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Tutti gli amori di Flaminia Langdon

Capitolo 04


È l´inizio di una notte d´inferno, per Flaminia Langdon.
La coscienza di quello che ha fatto esplode dopo un paio d´ore di sonno agitato. Nell´andare a letto si era sentita stanca, amareggiata. Umiliata per le uscite, impunite, di Terry, e parzialmente risollevata dalla conclusione anticipata della serata. Senza una nutrita platea davanti alla quale oltraggiarla, persino il suo amato fratellino aveva desistito con le scaramucce. Il chiuso della sua stanza, e il suo letto, le erano parsi un rifugio impenetrabile a qualsiasi attacco esterno. Nel coricarsi, aveva creduto che la giornata fosse finalmente finita, senza altri strascichi. Quanto era successo, era successo, ed era concluso.
Apparentemente, ordinaria amministrazione.
Ma ecco arrivare gli incubi.
Hanno atteso, loro non vanno mai di fretta. Hanno lasciato che giungesse prima l´abbandono, l´oblio. Che ogni capacità reattiva venisse cancellata da un enorme bisogno di riposo.
In agguato, come fiere.
Eccoli, all´improvviso. Si presentano come una marea di volti, che sbucano dal nulla e si addensano accanto a lei. Ruotano attorno. Parlottano. Ridono. Le rivolgono domande di cui non riesce ad afferrare il senso. Nemmeno le parole, è l´inflessione ad essere interrogativa, ma cosa dicono, cosa vogliono? Volti privi di membra, come teste mozzate dal corpo. Molti sono sconosciuti. Alcuni noti, Terry, suo padre, Burt... Qualcun altro appartiene alla sua vita passata: si sorprende a riconoscere Hal... poi Douglas, Philip... infine il volto inanimato dell´uomo che ha ucciso nel parco. La faccia contratta da una smorfia di dolore, gli occhi spenti di un morto, privi di pupille. Ride come tutti. Fiotti di sangue sgorgano dalla gola aperta ad ogni risata e piovono su di lei, si riversano sul suo corpo nudo e le tingono di nero il seno, le braccia, il viso...
Si tira a sedere tutta sudata, di colpo sveglia. Il cuore batte furiosamente nel petto. Il respiro è faticoso. Doloroso. L´eco delle risate continua, nel suo cervello, anche quando i volti che la scherniscono scompaiono nel nulla dal quale erano venuti. Si spegne, gradatamente, man mano che riconosce gli oggetti nella camera, che non somigliano lontanamente ad alberi, cespugli, lampioni, panchine. È quando si rende conto di essere al sicuro, a casa sua, nel suo letto, che torna il silenzio. Spariscono le immagini di sangue dai suoi occhi, e riconosce la sensazione di appiccicaticcio che avverte come semplice effetto della patina di sudore che le ricopre il corpo. Sudore, non, come le era parso, sangue.
Forse, per la prima volta, ha coscienza di quanto è successo. Della portata di quello che è successo.
Ha ucciso un uomo.
Lei, Flaminia Langdon.
Uno sconosciuto, che era corso a soccorrerla.
Perché aveva provato desiderio per lei.
Ha ucciso, e quanto ha avvertito finora non ha minimamente avuto a che fare con il rimorso, la paura, con i sensi di colpa. Lo ha lasciato lì, in una pozza di sangue, senza degnarlo più di uno sguardo, come se la cosa non avesse nulla a che vedere con lei, per andarsi a ripulire alla meglio ad uno zampillo, rivestirsi, tornare a casa e cancellare, sotto una doccia calda, le ultime tracce dell´accaduto. Per almeno due volte, nel corso della serata, ha rievocato quei momenti. Ogni volta, il ricordo è stato accompagnato da un senso di compiacimento, di soddisfazione. Ogni volta ha pensato a quanto era successo come ad un sistema buono, perfino piacevole, di risolvere i propri problemi...
Ora l´euforia è scomparsa. Ora, comprende appieno cos´ha fatto. Ora le sfugge un singhiozzo d´orrore nel rivivere la scena, nel ritrovarsi davanti agli occhi l´immagine di un corpo che si abbandona sul suo e le svuota addosso le proprie vene. Un corpo nudo, privo di vita, che ancora la sta penetrando, che sta eiaculando nella sua vagina sperma di morto...
Si rivede, mentre libera se stessa da quel peso scaricandolo su un lato. Mentre si tira su, insozzata del suo sangue al volto e sulle spalle, e del suo liquido seminale fra le cosce, e si allontana per ripulirsi e tornare a casa...
È una sua fantasia di adesso, o ricorda davvero di averlo guardato, prima di andar via, e di avergli sorriso soddisfatta?
Ha ucciso un uomo. Lo ha ucciso dopo essersi data a lui, mentre si dava a lui, mentre ancora...
Perché?
"Mi dispiace, Flaminia, ma... vedi..."
È la voce di Burt, che gracchia nel ricevitore del telefono. È l´espressione contrita del suo volto, quella che non ha nemmeno avuto modo di vedere, che le si para davanti, mentre le dà il benservito.
Anche lui, come gli altri.
Come Hal, come Douglas, come Philip.
Ma stavolta è peggio.
Stavolta è insopportabile!
Le sue storie precedenti avevano qualcosa di marcio, alla base, e la fine che avevano fatto era esattamente la fine che dovevano fare. Quella con Hal, una lercia storia di sesso seguita ad una violenza. Con Douglas, di dieci anni più vecchio di lei e con una moglie e un figlio che lo aspettavano a casa. Con Philip, una stupida ribellione, contro un mondo ipocrita e falsamente puritano, che alla fine le si era rivoltata contro.
