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Tutti gli amori di Flaminia Langdon

Capitolo 12


- Dio mio, Greg, ma ti piacciono davvero questi film?
Attorno a loro, una piccola folla, sui cui volti è replicata, in maniera pressoché uniforme, il contrasto di emozioni fra il rilassato-divertito di Greg e il perplesso-disgustato di Katherine. La locandina, appena fuori il portoncino del cinema, mostra un assaggio di quello che aspetta dentro, nell´ennesimo episodio della serie di Halloween. Nessuno può dire di non essere stato avvertito.
La risposta di Greg è anch´essa in bilico, fra il serio e il faceto: - Mi serve come allenamento, cara. Questi litri di sangue finto che scorrono come allegri ruscelli mi danno una mano a sopportare la vista di quello vero. Qualche volta riesco quasi a convincermi che pure quello sia una finta, che tutto quello che accade sia una finta. È poco, ma aiuta.
Raggiungono finalmente la macchina, la vecchia Civic di Greg, in paziente attesa in un angolo dell´ampio parcheggio che, oltre al cinema, serve, durante il giorno, il supermercato accanto. Siedono, ma Greg aspetta ad avviare, preferisce attendere che si smaltisca la ressa creata dagli altri spettatori. Non ha notato i due freddi occhi che, da sotto una visiera, lo stanno seguendo fin dalla loro uscita dal locale, altrimenti troverebbe di gran lunga più invitante lasciarsi intrappolare nell´ingorgo che si sta creando.
- Non riuscirò mai a capire questo genere di spettacoli. E tantomeno quelli che addirittura pagano per andarli a vedere. Mi... spaventano. Mi spaventa perfino l´idea che tu possa divertirti ad assistere a queste cose.
- Hai ragione a preoccuparti - continua Greg, sullo scherzo. - Per quanto ne sai di me, ancora, potrei essere benissimo un folle assassino che aspetta solo di condurti in un luogo isolato e farti a pezzetti.
- Stasera non hai voglia, eh?
- Di cosa?
- Di stare un po´ insieme come al solito. Perché se ti aspetti che venga ad appartarmi con te, stasera, con il genere di discorsi che stai facendo, ti sbagli di grosso.
Una discreta risatina, poi di nuovo seri.
- Cos´è che ti preoccupa, Kate?
Non si riferisce allo spettacolo, è chiaro, né alle sue possibili tendenze omicide. Quello è uno scherzo. Ma è tutta la serata che Katherine non sembra dell´umore giusto. Qualcosa di appena percettibile, che forse lei desidererebbe tenere nascosto, e che però non è sfuggito a Greg. È il suo lavoro, no?, quello di leggere fra le righe, dare interpretazioni, giudizi, suggerire risvolti, in tutto quanto gli capita davanti.
Katherine alza le spalle. Non sarà proprio con lui che vorrà tenere dei segreti. - Niente, in particolare. Sono un po´ in pensiero per Flam. Probabilmente Terry l´aveva azzeccata, l´altra sera. Temo che il suo ragazzo l´abbia piantata davvero. Esce da sola, e rincasa da sola. Qualche volta fa insolitamente tardi. Fino a poco più di una settimana fa, c´era sempre qualcuno che veniva a prenderla in auto, e la riaccompagnava al ritorno. Ma non è tanto questo. È che... ha un´aria che non mi piace. A vederla, si direbbe che stia bene così. Sembra soddisfatta, appagata. Non vorrei che si fosse rassegnata, in qualche modo, all´idea di rimanere zitella.
- Sarebbe peggio vederla distrutta, ridotta a un relitto, no?
Katherine scuote la testa con decisione. - Sarebbe naturale. E meno allarmante. Inoltre, potrei provare a fare qualcosa per lei, che so, invitarla a uscire, organizzare una serata fra amici...
Un furioso colpo di clacson, accanto a loro, li fa sobbalzare. La stupida fretta di andar via stava per causare un tamponamento a pochi centimetri dalla portiera di Greg. Una voce, nella confusa mistura di ombre e di luci all´esterno, grida una parolaccia. In risposta, il violento ruggito di un motore e un ululato di pneumatici. La prossima volta, pensa Greg, converrà parcheggiare da un´altra parte.
- Siete molto legate, voi due, vero?
