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Voci bianche a Montecitorio

qui
si può scaricare
l´intero romanzo
in formato pdf



prologo
Capitolo 01:  l´assalto
prologo 2
Capitolo 02:  la rimpatriata
Capitolo 03:  uno strano amico
Capitolo 04:  l´onorevole e il cameriere
Capitolo 05:  una ricerca scolastica
Capitolo 06:  una giornata no
Capitolo 07:  una rabbiosa chiacchierata
Capitolo 08:  la prima grossa bastardata
Capitolo 09:  piromani all´attacco
Capitolo 10:  un coro di voci bianche
Capitolo 11:  padre e figlio
Capitolo 12:  una vita, 25 euro
Capitolo 13:  la decisione
Capitolo 14:  le regole del gioco
Capitolo 15:  comincia lo spettacolo
Capitolo 16:  ... ma non durerà molto
Capitolo 17:  il pedinamento
Capitolo 18:  l´esodo
Capitolo 19:  la predica e le resurrezioni
Capitolo 20:  la resa
Capitolo 21:  l´attacco
epilogo

Per chi va di fretta
I punti salienti


NB: qua e là ci sono alcuni (pochi) tagli, segnalati con degli omissis, che non dovrebbero comunque compromettere la comprensione del testo. Potrò spiegarne la ragione solo se e quando ci saranno le condizioni per eliminarli


Ho scritto questo romanzo perché avevo tante, troppe cose da dire.
Ma a me non piace parlare da solo, così eccolo qui, pronto a prendervi, senza altri costi oltre a quelli della vostra connessione…

Se vi va, la mia casella di posta
raf.derose@gmail.com
è pronta a ricevere qualsiasi sorta di critiche (sempre bene accette), di insulti (questi, meno graditi, ma quando tocca… tocca), o… al vostro buon cuore.

Se poi volete darmi un piccolo aiuto, leggete qui come fare.

