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Tutti gli amori di Flaminia Langdon

Capitolo 01


L´autunno, quest´anno, sta arrivando in punta di piedi come un marito ubriaco alle due di notte. Giornate calde, a volte persino afose, apparentemente meno brevi di quanto dovrebbero essere. Sono le chiome degli alberi, di un verde stanco chiazzato di bronzo, a ricordare che l´estate appartiene ormai al passato, e non ad un prossimo futuro; qualche foglia per terra, particolarmente stanca di vivere... Tutto il resto, in attesa. Nei rari momenti in cui il traffico si fa silenzioso, tranquillo, è possibile ascoltare l´allegro canto di uccellini che non si sognano neppure di levare le tende per paesi lontani. Nell´aria aleggia uno spensierato brusio, prodotto da migliaia di voci che chiacchierano all´aperto, fanno progetti per la serata, indugiano per le strade davanti ai bar, o scappano via dalle finestre spalancate delle case.
Flaminia Langdon, stasera, ha una gran voglia di piangere. Più che voglia, un impellente bisogno, violento e irrefrenabile come l´aria di un palloncino punto da uno spillo.
Flaminia Langdon è il tipo che, se vuole fare una cosa, la fa.
Così tuffa il volto fra le mani e scoppia a piangere.
È appunto per questo che il suo percorso verso casa, dall´agenzia immobiliare in cui lavora, subisce un´inconsueta deviazione.
Mermaid Bay è una piccola cittadina, dove tutti conoscono tutti. La prima conseguenza di ciò è che tutti avvertono il dovere di impicciarsi dei fatti di tutti. Proseguendo su quel viale, che la condurrebbe all´imbocco di un lungo vicolo delimitato da due file di case tutte uguali, in fondo al quale si trova la sua, sa che farebbe i soliti incontri. Miss Riley, l´anziana maestra che ha tirato le orecchie a mezza Mermaid Bay. Jock Preston, il lattaio di ´Maid, che ama percorrere a piedi, la sera, gli itinerari che lo attendono al mattino a bordo del suo furgone, come un pilota di formula uno che studia la pista il giorno prima della grande gara. Le piccole Barry, le due gemelline pel di carota, che tornano dal drugstore di Nathan Quayle con i bastoncini di zucchero che costituiscono il quotidiano premio per una giornata votata allo studio e all´obbedienza. E Joe Bailey, e Rick Frisby, e Stuart Bannemore, e Priscilla Higgins, e...
L´alto e possente cancello di Redrock Park le si para davanti all´improvviso. Nella strana luce di quella posticcia giornata estiva appena avviata al macero appare spettrale, minaccioso...
Ma sembra suggerire qualcosa.
Guarda, Flam, guarda dietro di me. Guarda l´ombra che sta oltre le mie sbarre. La trovi viscida, ripugnante? Magari hai ragione. Ma è l´unico rifugio disponibile. L´unica alternativa a una spietata serie d´incontri che non sei nelle condizioni di affrontare. Che fai, la schizzinosa? Come vuoi. Ma non sono tanto sicuro che te lo possa permettere.
Tira su col naso, ed entra.
Il sole sprofonda del tutto, con una certa fretta, oltre la linea dell´orizzonte.
Redrock Park è apparentemente deserto. Assurdamente deserto, verrebbe da pensare, nell´ascoltare il vivace trambusto proveniente dall´esterno. Ma gli abitanti di Mermaid Bay conoscono bene il doppio volto del loro parco. Di giorno, i suoi viali lindi e sinuosi sono percorsi da sciami di ragazzini chiassosi e da silenziosi sentimentali, da mamme orgogliose di spingere una carrozzina, da volenterosi studenti in cerca di una cornice amena per i loro studi. Nelle acque limpide dello stagno, anatre e cigni si tuffano sulle briciole lanciate loro da bambini estasiati. Nei dintorni della grande roccia dipinta di rosso che dà il nome al parco, giovani adolescenti si danno appuntamento e scoprono nuove emozioni, nuovi sentimenti. Il vecchio Bill scampanella, spingendo il carrettino, per attirare frotte di mocciosi verso i suoi gelati. È l´aspetto da buon dottor Jeckill di quella vasta macchia verde al centro della cittadina.
