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Tutti gli amori di Flaminia Langdon

Capitolo 11


Il giorno del Big One, in California, non ci sarà tanto fracasso. Niente che possa essere paragonato, nemmeno lontanamente, a quei lamenti di chitarre distorte, a quei martellamenti di batteria, a quelle urla roche e stridule. Innocui segnali, letti da un innocente dischetto argentato, e sparati a un volume impossibile. Un finimondo capace di far tremare la casa e quelle vicine, se il tutto non fosse confinato dentro una pesante cuffia chiusa sulle orecchie.
Flaminia Langdon adora ballare, ma non le è mai piaciuta la musica dance. Troppo moscia. AC/DC, Iron Maiden, Scorpions... Questo sì, si chiama ritmo! Vietato ai minori, e agli adulti con disfunzioni alle coronarie. Roba da restarci stecchiti. "Maneggiare con cura": dovrebbero stampigliarlo su tutte le copertine.
Uno sbaallllooo!
A proposito, questa "Black-out" mi sembra vagamente allusiva.
Che fai, t´incavoli?
Ma no, è divertente. E c´è di che andar fieri, se qualcuno canta già le tue gesta.
Si dimena come una forsennata. Se qualcuno la vedesse, resterebbe esterrefatto. Per le assurde contorsioni, prive di qualsiasi spiegazione per chi resti escluso dalle sonorità che le esplodono nelle orecchie, che indurrebbero a una certa preoccupazione per la sanità mentale del soggetto (indovinato, ma questo non è nulla!); e per l´effetto, comunque sconvolgente, di quelle generose forme plasmate concitatamente nelle pose più elettrizzanti. Ridicola l´immagine sulla confezione della radiocuffia, che propone un beato cadavere sprofondato in poltrona libero semplicemente di sedere lontano dall´impianto hi-fi. Scherziamo? È così che si apprezza, scaraventandoti per tutta la stanza, chiusa a chiave, è ovvio, seguendo con le movenze del corpo i ritmi che ti esplodono in testa, e fracassando con i tuoi esagitati dibattimenti le molecole d´aria che ti capitano a tiro.
Uno spettacolo da lasciare senza fiato.
Peccato non ci sia nessuno a goderselo, dico io.
Flaminia Langdon è su di giri. Il suo ultimo exploit ha cancellato definitivamente ogni traccia di dubbio, di incertezza. Una sensazione esaltante. Sei tu a decidere della vita degli altri, ora. Sei tu a infliggere, anziché subire. "Porgi l´altra guancia", le avevano insegnato. Cavolate! Tira fuori un coltello e sgozza, questo sì, dà soddisfazione.
È stato bello, con Hal. Splendido. La prova del fuoco, superata magnificamente. Con il primo, quel... come si chiamava? Brett, Judson Brett, lo ha letto sui giornali (gliel´aveva già detto lui stesso, quella sera, ma chi lo stava a sentire?); era stata un´improvvisata, un impulso del momento, che non aveva potuto godere appieno, e di cui era stata sul punto di pentirsi. Con Hal no, con Hal è stato diverso. Un piano preparato in anticipo, studiato in ogni dettaglio, organizzato e condotto con superba professionalità. È stato stupendo, dargli quella lezione. Peccato, che non possa essergli servita come esperienza. Ma le sue intenzioni non erano quelle di insegnargli a vivere.
No, proprio non gliene fregava niente, che imparasse a... "vivere".
Ha il fiatone, deve fermarsi. Si accascia sulla poltrona esausta. Chissà, forse è a questo punto che hanno fotografato il tizio sulla confezione della radiocuffia.
Con giacca e cravatta, i capelli a posto e neppure una goccia di sudore?
Andiamo!
