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Tutti gli amori di Flaminia Langdon

Capitolo 13


C´è agitazione, stasera, in casa Warwick.
Betty è semplicemente isterica. Douglas, succube più del solito. Per entrambi, l´avvenimento è memorabile, solenne. Da celebrare, ognuno com´è abituato a fare: Betty a dare in escandescenze, Doug a chinare il capo evitando ogni genere di conflitto.
George porta a casa Minnie. George, il piccolo George. Con che fierezza ha chiesto a papà Doug le chiavi della macchina, prima di andare! Il piccolo George, diciannove anni da poco compiuti, ha la ragazza; e stasera la porta qui, per farle conoscere i suoi genitori.
La notizia, che aveva cominciato a uscire con una certa Minnie, è esplosa in casa appena un paio di giorni fa. Da allora, Betty sembra fuori di testa, combattuta fra sentimenti contrastanti: orgoglio, all´idea che il suo caro, piccolo George abbia "già" una ragazza; gelosia, è sempre così, per una mamma, quando viene a sapere che sta per passare il testimone a un´altra donna; apprensione (povero George, saprà essere all´altezza della situazione, avrà scelto bene, la ragazza che ha trovato lo farà felice, o lo farà soffrire?); curiosità: come sarà, bionda, bruna, alta o bassa, magra, grassa, bella o brutta, americana, canadese...? George non ha voluto anticipare nulla, a parte il nome. Che, essendo un diminutivo, non dice granché. Lei stessa gliel´ha imposto, perché non vede l´ora di conoscere i suoi genitori e vuole essere per loro una sorpresa (ti prego, George, non rovinare tutto!). E questo depone bene a suo favore.
Doug è abituato a lasciare ogni decisione alla moglie. Compreso quella di farsi prendere dai sentimenti. Più modestamente, si accontenta dell´unico lasciato disponibile: la perplessità. Volendo, si può vedere come un sunto di quanto sta passando la gentile consorte. Per essere esatti, "è" più o meno ciò che sta provando Betty, condito però con una dose di realismo che nell´altra versione manca. Il piccolo George, grande gioia di mamma e papà, non si può onestamente dire che sia venuto su tanto bene. Oh, è senz´altro un ragazzo simpatico, anche attraente, pur senza essere esattamente un Apollo... Alto, longilineo, con una bella capigliatura e un viso scarno ma abbastanza regolare, tutt´altro che sgradevole. No, non è un problema fisico, estetico. Il fatto è che a diciannove anni, solitamente, si è un tantino più... maturi. A questo proposito, lui e Betty non possono dire di aver fatto un buon lavoro. Lei eccessiva in ogni cosa, in severità e in manifestazioni d´affetto; lui esageratamente protettivo, apprensivo. Il risultato, un giovane insicuro, incapace di brillare in qualsiasi tipo di attività (scolastica, sportiva, nei rapporti con gli altri), debole, arrendevole. Un tale, improvviso e inaspettato, successo con le donne, oggettivamente, sembra un po´... sospetto. Per quanto una che subito vuole conoscere i genitori del proprio fidanzato promette di essere una ragazza a posto, senza troppi grilli per la testa, imbottita di sani principi, e dotata di un´ottima educazione. È una fortuna che stasera si facciano già le conoscenze, così avrà modo di capire come stanno le cose in tempi insperatamente rapidi. Sprofondato in poltrona con in mano un´inutile copia del Chronicle, guarda di sottecchi Betty, che continua a torturare la tavola spostando incessantemente, per poi tornare a rimetterli dov´erano, bicchieri, tovaglioli, posate... Una sbirciata alla pendola, contro il muro di fronte, lo conforta, informandolo che quella tortura sta per aver termine.
La fine dell´attesa ha luogo in un crescendo di parossismo. Il rumore dell´auto che entra in giardino e si va a fermare sotto il porticato, con uno stridore di freni insolito (poi sapranno che era lei a guidare); lo sbattere delle portiere, alcune risate, l´avvicinarsi di passi e infine il suono del campanello, costituiscono una sequenza di avvenimenti che mettono a durissima prova i nervi, già provati, di Betty. Douglas Warwick si alza dalla poltrona chiedendosi, ora lui in apprensione, se la sua dolce metà riuscirà a superare l´evolversi degli eventi e aprire la porta senza stramazzare al suolo.
L´impresa riesce.
La porta si apre.
