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… e quelle di Santoro e Travaglio

(da Capitolo 07: una rabbiosa chiacchierata)


Il contadino pare avere idee un po´ estremiste, pensano i tre ex compagni di scuola. Tuttavia non gli si può dare tutti i torti, a vedere le cose sotto una luce pessimista.
- Intellettuali! - prosegue - Sono loro la rovina della società, ancora più dei politici. Non se ne salva nessuno. Anche quei due, Pandoro e Bavaglio, con quella loro trasmissione, come si chiama…? Ah, si, "Anno Nero"… … mi piace un sacco come danno addosso ai corrotti, ma l´ultima volta mi hanno proprio fatto incazzare.
- A proposito dei lavavetri di Firenze? - suggerisce Fausto. Ha idea che quel contadino, scarpe grosse e cervello fino, deve aver fatto le sue stesse considerazioni, mentre assisteva alla trasmissione.
- Proprio i lavavetri. E non è la prima volta che sento stronzate del genere. Non succede quasi mai, ma le poche volte che in Italia uno prova a fare qualcosa di sensato, qualche cervellone salta fuori a dire che i veri problemi sono ben altri. È vero, ci sono rogne molto più grosse dei lavavetri. Ma, in attesa di risolvere anche quelle, non opponiamoci se uno decide intanto di mettere mano ad una questione che sarà pure minore, ma noie ne procura parecchie lo stesso.
- Pare che ci sia una corrente di pensiero - osserva Fausto - secondo la quale occuparsi di faccende poco importanti sia di intralcio alla soluzione di questioni più grosse. Il contrario di quello che accade in informatica, dove problemi anche enormi vengono frammentati in una serie di problemi più piccoli, e resi così risolvibili con facilità.
- Poi - prosegue il contadino - hanno montato lo scandalo perché avevano adottato il provvedimento dopo che, ad essere importunata, era stata la moglie di uno che conta. Si, la cosa può far rabbia, se si pensa che un cittadino qualsiasi deve sopportare e basta, ma grazie al cielo!, dico io. Magari tutti i congiunti dei nostri politici vivessero i drammi che si trova ad affrontare l´uomo comune, forse capirebbero e farebbero qualche buona legge in più. Se un ubriaco mettesse sotto la macchina il figlio dell´onorevole Tal dei Tali, forse si deciderebbero a tenerlo in carcere quanto merita, e a fare in modo che, per uno che viene pescato a guidare in quello stato, diventi impossibile rimettersi al volante di un´auto. Se un tossico tagliasse la gola al marito del ministro della Salute, per procurarsi i soldi per una dose, forse la pianterebbe di fare tutta quella cagnara per raddoppiare la quantità massima consentita per consumo personale, o ci ripenserebbero sulla cazzata di perseguire solo chi spaccia, e non anche quelli che si drogano, che grazie a questa impunità continuano a farlo tranquillamente, sotto gli occhi di tutti, e diventano sempre più numerosi. Certe volte penso che a fare questa legge sia stato qualche spacciatore per non farsi venire meno la clientela. E se ad essere violentata per strada fosse la figlia del ministro della Giustizia, forse ci sarebbe meno gente a predicare comprensione e tolleranza nei confronti di chi "sbaglia"…
- Già - incalza Raffaele - pare che in Italia non ci siano criminali. C´è solo gente che commette "errori"!