Con il calar della sera, giunge Mr. Hide.
Si scopre allora quante siano le zone in ombra. Troppe. Sotto gli alberi fronzuti, dietro gli alti cespugli, sotto i lampioni con la lampadina sistematicamente rotta da qualche monello o da qualche teppista stallone. Un´oscurità in agguato ad ogni passo, gemebonda di rutti, ansimi e mugolii. E là, negli angoli bui, sinistri movimenti. Vecchi ubriaconi intenti a spremere l´ultima goccia da una bottiglia ormai asciutta. Giovani disgraziati in cerca di una falsa felicità attraverso il minuscolo ago di una siringa. Una brigata di adolescenti fornicanti, e un esercito di laidi e attempati signori a caccia di spettacoli piccanti. Orrida umanità abitatrice dell´ombra, picchettata, là dove luce c´è, da vecchie battone e giovani prostitute in concorrenza spietata con un´agguerrita banda di travestiti transessuali.
Gli abitanti di ´Maid devono molto alla compagnia che cura la loro nettezza urbana. Alle prime luci dell´alba, un imponente spiegamento di mezzi e uomini in divisa grigiotopo ripulisce le strade di qualche cartaccia e di migliaia di mozziconi di sigarette, e cancella in Redrock Park le tracce lasciate dal popolo della notte. Spariscono siringhe e bottiglie frantumate, quelle che si riescono a trovare, perlomeno; preservativi non più in garanzia e fazzolettini Kleenex che non si sono mai avvicinati a un naso; e il torbido regno del vizio viene restituito immacolato ai suoi abitatori diurni.
Il tramonto è il momento in cui avviene la trasformazione maligna. I bimbi sanno che a una certa ora il cancello in ferro battuto al suo ingresso è tabù. Le mamme fuggono. Gli innamorati cercano altrove di godere le prerogative sane dell´amore. Il chiasso gioioso si spegne in fretta, e il sereno stormire delle fronde si tramuta in un minaccioso brontolio.
Flam sa bene tutto questo. Sa che di sera non vagherebbe mai per i suoi romantici viali. Mai, in nessuna sera.
Tranne questa sera.
È lo scricchiolio delle prime foglie secche sotto i suoi piedi a riportarla alla realtà. Quello di deviare la propria direzione era stato un gesto istintivo, automatico, dettato dalla paura di incontrare qualcuno nello stato in cui si trova. Ora si rende conto di quello che ha fatto, e di "dove" si trova. Ora si rende conto di come la giornata si sia spenta all´improvviso, mentre guarda la lunga ombra, snella e ancor più longilinea del corpo che la genera, proiettata sul selciato da un lampione alle sue spalle, sulla strada che ha abbandonato. Un´ombra fiancheggiata su entrambi i lati dalle lunghe e sottili sbarre nere del recinto. La coglie l´improvvisa e irragionevole sensazione di essere chiusa in gabbia. Dall´ufficio centrale parte l´ordine di effettuare un immediato dietrofront. La periferia non recepisce. Lo stato di trance che l´ha condotta fin lì riprende il controllo dei suoi movimenti, e Flaminia Langdon avanza affondando nella notte.
Scricchiolii sotto i piedi.
Foglie morte.
Autunno.
Strana stagione, l´autunno. Non si capisce quando arriva, non si capisce quando va via. Ma accidenti se si notano gli effetti del suo passaggio. È straordinariamente relativo stabilire una data d´inizio, o di fine, di questo periodo. O un´età d´inizio, se l´autunno al quale si sta pensando è quello della propria vita.
Ventinove anni.
In altre circostanze, potrebbe considerarsi un´età da piena estate. Per una donna in carriera, per esempio, per la quale può rappresentare il momento più propizio di mettere a frutto le proprie esperienze e un´ormai sufficiente maturità. Per una scienziata, per una scrittrice. Per una madre lanciata dietro un nugolo di marmocchi... Ma Flaminia non è una scienziata. Né una scrittrice. Né una donna in carriera. Neanche una madre. Nemmeno una moglie. E, da una ventina di minuti circa, è priva pure della prospettiva di diventarlo, nel breve o medio periodo. Facile, dunque, che i propri pensieri scivolino attraverso meandri oscuri verso angosciose scoperte. Facile sorprendersi a collocare la propria età in un periodo autunnale. Forse, può capitare di sentirsi persino prossimi all´inverno...
