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Tutti gli amori di Flaminia Langdon

Capitolo 08


- Trecento dollari? TRECENTO DOLLARI? Ma, dico, Joe, non sarai mica impazzito!
Hal Needles sembra sul punto di scoppiare. Se lo facesse, un barile di birra si riverserebbe sul terreno già unto di grasso ed olio per motori dell´officina di Joe Carnegie. Qualche goccia trasuda dagli occhi, spacciandosi per lacrima.
- Trecentoquindici - precisa Joe. - E ti faccio grazia degli spiccioli. Se ti piace andartene in giro con una macchina del genere, hai poco da protestare se ti si rompe un pezzo e lo devi pagare quanto costa.
La "macchina del genere" è un fuoristrada giapponese che da tempo ha preso il posto della vecchia Renegade, ma che sembra avere più o meno gli stessi anni. O perlomeno gli stessi chilometri.
- Ma che cazzo, i giapponesi i loro pezzi li fanno con l´oro?
Joe si stringe fra le spalle. Sono affari dei giapponesi, non suoi. Lui il pezzo lo ha pagato, il lavoro lo ha fatto, e questo è tutto quello che lo riguarda. - Senti, io di là ho la fattura. Se la cosa non ti piace, va da quello dei ricambi e digli il fatto suo. Così magari ti fa pagare, in aggiunta, la differenza che pratica come sconto a noi meccanici. Trecentoquindici, Hal, e in fretta, se non ti dispiace. Ho quella Chevrolet che mi aspetta da due giorni, e giusto per fartelo sapere l´ho messa da parte quando è arrivato il pezzo per aggiustare il tuo carrarmato.
Dalla tasca posteriore dei pantaloni di Hal sbuca un portafogli dall´aria vissuta. È ben gonfio. Peccato che per il settanta per cento si tratti di foglietti di carta, infilati alla rinfusa, contenenti appunti che, probabilmente, non servono più da un pezzo. Trecentoquindici gocce di sangue abbandonano il loro posto, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore dell´ex proprietario. Per fortuna, non sarà incolmabile il vuoto che lasciano nel portafogli.
Costeranno un´altra prestazione con la vecchia Clara.
Dieci anni fa non sarebbe stato un gran danno. Anzi. Ma i tempi sono cambiati. La carica di allora non c´è più, sconfitta dall´età, e dai chili che han cominciato a crescergli addosso appena, sbattuto fuori dall´università, si è trovato a dover smettere anche con il rugby, unico motivo valido per la sua permanenza all´ateneo. In effetti, la sua cacciata dipese proprio da questo, un campionato andato male per colpa sua, e per colpa della vita che conduceva. Ad aggravare le cose, la qualità della clientela. A quell´epoca aveva a che fare con le più belle donne di Mermaid Bay e dintorni. Ora deve accontentarsi, oltre a dover contentare, dei più repellenti esempi di fauna femminile in circolazione. E questo non aiuta certo a dare il meglio di sé. D´altra parte, Hal, se vuoi continuare a mangiare, e a pagarti i litri di birra che consumi al Brigantine, non hai scelta. A meno di non deciderti a lavorare. Bah, lo faresti pure! Ma cosa, se nel corso della tua vita non hai mai fatto altro che mettere sugli attenti il tuo attributo?
- Stammi bene, Joe. E se dovesse servirti una mano nella tua officina... fammi un fischio, okay?
- Va bene, Hal, va bene. Me ne ricorderò. - "Che mano potresti darmi, poi, sarebbe interessante saperlo, pieno di birra fino agli occhi dalla mattina alla sera."
Il rumore del Daihatsu è di gran conforto. Trecentoquindici dollari, ma spesi bene. Ne aveva piene le tasche di girare con l´autobus. Su una macchina così gli sembra di tornare indietro nel tempo, al suo periodo d´oro, quando tutte le teste coi capelli lunghi si giravano al suo passaggio, sperando di essere notate dal mito di Mermaid Bay. Gli sembra persino possibile che la bionda da sballo che staziona sul marciapiede, fuori il recinto dell´officina, stia proprio guardando lui, da dietro gli enormi occhiali scuri che le coprono gran parte di un viso che non dev´essere affatto male. Indossa una gonna vertiginosamente corta, nera, e una camicetta bianca attillata che mostra generosamente le forme che vi stanno sotto. Lungo un fianco penzola una capace borsa nera, di pelle, a tracolla su una spalla. Ultimo tocco di finezza, leggeri guanti, quasi trasparenti, sulle mani dalle lunghe e sottili dita. Beh, di certo si è voltata dalla sua parte, quando è sbucato dal cancello. Lo ha notato mentre controllava se arrivavano macchine prima di immettersi sulla carreggiata. Si è sentito il suo sguardo addosso, intrigante, carezzevole.