- Purtroppo no. Mi piacerebbe, ma non è così. Io le voglio bene, e credo che lei me ne voglia altrettanto. Ma c´è, da parte sua, una forte tendenza a isolarsi, a rifiutare qualsiasi ingerenza nella sua vita. E questo fa di noi poco più che due estranee, che semplicemente abitano sotto lo stesso tetto. Non è stato sempre così, Greg. Lei ha cinque anni più di me, e da bambina era una splendida compagna di giochi. Di più. Spesso era lei che mi aiutava, o mi consolava, quando mamma o papà commettevano qualche errore nei miei confronti. Sono ricordi preziosi, per me. È stato con l´adolescenza che le cose hanno cominciato a cambiare. Fino a diventare quelle che sono adesso quando è nato Terry.
Sul suo volto compare una smorfia di dolore, nel pronunciare quel nome.
- Non mi piace dare giudizi, ma ho l´impressione che il tuo fratellino sia eccessivamente viziato. Scusa la franchezza.
- Non mi dici niente di nuovo. Papà voleva il maschio, ce lo ha sempre fatto sapere. E pesare. Quando è arrivato, la situazione è precipitata del tutto. In peggio. Per me e Flam, la più grande ambizione è diventata andarcene di casa. L´unico ideale di vita. Se non avessimo trovato lavoro qui a Mermaid Bay, avremmo avuto una scusa per andare a vivere in un´altra città. Purtroppo, siamo state "fortunate". Così l´unica possibilità rimane il matrimonio.
- Per me va benissimo. - Greg dà un´occhiata all´orologio, e chiede: - A che ora?
- Dai, non scherzare. Ci sono un sacco di cose cui pensare, prima. Non abbiamo neppure una casa.
- Potrei venire a vivere con i tuoi.
- Greg! - L´esclamazione di Katherine è spaventata, irata. Divertita, in fondo, sa che Greg la sta prendendo in giro.
- Sai, avrei trovato un bel posto dove andare ad abitare. Un quartiere residenziale sulle colline. Ci sono stato l´altro giorno, per parlare con la vedova dell´uomo che hanno ucciso nel parco. Sono delle casette stupende. Forse, non costano nemmeno un occhio.
- Oh, Greg, dici davvero?
- Dico davvero. C´è un unico problema, di cui devo avvertirti. La vedova Brett... è una mia vecchia amica.
Kate s´irrigidisce. È un campanello d´allarme, quello che sta agitando Greg?
- Quanto vecchia, e quanto amica?
- Vecchia poco, avrà uno o due anni più di te. Amica... beh, molto. Le stavo dietro, anni fa.
- Ah! E ora?
- E ora è lei che starebbe volentieri dietro a me.
- Okay, Greg, trova un altro posto. Lì non vengo ad abitare di certo.
- Non hai motivo di preoccuparti, Kate. Non mi piacciono le situazioni dubbie. Anche se, in fondo... la cosa potrebbe implicare qualche risvolto positivo: il fatto di avere una possibile rivale, alla porta accanto... potrebbe indurti ad essere particolarmente premurosa nei miei riguardi.
- Perché, non lo sono già abbastanza?
Finalmente, le altre auto si sono dileguate. Il parcheggio è rimasto sgombro, immerso in una fitta penombra. L´abitacolo della Civic è accogliente, riservato. Potrebbero essere altrove, adesso, ovunque. Basterebbe convincersene. E hanno già perso troppo tempo a parlare di cose serie. La domanda di Katherine è abbastanza buona per tagliar corto. È stata formulata con un giusto cocktail di decisione, attesa, promessa. La voce è diventata opportunamente sensuale, invitante. Pressante. I loro discorsi erano scivolati per una brutta china, a proposito di Flam, e non c´è niente di peggio, per guastarsi una serata, fra l´altro ormai agli sgoccioli, che impelagarsi in faccende in cui si è impotenti. È il caso di levare le tende da lì, al più presto. Non prima, naturalmente, di aver tranquillizzato Katherine sul grado di soddisfacimento delle sue attenzioni. Greg avvicina le labbra a quelle di lei, lei accetta l´invito e fa la sua parte di strada. Il potente fascio di luce di una torcia elettrica irrompe nella vettura e congela la scena.
Prima che i due riescano a capire cosa sta succedendo, la portiera di Greg si spalanca con violenza. Una grossa mano lo afferra. Lo trascina fuori, di peso, e una voce dura, tagliente, tuona: - Buono, bello, fammi vedere la tua faccia!
La torcia viene puntata su di lui, lo acceca. Scorge appena, dietro quel bagliore, una figura immensa, alta e massiccia come una montagna, indistintamente tratteggiata dal vago chiarore alle sue spalle.
- Ma guarda un po´ chi si rivede: lo scribacchino di merda!
