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Tutti gli amori di Flaminia Langdon

Capitolo 06


Hal Needles.
Lo ricorda come fosse ora.
Un mito, un idolo. "L´idolo", per tutte, al liceo di Mermaid Bay. Era bello, intelligente, simpatico. Alto, con un fisico da atleta, una fluente chioma bruna, e due occhi verdi come limpidi smeraldi. Non era ricco, non di famiglia, però aveva sempre di che spendere per le sue esigenze, a cominciare dalla Jeep con cui imperversava dentro e nei dintorni della città. Soprattutto in spiaggia. Si vociferava che facesse il gigolo nelle città vicine (certe partite non si giocano in casa), e che avesse consolato dietro compenso non poche vedove inconsolabili, o mogli infelici di professionisti super indaffarati. Cosa che non ammise mai, neppure con lei.
Hal Needles.
Flaminia abbassa gli occhiali scuri sul naso mentre, fingendo di guardare la vetrina che ha davanti, spia di nascosto il tizio che attende alla fermata dell´autobus. Lui non la riconoscerebbe di certo, per quanto non sia cambiata molto nel corso di tutti quegli anni. Dodici. Dodici anni. Deve ammettere che il tempo, con lei, è stato particolarmente benigno. Ma la vistosa parrucca bionda, e il grosso paio d´occhiali da sole che indossa nonostante si sia già al tramonto, e le nasconde un buon trenta per cento del volto, svolgono un ottimo lavoro. Persino per Terry sarebbe difficile identificarla.
"L´idolo", invece, è messo proprio male. Buona parte della sua fluente chioma è andata. Ne rimane una vaga traccia nella parte bassa del cranio, lasciata crescere in lunghi e disordinati ricci, unti e precocemente scoloriti. La massa di muscoli che ammaliava le sue conquiste, facendole sentire al sicuro fra le sue forti braccia, facendole godere fino allo spasimo durante i suoi vigorosi amplessi, andata pure, seppellita sotto uno spesso strato di grasso che, soprattutto nella regione addominale, lo gonfia in maniera ridicola. Lo charme, innato, che possedeva, che rendeva impossibile non perdonargli qualche particolare vizietto, oltre a far dimenticare le voci che circolavano a proposito dei suoi mezzi di sostentamento, kaputt.
Indossa abiti lisi, con qualche macchia, di una taglia scarsamente sufficiente a contenerlo tutto.
La compassione è il primo sentimento che si affaccia, nel trovarselo davanti. Che ne dici, Flam? Tutto considerato, non è stato un gran male che sia finita con quel maiale. Maiale di fatto, allora, dietro sembianze eccezionalmente attraenti. Maiale d´aspetto, ora, dopo in fondo nemmeno troppi anni. Credi che ti sentiresti orgogliosa di camminare al suo fianco, come signora Needles, per le vie del centro?
Già, ma non è questo il punto, vero? Non è per seppellire tutto sotto un velo di pietà che ti sei messa alla sua ricerca, ed hai scoperto dove abita, e cosa fa per vivere. Non è per questo che lo stai pedinando da circa una settimana, nel tuo tempo libero, per trovare l´occasione di avvicinarlo, in modo del tutto casuale, e magari farti portare in qualche posto appartato.
Come dodici anni fa.
Dodici anni.
Ne avevi diciassette, allora. Lui venticinque. Tu frequentavi il liceo, lui l´università. Ed avrebbe continuato a frequentarla all´infinito, giacché rappresentava solo un alibi per evitare di cercarsi un lavoro, se non esistessero limiti anche per quello. Deprecabile, agli occhi di un maturo benpensante; un peccatuccio veniale, se non addirittura un motivo in più d´ammirazione, per un´adolescente affascinata dal suo aspetto, dai suoi modi, dalla sua carica di simpatia, e dalla sua capacità di vivere comunque alla grande. Tutte le ragazze che conoscevi ne erano innamorate. Probabilmente, lo erano pure quelle che "non" conoscevi. Le più sentimentali sognavano di portarlo all´altare, le più disinibite si dicevano disposte ad andarci a letto anche per una sola volta; le più frustrate si limitavano ad ispirarsi a lui per lunghi e copiosi pianti. Tu, Flam, tenevi per te le tue ambizioni. In fondo, non sapevi neppure quali fossero. Certo eri attratta da quel Dio che vagava in terra nella vostra città. Oltre che per la sua oggettiva prestanza, per effetto contagio, quello che ti fa innamorare di un tizio, senza che tu lo abbia mai visto o conosciuto di persona, semplicemente perché c´è troppa gente in giro che lo ha già fatto, e che di questo sembra addirittura paga. Mai, però, nessuna seria prospettiva di stargli a fianco. Sarebbe stato bello, se fosse successo. Ma con tanti cani all´osso, disposti a fare qualsiasi cosa per conquistare una tale preda, proprio non credevi che potesse accadere. Proprio a te.