- Come si può sperare - conclude il vecchio Giovanni - che chi governa faccia qualcosa di sensato se non ha la minima idea di quelli che sono i bisogni e le richieste della gente? Uno che pare prossimo a scendere in campo è Monteprezzemolo, quello di Confindustria: una volta, in televisione, gli ho sentito dire, e pure scocciato, che non si poteva pretendere che una maglietta che costava "solo" cento euro fosse di buona qualità. Io con cento euro mi ci vesto da capo a piedi e con il resto ci mangio pure! Ve l´immaginate se, domani, dovesse toccare ad uno del genere decidere cosa va fatto per il paese? E comunque, tornando ai lavavetri… anche ammesso che il vero problema non siano loro, o gli accattoni, ma gli schiavisti che li costringono, allora? Quando viene rapito uno, non bloccano i beni della famiglia per impedire il pagamento del riscatto, in modo da rendere inutile l´attività dei sequestri? Mettiamo dentro, o mandiamo via, chi lava vetri o fa accattonaggio, e gli schiavisti non avranno più un terreno su cui prosperare.
Fausto approva e aggiunge: - Mi viene in mente spesso un film, visto da ragazzo, che mi aveva colpito particolarmente, in cui l´eroe della storia si rovina e finisce mendicante. Ricordo, allora, di aver provato disgusto per i signori dell´alta società che, in strada, non solo si rifiutavano di fargli un´elemosina, ma erano anche schifati della sua presenza, e lo allontanavano con disprezzo. Oggi vivo un´esperienza del genere tutti i giorni, e mi trovo a dover interpretare io la parte del nobile spregevole che rifiuta la propria carità a un disgraziato. Ma come si fa? Sono troppi, troppi, e ogni giorno ne arrivano di nuovi. Ad un povero cristo, non dico molto, dieci centesimi glieli potresti pure dare. Ma dietro di quello ce ne sono altre centinaia, e anche a dieci centesimi l´uno non li puoi accontentare tutti, sarebbero decine di euro, ogni giorno, ogni volta che te ne vai in giro a piedi o ti fermi ad un semaforo con la macchina. Per un onorevole, o un intellettuale strapagato per sparare cazzate in tv o sui giornali, sembreranno una sciocchezza, e sono convinto che anche quelli, ad un certo punto, manderanno al diavolo l´accattone; ma uno che vive e mantiene una famiglia con mille euro al mese o poco più, guadagnati con il sudore della fronte, sono uscite che non vuole e non può permettersi. Così, ad un certo punto, dopo il primo, il secondo, il terzo, sei costretto a dire di no, a rifiutare una miseria ad uno che sta infinitamente peggio di te, e a sentirti un verme; ancora di più quando quelli diventano insistenti e sei costretto a reagire in maniera antipatica per riuscire a liberartene. Per me, anche questa è violenza, essere obbligati ad interpretare un ruolo che giudichiamo odioso e non sentiamo nostro. Una violenza che dobbiamo subire mentre politici e intellettuali plaudono all´immigrazione, sostenendo persino che sia una risorsa. Per loro, forse, lo sarà, come futura riserva di voti, tanto non pensano ad altro. E Bavaglio ridicolizza un provvedimento che, una volta tanto, è dalla parte del cittadino, perché i problemi dell´Italia sono altri!
- Certi intellettuali - gli fa eco Raffaele - sono un altro cancro della nostra società. Soprattutto alcuni. Parlo di quelli, sicuramente prezzolati dal potere, che manovrano masse di deficienti che condividono stronzate assurde per atteggiarsi a persone intelligenti, e danno corda ai farabutti che ci prendono per il culo. Non mi riferisco a Pandoro e Bavaglio, è ovvio, quelli il potere stanno a sfotterlo senza sosta, di qualunque colore si vesta, anche se, nella foga, ogni tanto una cazzatina la sparano anche loro. Ricordate la favola del vestito invisibile dell´imperatore? Era una lettura delle elementari. Un tizio si presenta a corte, da un imperatore stupido e vanesio, e si offre di confezionargli un abito con un tessuto invisibile che solo le persone intelligenti possono vedere. Imperatore e cortigiani, per non mostrare di essere stupidi, fingono di vedere il tessuto prima, l´abito poi, e un giorno il sovrano sfila per la città con il suo abito nuovo, in mezzo a gente che non capisce, e i bambini che gridano "il re è in mutande!"