Burt.
Anche lui è andato.
Come tutti gli altri.
"Ti amo, Flam, non posso vivere senza di te..." E tu, scema, lì a spalancare le cosce.
Finché dura.
Poi ci si accorge che fra le cosce di un´altra si può campare benissimo, e allora grazie di tutto e addio.
Anche lui, Burt. Così sensibile, così innamorato, così diverso dagli altri.
Anche lui.
"Stavo bene con te, Flam, ma... vedi..."
C´era da vedere che ne aveva trovata un´altra. Un´italiana. Katia... Carmen... no, Carla. Carla Ricciardi. Aveva cercato di resistere (certo, come no?!), ma il destino aveva voluto diversamente.
Già, il Destino. Buono, quello! Uno strafottente figlio di puttana pronto ad accollarsi la colpa di tutte le nostre stronzate senza sollevare obiezioni di sorta. Metti sotto un bambino con la macchina? Scappa un colpo dalla pistola che stai pulendo e uccidi tua moglie? Sbagli un investimento (non è così che viene poi chiamata una mano di poker?) e butti sul lastrico la tua famiglia? È stato lui, il Destino. Mica c´è qualcuno che voglia dare la colpa a te, no?
E allora quel bastardo del Destino aveva deciso così. La prima volta, con un banale scambio d´incoraggiamenti nella sala d´attesa di un dentista. Poi un successivo incontro, del tutto casuale, in una caffetteria. E addio a Flaminia, ai suoi occhi di stelle e ai suoi dolci sospiri.
Boia di un Destino!
I passi echeggiano in un insolito silenzio. L´oscurità l´ha avvolta muta, e rapida. Sembra quasi che abbia una sua consistenza, limacciosa, gelida. Le lambisce la pelle, provocandole strani brividi.
Curioso, appena un minuto fa era giorno.
O forse cinque minuti?
Dieci...
La roccia rossa si para inaspettatamente davanti, illuminata dai cinque lampioni dalla luce giallognola disposti in cerchio attorno al vasto piazzale. È giunta fin lì, si sorprende. Non credeva di aver camminato tanto. È ovvio, dunque, che si sia fatto così buio.
Una lieve brezza agita le fronde dei due giganteschi salici. Coriandoli di luce turbinano sul suo volto, come fiocchi di neve in una notte di tormenta. La luna è già alta nel cielo, simile a una mela bianca cui è stato tirato un morso. Fra un paio di giorni sarà plenilunio, festa per streghe, vampiri e lupi mannari.
Una larga foglia di platano si stacca dal ramo e ondeggia verso i suoi piedi.
Dallo stagno, più avanti, un´anatra insonne starnazza contro una barchetta di plastica dimenticata da qualche ragazzino.
Dal nulla, un roco respiro alle sue spalle, orribilmente vicino.
Una grossa mano le si stringe sul braccio e la costringe a voltarsi.
- Gira al largo, pupa, qua ci sto io.
Dapprima è un singhiozzo soffocato. Poi vede il volto, che si avvicina al suo nello scandire quelle parole perché possa udire meglio. È un volto dall´espressione oscena, oscenamente truccato e oscenamente maschile dietro un pesante camuffamento di oscena femminilità. Labbra grosse e carnose, atteggiate in un ghigno feroce, su una maschera liscia apparentemente priva di vita. Un alito dolciastro e nauseabondo. Occhi come lame.
Allora l´urlo esplode, privo di qualsiasi controllo.
Arretra, di scatto, liberandosi dalla stretta. Il travestito si allontana a sua volta, colto di sorpresa. Poi, divertito dal suo terrore, le fa il verso, spalancando l´orrida bocca e lanciando un grido rauco. Mezzo metro di lingua vibra all´infuori e torna a raggomitolarsi come un serpente dietro due file di grossi denti bianchi. Flaminia riprende a urlare. Stringe la testa fra le mani, e corre via, inseguita da una risata disgustosa.
