Free Web Hosting Provider - Web Hosting - E-commerce - High Speed Internet - Free Web Page
Search the Web

Tutti gli amori di Flaminia Langdon

Capitolo 02


"Ce l´ho fatta".
Poche parole, per esprimere un concetto elementare. Le esplodono nella mente non appena chiude dietro di sé la porta della sua camera. Vi si poggia contro, con un forte affanno, come se dovesse resistere al tentativo d´intrusione da parte di qualcuno. È il primo pensiero, l´unico, dopo un vuoto durato tutto il tragitto da Redrock Park fin lì. Un percorso coperto furtivamente, sobbalzando ad ogni incontro, cercando ad ogni passo il tratto più buio, la traiettoria più appartata. Un viaggio di pochi minuti, durato un´eternità. Inspira profondamente, ed espelle l´aria che ha incamerato in un sol colpo. Parte della tensione pare andar via al seguito. Ma la mano trema ancora, mentre gira la chiave nella toppa con un gesto secco, quasi disperato.
La luce del lampione davanti casa s´intrufola dalla finestra superando il debole blocco delle tendine ricamate, e definisce confusamente i contorni dei mobili che, altrimenti, sarebbero immersi nella più totale oscurità. Riconosce la sagoma del letto, del comodino, del grande armadio sulla parete di fronte, del piccolo scrittoio piegata sul quale ha imparato una grossa fetta di ciò che sa. È un ambiente familiare, quello in cui si ritrova adesso, amico. Una stanza che, tante volte, ha assistito alle sue angosciose fughe dal piano di sotto, le ha offerto riparo, ha ascoltato i suoi pianti, l´ha accompagnata silenziosamente verso mondi migliori, fatti di sogno.
Tarda ad allungare la mano verso l´interruttore. Quando lo fa, si pente, e la ritrae senza farlo scattare. Attende che i suoi occhi si abituino alla penombra, infine scivola con un colpo di reni brusco, rapido, verso il bagno. Si chiude dentro di nuovo a chiave, e soltanto allora accende la luce, per spogliarsi e andarsi a ficcare sotto il getto fumante della doccia. Neppure lì si era sentita al sicuro, al chiuso della sua stanza. Ancora, non si era fidata. Ancora, aveva avvertito il bisogno di essere nascosta dal buio, difesa dal buio. Si, proprio il buio, che fin da piccola, quando pretendeva di dormire con la lampada accesa, le era stato nemico, si scopriva ora l´amico più leale, il complice più sicuro, il protettore più fidato contro le insidie che, ora, provenivano dalla luce.
Se avesse scorto il movimento furtivo accanto al letto, al suo ingresso in camera, sarebbe stata maggiormente convinta di questo. C´era una presenza, lì. Una figura tozza, delle dimensioni di un grosso cane, che si era immobilizzata aspettando che il lampadario al soffitto illuminasse il locale, ed era balzata alle sue calcagna quando lei, anziché accendere, si era precipitata in bagno. Che aveva perso qualche secondo, colta di sorpresa dal suo imprevedibile comportamento, ed era stata costretta a frenare, prima di sbattere contro la porta che le era stata chiusa davanti, per evitare di metterla in allarme. Che aveva reagito con un silenzioso gesto di stizza, ed era tornata ad acquattarsi dietro il letto, in attesa...
Alcuni rivoli d´acqua calda si tingono di scuro mentre scivolano giù per il suo corpo. Le ricordano qualcosa che è accaduto pochi minuti fa, fra le ombre di Redrock Park. Qualcosa di cui è stata principale protagonista, e che sembrava aver assunto i connotati di un sogno lontano mentre, abbandonato il parco, correva lì come una preda braccata da tutti. Qualcosa che torna ad essere reale, come le gocce scure che cadono ai suoi piedi. Forse per questo, prima, non si era sentita del tutto al sicuro neppure al chiuso della sua stanza. Aveva in qualche modo percepito che tracce, di quanto era successo, erano su di lei, impudenti, accusatrici, pronte a gridare al mondo quanto aveva fatto non appena avesse osato mostrarle alla luce.
Luce?
No, non più luce. È l´ombra, adesso, la sua unica amica. D´ora in poi, dovrà considerare se stessa una creatura della notte. Come le streghe, i vampiri, e gli gnomi maligni delle favole. Una rivelazione improvvisa, che le regala una strana sensazione d´orgoglio, anziché di disagio.
Si sorprende, nel constatare che non prova il minimo rimorso per ciò che ha fatto.