Ma con Burt era diverso. Con lui era una cosa bella, pulita, normale...
No!
No, maledizione, no!
Non esistono cose belle e pulite, e di normale non c´è che la turpe sudicia voglia che domina la vita d´ogni viscido essere umano di sesso maschile. Anche Burt, anche lui, non era diverso dagli altri. Forse era il peggiore di tutti, perché l´aveva illusa, facendole credere cose che vere non erano, che vere non potevano essere e non sarebbero mai state. Ah, Flaminia, Flaminia, con gli occhi profondi pieni di stelle! Occhi! Ma quando mai un uomo ti guarda davvero negli occhi, senza pensare alla cavità che ti ritrovi in mezzo alle cosce?
Si, anche lui.
Anche lui, come tutti gli altri.
Richiude le palpebre, sperando che torni il sonno. Ma la sua mente è sveglia come dopo un tuffo nell´acqua ghiacciata. Non dormirà più, stanotte, lo sente. E se pure riuscisse ad assopirsi, ci penseranno gli incubi a farla tornare in sé, lucida e disperatamente sveglia, a tormentarsi con ripensamenti e rimorsi...
Rimorsi?
E perché?
Per chi?
Per un tizio con il membro teso e pronto a fotterti mentre tu piangevi per la paura e la disperazione? Per uno che ti guardava le cosce mentre eri scossa dai singhiozzi, aspettando che la gonna salisse un altro po´? È stato per questo che lo hai fatto, no? È stato per questo che, quando hai visto quella bottiglia abbandonata per terra, hai subito pensato che sarebbe stata una gran cosa ficcargliela in gola. Per scannarlo, come si fa coi maiali. E cos´altro era, quello, se non un maiale? Lui, come tutti gli altri, come tutti quelli che hanno abusato di te, che ti hanno usata e poi gettata via come un fazzoletto di carta.
Rimorso? Sarebbe bello far fare agli altri la stessa fine!
Agli altri...
Un brivido la scuote, a questo pensiero.
È un brivido strano.
Singolare
Forse, è lo stesso brivido provato dai grandi personaggi della storia, nel momento in cui venivano fulminati dall´ispirazione che poi li avrebbe indotti a fare una geniale scoperta, o a vincere un´importante battaglia...
Fuori della finestra, il grosso faccione pallido della luna pare che ammicchi, che la incoraggi a tirar fuori il resto.
Già, sarebbe bello se pure gli altri facessero quella fine.
Sarebbe bello, e sarebbe giusto!
E chissà, forse, potrebbe essere persino facile...
Tira via la leggera coperta e si alza.
Va alla finestra.
Restituisce alla luna lo sguardo di sfida.
Giù in strada è tutto tranquillo. Le luci, intorno, nella sua casa e in quelle vicine, sono spente, e le montagne che si ergono alle spalle di ´Maid appaiono a loro volta addormentate. Ha la sensazione di essere l´unica creatura al mondo sveglia, in questo momento. L´unica viva. L´unica reale. L´intero universo, adesso, sembra essere nelle sue mani. Le basta chiudere gli occhi per cancellarlo, le basta addormentarsi di nuovo per eliminarne perfino il ricordo.
Una improvvisa sensazione di potenza, inusitata.
Elettrizzante.
Ma non è soltanto una fallace illusione.
È vero o no che siamo noi, con le nostre azioni, con le nostre idee, con i nostri atteggiamenti, a dare un volto al mondo, a connotarlo in un modo anziché in un altro?
E tu, Flaminia, che ruolo hai avuto, finora, in questa grande impresa?
"Quello di uno strofinaccio!"
Sfugge un risolino.
Sembra una battuta divertente.
Dai, Flaminia, sii seria, pensaci.
È vero, hai ragione. Strofinaccio. La risposta è giusta. Ma sbagli a riderci sopra. Non stiamo parlando di un comico in una divertente gag, bellezza, stiamo parlando della TUA VITA!
È un po´ meno divertente, messa così, vero?
Loro si sono divertiti. Quelli che ti hanno sussurrato dolci parole d´amore, come un magico "apriti Sesamo", per potersi infilare fra le tue cosce con il loro lercio fallo. Per loro sì, è stato uno spasso. Ma a te, Flaminia, cos´è rimasto? Cosa ti è rimasto, "alla tua età", come ha detto Terry? Di cosa ti senti fiera, orgogliosa, felice? Quale avvenimento della tua vita ti ha offerto qualcosa, Flaminia, che non si sia rivelata in seguito una ingannevole chimera?
Che cosa?
La risposta le si presenta di nuovo come immagine. Ora più viva delle altre volte. Addirittura più viva, nitida, di quando accadeva. L´immagine di un uomo che ansima e si dimena su di lei. Che ad un tratto emette un profondo gorgoglio, e si abbandona esanime, allorché il frammento di bottiglia che lei stringe in mano gli affonda nella gola, e gli trancia la carotide, ed un fiotto di sangue caldo e scuro prende a pioverle addosso come in un sinistro battesimo...
Adesso sorride, Flaminia Langdon.
Adesso sa.
Che potrà tornare a dormire, che sognerà, e che non saranno più incubi.
E riposerà, nell´attesa di agire di nuovo.
"Strofinaccio" ha cessato di esistere. Ora sarà lei, Flaminia Langdon, a dominare nella sua vita. Una nuova Flaminia Langdon, una Flaminia Langdon mai esistita prima, che nessuno mai aveva voluto e mai avrebbe immaginato potesse esistere. Una donna nuova, sicura di sé, padrona della sua esistenza, non più disposta a commettere errori, e ad accettare fallimenti.
E con una consapevolezza nuova, ora.
Che non esiste nulla di più sicuro, affidabile, e infallibile, come la morte.




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