Corre, perdendosi nell´oscurità di una notte fetida.

Altro elemento decisivo per lo sviluppo degli eventi, il baldanzoso ingresso nel parco di Judson Brett.
Sarebbe molto meglio per tutti se questo gaio trentacinquenne girasse sui tacchi e tornasse alla propria dimora, a godersi il legittimo calore del suo talamo nuziale. Già, sarebbe meglio per tutti. A cominciare da lui. Ma è un classico, che la risposta esatta venga in mente solo dopo aver dato quella sbagliata. Quando Judson capirà quanto gli sarebbe convenuto, questa sera, restarsene in pantofole davanti al televisore, visto che le cose, con Gabrielle, sembrano proprio essersi messe nel modo sbagliato, sarà tardi.
Per lui, per Flaminia, e per tanti altri.
In questo momento, purtroppo, la cosa appare decisamente improponibile. C´è l´invito del tepore dell´aria, per forza di cose destinato a non riproporsi ancora a lungo. C´è la faccenda dei tre doppi whiskies mandati giù con Preston e Charlie al Brigantine, fra il via vai di una mezza dozzina di biondone sculettanti nella succinta divisa rossa e oro del locale. C´è un nome che è tutto un programma (Norma, diciassette anni di disinvoltura in cinquantacinque chili di morbide curve) con i riferimenti necessari per trovarla, purché ti sbrighi perché quella non resta a lungo a rifarsi il trucco davanti allo specchietto. E c´è che Gabrielle ha proprio rotto. E se il fratello gemello che ti porti in giro nei calzoni tira come tira stasera, è un delitto pensare di scaricarlo su un pezzo di carne che pare appena uscito da una cella frigorifera.
Così Judson Brett avanza con sicurezza lungo il viale principale. Nessuna preoccupazione di essere visto: chiunque, non andrebbe in giro a raccontarlo, perché questo implicherebbe di riflesso anche la sua presenza nel giardino proibito di Mermaid Bay. Giusto un minimo di prudenza all´ingresso, poi via col vento, verso una bocca calda ansiosa di riceverlo con l´unico impegno di una manciata di dollari. E se pure la notizia dovesse giungere a Gabrielle... beh, a lei il piacere di trarne le debite conclusioni. Il tempo delle dolci, ipocrite menzogne è finito da un pezzo.
Eccolo lì, il posto, la panchina rossa accanto all´amorino. Di solito, Norma sta lì, accanto alla statua del bimbetto ricciuto e paffutello con l´arco in mano e pronto a scoccare la sua freccia. Brava ragazza, deve avere un discreto gusto estetico. Si dice che il suo corpo acerbo sappia regalare sensazioni davvero particolari.
Diciassette anni. Non è un po´ piccola? Se lo pesca la sbirraglia sono problemi.
"Cazzo, Judson, le albicocche sono buone finché son belle tese!"
Paragone azzeccato. Con quel tipo di vita, facile che, se aspettasse il compimento della sua maggiore età, si troverebbe a scopare con un limone già spremuto e sgualcito. "Al diavolo gli scrupoli e vediamo di goderci la serata, okay? E se proprio va storta, vuol dire che tu paghi e lo sceriffo Higgins fa il giro". Una scappatoia poco legale, ma ben collaudata. Preston e Charlie lo hanno istruito a dovere.
Posto raggiunto.
Nessuna Norma in vista.
Forse è già tardi, forse è ancora presto. Una sigaretta è d´obbligo: dà un certo contegno, offre una decente compagnia, e si può spacciare come un buon motivo per starsene fermo come un baccalà davanti a un angioletto con la vocazione del magnaccio.
L´attesa dura quanto il cilindretto bianco. Judson ha appena lanciato il filtro con una spinta dell´indice oltre una siepe di bosso. Si è rivolto con un´occhiata interrogativa al pupo alle sue spalle. Ha ricevuto per risposta un sorrisetto di pietra che gli è parso provocatoriamente beffardo.