Ed è adesso che alla signora Betty Warwick sta per venire un colpo apoplettico.
Eccola, Minnie. Come avevi immaginato una ragazza che si metteva con George e si preoccupava subito di ufficializzare la cosa? Eh, Betty? Scommetto che non ti saresti mai aspettata una bionda al fulmicotone, truccata come un´attricetta e vestita come una prostituta, con una cicca in bocca e almeno dieci anni in più del piccolo George, giusto?
- Ciao, mamma! - raglia lei, allegramente. George sorride, orgoglioso, e lascia che la sua dolce Minnie voli fra le braccia di mammina a depositarle sulla guancia due etti di rossetto viola.
Betty è sul punto di svenire. Forse è la tensione accumulata in un intero pomeriggio di spasmodica attesa che ancora la sostiene, e le impedisce di piombare a terra come una pera matura. Forse è il profumo che l´altra ha su di sé, forte e dolciastro, da voltastomaco, che sostituisce egregiamente i sali di un´intera boccetta. Forse, più banalmente, la sua scarsa attitudine a vestire i panni della vittima, e la sua prontezza a tirar fuori gli artigli in qualsiasi situazione.
Doug ha posato il giornale sul tavolinetto e si è girato, per assistere all´entrata in scena della sua potenziale nuora. Per la prima volta, in vent´anni di matrimonio, rischia di seguire l´esempio della moglie. Non tanto per il vestito succinto e appariscente che lascia in bella mostra il novantacinque per cento di arti inferiori e il settantacinque di petto. Non tanto per i tacchi alti, su cui sembra stare in equilibrio piuttosto precario, che la elevano di un tre-quattro centimetri al disopra della testa di George. Neppure per l´aspetto sguaiato, volgare, dell´intera figura, o per la grottesca abbondanza di trucco su un volto chiaramente assai più vecchio di quello di George. No, Doug, il fatto è che, anche se son passati circa otto anni, anche se si è tinta i capelli o porta una parrucca bionda in testa, e tre strati d´intonaco sulla faccia, anche se parla, cammina e si muove come un´oca ubriaca o una tossica piena di roba fino agli occhi, tu quella tizia l´hai riconosciuta.
- E quello, George, è il tuo papà, vero? Ciao, papi, sono felice di fare la tua conoscenza. - Molla Betty, e si precipita verso Douglas Warwick. I tacchi la tradiscono, all´ultimo minuto. Inciampa, perde l´equilibrio, gli rovina addosso. Deve appiccicarsi a lui per non finire a terra. Ricordi, Doug, che tette piene, calde, morbide aveva?
Lo ricordi?
George corre ad aiutarla. Lei si lascia tirar su senza collaborare, a peso morto, poi risolve con un risolino divertito di finto imbarazzo. - Oh, George, sono stata una stupida a mettere queste scarpe, stasera. Non ci sono abituata. Hai visto, poco fa? Per poco non siamo andati a sbattere contro quel camion.
A Doug non rimane che rimettersi in ordine. La cravatta è scivolata fuori dalla giacca, giù un colpetto con la mano ed eccoci di nuovo a posto. Betty invece ha qualcosa da dire. Lei ha sempre qualcosa da dire.
Non le si può negare che stavolta ne abbia ogni diritto.
- Guidava lei, George? La macchina di tuo padre?
George guarda alternativamente le due donne, imbarazzato. Minnie risolve nuovamente con una risata. Dalla bocca aperta spunta una grossa cicca rosa. - Oh, mammina, George è un ragazzo meraviglioso. Ho le chiavi in borsetta. Sto imparando a guidare per prendere la patente anch´io. È stato un sogno avere fra le mani quella bella macchina, papi, è uno schianto! Cos´è, giapponese?
- È... una... Mercedes, miss Minnie - risponde Doug, a disagio. Guarda Betty, chiedendo aiuto. Betty guarda suo figlio, sprigionando scintille dagli occhi. Una Mercedes con tre mesi di vita in mano a una svampita per insegnarle a guidare. George, George! Stasera dovrà essere tutto perfetto, non voglio rovinare nulla, ma domani...
La svampita gira su se stessa, a guardarsi attorno. Il suo abito, oltre che esageratamente corto e scollato, è esageratamente attillato. È una sinfonia di forme, quella che esplode ad ogni suo movimento: - Uh, che bella casa hai, George! Dev´essere bellissimo, vivere qui.
