventata un inferno! Non bastava la Mantide Bionda, adesso...
Qualcosa costringe però Higgins a occuparsi della vecchia. È che, nel tornare a farsi i fatti suoi, intravede qualcuno che plana su di lei dalla folla retrostante. Una faccia nota. Uno scribacchino di merda che sembra essere venuto al mondo al solo scopo di stargli a rompere le palle. Si gira di nuovo, di scatto. È sui due con poche, furiose falcate. L´agente del servizio d´ordine è costretto a spostarsi rapidamente su un lato per non essere travolto.
- ... alla finestra a... - sta spiegando lei al giornalista.
- Un momento! Cosa succede qui? Che sta facendo, signora?
- Sto raccontando quanto ho visto a qualcuno che è più interessato di lei - risponde la vecchia, acida.
- Se è stata testimone dei fatti, deve riferire a me prima che a chiunque altro.
- Ho cercato di farlo, sceriffo, ma lei non ne aveva voglia. Così questo gentile giovanotto mi ha suggerito che forse l´avrebbe interessata poterlo leggere sul giornale di domani.
- Questo gentile giovanotto è pregato di andare a farsi fottere. Sparisci, Dalara. Se ti servono notizie per il tuo giornalaccio, aspetta la mia conferenza stampa.
- Senti, Chuck, perché non la smettiamo una buona volta di giocare ai cow boys e agli indiani? Ogni volta che c´incontriamo mi dici sempre le stesse cose. Se continui così finirò col pensare che ti sto antipatico.
- Vieni con me, vecchia. - Afferra la donna per un braccio e la trascina con sé, più avanti, dove il servizio d´ordine non fa arrivare nessuno che non sia autorizzato.
Greg le urla: - Resto qui ad attenderla, signora.
Un compiaciuto cenno d´assenso da parte di lei, un ghigno furioso da parte di Higgins. Che, senza rendersene conto, stringe la mano più del dovuto, sollevando le proteste della testimone.
Il crollo di una porzione del tetto focalizza per un istante l´attenzione di tutti. Higgins sembra dimenticare la donna che gli parla accanto. Dopotutto, il suo unico interesse era sottrarre la tizia a Dalara. Finché lei non dice qualcosa. Allora la testa scatta, si gira dalla sua parte. Greg Dalara ha quasi la sensazione di sentire un rumore d´ossa, per la violenza del movimento. La vecchia sorride soddisfatta. Non sa cos´ha detto di così importante, ma è contenta di vedere che finalmente quel bifolco s´interessa alle cose che ha da dire. Per quanto abbia già deciso, ormai, di raccontare a lui giusto l´indispensabile, e di riservare i dettagli al simpatico giovanotto che l´aspetta là dietro. È a lui che lo sceriffo Higgins sta lanciando un´occhiata di fuoco?
- Ted, accompagnala a casa. E non farla avvicinare da nessuno.
- Va bene, sceriffo. Venga, signora.
"Vedremo", commenta mentalmente lei.
- Nessuno, Ted, mi sono spiegato?
Ti sei spiegato, sceriffo. Il vecchio Ted ti conosce bene, e sa che, quando usi quel tono, se non si esegue alla lettera sono cazzi acidi.
L´occasione di provare la propria fedeltà si presenta appena raggiungono la calca. Greg si fa avanti. Un braccio teso si para a bloccarlo. - Fila, ragazzo. Il capo ha detto che non la deve avvicinare nessuno.
- Il signore è mio amico - interviene lei. - E se non sono in stato d´arresto devo essere libera di parlare con chi voglio.
Il gesto di Greg è più che eloquente: "Semplice, no?"
Il buon agente Ted gioca un´altra carta. Non gliene fotte un cazzo delle questioni personali del capo. Fra un paio di mesi va in pensione, e non gliene fotte un cazzo delle questioni di nessuno. L´unica cosa di cui gli frega è di non finirci immischiato. - Senta, signora, io non ho nessun interesse a impedire che lei parli con questo giovanotto. Ma se ci vede il capo passo i miei guai. Io devo solo riaccompagnarla a casa. Poi lei è libera di ricevere la visita di chi vuole. Mi faccia il favore...
La donna guarda Greg. Greg assente, rivolto all´agente: - Dura la vita, eh?
- La mia casa è alla destra di questa andata a fuoco. Sarò felice di offrirle uno sherry.
I due si allontanano.
Greg rimane dov´è, fingendo d´essersi convinto a rinunciare, e guarda Higgins. Il dito medio di Higgins scatta sull´attenti, come al solito. Greg pensa: quando leggerai i giornali, domani, saprai chi è che se lo sarà ficcato in quel posto.
Dieci minuti dopo, è seduto comodamente su un´enorme poltrona a fiori nel salotto della signora Maureen Mekins. La promessa dello sherry è mantenuta pure. Dei due, chi se la gode di più sembra essere la padrona di casa.
- Lei è un giornalista, vero? Credo d´averla vista in televisione, recentemente.