Sarà, ma quel putto lo sta sfottendo.
È a questo punto che arriva lei. No, non è Norma, si vede fin da lontano. Quella, se non ha il doppio dei suoi diciassette anni, poco ci manca. Una trentina, ad occhio e croce. Portati bene, comunque. E carrozzati meravigliosamente.
Judson realizza subito che, come alternativa, non sarebbe niente male. Gli eviterebbe inoltre il rischio di qualche pesante incriminazione, qualora la sbirraglia dovesse capitare nei paraggi. Corruzione di minorenne, pare si chiami. E, se succedesse davvero, vallo a spiegare a quelli quanti grammi d´innocenza avresti turbato con il tuo turpe intento.
Non è del mestiere, però, si vede bene anche questo. Ha l´aria spaventata. Avanza barcollando come un´ubriaca. Si ferma accanto ad un antico olmo. Scoppia a piangere.
Come presupposti, per un´allegra serata, fanno proprio schifo.
Intanto, Norma non si vede. Gli avevano assicurato che a quell´ora avrebbe dovuto esserci. Probabile che, per questa sera, non se ne faccia niente. O se l´è già accaparrata un altro cliente, o l´ha messa fuori gioco il mestruo.
E quella poveraccia sembra proprio in difficoltà.
A quanto pare, Judson, stasera opere di bene, non di pene. Per quanto... beh, la tizia non è niente male. Tutt´altro. E il fatto che si trovi a quest´ora nel parco... può voler dire un mucchio di cose. Potrebbe averla piantata il ragazzo, per esempio, e potrebbe aver bisogno di tanta comprensione. Magari, di una soluzione che non le faccia passare la serata in bianco. Purché non abbia appena scoperto di aver dimenticato di prendere la pillola in qualche passata occasione. In questo caso, caro Judson, preparati a balbettare qualche stupida frase di circostanza un attimo prima di accorgerti che per te si è fatto tardi, e che tua moglie, a casa, ormai sarà in pensiero.
Comunque vada, è obbligatorio intervenire.
Judson Brett risistema la cravatta, incrocia le dita, e si avvia a passo svelto verso la donna.
Flaminia tira ripetutamente su con il naso. Fa fatica a respirare. Che ricordi, aveva pianto in poche occasioni, in vita sua. Di solito tirava fuori le unghie, al posto delle lacrime.
Di solito.
Ma le avversità sono come colpi di martello su un pezzo di roccia: apparentemente, niente più di qualche scalfittura, di qualche scheggia che vola via, mentre, ogni volta, qualcosa dell´intima struttura cede, legami fra molecole si sfilacciano. Finché non arriva il colpo decisivo, non è neppure necessario che sia più forte degli altri, e l´intera massa si sgretola, mettendo a nudo tutte le ferite che nel tempo l´avevano lacerata internamente. Senza che nulla, in superficie, trasparisse.
- Posso fare qualcosa per lei, miss?
È una voce calda, virile, sicura di sé, che sembra venire da lontano. In realtà, proviene da non più di quaranta centimetri di distanza, e da una decina più in alto delle sue orecchie. Flaminia deve alzare lo sguardo per incrociare quello dell´uomo. Un bell´uomo, alto, prestante, un volto attraente. Si sente un po´ sciocca, un po´ disperata. Un impulso, immediato, di lanciarsi fra le sue braccia, naturalmente represso. Ha imparato abbastanza dagli uomini per non illudersi di trovare conforto, o aiuto, da uno di loro. Animali in calore, ecco cosa sono. Bavosi, luridi e selvaggi animali in calore, disponibili a qualsiasi nobile sentimento purché lo si possa alla fine annegare in uno squallido e lercio orgasmo.
- Si sente male?
La sua voce ha un tono premuroso, preoccupato. Le sue mani le sfiorano le braccia. Dimezza le distanze. L´abbattimento della ragazza è tale che cerca nel volto dell´uomo una traccia di sincerità, di autentica compassione, nonostante le sue paure, le sue certezze, le sue idee preconcette. La sensazione, sgradevole, è quella di fissare una maschera.
Si sente nuovamente debole. Le gambe si piegano, e offrono allo sconosciuto l´occasione di sorreggerla.