Il sorriso dei due padroni di casa più anziani è forzato, in parte allarmato. Vivere qui? È solo una battuta, un complimento, eh?
- Vogliamo... metterci a tavola? - suggerisce Betty. Prima comincia la serata, prima si conclude. Questa faccenda andrà definita al più presto, ma non stasera. Non possiamo agire come dovremmo, e mettere brutalmente il nostro povero George davanti a un fatto compiuto. Ne soffrirebbe troppo, povero caro. È così buono, così ingenuo! Questa baldracca non sarà mai tua moglie, George, ma dovrai essere tu a mandarla a quel paese, nessuna ingerenza da parte nostra.
- Uhm, si, magnifico, mamma. Ho una fame! George, dove posso buttare la cicca?
- Vieni, di là, in cucina.
Per pochi minuti, i coniugi Warwick si ritrovano da soli. L´espressione di Douglas è un concentrato di costernazione, di meraviglia, d´impotenza. Quella di Betty, tanto per cambiare, significa: "È tutta colpa tua, Douglas Warwick".
Un luogo comune. Una prassi consolidata. Una verità eterna e immutabile.
Mai, come stavolta, così esatta.
I due piccioncini sembrano non essersi accorti di nulla. Dopo aver buttato la cicca nella pattumiera, lei torna a guardarsi attorno. È una grande cucina, molto confortevole, con bei mobili. Un ampio locale, diviso in due da una mezza parete con una finestra passavivande che separa la zona cottura da un comodo tinello.
- Oh, George, hai proprio una bella casa. Cosa dici, i tuoi vecchi accetterebbero di farmi vivere qui?
- Ne sarebbero felici, Minnie cara. Ne sono più che convinto.
Il bello è che il tonto ne è convinto davvero.
"Minnie cara" si mette a curiosare un po´ in giro. Apre qualche sportello, qualche cassetto, spara qualche "uao" davanti a un bel servizio da the, ad alcune pentole lucide e massicce, a un´assortita serie di coltellacci da cucina alloggiati in una capace coltelliera di legno. Poi ripete: - È proprio bello, qui - e riabbraccia il pollastro, per tornare dai felici suoceri in attesa in sala da pranzo.
La cena inizia in silenzio.
Vederla mangiare è una vera gioia: fa un rumore infernale con le posate, mastica spalancando la bocca come faceva con la cicca, beve vino dopo ogni boccone senza neppure attendere di ingoiare. Gli sguardi che si scambiano i coniugi Warwick sono repliche esatte di quelli di prima. Douglas: "Dio mio, com´è possibile?" Betty: "Colpa tua, Doug, sei stato tu a tirar su questo carciofo". Quando la dolce Minnie allunga un braccio verso la bottiglia del vino, per tornare a riempirsi il bicchiere, Betty Warwick cerca di intavolare un discorso, sperando che serva a ristabilire un minimo di equilibrio.
- Minnie è un diminutivo, vero? Come ti chiami in realtà, cara?
- Flaminia, mami. - Risposta a bocca piena, poco comprensibile. Deglutisce, poi ripete, più chiaramente: - Mi chiamo Flaminia. Un nome scomodo da pronunciare. È italiano.
- È un bel nome. Vero, Doug?
Doug riesce a malapena a confermare con un gesto del capo.
- A me non è mai piaciuto. La mamma mi ha raccontato com´è andata. È stato durante il loro viaggio di nozze, in Italia. A Roma. La serata era incantevole, il posto affascinante, eccetera. Si trovavano in auto su una via che si chiama così, Flaminia. L´ha mai sentita nominare qualcuno?
Gli sfoggi di cultura sono un compito riservato a Doug. - Si, è una strada famosa dell´antica Roma.
- Bene, pare che mi abbiano concepito allora, e mi hanno dato questo nome in ricordo.
- Che cosa romantica! - L´apprezzamento di Betty è in parte sincero.
- Trovi, mami? A me ha sempre dato fastidio sapere di portare il nome di una scopata.
Risata divertita sua, risolino fra il compiaciuto e l´imbarazzato di George. Smorfia di disgusto camuffata da sorriso condiscendente da parte degli altri due.
Dei quattro, quello che sta decisamente peggio è Doug. Ti ha riconosciuto fin dall´inizio, Flam. Quando ti guarda, e vede le grazie che il tuo vestito scopre, gli sembra di rivederle come allora, completamente libere e a sua disposizione. Com´è possibile che ora ti trovi lì, davanti a sua moglie, assieme a suo figlio George? E questa folle metamorfosi, a cosa è dovuta?