E adesso...
Cazzo, lo sta seguendo davvero!
E gli sta sorridendo!
Frena di colpo.
Forse sta sbagliando. È praticamente certo che stia sbagliando. Ma non può permettersi di sputare su quella probabilità su mille che invece la tizia ce l´abbia davvero con lui. Cos´ha da perdere?
Provarci non gli costerà la vita, no?
- Serve un passaggio, miss?
La voce che gli risponde è di quelle che non sentiva più da un pezzo. Così le parole: - Grazie. Volentieri.
Dannazione, Hal, a questo punto non hai che da sperare di non svegliarti nel tuo lettaccio cigolante e puzzolente e scoprire che una cosa del genere, ormai, te la puoi giusto sognare.
Beh, almeno svegliati dopo aver consumato!
La tipa sale offrendo un grande spettacolo di sé. La camicetta è molto sbottonata, e si allarga generosamente mentre raggiunge il sedile accanto. La gonna fa del suo meglio per stare alla pari. Un profumo di cui ti eri scordato l´esistenza si diffonde nell´abitacolo, e ti aggredisce lasciandoti quasi senza respiro. Non è francese, Hal, e non costerà neppure un patrimonio, ma la pelle su cui è stato irrorato non sa di muffa, e non produce l´effetto naftalina come sulle tue attuali clienti. Una prostituta? Una volta tanto saresti disposto ad essere tu a pagare. Per sentirti di nuovo vivo.
Non riusciresti mai a immaginare, Hal, come questo, fra poco, ti farà sentire invece definitivamente morto.
Un lungo istante di contemplazione è d´obbligo. Ne vale la pena, e se la tizia non è d´accordo tanto vale che salti fuori subito.
La tizia sembra starci. - Quando avrai finito di ammirare il panorama potrai rimettere in moto. A meno che tu non ne abbia voglia.
- Cacchio, parto subito.
Una sgommata come ai bei vecchi tempi. Cristo, fa´ che non sia un sogno!
Il sole sta andando. Già la luce, in giro, si era affievolita parecchio, e fra pochi minuti sarà buio del tutto. Meglio così, Hal. Non puoi più permetterti di esibire i tuoi trofei. Se lo viene a sapere Clara ti ritrovi a stringere la cinghia. Questa è tanto se con te lo fa gratis, figuriamoci se riesci a spillarle qualcosa.
- Dove si va?
- Ho la serata libera - dice lei, come se l´affare fosse già concluso. - Che ne dici di un giro in spiaggia, fuori ´Maid?
- Ricevuto. Passo e chiudo. No, anzi, prima vediamo di metterci d´accordo. Quanto? Non che voglia tirare sul prezzo, ma quello stronzo di Joe Carnegie mi ha appena alleggerito di quattrocento dollari e sono a corto di spiccioli. Giusto per sapere se ci arrivo.
- Gratis ti sembra caro?
Hal Needles sta per rassegnarsi: è un sogno, fra poco ti svegli e ti consoli con una dannata sega.
Aspetta, agisci con calma, fa´ finta di non averla capita, magari riesci a tirare fino alla scopata... Sarà come farsene una davvero.
- Se non mi stai prendendo in giro, mi sembra un ottimo affare.
- Non ti sto prendendo in giro. Voglio che tu mi porti in spiaggia e mi ficchi dentro il tuo grosso palo. Tutto qui.
Hal scuote la testa, disorientato. Ma non trova nessun motivo valido per lamentarsi. Torna a concentrasi sulla strada, e pigia con più forza il piede sull´acceleratore. Meglio arrivare il prima possibile e mettere la cosa al sicuro. Le domande a dopo.
La vettura sobbalza sulla strada sterrata, per un lungo tratto. Poi perde di colpo velocità, continuando ad avanzare con un improvviso senso di pesantezza, quando le grosse ruote artigliano la sabbia per portarsi accanto al bagnasciuga.
Il mondo è lontano, adesso. L´oscurità li avvolge, proiettandoli in una nuova dimensione. Esistono solo loro due, tutto il resto è scomparso, ingoiato dal buio e dal silenzio. E se per caso la tizia era in vena di scherzi, la guida del gioco a questo punto passa comunque a lui. Basta non destarsi giusto ora. Ma Hal Needles, ormai, sente che non è un sogno, sente che tutto questo sta accadendo davvero...
Esattamente quello che succede sempre quando stai per svegliarti!