Invece accadde.
Proprio a te.
E, allora, non ti passò nemmeno per l´anticamera del cervello l´idea che non stesse capitando "proprio" a te, bensì "anche" a te.
Era una sera d´estate. Faceva caldo, e in giro, al solito, c´era molta più vita di quanta ce ne fosse stata durante il giorno. Vita, e voglia di vivere. Eri con un paio d´amiche, e stavi uscendo da un bar dove avevate consumato una bibita fresca e mezz´ora della vostra esistenza parlando di quelle cose che a diciassette anni sembrano di vitale importanza, e che appena un lustro dopo si rivelano un superfluo cumulo di sciocchezze. Ti stavi avviando verso il tetro baratro privo di luce che si suole chiamare casa centellinando gli ultimi momenti d´allegria, cercando di stiracchiarli con la speranza che potesse durare pure dopo aver varcato la soglia della tua abitazione.
E allora vi fu l´Apparizione.
Stava arrivando di gran carriera, a bordo della grossa Jeep priva di sportelli e con il parabrezza abbassato sul cofano. Nonostante la velocità, più che la strada davanti a sé guardava sui marciapiedi, ai due lati della strada, come se stesse cercando qualcosa.
O qualcuno.
Una brusca frenata, e il fuoristrada si fermò a pochi metri da voi, dopo una breve scivolata su della ghiaia che era sull´asfalto. Un´entrata in scena spettacolare, com´era nel suo stile. Voi tre ragazze v´immobilizzaste, spaventate, aspettandovi di vedere il mezzo schiantarsi contro il muro del bar. Poi lo spavento divenne rapimento, nello scoprire, soltanto adesso, Iddio Hal seduto alla guida senza nessuno accanto. Un evento raro. Che costituiva il punto di partenza di un sogno coltivato da ogni ragazza di ´Maid.
Ora lui si sarebbe acceso una sigaretta, avrebbe ruotato la testa, avrebbe valutato con uno sguardo la selvaggina presente, e avrebbe scelto. E una perfetta sconosciuta sarebbe diventata la ragazza più invidiata di Mermaid Bay.
La fiammella di un accendino gli rischiarò per pochi istanti il volto. Diede fuoco all´estremità libera di un cilindretto bianco che penzolava dalle sue labbra, poi si spense, lasciando nella semioscurità un ricordo vivo della Visione. Gli occhi sembrarono brillare quando smisero di controllare i paraggi e si fermarono sul vostro terzetto appena uscito dal locale.
Un brivido violento scosse te e le tue amiche. Forse sapevate già che il suo guardarsi attorno faceva parte di un atteggiamento, di un´esibizione destinata ad aumentare la suspense, perché quella brusca frenata era stata provocata proprio dalla vostra presenza.
Qualcosa che andava oltre il terreno stava per accadere. A voi tre.
Ad una, di voi tre.
Hal Needles smontò dalla vettura con un balzo agile, felino. Quando s´incamminò, con passo deciso, aveva già effettuato la sua scelta. Voi tre attendeste, trepidando. Incapaci di notare che il suo sguardo, inequivocabilmente, era già fisso su una di voi.
- Ciao, Flam.
Spalancasti occhi, bocca, orecchie, nari... avesti la sensazione che anche le altre aperture presenti nel tuo corpo si fossero spalancate a loro volta. - Di... di... dici a... me...?
- Non hai intenzione di tornartene già a casa, vero? È una bella serata. Sarebbe un peccato sprecarla dentro un paio di pantofole e in un bagno di sudore davanti al televisore.
- Ma... per me è fatto tar...
Una gomitata di Sue t´interruppe. Flam, che fai, vinci una lotteria e cerchi di pulirti il culo con il biglietto vincente?
- Ciao, ragazze, buonanotte - disse Hal, prendendoti per un braccio e guidandoti verso la sua auto. Lo seguisti incapace, oltre che di reagire, di convincerti che stesse accadendo per davvero, guardando sperduta le tue amiche che si facevano sempre più lontane, immobili come statue a guardare estasiate.
Cavolo, Flam, come si è stupide a quell´età. Sembra quasi un miracolo che si riesca a sopravvivere oltre. Viene da ridere, e insieme da piangere, a guardare quel rottame che, mentre aspetta sul marciapiede, si scava il naso con un´espressione da imbecille sul volto. E a pensare che possa aver avuto un peso così determinante nella vita di tante stupide oche adolescenti.