Al contrario.
È normale, questo?
Le sfugge un sorriso. Parlare di normalità, in un frangente simile, è semplicemente ridicolo.
Qualcosa, nella sua testa, è definitivamente andato. Spezzato, frantumato, finito in mille pezzi e scomparso per sempre. Probabilmente, se ne rende conto lei stessa. Sicuramente, non gliene frega un accidente. Abbiamo chiuso con la realtà, con la normalità, con tutto quanto è convenzione nel mondo in cui viviamo. Ora apparteniamo al sogno, ad una dimensione che i cosiddetti sani di mente riescono ad avvicinare unicamente nel sonno o in rari istanti d´abbandono.
Rimpianti, Flam?
Col cacchio!
Rievoca il momento culminante. Torna ad avvertire, sui muscoli del braccio che hanno inferto il colpo mortale, la tenue resistenza offerta dalla gola di quel tizio al frammento di bottiglia che l´ha squarciata...
Come affondare un coltello rovente nel burro.
Poi una cascata di sangue caldo, maleodorante, su capelli, viso, braccia, seno.
Rivoltante.
Inebriante!
No, nessun rimpianto.
Il primo, naturale pensiero, dopo essersi scaricata di dosso il cadavere di quel porco, era stato di andarsi a ripulire ad una fontanella là vicino. Sommariamente, lo vede bene dalla pozzanghera scura che si è formata ai suoi piedi. Si chiede, per la prima volta, se è possibile che qualcuno l´abbia vista emergere dall´ombra, completamente nuda, e lavarsi dalla vita in su, e fra le cosce del liquido seminale che gliele imbrattava. Nessun problema, se pure fosse, sarebbe stato troppo lontano per riconoscerla. In caso contrario, se ne sarebbe accorta.
Mentre reindossava i propri vestiti, le era venuto in mente un particolare di cui aveva letto innumerevoli volte nei romanzi gialli: impronte digitali. "Brava, Flam, hai già acquisito la mentalità giusta". Aveva estratto dalla borsetta un fazzoletto, ed aveva ripulito il collo del frammento di bottiglia che aveva utilizzato per la sua esecuzione, senza preoccuparsi del sangue che tingeva di rosso il delicato tessuto. Infine si era riavviata verso casa, curando di non incrociare passanti dove la luce dei lampioni era più viva, ringraziando il cielo, oltre che l´amministrazione comunale, per l´inadeguatezza della pubblica illuminazione, che, in tempi non lontani, le aveva provocato non pochi sussulti, e che adesso le offriva un sicuro mantello d´ombra per gran parte del cammino.
Infine, casa.
Il garage, aperto, era vuoto. Segno, questo, che suo padre non aveva ancora finito la sua ultima mano di poker con Luke, Samuel e Reg.
Ottimo.
Katherine sarebbe giunta più tardi, con il suo ragazzo. Questa sera si sarebbero fatte le presentazioni. Un certo Greg, un cronista, o qualcosa del genere. Lei avrebbe dovuto portare Burt, e papà Alfred sarebbe stato commosso ed orgoglioso di impartire loro la sua benedizione per poi andare ad affondare, sulla sua vecchia poltrona di velluto, dietro una copia serale del Chronicle, dimenticando tutto e tutti. All´idea del fallimento che sarebbe stata costretta a confessare si morse il labbro inferiore, così forte che per poco non prese a sanguinare. Maledetto, non poteva aspettare almeno un altro giorno prima di mandarla a farsi fottere?
Mamma Beatrice non costituiva un problema. Senza staccare gli occhi dall´interminabile serial che sarebbe andato in onda a quell´ora, avrebbe indovinato dalla sequenza temporale dell´ingresso (lei era sempre la prima a rincasare, anche se stasera aveva fatto sensibilmente tardi) che si trattava della sua primogenita. Avrebbe detto distrattamente "Ciao, Flam, tutto bene in ufficio?", e non si sarebbe curata di afferrare la risposta che lei avrebbe dato nel salire le scale verso il suo rifugio.
Doveva stare attenta solo a Terry.