- Come vi siete conosciuti? - si arrisica a chiedere.
- Nel parco, pa´ - risponde George. - È stato un caso. Ci siamo scontrati mentre camminavamo. Io ero con Gregory e gli stavo parlando, lei stava guardando un aquilone. Com´è stato buffo, pa´. Aveva un gelato in mano, e me lo ha versato tutto sulla camicia.
Non ti suggerisce niente, questo, Doug?
- Dovevi vedere com´era mortificata. Siamo andati a una fontanella e mi ha tolto la macchia. Per fortuna fa ancora caldo, altrimenti con quella camicia bagnata mi sarei potuto prendere un malanno.
- È stato per questo che te l´ho fatta togliere, George. Ricordi? Abbiamo salutato il tuo amico, siamo andati in quel posticino appartato, e l´abbiamo appesa ad asciugare sul ramo di un albero. - Una risatina soffocata da parte di entrambi anticipa la conclusione del racconto: - Quello che non mi hai mai spiegato, George, è che bisogno avevi di toglierti anche i pantaloni.
È a questo punto che il riso esplode fragoroso. Il resto è sottinteso.
- Ti va del ketchup, George? - chiede infine lei, con gli occhi che le lacrimano per la risata. Una goccia scende sul viso, tracciando un solco di mascara sulla guancia.
- Eh? Ah, si, certo, Minnie, grazie.
- Dove tieni il ketchup, mami? In frigo?
Betty sta per alzarsi, Minnie è più veloce: - No, mami, sta´ comoda, ci penso io.
Sparisce ancheggiando in cucina. Eh, si, decisamente, un gran bel vedere!
Gli occhi di Douglas e Betty Warwick piombano su George. Quelli di George si rifugiano nel piatto. Fallito il bersaglio, tornano a incrociarsi fra loro. Quelli di Betty ripetono, ancora una volta: - Tutta colpa tua. - Quelli di Doug rispondono, avviliti: - Dio mio, Betty, come hai ragione!
Ma non per quello che pensi tu, mogliettina cara. Perché la storia del gelato sulla camicia, in Redrock Park, è un segnale inequivocabile: se Flaminia ha conosciuto e si è messa con nostro figlio George, con "mio" figlio George, non è stata una combinazione, uno stupido scherzo del destino. Lo ha fatto per un ben preciso motivo. Escludo che sia per amore. E se ora è qui, a "fingersi" oca, è perché mira a qualcosa.
Ma a cosa?
- Yuhuu, papi, cos´è questo vasetto? Sembra roba buona! Vieni a vedere?
Betty trasale. Se l´avesse punta uno scorpione sul sedere, avrebbe avuto una reazione meno scomposta. Non è più una semplice, banale e scontatissima accusa quella che traspare dal suo volto. Ora è anche una domanda: "Doug, che diavolo c´è sotto?"
Douglas Warwick si alza da tavola. Nel farlo, sussurra all´orecchio della moglie, non visto da George, il quale sembra non riuscire a trovare ciò che sta cercando nel piatto che ha sotto il muso: - Prova a parlare con George, fatti raccontare qualcosa. Io vedrò di farmi spiegare da quella che intenzioni ha.
Entra in cucina mentre "Minnie" torna a chiamarlo, nascosta dietro la parete divisoria, davanti al frigorifero aperto: - Papi, cos´è questa roba che è accanto al ketchup? Ha un aspetto così... ah, papi, sei qui? Vieni a vedere...
- Cos´hai in mente, Flam? - le chiede senza preamboli, appena le è accanto. Sottovoce, perché di là non sentano.
- Voglio fare l´amore con te, Doug - risponde lei, senza indecisioni. Il suo tono non è più da oca giuliva, ora. È risoluto, pressante. Ha perfino qualcosa di minaccioso.
- Va bene, ma che bisogno c´era di...
- Voglio farlo subito, adesso, qui!
- Cosa? Ma ti ha dato di volta il cervello? Di là ci sono...
- Tua moglie e tuo figlio. E lei sta approfittando della mia assenza per farsi spiegare qualcosa di più dal "piccolo George", intanto che tu fai lo stesso con me. Abbiamo un po´ di tempo a nostra disposizione. E a te non ne serve molto, ricordi, Doug?
Doug arrossisce violentemente all´allusione. Le sue prestazioni, a letto, non erano mai state esaltanti. Non era per questo che Flam stava con lui.