Judson Brett la guida verso la panchina. Tenerla fra le braccia si rivela gradevole come previsto. Avverte, sotto il leggero vestito, la presenza di muscoli sodi e morbidi, e di una pelle liscia, vellutata. Calda. Con una rapida occhiata, ha valutato le dimensioni delle tette, dei fianchi, e la deliziosa curva del fondoschiena. La serata non sarà quella giusta, ma se riuscisse a instaurare un qualche rapporto con lei, in futuro potrebbe risultare un´efficace alternativa ad una sedicenne prezzolata dai genitali dilatati.
Gli era parso che corresse, prima di abbandonarsi a piangere contro l´albero. - Qualcuno l´ha infastidita, miss?
L´aiuta a sedere, dopo aver atteso invano risposta, e le siede accanto a sua volta. È fredda e dura, la panchina, fortemente scomoda. Non è mai riuscito a capire come ci si potesse passare un intero pomeriggio a leggere un libro o a lavorare a maglia. Un po´ meglio per fornicare, la sua inospitale durezza è stimolante. La gonna della ragazza è salita di un bel tratto, e quel che ne esce è a dir poco superlativo. Vi indugia su abbastanza perché lei se n´accorga. Allora solleva gli occhi velocemente, non vuole rischiare di apparire sfacciato e metterla in allarme, benché non trovi del tutto sconveniente che lei si sia accorta di quanto apprezzi le sue fattezze.
- Mi chiamo Brett, miss. Judson Brett. Non so se posso esserle utile in qualcosa, ma la prego, se ha bisogno...
Flaminia deglutisce e gli offre un mesto sorriso. Il massimo che può concedersi, ed è già tanto. Ha colto l´interesse dell´uomo per le sue gambe, e non ne è né meravigliata, né infastidita. Rassegnata, forse.
Gli uomini sono tutti così.
Affettuosi.
Premurosi.
Gentili.
Disponibili.
E col membro sempre gonfio e pronto a fotterti.
Dà una sbirciatina verso il basso per controllargli la patta dei pantaloni. Troppo buio. Ma è pronta a scommettere mille a uno che l´amico ha il suo ben teso e impaziente.
- Non vorrei sembrarle indiscreto, ma... cosa fa a quest´ora nel parco? Non è un posto adatto a una bella ragazza sola. Si rischia di fare qualche brutto incontro... ed ho idea che se ne sia già accorta. Aveva appuntamento con qualcuno?
Flaminia si limita a scuotere la testa. Judson Brett comincia a pensare che forse conviene lasciar perdere. Pare che perfino cavarle una parola di bocca sia un´impresa impossibile. Figurarsi il resto. Guarda speranzoso in direzione del putto, ma la bella Norma, stasera, proprio non ne ha voglia. Unica prospettiva per sparare il colpo che ha in canna, Gabrielle.
Un corno, piuttosto una sega.
- Bene, miss. Credo di capire che lei preferisca rimanere da sola. Spassionatamente, glielo sconsiglierei, ma se è questo che desidera...
Mentre parla, si accorge che sta sempre stringendo le braccia della sconosciuta. Che sotto la scollatura si affaccia un seno superbo. Che la gonna non ne vuole sapere di riscendere e che le sue cosce nude sono troppo vicine ai suoi calzoni. Soffoca un´imprecazione: una meraviglia simile fra le braccia, e lui progetta una sega per la serata. Nonostante le sue parole, mantiene la posizione acquisita, continuando a contemplare l´esemplare che ha accanto. Se proprio sega dev´essere, che sia ben ispirata. Lui ha detto ciò che doveva dire, ha fatto ciò che poteva fare, se la bella in lacrime non apprezza le sue intenzioni che sia almeno lei a fare la mossa seguente e a sgusciargli dalle mani.
Flaminia intuisce qualcosa di quello che gli sta passando per la testa. Nessun sesto senso, semplicemente una forte predisposizione a vederla in un certo modo, derivante dalla sua storia recente, e meno recente. Tutti uguali, tutti porci, tutti pronti a saltarle addosso, scaricarglielo dentro e poi mandarla a farsi fottere da qualche altra parte. Anche questo gentile signore, così preoccupato per la sua sorte. Lo vede benissimo, come gli occhi gli giochino a ping pong fra la sua scollatura e le cosce scoperte dalla sua corta gonna.