Credimi, Flam, lasciarlo vivere sarebbe assai più crudele che fargliela finita.
Ma non ci sarebbe lo stesso gusto, vero?
Fu quando la Jeep era già lontana, lanciata verso una destinazione nota unicamente a lui, che riprendesti controllo di te. Al punto di notare un particolare che, se nel sogno poteva essere abbastanza ovvio, nella realtà aveva qualcosa di poco chiaro: - Come fai a conoscere il mio nome?
- Me lo sono fatto dire. - La banalità della risposta fece sembrare stupida la domanda.
- Da chi?
- Ha importanza? Non credo che sia un segreto di stato, vero?
- Oh, no. No davvero!
Restava la domanda più importante. Difficile riuscire a farla, soprattutto considerando come erano andate le prime. Ma DOVEVI. - E... perché?
- Mi piaci - fu la semplice risposta.
Bene, era quello che t´aspettavi. O, in ogni caso, quello che sognavi dicesse. Lo aveva detto. Ed ora? Cosa ti toccava, prostrarti ai suoi piedi, onorata di essere stata prescelta, e fare tutto ciò che lui desiderava?
Si.
A pensarci bene, era così.
Ma non era il caso di farglielo sapere, no?
- Questo non ti autorizza a credere di essere libero di fare quello che vuoi, come andare in giro a chiedere come mi chiamo per poi venirmi a prendere e caricarmi su questa Jeep a tuo piacimento.
- È quello che ho fatto, no? E tu non hai protestato.
- Questo non significa niente! - replicasti, in difficoltà. Stavi chiaramente combattendo una battaglia persa in partenza. Tu eri alla tua prima esperienza, e lui un esperto in materia. Ma non potevi cedere senza almeno cercare di resistere, e fargli credere di essere completamente nelle sue mani. Anche se era così. Proprio perché era così.
- Spero che non ti stia facendo qualche strana illusione, Hal, io...
- Come fai a conoscere il mio nome?
Di nuovo in fallo. Riprendesti il gioco in attacco: - Sei sulla bocca di tutti, se non lo sai. Fai parlare tanta di quella gente che persino un sordo riuscirebbe a sapere qualcosa dei fatti tuoi. E guarda che, se sono venuta in macchina con te, è giusto perché ero curiosa di sapere come facevi a conoscermi. E ora che lo so posso benissimo scendere, se fermi questa carretta.
Nuova brusca frenata. Fosti sbalzata dal sedile, in avanti, e la forte presa di Hal ti salvò dal finire stesa sul cofano. Ti tirò verso di sé. Sotto la leggera maglietta, sentisti i muscoli del suo petto, duri e gonfi. Ancora ricordi quella sensazione, vero?
Ti divincolasti dall´abbraccio e saltasti giù dalla macchina. E solo allora ti rendesti conto, con sorpresa, che avevate lasciato la città alle vostre spalle, e che vi trovavate su una carrareccia che portava in spiaggia, appena fuori la periferia di ´Maid.
- Che posto è questo?
- Che ne so? Sei stata tu a voler scendere qui.
Rimontasti sulla Jeep furiosamente. E stavolta, più lucida di quanto non fossi stata poco prima, notasti come la tua gonna stretta, già corta di per sé, si alzasse più di quanto fosse conveniente mentre salivi sull´alta vettura. E come lo sguardo di Hal, puntato sulle tue grazie scoperte, trasudasse di avido interesse. Eri ben fatta già allora, Flam, più di quanto tu stessa ritenessi.
- Devi riportami in città!
- Certamente, tesoro. Non avrai mica paura che ti lasci qui. Dopo ti riaccompagnerò a casa.
- Cosa significa "dopo"? Subito!
- Andiamo, Flam! Non suggerisce niente al tuo cuore il fatto che io sia pazzo di te?
- Non ti aspetterai che caschi fra le tue braccia semplicemente perché ne hai voglia!
Era stata una rivelazione, per te. Eri bella, Flam. Ora lo sapevi. Con più convinzione di quanto non l´avessi mai pensato prima. Bella, e desiderabile, abbastanza da non doverti sentire inferiore al mito che ti aveva messo gli occhi addosso. Lo volevi tu quanto lo voleva lui, ma potevi concederti di farlo sospirare un poco.
Hal riavviò la Jeep puntando sulla spiaggia.
- Che fai?
- Senti bambola, ho capito che vuoi giocare a fare la preziosa, e visto che abbiamo un po´ di strada davanti non ho niente in contrario. Continua a divertirti finché non arriviamo. Poi vedi di non perdere altro tempo. Se non sbaglio, eri tu ad avere il problema di rientrare a casa in orario.