Non perde tempo. Spegne il motore, si gira verso la donna e le mette le mani addosso. Le sue labbra si tuffano nella scollatura, cercano di raggiungere una delle due splendide rotondità in mostra. L´ansia gli fa sfuggire un sonoro grugnito.
- Una volta avevi più stile, Hal - dice lei senza scomporsi, quasi non si sia accorta di quello che le sta facendo. Nonostante si riferisca proprio a questo.
Hal Needles si blocca.
Lo ha chiamato per nome.
Quindi, lo conosce!
Quindi può darsi che l´incontro non sia stato accidentale. Che non sia stato un caso fortuito l´essersi caricato in macchina una ninfomane in crisi d´astinenza.
Lo ha chiamato per nome, e gli ha ricordato qualcosa che ora gli fa male. Qualcosa che gli fa male ogni volta che gli capita di ricordarsene.
- Sai chi sono?
- Chi sei, e chi eri.
Hal si ricompone. Ha perso gran parte della sua decisione, e della sua fretta. Forse sta cercando di capirci qualcosa di più. Forse sta cercando di ricostruire un passato ormai lontano, di tornare, per qualche minuto, lo Hal Needles di dieci anni prima. Di tornare "chi era".
- Chi sei?
- Flam. Flaminia Langdon. Ricordi?
Leva gli occhiali. Non basta. Leva pure una parrucca. La sua lunga chioma nera è legata strettamente attorno alla nuca, e trattenuta da una reticella. Un accorgimento prezioso, per evitare che un capello bruno possa sgusciarle a sua insaputa e lasciare lì una traccia di sé. Cosa che non era avvenuta per pura fortuna la prima volta, nel parco. Un particolare rivelatosi di fondamentale importanza in seguito.
Infila occhiali e parrucca nella capace borsetta, in uno dei due vani. Non toglie i guanti leggeri, ne ha ancora bisogno. Né chiude la borsa, le serve aperta.
- Flaminia... Langdon... Cristo, si che ricordo... si, che ricordo...
Ma fa visibilmente fatica. E non è detto che ricordi davvero. Anni ne son passati. Ragazze, ne ha avute. Birra, stasera, ne ha mandata giù più del solito. Ma il volto, certo, non gli è nuovo. Non si preoccupa nemmeno di chiederle il perché di quel camuffamento, parrucca occhiali e tutto il resto...
Flam lo aiuta. - La prima volta è stato qui. Sei stato tu a scegliere, in quella occasione. Mi hai portato qui, e quando sono scesa dall´auto mi hai preso con la forza... È stato bellissimo.
Hal comincia forse a mettere a fuoco qualcosa. Maledizione, se non avesse bevuto tanto sarebbe più semplice...
- Non sono più quello di allora... Flam. - È stupido, curioso. Era andato lì con quella splendida donna progettando una scopata alla grande, con qualcuno con cui, finalmente, dopo un secolo, valesse davvero la pena; pronto a prenderla con la forza, se ci avesse ripensato; e ora si trova quasi a desiderare da questa comprensione, pietà... amicizia. Farebbe volentieri a meno di sfiorarla con un dito, contentandosi di scambiare con lei quattro chiacchiere, rievocare i bei tempi andati, rivivere, almeno per pochi minuti, atmosfere e sensazioni perdute per sempre...
- Ho visto, Hal. adesso fai proprio schifo.
L´affermazione echeggia nell´abitacolo come il suono secco di un ceffone in pieno viso. E fa male, assai più male di un ceffone in pieno viso.
- Ehi, bellezza, che ti salta in mente? - Comprensione? Amicizia? Questa vuole sfottere! - Nessuno t´è venuto dietro a chiedere un parere, sei stata tu a... Anzi... è vero! Perché mi hai cercato?
Giusto, Hal, perché è così: ti sei reso finalmente conto che è stata lei a cercarti.
Un´alzata di spalle, un sorriso quasi triste. Una risposta semplice, eppure, in apparenza, incredibile: - Diciamo... nostalgia.
- Nostalgia?
- Anch´io, Hal, non sono più quella di dodici anni fa.
Apre la portiera, scende dall´auto, fa due passi verso l´acqua. I fari, puntati sul mare, la lambiscono con un debole alone. Hal ha modo di vedere quando si ferma, si gira verso di lui, abbandona la borsa per terra, e comincia ad aprire gli altri bottoni della camicetta. Scende a sua volta, come rapito. La piccola ha l´aria di essere fuori di testa, ma non tocca a lui lagnarsene. Le si avvicina, mentre lei continua a spogliarsi indisturbata. Che non portasse reggiseno, lo aveva già intravisto prima. Che non portasse altro, sotto la gonna, lo vede quando questa scivola giù, ai suoi piedi. Allora lei si abbassa, raccoglie gli indumenti di cui si è liberata, glieli mostra, caso mai non si fosse reso conto di quanto ha fatto, e con un gesto teatrale li butta via, alcuni metri più in là. Un gesto dal duplice effetto: una scena che fa andare rapidamente il sangue alla testa ad Hal; una precauzione per evitare che si sporchino, fra poco, del medesimo. Solo la borsa le rimane accanto, è di pelle, si può pulire facilmente.