Capitolo 21: l´attacco


- TUTTI SOTTO, PRESTO - continua ad urlare, dando l´esempio. Con uno scatto leva i piedi dal banco, e con un salto stile pubblicità-televisiva-per-un-olio-leggero-che-mantiene-in-forma si butta giù, dietro uno dei banchi riservati al governo.
I tre compagni tardano un po´ a capire, sono meno abituati del poliziotto a certe situazioni, ma obbediscono sulla fiducia. Il che li salva da una prima sventagliata di proiettili dal mitragliatore di uno dei sette sicari, comparso all´ingresso esattamente di fronte a loro. Le pallottole forano i banchi facendo schizzare schegge di legno dappertutto.
- GIÙ, SDRAIATEVI GIÙ - grida ancora Raffaele, mentre l´aula rimbomba sotto gli spari, e i proiettili aprono prese d´aria nei pannelli che li nascondono fischiando vicino alle loro orecchie.
Attorno, da altri accessi, altri sicari si affacciano sputando piombo, verso i banchi al centro, dalle pistole, e da un secondo mitra.
Il primo comincia a scendere i gradini per raggiungerli. Durante il viaggio hanno continuato a seguire la cronaca dall´autoradio, e sanno che i quattro bersagli sono completamente disarmati.
- GENNA´, NON FARE STRONZATE - grida a quel punto una voce nota al commissario De Rose. - RICORDATI CHE L´AULA È MINATA!
Il killer smette di sparare e torna precipitosamente sui suoi passi, per rimettersi a bersagliare i banchi che nascondono le vittime designate dalla soglia dell´ingresso all´aula
- Grande Renato! - esclama soddisfatto Raffaele. Poi urla, rivolto ai sicari: - FORZA, VENITE AVANTI, CHE CI DIVERTIAMO!
In risposta, un´altra rabbiosa sventagliata, sempre da lontano. Poi tutto tace.
Non avranno munizioni infinite, pensa il grosso commissario di polizia, non possono continuare a sparare all´impazzata per niente. Se non fosse stato per il preavviso del suo amico spacciatore, a quest´ora tutto il piombo sputato da quelle bocche di fuoco sarebbe nelle loro pance.
- Maledetto stronzo! - impreca il Gennaro che si era avviato per sistemarli da vicino.
- FORZA RAGAZZI, FATEVI SOTTO. FATE VEDERE DI CHE PASTA SIETE FATTI! - insiste Raffaele.
- Commissa´, com´è? - reagisce Renato, con un tono da autentico guappo. - Stavolta non vi fate avanti a vedere cos´ho in tasca, eh? Mo´ vi nascondete! Che fine ha fatto il vostro coraggio?
Ha in mente qualcosa, pensa Raffaele, dopo un primo istante di meraviglia.
Ma cosa?
- E tu - ribatte, sperando di assecondare il suo piano, qualunque esso sia - com´è che non scappi come al solito? Con una dozzina di stronzi alle spalle, armati di mitra, ti senti un padreterno, vero? Perché non mi fai vedere cosa sei capace di fare da solo?
- Ti accontento subito, bastardo. Voglio vedere se hai ancora il coraggio di ripetere che mia madre è una puttana.
Quello è un suggerimento, pensa il poliziotto. Vuole che lo provochi, e nel modo più pesante possibile. Mai, assolutamente mai, nei loro colloqui, aveva pronunciato qualcosa di offensivo nei confronti di quella povera donna. Il contrario, piuttosto. E sa quanto Renato la veneri.
Sta al gioco, e replica, con strafottenza: - Ma quando mai? Ho sempre detto che tu sei un figlio di puttana, ma tua madre non l´ho mai toccata… anche se, visto il risultato, dev´essere proprio un grande zoccolone di merda. Scommetto che, quando l´hanno seppellito, a tuo padre hanno dovuto fare una bara di tre metri per farci entrare tutte le corna che aveva.
- BASTARDO, PEZZO DI MERDA, QUESTA TE LA FACCIO PAGARE CARA! - urla come un pazzo Renato, in risposta. Poi, rivolto al sicario che ha accanto: - Dagli da parlare.
- Cosa vuoi fare?
- Quel figlio di puttana è mio - risponde, con un sibilo. - Voi parlate, cercate di convincerli ad arrendersi.
- Già, e quelli so´ fessi e ci credono!
- Non ci devono credere. Devono pensare alle stronzate che gli dite voi mentre io mi avvicino. Forza!
- E le mine?
- Non me ne fotte un cazzo! - risponde, esagitato. - Gliel´avevo giurata, che se di nuovo toccava mia madre gli strappavo le palle con le mani. Fosse l´ultima cosa che faccio. E se salta tutto in aria, vuol dire che ci sbrighiamo prima.
Detto questo, entra in aula e, piegato a metà per non farsi scorgere, corre dietro i banchi in alto per raggiungere l´estremità a sinistra dell´emiciclo. Poi comincia a scendere lentamente i gradini verso il centro.