Con le manacce avide strette sulle sue braccia.
Con la sua verga turgida e pulsante ansiosa di saltar fuori e andarle dentro.
Questo non può vederlo, ma ne è più che sicura.
D´altra parte, è facile controllare.
Allunga una mano e dà una tastatina.
Come previsto: duro, scattante, e pronto ad agire.
- Che fai? - chiede Judson. La sua voce ha perso all´improvviso il tono riverente di prima. Non puoi continuare a rivolgerti con deferenza ad una che ti ha appena palpato l´uccello. È già tanto se non le salti addosso e non glielo dai a dovere. Attende la risposta. Giacché c´è, strofinandole il ginocchio sulla coscia. In questo momento, la sua grande speranza è di avere davanti una prostituta che ha appena scoperto che il suo ultimo cliente le ha rifilato un bigliettone falso da cento dollari.
- Ti piacerebbe scoparmi, vero? - dice finalmente lei. Ha una bella voce. Con quelle parole, sublime.
Esibisce un sorriso cretino. È impacciato, non sa che dire. Se fosse una professionista, sarebbe più facile. Ma Judson è intimamente convinto che la ragazza non faccia parte del giro, e questo rende problematico rispondere in maniera conveniente a una domanda così... "precisa".
- Sei una gran bella ragazza - balbetta. - È normale, per un uomo che ti abbia accanto, provare... desiderio. Mi spiace solo che… non mi sembri dell´umore giusto.
- Umore giusto! - Flaminia scoppia improvvisamente a ridere. Con il bel volto pieno di lacrime, la sua bocca spalancata in una scomposta risata appare grottesca. Isterismo, o è già pazzia? Cos´è che la scuote così e la costringe a sganasciarsi senza freno e contro ogni senso? Disperazione, rabbia, o la sua mente è ormai andata?
Flam non lo sa.
Non lo sa, e non gliene frega niente.
Pensa banalmente a godersela finché ne ha voglia.
Judson Brett è sempre più confuso. La tipa non sta mostrando d´avere tutte le rotelle a posto. Converrebbe lasciar perdere... se non fosse, per questo, di gran lunga più probabile riuscire a spuntarla. L´alternativa, Judson, è un accoppiamento single. Andava bene a dodici anni, a trentacinque stona.
La risata si spegne bruscamente, per cedere il posto a un pianto convulso. La ragazza, decisamente, è fuori di testa. Si, meglio lasciar perdere.
Lui non lo sa, ma è questa la risposta giusta. Un saluto cortese, e su coi tacchi in direzione di casa. Una soluzione che gioverebbe alla salute di parecchia gente. A cominciare dalla sua.
- Scopami - gli dice Flaminia, smettendo di piangere, prima del suo intervento risolutivo. - Se ti va, io ci sto. - Toglie via le lacrime passando il dorso della mano sul proprio volto, e si ricompone. Il suo sguardo ora è fermo, deciso. Voglioso.
È così che le migliori idee vanno in malora.
Judson le poggia la mano sulla coscia. Gliel´accarezza, per saggiare le sue reali intenzioni. Anche per gradire. Lei conferma quanto ha detto tornando a palpeggiargli l´erezione.
L´uomo è già in pieno fuori giri: la prospettiva che gli è stata offerta è quanto di più eccitante potesse concepire; gli incoraggiamenti della parte offerente sono quanto di più convincente riesca ad immaginare; e tre doppi whiskies in corpo non sono esattamente il massimo di quanto offre la moderna alimentazione per migliorare il proprio self-control. Non fa neppure caso al fatto che la ragazza, mentre pronuncia quelle parole, guarda altrove. Sta fissando un oggetto abbandonato per terra accanto ad un grande cespuglio. Una bottiglia, che ha esalato la sua ultima goccia di whisky.
Così perde un´ottima occasione per riportare a casa la pelle.
- Andiamo da te, o lo facciamo in macchina? - chiede.