Si, davvero un bel lavoro. Complimenti, Flam. Hai anche imparato a reagire bene nei confronti del sangue. Con quel Brett avevi provato una sensazione di nausea, di repulsione. Sei corsa alla fontanella lì vicino per liberarti al più presto dell´orribile liquido che t´imbrattava faccia, capelli, petto, in preda al disgusto. Con Hal hai goduto, nel vederlo sgorgare dalla sua gola, pioverti di nuovo addosso, appiccicarsi sulla tua pelle. Quando sei andata a lavarti, con l´acqua del mare, eri calma, tranquilla, appagata. Ti sarebbe piaciuto potertene andare in giro ad esibire quel trofeo sulle mani, sulle braccia, su quasi tutto il corpo, quando sei scivolata da sotto di lui. È stata la forza della ragione a indurti invece a cancellarne ogni traccia. Quanto stai facendo è giusto, sacrosanto, ma sai che nessuno ammetterà mai di pensarla così. E tu non puoi permettere che ti si fermi. Non hai finito. Altri porci stanno razzolando nel territorio di Mermaid Bay in attesa della loro ora. E tu non hai intenzione di farli attendere troppo.
Favolosa, la trovata del boy-friend di Katherine, della Mantide Bionda. Superlativa. E un grazie sentito pure a Rosie, per la sua inconsapevole collaborazione.
Con quel Brett si era trattato di un capriccio del caso. Con Hal, più efficientemente, di una buona scorta in borsetta, avvolta in un fazzolettino di carta. Un po´ di capelli biondi lasciati in giro, capelli veri, e la scientifica di sicuro verificherà che appartengono alla stessa persona; e la brunissima Flaminia Langdon è fuori gioco. Pur ammesso che possa esistere un modo di risalire a lei. Improbabile. Con Judson Brett, non aveva mai avuto niente a che fare. Hal Needles ne aveva avute tante, sia allora che in tempi più recenti, che se decidessero di cercare in questa direzione si perderebbero ancor prima di cominciare. Con Douglas fu una relazione clandestina. Con Philip... già, con Philip fu diverso. E anche Burt, seppure non lo conoscesse nessuno, in famiglia... qualcuno li aveva visti in giro assieme, e lei aveva fatto il suo nome, la sera in cui sarebbe dovuto venire a casa per fare la conoscenza con i suoi... "quella" sera.
Ma di che ti preoccupi, Flam? Ormai è certo: l´assassina è bionda, ed è una serial killer che colpisce a caso, e non ha mai avuto in precedenza rapporti di alcun tipo con le sue vittime.
Una risata sgorga dalla sua gola. La soffoca bruscamente appena si rende conto che la musica ad alto volume con cui si sta svagando potrebbe indurla a ridere più forte del dovuto.
Qualcuno potrebbe udirla, là fuori...
Libera qualche istante le orecchie. Attende che si dissolvano gli ultimi echi del frastuono cui erano sottoposte, avverte il silenzio, l´immobilità, oltre la porta della sua stanza, e torna a sprofondare nel fracasso di strumenti impropriamente definiti, dai loro costruttori, "musicali", a livelli di volume pressoché insostenibili.
Un fracasso che diventa sempre più lontano, assente, man mano che la mente si perde dietro il filo dei suoi pensieri.
Il prossimo è Douglas.
Si risistema sulla poltrona, accavallando le gambe sul bracciolo.
Douglas Warwick.
Ricordi, Flam?
Douglas, il bel tenebroso.
Cosa fu a buttarti fra le sue braccia, Flam? Il suo fascino, la sua maturità? La tua situazione familiare diventata insostenibile dopo la nascita di Terry? Il tuo bisogno di essere amata, protetta, coccolata, e nonostante ciò la paura di legarti ad un altro Hal Needles, ad un altro maiale che avresti prima o poi trovato fra le cosce di un´altra? Era una paura che ti mordeva lo stomaco, quando le amiche ti salutavano per andarsene tra le braccia dei loro ragazzi, e dovevi scegliere fra restartene in giro da sola, ad offrirti agli scherni dei conoscenti ed alle avance dei macho in cerca d´occupazione della città, o tornartene a casa. A sopportare gli strilli di Terry, i lamenti di tua madre, costretta, ma non rassegnata, a rinunciare a qualche spettacolo tv, le continue sfuriate di tuo padre perché hai messo la gonna troppo corta o troppo lunga, perché vesti in un modo scialbo e fai sfigurare tutta la famiglia o indossi capi che "ma dove vai, ad una festa all´ambasciata?", perché porti i capelli liberi o perché li leghi dietro la nuca, perché stai in piedi o perché te ne stai seduta, perché sei viva o non sei morta... Già, l´unica accusa coerente, l´unica legittima, l´unica a non essere mai stata mossa. Non apertamente.