La torcia si spegne. La montagna tira a sé Greg, per poi tornare a sbatterlo contro la macchina. Katherine, dentro, soffoca un grido di terrore. La stella che, per un attimo, ha brillato sul petto dell´uomo che sta strapazzando il suo fidanzato, l´ha informata che non si tratta di un´aggressione. "Purtroppo" non è un´aggressione, pensa, mentre nota un´altra ombra, dalla sua parte, che si piega a guardare attraverso il finestrino.
- Ciao, Chuck. Gentile e garbato come sempre. Cosa ti gira di traverso, stavolta?
- Atti osceni in luogo pubblico, scribacchino. Ti ho dato modo di scrivere di questo sei mesi fa, ricordi? Con quel negro che si stava scopando in auto la moglie di Trevor Milian.
- È per questo che fai finta di riconoscermi solo adesso?
- Mettila come vuoi. Resta il fatto che ti ho pescato in flagrante, e per il momento una notte nel mio albergo non te la toglie nessuno.
- Non dire stronzate, Chuck. Non stavamo facendo niente di male.
La torcia torna ad accendersi, e a frugare nella vettura, a constatare con maggior chiarezza quanto già offre la lucetta di cortesia dell´abitacolo. Katherine è rimasta pietrificata, dalla sorpresa, dalla paura. Non bada al suo aspetto. Alla gonna, che è salita quando cercava di trattenere Greg mentre lo sceriffo lo tirava fuori. Alla camicetta, sbottonata entro limiti accettabili, che però mostra qualcosa intanto che lei rimane protesa verso i due in una posa scomposta.
- Niente di male, eh? Tu che vedi, Pete? Io vedo un bel paio di tette e un bel paio di cosce, tutte al vento. E quando ti ho beccato tu le eri addosso. Giusto, Pete? Non vorrai raccontarmi che le stavi sussurrando qualcosa nell´orecchio.
- Stai distorcendo la realtà, sceriffo. Volutamente. E questa è intimidazione.
- Vedremo cosa ne penserà il giudice. Cammina! Pete, tu pensa alla ragazza.
Uno spintone deciso, e Greg si trova ad arrancare in avanti, sempre sotto la sua stretta. Katherine, invano, grida il suo nome, mentre l´agente le apre la portiera e aspetta che scenda.
- Non potevi offrirmi una soddisfazione maggiore, scribacchino. Il paladino della moralità di Mermaid Bay che finisce in gattabuia per atti osceni. Adesso capisco dove le vedi tu, le prostitute. Nella tua macchina.
Una provocazione. Inaccettabile. Ora, Greg, tu reagisci, gli tiri una ginocchiata nei coglioni, una gomitata sulla nuca, lui piomba a terra e il suo scagnozzo lascia perdere Katherine per venirti a immobilizzare, magari con la pistola in pugno. Così, agli atti osceni, aggiungiamo resistenza e aggressione a un pubblico ufficiale, e in albergo ci finisci minimo qualche mese. Lo sai bene, Greg. Sai che è quello che Chuck Higgins si aspetta da te. Che si fa, lo accontenti, o accetti passivamente che chiami puttana la tua ragazza?
Lo accontenti, è ovvio!
La ginocchiata parte. Colpisce superbamente nel segno. Chuck Higgins si piega in due, con un guaito di dolore, agguantandosi la zona. Voce sufficientemente alta da farsi sentire dal compare, che sta per mettere le mani su Kate. La sua nuca si è portata a un´altezza più terrena, e ti si offre volenterosamente. Giù una bella gomitata. Chuck Higgins piomba a terra. A giudicare dal rumore, deve aver sbattuto il muso sull´asfalto. Probabile, aveva le mani impegnate. L´agente Pete ti è già alle spalle, e anziché sfoderare la pistola ti afferra da dietro, bloccandoti da sotto le ascelle. Bravo agente, così se meni pure lui aggravi ulteriormente la situazione, a ridurti a più miti consigli con una canna metallica puntata sul naso c´è sempre tempo.
Ma adesso è il caso di fermarti, Greg.
Chuck Higgins si risolleva, adagio. Non offre un bello spettacolo, quando mostra naso e bocca interamente coperti di sangue. Né la situazione è migliorata dai suoi lineamenti, distorti da una furia incontenibile. D´altra parte, non si può pretendere che, in questo momento, la sua preoccupazione maggiore sia quella di tranquillizzare il giornalista. "Ma La prego, non è stato nulla, un piccolissimo incidente. Già dimenticato..."
Eh, no, mi sa proprio di no!