(omissis...)

Il contadino annuisce con enfasi, in attesa di dirne un´altra sull´argomento. - Quella filosofia di trovare sempre un problema meno importante di un altro per preoccuparsi di risolverlo… ci ha fatto anche un altro bel regalo. Ormai le mie figlie sono grandi, hanno una loro vita… Amen. Ma quand´erano bambine mi toccava arrossire e sentirmi in imbarazzo ogni volta che guardavamo la televisione… accidenti, è l´unico svago che possiamo permetterci. Che volete, anche a me piacerebbe andare a teatro, ma non ho né i soldi per il biglietto, né, tanto meno, quelli per il vestito che sarei tenuto a indossare. Un´altra conquista degli intellettuali, negli anni settanta, quando finirono col chiudere la beneamata censura: sostenevano, con chi si opponeva, che sesso e parolacce erano niente in confronto alle scene di violenza e di sangue che venivano mostrate nei film. Di più, c´era chi diceva che il sesso è un componente normale della nostra vita, e quindi non c´era nessun motivo per doverlo considerare tabù. Ancora una volta, non era quello il problema più importante. Va bene, sissignore, sacrosante parole. Ma cosa hanno fatto? Hanno impedito che si facessero film violenti? No, hanno ottenuto che al sangue e alla violenza si aggiungessero turpiloquio e scene di sesso. Così, anziché evitare che i nostri figli diventino violenti, abbiamo ottenuto di far crescere anche le nostre figlie come zoccole.
Una risatina sottolinea le sue ultime parole. Un modo molto colorito di esprimere un concetto forse un po´ estremo, ma sul quale nessuno trova da obiettare.
- È da ipocriti - conclude - meravigliarsi oggi se le ragazzine si prostituiscono per una ricarica del telefonino. Le abbiamo fatte crescere con l´idea che il sesso fosse un evento ordinario come soffiarsi il naso o bere un bicchier d´acqua… che male può esserci ad accettare qualche decina di euro per mandar giù una sorsata d´acqua? Cos´è che si condanna, in realtà, della prostituzione? Che qualcuno ceda il proprio corpo, visto che è una cosa normale che chiunque è libero di fare, o che lo si faccia pagare invece di darlo gratis? Che razza di mondo!



In questo brano, i protagonisti (e l´autore, loro tramite) danno addosso agli intellettuali, quelle persone, cioè, avvezze a pontificare dall´alto della loro cultura su fatti e problemi di rilevanza sociale, indirizzando in qualche modo a loro piacimento quella che comunemente viene chiamata "pubblica opinione". E in genere ti fanno rimanere come un fesso quando ti dicono che, da un punto di vista intelligente e acculturato, quello che per te sembra ovvio e lampante è invece una gigantesca cavolata, e che le cose stanno in maniera totalmente diversa e, di solito, per te assolutamente incomprensibile. Una volta, parlando con un amico, ho definito "intellettuale" una persona che davanti ad un limone, oggettivamente ed incontestabilmente giallo, sostiene con sicurezza e cognizione di causa che è blu, e se tu lo vedi giallo è perché sei un coglione, superficiale e ignorante. Ora, un tizio del genere dovrebbe, al massimo, far sorridere, o suscitare compassione. Il problema nasce quando ti accorgi che un sacco di coglioni, autentici, attorno a te, gli danno ragione per mostrare di essere anche loro intelligenti e acculturati. E si comportano di conseguenza. E accompagnano la società alla rovina (purtroppo, la colpa non è solo dei politici e di chi governa).
Generalizzare, ovviamente, è di solito sbagliato. Ma è disarmante vedere che anche persone che ammiri, e dalle quali ti senti in qualche modo, se non tutelato, almeno rappresentato (molto più che dai signori che con il tuo voto decidi di mandare in parlamento), ad un certo punto cominciano un gioco che non capisci, e che non promette niente di buono. Santoro e Travaglio, come pure Beppe Grillo, meriterebbero il grido "santi subito", per il lavoro che svolgono esponendosi in prima persona. Finché pure loro non cadono vittima della "maledizione dell´intellettuale", e si mettono a sparare castronerie che ti fanno di nuovo sentire solo e indifeso. Il discorso sui lavavetri mi pare approfondito abbastanza, nel brano, perché non debba tornarci sopra. D´accordo dare addosso a chi gestisce il potere in maniera indegna, ma se capita che, per sbaglio o per proprio tornaconto, qualcuno fa qualcosa di buono, ammettiamolo, sia pure a denti stretti, sia pure bofonchiando sottovoce, magari aiutiamoci con un Alka Seltzer. O almeno tacciamo, evitiamo di attaccarlo su quello. Non diamogli addosso per partito preso. Rischiamo di confondere le idee, così. Lo so, fa male quando uno stronzo compie qualcosa di buono, ma se succede bisogna prenderne atto, ed anche essergliene grati.
Una battutina finale, dedicata a Santoro. Una frase che usa spesso in trasmissione è "diciamo le cose come stanno". Sarebbe molto più "politically correct" se aggiungesse… "secondo me".


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