- Venite fuori a mano alzate - intima Gennaro, poco convinto. Quel ragazzo aveva sempre detto di non farne uso, ma, a giudicare dal suo atteggiamento, in quel cesso alla stazione di servizio, dove si sono fermati poco prima, dev´essersi fatto una bella sniffata. Gli era parso un po´ strano… Meglio così, se in questo modo chiude in fretta il lavoro.
- Perché, è arrivato Babbo Natale? - chiede Raffaele, ironico.
- Datemi retta, vi conviene uscire, che ne parliamo e magari ci mettiamo d´accordo - insiste quello.
Raffaele scuote la testa, chiedendosi se è davvero così deficiente da credere davvero di convincerli a mostrarsi e farsi fare fuori, o se è solo un diversivo per tentare qualche sortita. Arrischia una sbirciata, e vede il sicario in avvicinamento dalla sinistra, giù per la scalinata. Un sicario che, nascosto a tutti gli altri, gli lancia un cenno d´intesa, per invitarlo a stare tranquillo. Mostrando la pistola che stringe in pugno.
Il poliziotto capisce, e attende.
- Cos´avete da offrirci? - chiede, fingendo di essere interessato a quel colloquio.
- Non è necessario farvi fuori - risponde quello, piegando un angolo della bocca in un ghigno silenzioso. - Dovete solo venire con noi, da qualcuno che vi vuole parlare.
- Come possiamo essere sicuri che non è una trappola? - domanda ancora Raffaele, pensando che se un giorno, in uno dei suoi romanzi, scriverà un dialogo così idiota vorrà dire che è arrivato il momento di lasciar perdere.
Renato ha ormai raggiunto la base al centro dell´emiciclo, e con passo felpato sta raggiungendo i banchi che nascondono i bersagli.
- Ma come, non vi fidate di noi? - chiude Gennaro, ora con una sonora sghignazzata, ponendo fine a quella penosa e inverosimile trattativa.
- CREPA, BASTARDO! - urla a quel punto Renato, saltando su e sventolando la pistola davanti al muso del grosso commissario.
Raffaele gli afferra il braccio teso e lo tira giù.
- Coglione, s´è fatto fregare! - esclama stizzito Gennaro.
Parte un colpo, ovviamente con l´arma caricata a salve del poliziotto. Poi giù pugni e calci contro il banco, mentre i sicari attendono l´esito della "colluttazione".
Intanto che Fausto e Giampiero continuano a battere contro i pannelli di legno, Renato consegna la pistola a Raffaele. - Tenete, commissa´… io non so nemmeno come funziona.
- Dove l´hai presa?
- Me la sono fatta procurare. Mi sono offerto di venire ad ammazzarvi, e non potevo mica strozzarvi! Ho detto che la mia l´avevo lasciata a casa per evitare rogne inutili, tanto non doveva servirmi.
- Sei stato grande, Rena´ - si congratula, controllando il caricatore. Pieno, e di roba buona. Quindici belle supposte allineate pronte a curare qualsiasi mal di pancia.
- Ho inventato di volta in volta. Non so nemmeno io come mi venivano certe idee. Come questa, di spingervi a provocarmi per farmi perdere la testa e tentare questa sortita nonostante le mine.
- Se ne usciamo, scriviamo un romanzo assieme, tu ci metti le trovate, ed io la penna. Ora sta´ giù con gli altri. Il resto è affare mio.
- Renato… - chiama Gennaro, quando cessano i colpi contro i banchi. - Com´è andata?
- È andata che se volete farmi fuori dovete mandarne uno meno coglione - risponde Raffaele, ad alta voce. Poi, abbassando il volume, ridacchiando nervosamente, rivolto al suo singolare amico: - Senza offesa, Rena´. E anche prima, con tua madre…
Il giovane fa segno di capire, e torna a stendersi giù.
Una sventagliata di mitra risponde alla sua provocazione.
- Cos´è questo rumore, ti stai cagando sotto? - lo sfotte il poliziotto, per cercare di innervosirlo.
Un´altra scarica risponde alla battuta.
Alla fine della raffica, Raffaele si rizza di scatto e spara, due colpi pressoché alla cieca, verso la provenienza della mitragliata. Poi torna subito giù, senza aspettare di vedere l´esito della sua sortita.
Il risultato lo scopre lo stesso, gli basta interpretare i segni che seguono: un lamento, un´altra sventagliata che però non si avvicina neppure alla postazione che li nasconde, le imprecazioni degli altri sicari. Gennaro è andato, meno uno.
Meno due, con Renato.
Ne restano solo cinque. Ma, se fa qualche differenza, ancora più incazzati di prima.