- Qui. Voglio farlo qui. Per terra.
- Qui? Non è troppo... scoperto?
Per tutta risposta, Flaminia si alza e si dirige, senza indecisioni, verso il cespuglio. È una grande pianta, folta, che proietta accanto a sé un´ombra profonda capiente abbastanza da contenere un occasionale amplesso. Là si gira, rivolge a Judson uno sguardo che da solo potrebbe egregiamente sostituire un coito, armeggia con pochi bottoncini, e il suo vestito scivola per terra.
Un calcio, e vola sul cespuglio.
Chissà perché, mister Brett rinuncia a sollevare altre obiezioni. Si alza deglutendo furiosamente e la raggiunge sbottonandosi i pantaloni, mentre lei slaccia il reggiseno e con un leggero lancio lo fa finire sul vestito. Lo slip segue dopo due secondi. È pronta da un pezzo quando lui riesce finalmente a liberarsi dei propri indumenti. Il suo corpo, vestito soltanto d´ombra, sembra irradiare ondate di calore. Judson la stringe a sé e tanto basta a fargli perdere del tutto la ragione. Prende a baciarla sul collo, sulle spalle, sul seno e, abbassandosi fino a inginocchiarsi, sulla pancia e sulle cosce. La tira giù, la fa sdraiare a terra, le va di sopra e la penetra senza altri indugi. Il mugolio di Flaminia aumenta ulteriormente le sue energie. Comincia a spingere movendo spasmodicamente il bacino, stringendole le mammelle, affondando le labbra nelle sue spalle. Con rabbia. Con fretta.
Flaminia subisce il resto senza partecipare. La sua mente è lontana.
Si, lontana, circa cinquanta centimetri...
La distanza che li separa dalla bottiglia di whisky vuota, abbandonata da qualche ubriacone, che giace lì per terra accanto a loro.
Judson Brett si agita su di lei senza curarsi di nulla, neppure della totale mancanza di collaborazione da parte del partner, appagato dal semplice possesso del suo corpo. Flaminia lo sente già vicino all´orgasmo, e l´assale un´ondata di disgusto. Poi è la furia, a prendere il sopravvento. Questo porco sta godendo di lei come hanno fatto prima tutti gli altri, da Hal a Douglas, a Philip, a Burt. Presto si abbandonerà tremando, la insozzerà, e infine si leverà e se ne andrà per la sua strada, grazie per la serata è stato un vero piacere e addio...
No, stavolta non andrà così.
La mano rincorre i suoi pensieri. Raggiunge la bottiglia. Ne stringe il collo, con impeto.
- STAVOLTA NON SARA´ COSI´! - urla, lasciando esplodere tutto l´isterismo e tutta la disperazione che l´avevano posseduta poco prima e avevano poi finto d´essersi dissolti. Urla, e il suo braccio si solleva, e cala giù di nuovo, e la bottiglia che stringe si frantuma all´impatto col suolo e le lascia in mano un grosso frammento frastagliato, tagliente come il più affilato dei rasoi. Un micidiale frammento, che parte rapido verso la gola di Judson Brett.
- Che cosa...?
Sono le sue ultime, superflue parole. Un sussulto, un breve singhiozzo, ed il resto della frase annega in un incoerente gorgoglio. La mano corre verso la gola, giusto per ricevere un paio di profondi tagli dal pezzo di bottiglia che, recisa la carotide, non ha altri motivi per starsene ancora da quelle parti. Palmo e dita prendono a sanguinare pure, ma nessun problema, non morirà per questo. Si lascia cadere da un lato, liberando Flam dal suo peso. Ha perso ogni interesse per lei. Ora pensa solo a tappare la falla che gli si è aperta nel collo, gli impedisce di parlare, e gli annebbia la mente. Ma con scarso successo.
Flaminia si solleva, ed osserva il corpo che si dimena scioccamente nel tentativo di fermare la fine, affrettandola invece. In fondo, buon per lui.
Sulle sue labbra un sorriso soddisfatto.
Nei suoi occhi un lampo, come di chi ha appena avuto un´improvvisa rivelazione.




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