Finché non incontrasti Douglas.
Fu in Redrock Park, ricordi? Un ragazzetto che ti venne addosso e ti rovesciò sulla gonna un intero gelato. Fragola e cioccolato, su una gonna color panna. Proprio quello che ci voleva, per concludere una serata finita male ancor prima di cominciare.
Eri andata lì con Sharon, per una passeggiata, verso il tramonto di una torrida giornata estiva. Non avevi fatto domande, non ti eri chiesta, e non lo avevi chiesto a lei, come mai avesse deciso di uscire con te e non con Timothy. Ti bastava che fosse successo. C´era stato un caldo da morire, quel giorno, e fare quattro passi al fresco era quello che più desideravi, purché avessi qualcuno con cui farlo. Non immaginavi, non potevi immaginare, che la tua amica avesse litigato con il suo ragazzo, e tantomeno potevi aspettarti che questi si facesse vivo per far pace proprio lì, mentre lei era a passeggio con te. E a quel punto non potevi nemmeno pretendere che Sharon rispondesse, al richiamo dell´amore, ci vediamo un´altra volta che stasera ho un impegno. Così, "ciao, Flam, e scusami...", e mentre i due colombi si tuffavano a recuperare le effusioni mancate degli ultimi tre giorni tu giravi sui tacchi e ti dirigevi verso casa, senza aver neppure avuto il tempo di asciugarti i sudori che avevi buttato per arrivare fin lì.
Quello di cui sicuramente non avevi bisogno era che un ragazzetto di nove, dieci anni, ad occhio e croce, venisse a investirti usando il suo cono gelato come paraurti.
- Brutto pezzo di... - Stavi per metterti a vomitare i più pesanti improperi in direzione sua e della donna che lo aveva messo al mondo, incurante della sua faccia afflitta, quando dietro di lui comparve Doug.
- George! Guarda cos´hai combinato - lo rimproverò, con un tono più dispiaciuto che arrabbiato. - Il tuo gelato!
- La mia gonna! - Protestasti tu.
- Oh, è vero! Mi spiace, miss. Le chiedo scusa. Spero mi permetterà di riparare. Penserò io al conto della lavanderia. Intanto, al bar hanno uno smacchiatore, forse riusciremo a limitare i danni. Posso accompagnarla?
Avvertisti che il suo rammarico era sincero, non di circostanza, e questo bastò a calmarti subito.
Era un bell´uomo, con un po´ di anni più di te, e un´aria apparentemente triste. Non per l´incidente, no, era qualcosa di più radicato, duraturo. Qualcosa di indefinito, in lui, ti conquistò a prima vista. La sensazione, improvvisa e inspiegabile, che le vostre due vite avessero parecchie cose in comune.
Ti accompagnò, la gonna fu salvata, e le sue scuse furono accompagnate da un fresco drink ad un tavolino, sotto un ombrellone ormai superfluo, con il ragazzetto reso innocuo e appagato da un gigantesco gelato in una più sicura coppa.
Esaurite le scuse per l´incidente, la chiacchierata scivolò senza incontrare alcun attrito su una serie di argomenti privi sia d´importanza che d´interesse, ma che portò Doug, ad un certo punto, a guardare l´orologio e a saltare quasi dalla sedia, tanto si era fatto tardi.
- Viene spesso a passeggiare qui nel parco, miss?
- Ogni tanto - mentisti. Una piccola bugia, che avrebbe giustificato la tua presenza lì nei giorni a venire.
- Credo ci rincontreremo, allora. Mi piace portare George qui, a giocare sull´erba. Betty... - scorgesti l´ombra di una smorfia, sulle sue labbra, a questo nome - non ha mai voglia di uscire. Preferisce starsene chiusa in casa. È sempre troppo stanca, per...