- Io sono già pronta. Guarda. - Solleva la gonna, mostra quello che porta sotto: nulla. - Sono qua per te, Doug.
Si gira, gli si struscia contro. - È così che ti piaceva di più, Doug. Quando potevi prendermi da dietro. Fallo, Doug, fallo.
Già, fallo, Doug. Come ci si comporta in questi casi? Nella stanza accanto, una moglie e un figlio che potrebbero piombarti davanti da un momento all´altro, e qui una splendida pazza che si abbandona su di te e ti strofina le natiche addosso. Calde, morbide, favolose natiche. Non puoi tirarlo fuori e ficcarglielo dentro come vorrebbe, ma lei pare decisa a non abbandonare la postazione. Giacché ci sei, potresti prenderla per i fianchi, carezzarle le cosce, baciarla sulle spalle scoperte, mentre cerchi di farla ragionare.
- Lo voglio anch´io, Flam. Ma non ora. Non è possibile, ora. Possiamo rivederci, come ai vecchi tempi. Domani. Si, domani, che ne dici?
Buona idea, domani. E intanto? Il frigo è dietro la parete divisoria, ben nascosto dalla porta. Se dovesse arrivare qualcuno potreste sentirlo in tempo. Potreste rimettervi a posto in un batter d´occhio, basta che lei riabbassi la gonna e tu nel frattempo ti tuffi a rovistare nel frigo. Si, si può fare, solo un minuto... lo stai già facendo, Doug. La stai stringendo a te, le stai accarezzando il seno e strofinando sulle mele la tua erezione. Stai affondando le tue labbra nelle sue spalle, sul suo collo. Stai mormorando "domani, Flam, domani", per convincerla a calmarsi, a tornare in sé e rinviare a un momento più opportuno, intanto che ti godi un assaggio. E t´aspetti pure che lei si calmi! Lo senti, invece, che Flam è completamente partita, vero? Anche lei, come te. Anche lei sta godendo, Doug, come te, mentre ti si scioglie fra le braccia, e le sue mani ti cingono i fianchi, ti spingono contro di lei, e i suoi ansimi si fanno più soddisfatti, più vogliosi, più... sonori.
- Zitta, Flam, per amor di Dio!
- Oh, si, ancora... così, Doug, così...
Altro che zitta, poco ci manca se non si mette a urlare del tutto!
- Flam! - quello che gli esce dalla gola è un sibilo allarmato, disperato. Non pensa nemmeno a smettere, a staccarsi da lei, ha altro per la testa. Flaminia ha alzato la voce e continua a mugolare e ad ansimare in un modo folle. Deve farla tacere, magari tappandole la bocca, e cercare di farla ragionare, prima che...
- Mamma, che sta succedendo di là...?
È la voce di George, questa. A un volume più alto di quanto sarebbe necessario, se la persona cui si è rivolto fosse seduta a tavola con lui.
Perché George ha gridato così?
Perché ha detto "...di là"?
Doug guarda oltre lo sportello del frigo inutilmente spalancato davanti a lui e a Flam. È allarmato, ma non sa staccarsi dalla ragazza... non può staccarsene, perché per farla tacere le sta tenendo una mano sulla bocca, e lei gli si è avvinghiata con le braccia all´indietro e lo trattiene in modo da impedirgli di respingerla e allontanarsi da lei, continuando a dimenarsi e a sfregarsi contro di lui con le chiappe scoperte... Guarda di là, e comprende perché George ha usato quel tono di voce.
No, non lo comprende, ne ha conferma.
Betty!
È lì, Doug, piegata sulla finestra passavivande. Vedi solo la sua testa, sembra mozzata dal corpo e posata sul ripiano. Sarebbe splendido, se fosse così, ma sai che così non è. È arrivata in silenzio, messa in allarme fin dai primi "rumori sospetti", e vi sta osservando, affacciata lì, pallida e muta e rigida come un cadavere. Senti che pure George ha guadagnato la porta della cucina, adesso, e ha visto la mamma accasciata contro il muro, e comincia a chiedere: - Mamma, cosa sta...?
Il capo mozzato muove la bocca, senza staccare gli occhi da voi due. - George, va in camera tua.
- Cosa? Ma... mamma, perché? Minnie...?
- Fa´ come ti ho detto, George! SALI SUBITO IN CAMERA TUA!
- Ma... Minnie? - George è confuso, spaventato. La mamma...