Nuova situazione di stallo: i quattro bersagli, giù, impossibilitati a muoversi senza rischiare di essere ridotti ad altrettanti colabrodo, e i killer in alto, affacciati soltanto nell´aula, impossibilitati ad avvicinarsi per il rischio di saltare in aria con le loro vittime, e costretti ora anche a ripararsi perché laggiù, grazie a quel cretino che voleva sistemare da solo la faccenda, adesso sono pure armati..
Raffaele prova a smuovere le acque. Tira giù il microfono più vicino e urla, sperando che le sue parole raggiungano l´esterno del grande salone: - COLONNE´, CHE FINE AVETE FATTO? SIETE SCAPPATO FUORI A DIFENDERE IL POPOLO DALLE ZANZARE? O VI SIETE NASCOSTO DIETRO UNA COLONNA A CAGARVI NEI PANTALONI?
La voce del poliziotto arriva fuori. E, davanti ai suoi commilitoni, colpisce l´ufficiale come uno schiaffo in pieno volto. Un tenente colonnello Marchesi già livido per l´affronto subito al telefono, poco prima, quando ha contattato il firmatario dell´ordine esibito dai camorristi, così perfetto da sembrare autentico, attendendosi una smentita.
"E CHE CAZZO, NON SAI NEMMENO LEGGERE, COGLIONE?!", aveva urlato dall´altro capo una voce isterica, prima di riattaccare.
Così aveva dovuto far passare la banda, e restituire le armi sequestrate.
- ALLORA, COLONNE´, PERCHÉ NON FATE VEDERE DA CHE PARTE STATE? O LO STATE GIÀ FACENDO VEDERE? - continua Raffaele con la sua provocazione. Maledizione, pensa fra sé e sé, là fuori ci sono centinaia di soldati armati di tutto punto che potrebbero fermare quei banditi senza alcuno sforzo!
Ma l´unica risposta che ottiene è un´ennesima, per fortuna inutile, rabbiosa sventagliata dall´altro mitragliere.
- Qualcuno è alle nostre spalle, all´ingresso dietro il banco della presidenza? - chiede a Renato.
- No, siamo venuti assieme dalla stessa parte - risponde il ragazzo. - Tutti di fronte, a coppie, divisi su tre degli ingressi.
- Va bene. Allora… Fausto, tieni questa - fa, consegnando all´amico la sua pistola caricata a salve. - È del tutto innocua, ma fa lo stesso rumore. Al mio tre, premi il grilletto a ripetizione. Fa´ fuori tutto il caricatore. Quei bastardi non possono sapere con quale pistola stiamo sparando, e dovranno ripararsi. Poi torni giù steso.
- Cos´hai in mente?
- Non possiamo rimanere qui in eterno, né noi, né loro, e non è il caso di lasciare a quelli la prima mossa. Quando tu sparerai, io salterò fuori e proverò a rifugiarmi sotto i banchi di fronte. Se ci riuscirò senza essere visto, mi avvicinerò a loro su un lato. Voi tenetevi pronti. Al mio "via", sentirete sparare di nuovo… A questo punto vi buttate fuori e andate a riparare anche voi sotto quei banchi, cercando di non farvi scorgere. Tutti e quattro. Di corsa, più in fretta possibile, non potrò darvi molto tempo. Poi vedete di sparpagliarvi, di non restare concentrati in un unico punto. Meglio fra i posti a metà altezza. E lì continuate a starvene buoni, sdraiati sotto le sedie. È tutto chiaro?
Attende la silenziosa conferma dell´amico ingegnere, poi degli altri tre.
- Okay, vai adesso!
Fausto obbedisce, e preme il grilletto, puntando la canna verso l´alto. Sarà caricata a salve, ma si sente più tranquillo così. Una, due, tre volte, in rapida successione, e poi ancora... Intanto Raffaele si lancia fuori dal nascondiglio, rotola come una palla raccolto su se stesso e guadagna la base dei banchi inferiori sulla sinistra, ancora al riparo dai colpi, e dalla vista, dei sicari su in alto.
Finita la scarica a vuoto di Fausto, dall´altra parte piove una pioggia di piombo verace da tutte le pistole in mano ai delinquenti, e una breve raffica dal mitra. A quanto pare, per l´amico mitragliere, è arrivato il momento di risparmiare.
Nessun segno che si siano accorti della sua sortita.
Comincia a strisciare su per gli scalini, approfittando degli spazi fra le file di banchi per una sbirciatina. Ne vede due su una soglia, immagina che gli altri tre siano su quelle accanto, coperte ai suoi occhi dagli scranni dei parlamentari. Fra i due che ha intravisto, comunque, c´è il mitragliere, il primo da eliminare, possibilmente.
Si infila nello spazio sotto i banchi, facendo attenzione a non farsi scoprire urtando qualche sedia, e lentamente guadagna una posizione più favorevole.
Gli uomini in alto sono chiaramente nervosi. Hanno fretta di chiudere la partita, ma sembrano impossibilitati a fare qualsiasi mossa, e sanno di non potersi trattenere in eterno.