- Si. Lavoro per il Chronicle. E negli ultimi tempi stiamo avendo un po´ da fare. Niente di piacevole, purtroppo. - Poggia il bicchiere ormai vuoto sul tavolinetto accanto, e passa al sodo senza altri convenevoli. - Bene, signora Mekins, mi racconta com´è andata?
- Farà il mio nome? Dico, scriverà il mio nome sul giornale?
- A meno che lei non mi chieda di non farlo...
- Ci mancherebbe! Non mi è mai capitato di finire sui giornali. Voglio vedere che effetto fa. Soprattutto per un caso come questo.
- Già, ho anch´io l´impressione che abbiamo davanti qualcosa di assai più grosso di un semplice incidente. Mi sbaglio? Cos´è che ha dato la scossa allo sceriffo, poco fa?
- Quando ho detto "una donna bionda". È stato a quel punto che si è deciso ad ascoltare quanto avevo da dichiarare. Un vero screanzato. A lui ho riferito il minimo indispensabile. Preferisco raccontare i dettagli a una persona educata e simpatica come lei.
Greg annuisce. Un po´ in ansia, non vede l´ora che finiscano tutti questi preamboli. Spera inoltre che la vecchietta non stia studiando di sedurlo.
- A combinare quello sconquasso è stata una donna. Una donna vistosa, bionda, vestita in maniera... sconveniente, ecco. Sembrava una di quelle... lei mi capisce, vero?
Greg torna ad annuire. La cosa sembra più interessante del previsto. Sta avendo la stessa ispirazione che poco prima deve aver fulminato Higgins. L´attributo "bionda", da un po´ di tempo in qua, è di forte attualità.
- Ha avuto modo di vedere la sua faccia? Qualche segno particolare?
- No, era troppo lontano, e la mia vista non è più tanto buona. È stata ospite in casa Warwick. Li ho visti arrivare, lei e George... il povero George.
- Lei pensa che gli abitanti fossero in casa?
- Ne sono sicura. Sono una donna anziana, signor Dalara, e non sono più abituata ad andarmene in giro, specie di sera. Né, purtroppo, mi piace quello che danno di solito in televisione. Così non ho altri passatempi che leggere qualcosa, e starmene seduta accanto alla finestra a guardare fuori. Vivo qui da quasi cinquant´anni, e spesso mi tornano alla mente ricordi di... Mi perdoni, sto divagando. Sono arrivati assieme, dicevo, e i coniugi Warwick erano in casa ad attenderli. Quando si è aperta la porta, ho visto la ragazza lanciarsi su Betty e baciarla.
- Betty?
- Si, la mamma di George. Sono... erano in tre, il padre si chiamava Douglas.
Per Maureen Mekins pare fatta, pensa Greg: tutti arrosto nella loro casa. In fin dei conti, lui ha qualche dubbio?
- E questa ragazza, lei la conosce? L´aveva già vista prima, altre volte?
- No, ne sono sicura. Per questo ero rimasta sorpresa nel vedere che era lei a guidare la macchina di Douglas Warwick. Una bella Mercedes nuova di fabbrica. E guidava decisamente male, devo dire. Da come si comportavano, credo fosse la fidanzata di George. Sembravano due teneri colombi. Sono entrati in casa, e per un pezzo non è successo niente di particolare. Ad un certo punto si sono spente tutte le luci della casa, e ho pensato che fossero andati a dormire. Sarà rimasta ospite per la notte, mi sono detta. Invece... non so precisamente quanto tempo sia trascorso... mentre stavo per andarmene a letto a mia volta, ho notato che la porta di casa si apriva di nuovo, e che lei ne stava uscendo. Si è messa a gironzolare lì davanti, e... lo confesso, mi sono incuriosita. No, devo essere onesta, ero convinta che presto sarebbe uscito anche George, e che avrei potuto assistere a uno scambio di effusioni. Provo vergogna ad ammetterlo, ma l´idea mi divertiva. Così ho atteso. Invece, dopo forse una mezz´oretta, è salita sulla Mercedes di Douglas Warwick, ha avviato, e si è fermata davanti al cancelletto del giardino. Lì è ridiscesa dalla macchina, lasciando il motore acceso, e si è guardata attorno. Mi ha scorto, avevo le luci accese e, nel vederla partire, mi ero levata in piedi davanti alla finestra; e mi ha fatto un cenno di saluto col braccio. Ho risposto, sentendomi un po´ stupida. Poi credo che abbia suonato il campanello, ed è stato allora che la casa è saltata in aria. E come se niente fosse, è rimontata in auto ed è andata via.
- Quindi è stata lei!
- Sicuro. Probabilmente, ha aspettato che tutti fossero a letto. Poi ha aperto i rubinetti del gas, è uscita, e quando avrà ritenuto che i locali ne fossero pieni ha fatto esplodere tutto con il campanello, dal cancello. C´è una cosa che non capisco, però: come mai sono andati a dormire così presto? Di solito lo fanno molto più tardi... figuriamoci, poi, con un´ospite in casa!
Una buona domanda.
Con una terribile risposta.
Se era la Mantide, pensa Greg, ho idea che ne salteranno delle belle, sulla fine dei Warwick.





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