Accadde già il giorno dopo. George stava scorrazzando con degli amici, e non si avvide neppure della tua presenza. Parlaste nuovamente del più e del meno, tenendolo d´occhio da lontano, sorprendendovi di come il tempo volasse, e facesse buio così presto. Era un punto di vista soggettivo, in luglio le giornate sono più lunghe che in qualsiasi altro periodo dell´anno. Quando vi salutaste, non aveste bisogno di dubitare di un altro incontro.
Il terzo giorno, infatti, vi ritrovaste di nuovo.
Solo che stavolta George non era con il papà.
- C´è una palestra, qui vicino, dove tengono corsi estivi di judò. Era parecchio che George tentava di convincermi.
- Ed ora c´è riuscito?
Già, c´era riuscito. Che fosse stato merito tuo, Flam, te ne accorgesti di lì a poco. Dopo che, camminando senza alcuna meta particolare, scopriste di essere arrivati in un angolo del parco appartato, protetto, da alberi, alti cespugli e una staccionata, dagli sguardi di tutti, e vi ritrovaste senza saper come l´una fra le braccia dell´altro.
Durò un paio d´anni, o poco oltre. Prima, approfittando delle lezioni pomeridiane di judò del piccolo George, che non vedesti più. Poi nel corso di "ore di lavoro straordinario" di Doug. Stavate bene, assieme. Lui, Doug, con te riusciva a dimenticare un ménage coniugale al fianco di una donna arida, senza voglia di vivere, dalla quale non si sentiva di divorziare in parte per pietà, ma soprattutto per non dover abbandonare George nelle sue mani. Tu, Flam, lasciavi alle tue spalle una vita familiare insostenibile, fatta di continui soprusi, oltraggi, ingiustizie. Casa tua non era mai stata un luogo dove sognare di poter vivere. Con la nascita di Terry, con la nascita, finalmente, di "un figlio", era diventata un inferno, per te e per Katherine. Un inferno tale da impedire che s´instaurasse almeno, fra voi due sorelle, un rapporto di solidarietà, di reciproco aiuto, conforto. Andava già bene che vi sopportaste.
Due anni.
All´inizio, bastò a farti tirare avanti. Una meravigliosa valvola di sfogo, un sentimento venuto a cancellare paure che, dopo la storia con Hal, credevi non ti avrebbero mai più abbandonata; una continua cascata di sensazioni, di emozioni, che da sole parevano motivare a sufficienza la tua permanenza fra i vivi. Come una sorgente d´acqua fresca comparsa, d´incanto, davanti a un disperato naufrago del deserto.
Ma col passare del tempo, gradualmente, qualcosa cambiò.
La nausea, quando vi lasciavate per tornare alle vostre rispettive case, cominciò a farsi sentire più forte. La capacità di sopportazione, con l´aumento degli incidenti in famiglia, a causa di un nuovo arrivato che sembrava fosse stato concepito dal demonio, diminuiva. Soprattutto pensando, sapendo, che esistevano altri modi di spendere le ore della propria esistenza, di renderle davvero degne di essere vissute. Anche il vostro legame ti sembrò meritevole di maggior considerazione, di maggior rispetto. Non era una sporca tresca clandestina, no. Era un incontro fra due esistenze infelici che riuscivano, così, a rubare quella dose di felicità cui ogni essere vivente dovrebbe aver diritto. Non era giusto che tutto questo fosse confinato nel cerchio di poche colpevoli ore, talvolta addirittura minuti...
Era natale, quando prendesti la decisione.
La sera della vigilia.
Mentre assistevi a una nuova, atroce scenata, consumata allegramente sotto le luci di un albero addobbato a festa.