E le serve averla vicina.
Hal Needles chiude il rubinetto delle domande. Se serviranno, a dopo. Si libera della maglietta, si cala i pantaloni assieme alle mutande di quattro giorni. Una volta sarebbe stato uno spettacolo eccitante. Ora si sente buffo nell´eseguire queste operazioni, con movimenti goffi, un po´ ridicoli. Quando, nudo anche lui, comincia a carezzare le braccia della donna, non sa quasi che dire, e che fare. - Flam, io...
- La prima volta mi prendesti con la forza, Hal. Fallo, fallo di nuovo. Fallo come allora! - Si ritrae, ridendo, in un atteggiamento di sfida. Lui la riafferra, la tira giù, per terra, le va addosso. Lei oppone resistenza, tenta di respingerlo, di allontanarlo da sé, ma per poco, e senza convinzione. Infatti cede presto, e lo abbraccia, aprendo le gambe e muovendo l´inguine per offrirsi all´amplesso.
- È stato così tante volte, Hal. Mi portavi qui, e facevi di me una donna felice. - La voce è poco più di un rauco sussurro. - Una... donna, sebbene fossi poco più di una ragazzina.
Hal non ha bisogno d´ascoltare altro, è già partito. Stringe le sue mammelle, le riempie il petto di baci, si dimena per penetrarla a fondo senza più badare a ciò che dice, e a ciò che fa. Senza badare, per esempio, al suo braccio che si allunga, cautamente, verso la borsa. O alla mano, che ne raggiunge l´apertura, cala nel secondo vano, fruga qualche istante alla cieca, ed alla fine si ritrae dopo aver impugnato saldamente quello che cercava.
- Finché non ci sei venuto con Priscilla Finney, Hal. Ricordi?
Adesso la voce è meno flebile, meno roca. È salita di tono, acquistando una vigoria improvvisamente rabbiosa. Tagliente. Hal chiede "come?", stordito dalla foga con cui si sta impossessando di lei e da un orgasmo già prossimo a venire, e appena conscio di qualcosa di nuovo, di strano, nel comportamento della donna che giace sotto di lui.
- Ti avevo aspettato tutta la serata, Hal. Avevo cercato di ignorare le voci che circolavano su te e Priscilla. Ero certa che quella sera saresti venuto con la tua Jeep, come tutte le sere, per portarmi qui e farmi di nuovo tua... E tu non arrivavi. E tu non saresti più arrivato!
Hal comincia ad afferrare la situazione. La piccola sta dando nuovi segni di squilibrio. Va be´, te n´eri già accorto che era fuori di testa. Ma adesso ha cambiato atteggiamento. Sembra proprio incazzata nera, adesso. Che fai, ce l´hai sotto, stai per venire... Fermi tutto e chiedi scusa per aver frainteso? Ah, no davvero, questo puoi levartelo dalla testa. Non a questo punto. Un altro paio di stantuffate. Dopo puoi tornare a fare in culo nel manicomio dove sei stata finora.
- Ho fregato la moto a Ricky, Hal, per correre qui, e trovarti con quella puttana. Un porco e una puttana, ecco cos´ho trovato qui, quella sera, Hal. La puttana è andata a farsi fottere come me, dopo un po´. Il porco invece è qui, e mi sta insozzando di nuovo...
- Uuuhm, si... è cosiiiì... - Parla, zoccola fusa, di´ quello che vuoi, hai ragione su tutto, tanto fra un attimo te lo scarico dentro e non mi frega più un cazzo di niente...
- E i porci si scannano, Hal. È questa la fine che meritano.
Un rumore secco chiude il discorso. È un suono violento, pesante, che echeggia nell´aria calma e riesce persino a distogliere Hal dalla frenesia dell´orgasmo. Solleva la testa, allarmato. Riesce a scorgere un breve, sinistro riflesso sulla sua sinistra. Poi è un guizzo, e quell´affare (ha capito cos´è, è la lama di un coltello!) scompare alla sua vista, e va a recidergli la carotide mentre lui spara, con un´ultima, inconsapevole pompata dentro la sua assassina, l´ultimo colpo della sua balorda vita.




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