- GEORGEVASUBITODISOPRA! VASUBITODISOPRAAAA! VASUBITODISOPRAAAAAAAA...! - ...non ha mai avuto una voce così stridula. Non ha mai urlato così forte. Non gli ha mai fatto così tanta paura.
Indietreggia, inseguito dagli strilli che si ostinano a bersagliarlo nonostante lui abbia già chiuso con le domande e scuota il capo, terrorizzato, in cenno d´assenso. Inutilmente, visto che la mamma non sta a guardarlo. Non sa perché debba farlo, ma lo fa, affinché la smetta di sbraitare come un´ossessa. Esce dalla cucina, incespica, raggiunge le scale. Sale velocemente, incalzato dagli atroci strepiti che continuano a venire da sotto e sembrano non aver più fine, sperando almeno di riuscire a spegnerli con la distanza, di confinarli fuori chiudendosi in camera, presto, più presto che sia possibile... È in cima, davanti alla porta della sua stanza, quando le grida della mamma cessano di colpo, e la sua voce, a stento udibile stavolta, chiama papà: - Doug!
Non urla più. Non sembra neppure arrabbiata, adesso. Si direbbe... sorpresa. Ode un leggero tonfo. E Minnie che ride. Che stanno combinando, di sotto? Non avranno giocato qualche strano scherzo alla mamma?
Fa per voltarsi. Ci ripensa, ed entra in camera. La mamma era fuori di sé, e se davvero papà e Minnie le hanno fatto uno scherzo, non dev´essere stato di buon gusto.
No, proprio.
Non ha mai visto la mamma in quello stato, prima.
E la mamma non è nuova ad attacchi d´ira.
Mai, però, come adesso.
Siede sul letto, le mani strette fra le gambe, in attesa. Trema come una foglia. Sente qualche altro rumore, giù, ma niente di preoccupante, grazie al cielo. Le urla sembrano definitivamente finite. Si sforza di calmarsi, di convincersi che si sia trattato davvero di uno scherzo, Minnie sta ridendo, di sotto. Una specie di singhiozzo, ora. Era la voce della mamma? Poi un altro tonfo attutito. La porta del frigo che viene richiusa, forse.
Ancora qualche istante, e finalmente qualcuno comincia a salire le scale. Mamma? Papà?
- George?
- Minnie!
Salta su ad aprire. Spalanca la porta. Lei è li, sorridente e su di giri come sempre. È stato uno scherzo, certo. Destinato anche a lui, probabilmente, oltre che alla mamma.
Ma...
- Minnie, cos´è che hai sul vestito? Sembra...
La ragazza lo abbraccia ignorando la domanda, continuando a ridere. Lo bacia avidamente. Lui non può trattenerla, non può e non vuole respingerla, ma quando gli libera la bocca conclude: - ... sangue. Minnie, è sangue, questo?
- Si, George, caro. È qui che dormi? Quello è il tuo letto, vero? Mi ci porti?
- Minnie... cos´è successo, sotto? Cosa stanno facendo, mamma e papà? Perché hai il vestito pieno di sangue?
- Sta´ tranquillo, George, adesso me lo tolgo. Facciamo l´amore?
- Ora? Ma...
Gli slaccia la cinta, mentre sussurra: - Non penseranno a noi, George. Possiamo fare quello che vogliamo.
George rimane fermo come un baccalà, lasciando fare. - Da dove viene questo sangue, Minnie?
Lei non risponde, e già gli sta abbassando i pantaloni. Non ha nemmeno chiuso la porta! Com´è possibile che giù la mamma non sospetti niente, e stia buona ad aspettare mentre loro sono lì, a...
- Minnie, ma sei sicura di quello che fai? La mamma... se se n´accorge, va su tutte le furie.
- Non ti preoccupare, George - risponde lei, rassicurante. Lo spinge delicatamente sul letto e gli si sdraia sopra. Quando è su di lui si leva il vestito, non è un´operazione complicata, e gli si offre per l´amplesso. - Non penseranno a noi.
- Mmmmminnie... ma questa cosa che hai su di te... è sangue per davvero? - ripete, per quanto cominci a fregargliene decisamente poco. Minnie è completamente nuda, non indossava altro, ma quella roba che aveva sul vestito le imbratta anche il corpo.
- Certo che è sangue, te l´ho già detto. Uuhm, George, amore. Se sapessi che scherzo ho giocato ai tuoi, di sotto!