Già, Terry. Il suo amato fratellino. Cuore di biscia in corpo di maiale. Coccolo di mamma e papà, il figlio maschio tanto atteso dopo due colpi sparati male. E, quanto male fossero stati sparati, era stato lampante fin dal giorno della sua nascita. In realtà, babbo Alfred non si era mai preoccupato più di tanto di nascondere la propria delusione per l´essersi ritrovato con due figli del sesso sbagliato. Ma alla nascita di Terry era letteralmente esploso, nei loro confronti, esplicitando chiaramente, ed in più occasioni, il suo unico desiderio, e cioè che si togliessero al più presto dalle palle. Contrabbandando la cosa per la sacrosanta aspettativa, da parte di un genitore, di veder sistemate le proprie figlie femmine nel legittimo ed ineluttabile ruolo di mogli e madri. Terry, Terry, grande amore di papà, unico suo orgoglio e depositario di tutte le sue speranze. Prima fra tutte quella di non essere stato fatto becco, essendosi ritrovato padre di un simile gioiello alla rispettabile età di cinquantadue anni da una moglie con dieci in meno ed ancora piacente; un gioiello con lentiggini e capelli rossi e ricci, da genitori entrambi bruni e lisci ed entrambi di stirpe bruna e liscia.
Terry.
Se già prima la vita, in casa loro, non era facile, con quella serpe in giro era diventata impossibile. All´inizio, per il semplice fatto che esisteva. Crescendo, perché poteva continuare impunemente ad infliggere alle due sorelle le torture che Alfred Langdon, causa lontananza da casa nelle ore lavorative, doveva per forza di cose sospendere.
Terry!
Flaminia aveva pregato che fosse chiuso nel bagno a masturbarsi, o avrebbe concluso la sua infame esistenza alla tenera età di dieci anni. Stasera non avrebbe sopportato neppure una pernacchia.
Chiude i rubinetti ed esce dalla doccia, infilando un pesante accappatoio rosa. Ogni traccia della sua avventura, ormai, dev´esserle sparita di dosso. Si asciuga ben bene il corpo, poi passa a fare lo stesso ai capelli, con il phon.
È andato tutto bene. Sua madre ha recitato la sua misera particina immersa, come al solito, nelle vicende di corna reciproche di tre o quattro famiglie d´imprecisati protagonisti dell´alta finanza; e l´ampio ingresso, il salone e le scale non sono stati infettati dalla presenza dello spiritello maligno di ciccia bianca e peluria rossa.
Aveva imboccato le scale guardinga, sospettosa, aspettandosi di vederlo saltar fuori da una colonna o da dietro una pianta gridando come un ossesso e mostrando denti e lingua al suo indirizzo. Prima di bloccarsi nel notare il suo aspetto in disordine, i capelli bagnati, magari qualche traccia di sangue, e mettersi a fare domande di cui non gli avrebbero dovuto interessare le risposte. Allora la prospettiva di fracassargli la testa con un vaso o con qualche pesante soprammobile, per poi simulare un improbabile incidente, sarebbe stata di grande consistenza. Se Terry l´avesse scorta in quelle condizioni sarebbe stata la fine, per lei.
Ma tutto è filato liscio. Terry non s´è visto, e lei si è chiusa lì dentro senza testimoni. La doccia ha eliminato gli ultimi segni di quanto ha fatto nel parco. Il flusso rovente dell´asciugacapelli sta completando l´opera.
Ad occhio e croce, papà rientrerà a momenti. Fra non più di mezz´ora, giungeranno Katherine e Greg. Allora lei informerà tutti che Burt, stasera, non sta bene e non potrà venire, e la mamma telefonerà alla rosticceria a tre isolati da lì perché portino quanto ha prenotato quella mattina.
Una serataccia, in programma.
Si consolerà pensando al maiale che ha sgozzato accanto ad un cespuglio fra le luride ombre di Redrock Park.
Spegne il phon e si riavvia la chioma con le mani. Lo specchio restituisce un´immagine attraente. Si ferma a contemplarla, dubbiosa. Non le mancano gli ammiratori. Non le sono mai mancati. Ma se tutti gli uomini non sono feccia, allora è stata una nera scalogna aver incontrato proprio la feccia degli uomini. Tutti interessati a riempirle la fessura che la natura le ha piazzato fra le gambe e a nient´altro.
Attacca l´accappatoio all´appendiabiti ed apre la porta. Un rettangolo luminoso si spalanca nella sua camera da letto. La sua ombra s´incurva fra il pavimento e la parete di fronte. Anziché accendere la luce della stanza, preferisce lasciare quella del bagno, mentre va all´armadio per prendere i vestiti. Si avvia, e subito qualcosa la mette in allarme, e la fa ricadere in uno stato di apprensione. Già prima che riesca a capire di cosa si tratti.
Il suo letto è in penombra, per cui non ha modo di distinguere cosa vi giaccia dentro.