Terry aveva rotto un orribile vaso che papà e mamma consideravano prezioso, e aveva accusato Katherine dell´incidente. Così, quella che sarebbe dovuta essere un´allegra festa in famiglia si era trasformata in un sabba satanico, con urla e bestemmie da parte di tuo padre; lamenti esagerati da parte di tua madre, inginocchiata a cercare di rimettere assieme i cocci, inveendo contro la sventata che aveva combinato il guaio; le lacrime disperate di Katherine, che protestava inutilmente la propria innocenza, e alla quale veniva pure negato il diritto di correre a chiudersi in camera per leccarsi le ferite; le smorfie e le risate di Terry, che saltellava allegramente divertendosi come un matto per le scene di rabbia e disperazione alle quali stava assistendo. E tu, Flam, seduta in un angolo, impotente, forse persino indolente, ad assistere alla folle commedia degli orrori che si stava rappresentando nella tua casa in quella sera santa; a pensare a Doug, che in quel momento cenava a casa sua coccolando suo figlio, recitando con la moglie, e pensando a te; a sognare una vita diversa, lontana dai sotterfugi, lontana da quelle miserie, te e Doug insieme, soli...
Basta. Basta. Basta.
Una lunga cadenza di quest´unica parola, nella tua mente. Basta! Basta con questa vita di merda. Basta con gli incontri segreti, razionati, colpevoli. Basta con una commedia che non poteva durare per tutta la vita. Che non poteva durare per tutta "quella" vita! Doug era tuo, Flam, e di nessun altro. E così sarebbe dovuto essere, per tutti, e alla luce del sole.
Gliene parlasti alla prima occasione, al vostro primo incontro dopo quella sera.
E fu la fine.
- Non posso, Flam. Non è possibile.
- Ma perché, Doug? Ci amiamo, abbiamo bisogno tu di me, io di te. Per quale motivo non dev´essere possibile?
- Lo sai, Flam. È George, il motivo. Mio figlio. È lui che amo più di tutti, al mondo. Più di me stesso, e... perdonami, più di te. Se avessi un figlio tuo, mi capiresti. Se lasciassi mia moglie per venire con te, lo perderei. No, non è per egoismo, non è perché voglio che sia mio... Flam, mia moglie è una donna impossibile. Gretta, meschina, con un modo di pensare... Dio sa come ho fatto a sposarla. Detesto ogni minuto che passo con lei. E non posso pensare di lasciare George nelle sue mani, permettere che sia lei a educarlo, a dargli gli indirizzi, a decidere della sua vita...
- Ed io non conto nulla, allora?
- Tu sei tutto per me, Flam. Io sono vivo soltanto quando sono con te. Ma non posso averti come vorrei, devo contentarmi di rubarti per pochi attimi alla volta. Attimi che riempiono la mia vita, Flam. Anch´io vorrei averti per sempre, e un giorno forse ci riuscirò... ma solo quando George non avrà più bisogno di me.
- Oh, Doug, tu non capisci... io non ce la faccio più a tirare avanti così.
- È l´unico modo che abbiamo. L´alternativa, Flam, è lasciare che finisca tutto fra di noi.
"Lasciare che finisca tutto..." Una frase che non avresti mai creduto di dover ascoltare. Un´eventualità che non avresti mai pensato di dover prendere in considerazione. Parole insensate, irreali, pronunciate con un tono che ti sembrò inconcepibilmente naturale. Quasi fosse una possibilità non troppo remota, e in fondo non del tutto inaccettabile.
La risposta uscì da sé dalle tue labbra. Se non fosse stato così, non avresti mai potuto darla: - E allora tanto vale che finisca, Doug.
E te ne andasti, senza dire altro. Già pentita di averlo fatto. Sperando, ad ogni passo, che lui ti raggiungesse, e ti pregasse di tornare da lui...
Lui non venne. Né allora, né negli interminabili giorni a seguire, dilapidati in una lunga, vana, terribile attesa.
Era finita, per sempre.
Ora lo sai, perché. Ormai conosci bene gli uomini, Flam. Andavi bene per una distrazione, per qualche ora di svago, non per una storia seria, pulita, vera. Il vostro rapporto era proprio quello che eri convinta non fosse: una sporca, lurida tresca clandestina. E tu... tu non eri un amore, ma una battona che spalancava le cosce a modico prezzo: un gelato al bar del parco, una passeggiata in un viale alberato, qualche pietosa bugia. Un affarone, Flam. Scopate in offerta speciale, approfittatene, gente, due al prezzo di nessuna. Con assoluta libertà di recesso.
- Me la pagherai, Doug. Come gli altri.




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