- Uno scherzo? Minnie, sei sicura di non averli fatti arrabbiare?
- Oh, no, George. Non sono arrabbiati. Per niente. All´inizio, mami stava per prenderla a male, ma poi non ha detto niente nemmeno lei.
- Oooh, Minnie, caraaa... cos´hai combinato?
Gli apre la camicia, prende a baciarlo sul petto, e comincia a raccontare, smozzicando le parole: - Quando ho attirato tuo padre in cucina, davanti al frigo, gli ho detto che volevo fare l´amore con lui...
- Minnie... ma... che dici?
- Fammi finire, George, questo è niente. Mi sono alzata la gonna, e gli ho mostrato cosa c´era sotto. Figurati se si faceva pregare! Mi è saltato sopra senza pensarci due volte. Allora mi sono fatta sentire da tua madre, che è corsa a vedere. Ci ha pescati stretti l´una all´altro, io mezza nuda e il tuo vecchio che me lo poggiava dietro.
- Dio mio! - George, stavolta, rimane gelato. Non pensa più al corpo caldo e morbido sopra il suo, stretto al suo. Qualche effetto pure sul membro, che è dentro di lei, e perde parte della sua consistenza. La visione della mamma che pesca il papà e Minnie... - Mamma era fuori di sé... per questo mi ha gridato di venire sopra!
- Oh, George, dovevi esserci. Tuo padre mi ha mollata subito, e ha cercato di rimettersi a posto, mentre lei urlava contro di te... E a questo punto è venuto il bello.
- Co... cosa?
- Era così rincitrullito che non s´è accorto di niente. Pensava solo a guardare tua madre che strillava come una pazza. Allora ho aperto il cassetto con i coltelli, ho preso il più grosso che c´era, e zac! quasi gli staccavo la testa. Dovevi vedere la sua faccia quando si è girato. Questo sangue è suo. Gli zampillava dalla gola come una fontanella. Ha cercato di tenersi a me, ed è andato giù scivolando lungo il mio corpo. Per questo il mio vestito ne è pieno. Dev´essere morto contento, però, con le mani sulle mie tette.
- M...m...inn...ie? - Povero George, gli si sono rizzati i capelli in testa. No, non può crederci. È ancora lo scherzo di prima. Non c´è altra spiegazione. Uno scherzo che non riesce a comprendere, ma pur sempre uno scherzo. Non può essere diversamente. Sono assurde le cose che sta dicendo, ed è assurda la noncuranza con cui le dice. Lo sta prendendo in giro, ecco, e papà e mamma sono giù, tranquilli, ad aspettare... che loro due finiscano... di fare... quello che stanno... facendo.
È più credibile, così?
- Aspetta, George, non è finita. Quando tua madre ha visto cos´avevo fatto, ha smesso di gridare. Lo ha chiamato: "Doug". Si aspettava che le rispondesse. C´è rimasta male, poverina, tuo padre non aveva mai osato ignorare un suo richiamo. Così, è restata impietrita a guardarmi mentre mi avvicinavo a lei con il coltellaccio gocciolante di sangue. A lei l´ho piantato nel petto. Fulminata all´istante. Pensa che spettacolo: è caduta giù, è finita sul manico, e la lama le è uscita da dietro. Da sballo! - Una risatina soddisfatta chiude il racconto.
- Minnie... ma... ti rendi conto di cosa stai dicendo? Sei pazza?
- Si, amore mio, sono pazza. Pazza da legare. E ti ho spiegato come ho ammazzato i tuoi vecchi. Perché era giusto che lo sapessi, prima.
- Prima... di che?
- Tu non dovevi esistere, George.. Se non ci fossi stato, tuo padre ed io saremmo stati assieme... felici... e tutto questo non sarebbe accaduto...
Flam aveva già stretto le mani sul cuscino. Lo aveva sfilato da sotto la testa di George, mentre raccontava. Ora che gli ha detto tutto, può completare l´opera. Lo solleva, poi lo ricala giù, mentre il tonto si sta ancora chiedendo se ha qualche senso quanto ha appena finito di ascoltare. Gli copre il volto, e preme, con forza, resistendo ai suoi dibattimenti, alle sue resistenze, ai suoi inutili tentativi, via via sempre più deboli, di levarsela di dosso, e di liberarsi la faccia, per poter respirare, una boccata d´aria soltanto... almeno... una... boccata... d´a...




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