Ma sotto le coperte c´è qualcosa.
Qualcuno.
Che le solleva al centro come con una mostruosa erezione, e mormora con voce roca: - Vieni qua, bellezza, che ti do la mia stanga.
Sobbalza, trattenendo a stento un urlo. Si appiattisce atterrita contro la parete. È stata una sua fantasia, o quella voce... era la voce dell´uomo che ha ucciso nel parco?
Una rapida occhiata alla porta, chiusa a chiave dall´interno, mentre le gambe minacciano di cedere. Un´altra alla finestra, con i vetri serrati. Lo sguardo passa accidentalmente sullo scrittoio, e vi si sofferma un secondo, il tempo necessario per notare il luccichio di un grosso tagliacarte metallico alla luce del bagno...
Forse il demonio è dalla sua parte, pensa, con improvvisa risolutezza, e questo è il suo suggerimento.
Scatta sulla rudimentale arma. Ne stringe esagitata il manico, si volta con un´espressione feroce sul volto, si scaglia contro il letto. Nel frattempo, le coperte vengono buttate con violenza su un lato, e colui che la insidia si mostra, completamente nudo come lei. Gli è sopra in un attimo, e il suo braccio armato vibra un colpo deciso...
La lama del tagliacarte si blocca a pochi centimetri dal petto dell´intruso. - Terry!
- Sai che sei una bella figa, sorellina? Guarda come me l´hai fatto venire duro.
Flaminia obbedisce, stupita, frastornata. Osserva il minuscolo uccellino del fratello messo sugli attenti all´incrocio di tre voluminosi ammassi di ciccia biancastra; poi guarda disgustata la faccia di Terry, che sembra prendere quello stupido scherzo fin troppo sul serio. Non s´è neppure accorto del tagliacarte che stava per infilzarlo.
Terry allunga una mano e le sfiora una tetta, mugugnando un invito osceno: - Vieni qui, sorellina. Ti sto aspettando da un´ora. Mettiti a letto e te lo do tutto.
Si ritrae, pallida come un cadavere. Fa fatica a trattenere nuovamente il tagliacarte. Lo lancia stizzita in un angolo della stanza, per evitare di cedere alla tentazione, e torna precipitosamente in bagno, a rimettersi l´accappatoio umido. E lì, finalmente, pensa a quanto ha detto il fratello: "... Ti sto aspettando da un´ora...".
- Mi piacevi più prima - commenta Terry con una smorfia, quando lei gli si para di nuovo davanti.
- Da quando sei qui? Come hai fatto a entrare?
- Ti stavo aspettando. Hai fatto tardi, stasera, come mai? Una sveltina al tuo ragazzo prima delle presentazioni ufficiali? Gli serviva un incoraggiamento, eh? Di´!
Nessun commento sul suo insolito ingresso in camera. Nessuna domanda. Evidentemente, non ha notato nulla di strano, né nel suo comportamento, né nel suo aspetto. In caso contrario, non se lo sarebbe tenuto per sé, ora. Tranquilla, Flam, non si è accorto di nulla. Non poteva accorgersi di nulla, te ne sei rimasta al buio finché non sei corsa a chiuderti in bagno, ricordi?
Il terrore scompare, e subentra la collera. - Sei un essere schifoso, un bastardo, un figlio di puttana...
- Calma, sorellina, o dico al babbo che gli dai del cornuto.
- Va´ subito via. Esci dalla mia stanza!
- E con questo che ci faccio? - domanda, indicando l´uccellino teso. - Abbi cuore, non farmelo sprecare con una sega.
- Sparisci!
Terry salta giù dal letto evitando il colpo di cuscino della sorella e raggiunge saltellando la porta. Nell´uscire, si gira indietro. Si stringe l´uccello e ridacchia: - Penserò a te, sorellina. Sei una figa di prim´ordine.
La porta sbatte ed il cuscino scagliato da Flaminia vi rimbalza contro. La ragazza lo segue rapidamente, richiude la porta a chiave, poi torna indietro e si butta sul letto. Con una gran voglia di piangere, e un´inspiegabile penuria di lacrime. Rabbia, soprattutto, per aver fermato in tempo il tagliacarte. Una furia che le scuote tutte le membra...
Allora nella sua mente torna l´immagine di una gola squarciata che riversa sangue sull´erba di Redrock Park, e una silenziosa risata isterica sgorga dalla sua gola.
Ebbene, Flam, rimpianti?




63