Greg gioca in anticipo, non gli resta molto tempo per scoprire le sue carte: - E questo dimostra, sceriffo, che la ragazza che è con me non è una professionista, altrimenti...
Sta per partire il pugno. Chuck Higgins è imbestialito come non mai. Si aspettava una reazione, l´aveva provocata. Non si aspettava che fosse così efficace. Sbrigati, Greg, a dire il resto, o non ti resterà abbastanza, in bocca, da poter articolare correttamente dentali e labiali.
-... avrei potuto offrire il giro a mie spese, giusto, sceriffo? Come avrei potuto con Norma Gray, per esempio.
Il cazzotto si blocca sull´istante. Rimane sospeso in aria, nella sua posizione di maggior slancio, come trattenuto da una mano invisibile. Una molla carica che, se dovesse scattare, modificherebbe di parecchio i connotati del destinatario. Un meccanismo perfetto, micidiale. Che pare però essersi definitivamente inceppato.
Norma Gray: ecco le parole magiche, ci voleva tanto a pronunciarle?
Servono una manciata di secondi, a Chuck Higgins, per schiarirsi le idee. Infine agguanta Greg per le braccia e lo sottrae alla stretta dell´agente Pete. - Levati! - gli dice. Un bravo agente, quel Pete, in gamba. Afferra al volo il concetto, e si allontana, abbastanza da non essere in grado di sentire quello che si dicono lo sceriffo e il fermato.
- Che cazzo vuoi dire, scribacchino?
- Stavo pensando di scrivere qualcosa nel tuo albergo, Chuck, tanto per ingannare il tempo. Qualcosa che potrebbe fare una gran bella figura sulla prima pagina del Chronicle, e che finora ho tenuto nel cassetto insieme a un mucchio d´altra roba per rispetto verso Patty. Devi parecchio a tua moglie, Chuck. Per esempio, la storia di un tale che va in Redrock Park a adescare minorenni innocenti, che però viene bloccato dall´integerrimo sceriffo Higgins prima di riuscire a perpetrare il turpe misfatto.
- Che cazzate stai dicendo? Di quale cazzo di "tale" parli?
- Quello che hai sorpreso con la bella Norma, minorenne ma non di primo pelo, e che ha dovuto pagare la prestazione che al suo posto hai consumato tu.
- Non so di cosa stai parlando.
Ma tutta la sua decisione è andata a farsi benedire, si vede lontano un miglio. Sembra quasi raddolcito, sembra che abbia persino scordato i colpi del suo antagonista, quelli che gli hanno fatto sbattere per terra il grugno e glielo hanno riempito di sangue nero, caldo, viscido. Lo nota il bravo agente Pete, che si eclissa andando a perlustrare diligentemente i dintorni. Se ne accorge Katherine, che è rimasta ad assistere alla scena da lontano, aggrappata allo sportello della Civic, e sente via via scemare la tensione, intuendo che Greg, in qualche modo, è riuscito a trarsi dagli impicci.
- Non ne sono sicuro nemmeno io, Chuck. Diciamo che una notte in guardina potrà aiutare la mia memoria. A meno che non ti convinci che, quando sei arrivato, stavo davvero parlando in un orecchio alla mia fidanzata. Sai, mi aveva chiesto che ore fossero.
Chuck Higgins stringe con forza le braccia di Greg. Se lo può permettere, ha delle mani così grandi che quasi cingono per intero le braccia del giornalista, per quanto muscolose. Potrebbe stritolarle. Spera di intimorirlo, spera di fargli male e di costringerlo a invocare pietà, e a promettere di dimenticare tutto di quella storia, comunque abbia fatto a venirne a conoscenza. Di contro, sente i muscoli irrigidirsi fra le sue dita, e vede l´espressione di indifferenza sul volto dell´avversario. È una sfida, quando quello gli ricorda: - Sceriffo, hai la faccia tutta inzaccherata. Perché non ti ripulisci?
La risposta dell´uomo è una specie di ruggito. Il muso insanguinato si accosta al volto di Greg, ormai è diventato un modo classico di congedarsi. Le parole escono lente, ben scandite, cadenzate al ritmo di una marcia funebre: - Per questa volta hai vinto tu, scribacchino. Ma sta´ attento a non sgarrare. A non fare nemmeno finta di sgarrare. Perché, la prossima volta che ti trovo sul mio cammino, prima sparo, e poi ti chiedo cosa stavi facendo.
Molla infine la presa, e va via, strofinandosi il muso con la manica della divisa.
Quando Greg raggiunge Katherine, è ormai scomparso. Così la ragazza è libera di svenire fra le sue braccia.




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