Stringesti i pugni per l´ira. Quel tipo aveva superato tutti i limiti. Ora non eri più tanto sicura di voler diventare la sua ragazza. Anzi, eri proprio sicura di non volerlo, e pentita di essere salita sulla sua auto.
- Non ti farò perdere un minuto. Gira la macchina e riportami in città. Subito!
Hal Needles ridacchiò. Aveva l´aria di divertirsi un mondo.
- Hai sentito cosa ho detto? Riportami indietro.
Per tutta risposta, la Jeep si fermò, e lui spense il motore. L´acqua dell´oceano sciacquettava tranquilla a meno di un metro di distanza.
- A quanto pare sei duro d´orecchi. Ti ho detto...
- Sbagli, bambola. Di duro non ho le orecchie, in questo momento.
Cadesti nella trappola, ricordi? Come una goffa ragazzina imbranata che si trovasse in una situazione più grande di lei e non sapesse da dove incominciare. Smettesti di protestare e la tua testa si piegò, senza volerlo, a guardare i suoi pantaloni, come a cercare di verificare la correttezza della sua affermazione. La poca luce che veniva dalla luna non era sufficiente per questa operazione, mentre bastò a rendere visibile il tuo gesto. In quella semioscurità, le sole cose visibili sembravano i vostri volti, i vostri occhi, le vostre labbra. Questo ti dette stranamente la sensazione che foste già nudi.
L´imbarazzo fu forte, per te, e le parole di Hal non migliorarono la situazione. - C´è un modo migliore di controllare se è vero.
- Co... cosa vorresti fare?
- Ehi, Flam, non dirmi che la mamma non ti ha ancora raccontato niente! - La sua mano ti accarezzò una coscia. Tu la respingesti, e saltasti giù. Forse non sapevi che stavi facendo esattamente quanto era nei programmi del tuo accompagnatore.
O lo sapevi?
- Non voglio - dicesti decisa.
- Si che vuoi - insistette Hal, balzandoti accanto. Tentasti di allontanarti, lui ti afferrò e ti strinse a sé. Era la situazione sognata da tutte le ragazze di Mermaid Bay, nessuna esclusa. Neppure te, esclusa. E ancora adesso, nonostante i modi che con chiunque altro avresti giudicato da bifolco, inaccettabili, odiosi, era la cosa che più ti sarebbe piaciuta. Sentirti stringere dalle sue forti braccia, sentire il suo possente fisico muscoloso quasi avvolgerti e ricoprirti per intero, sentire il suo pene turgido, che si vociferava fosse enorme, bussare sui tuoi fianchi. Vedere il suo bel volto a pochi centimetri dal tuo, i suoi occhi già penetrarti come nel più intimo degli abbracci, le sue labbra seducenti sorriderti e parlarti e muoversi come se già stesse ricoprendo il tuo corpo di baci... Ma non potevi cedere così, e dargli il diritto di credere di essere un oggetto di sua proprietà. Dovevi respingerlo, fermare la sua mano che, carezzandoti di nuovo una coscia scoperta dalla corta gonna, stava salendo verso altri traguardi, allontanare le sue labbra che già si muovevano sul tuo collo e sembravano succhiarti attraverso la pelle le ultime resistenze. Spingesti, con le braccia, per divincolarti di nuovo. Incontrasti una resistenza di gran lunga superiore alle tue forze. Provasti a scivolare dalla sua stretta, poi ti rendesti conto che così stavi pure, e soprattutto, scivolando fuori dal tuo vestitino. Cercasti di recuperare la posizione, ma stavolta fu Hal a completare l´opera. Quasi senza che te n´accorgessi, sentisti il leggero tessuto del tuo abito caderti su un piede e aggrovigliarsi alla tua caviglia, mentre di nuovo ti agitavi per liberarti dal suo abbraccio, e allora sapesti di essere rimasta in reggiseno e slip.
- Finiscila! Lasciami stare o grido!
Un colpo secco, e il reggiseno saltò via, lasciando libere le tue mammelle piene, i tuoi capezzoli dritti a confessare, indolenti e insolenti, cos´era che, in effetti, stavi aspettando.
Un breve attimo di contemplazione, poi Hal disse: - Grida.
E si tuffò su di te.
Così gridasti, Flam.
Ma non subito. E quando lo facesti, fu di piacere, nel sentire una forte fitta e insieme qualcosa di grande, caldo e duro entrare in te e riempire, nelle tue sensazioni, non solo la tua vagina, ma tutta te stessa.




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