Forse, potrebbe bastare attendere.
Forse no.
Si arrischia a sporgere la testa, lentamente, quanto basta per vedere gli altri due ingressi, fidando che l´attenzione degli assalitori sia tutta concentrata sul rifugio che ha appena abbandonato. Ce n´è solo un altro in vista, forse i rimanenti due stanno provando a raggiungere l´entrata alle spalle dei suoi amici.
Ora, o mai più.
Punta la sua pistola sull´uomo armato di mitragliatrice, urla un "VIA, ADESSO!" con tutto il fiato che ha in corpo, e spara, spara, e ancora spara, due colpi sul mitragliere, un terzo sul complice che gli sta accanto, altri due verso l´altro ingresso. Poi giù a terra, sperando che sia bastato ai suoi amici per sgattaiolare fuori e raggiungere i banchi di fronte, quando il terzo killer, dopo essersi riparato, torna avanti e spara nella sua direzione.
L´uomo con il mitra l´ha preso, ne è sicuro. L´altro, nella migliore delle ipotesi, l´avrà ferito. Ne restano quattro, al massimo. Spera che non raccolgano i mitra dei due cadaveri. Probabilmente non lo farà nessuno: se avessero saputi usarli, non avrebbero avuto nessuna difficoltà a farsene dare uno anche loro. Se sono venuti armati solo di pistola, è segno che si sentono più a loro agio con quella in mano.
È allora che vede un oggetto volare sopra la sua testa, e cadere accanto ai banchi del governo. È più che altro l´istinto a fargli capire cos´è: una bomba a mano. I soldati là fuori ne avranno un bel po´ in dotazione, e a quanto pare il tenente colonnello Marchesi non avrà avuto nulla da obiettare quando gli "agenti del servizio segreto" avranno preteso di farsene dare qualcuna.
- VIA TUTTI, È UNA BOMBA! - urla come un pazzo, rizzandosi di colpo e svuotando il resto del caricatore addosso ai tre affacciati in cima. Non ha avuto modo di controllare, prima, se al suo "via" i suoi amici erano riusciti ad abbandonare la postazione ora bombardata. Ma se non l´hanno fatto…
I colpi raggiungono solo uno dei bersagli, che prende a barcollare incredulo prima di stramazzare a terra. Gli altri due si dileguano fuori. Nessuno segno del quarto, quello che forse ha ferito prima.
La granata, giù, esplode, con un fragore da fine del mondo.
I due killer superstiti ricompaiono su in alto e puntano le loro pistole sul commissario, ritto in piedi a pochi metri da loro a chiedere alla sua arma qualcosa di impossibile: sputare qualche confetto in più di quelli che il caricatore poteva contenere.
Raffaele si guarda bene dal fare la bella statuina, quando il percussore della sua pistola batte a vuoto, e si butta di nuovo giù fra le sedie, mentre una gragnola di colpi comincia a piovergli accanto scheggiando furiosamente quegli storici banchi.
Una seconda granata vola giù e finisce accanto al tavolo degli stenografi.
- ATTENTI! - grida Raffaele, prima che una nuova esplosione faccia tremare l´aula, pregando il Signore, caso mai esista davvero, che i suoi amici siano riusciti, prima, ad allontanarsi da lì e nascondersi in giro fra i banchi come gli aveva detto. È incredibile come, in certe situazioni, anche il più accanito dei miscredenti non trovi di meglio da fare che confidare nel divino. Quando il razionale non offre soluzioni, non rimane che affidarsi all´irrazionale.
- Qua non c´è nessuna mina - esclama a quel punto uno dei due sicari superstiti, con uno spiccato accento napoletano - se no a quest´ora era saltato tutto in aria.
- Facciamoli fuori e andiamocene - risponde l´altro. - Cominciamo con quel bastardo di poliziotto.
Scendono giù, a pistole spianate, a caccia del grosso commissario, ormai chiaramente disarmato. Troppo grosso per potersi nascondere adeguatamente quando i due raggiungono la fila sotto la quale si è accucciato.
Le due pistole si sollevano in posizione di tiro…
Le canne di altrettanti fucili si poggiano sotto le orecchie dei sicari, gelando il loro entusiasmo.
La voce esile di un ragazzo poco più che ventenne risuona nell´aula, nervosa: - Giù quelle pistole, o vi facciamo saltare la testa.
Sicari e vittima predestinata si girano ad osservare lo spettacolo: due giovani soldati, con in mano i fucili che affondano l´estremità della canna nel collo dei due killer; dietro, altri quattro militari della stessa età con le carabine puntate su di loro, e in mezzo un ragazzino in divisa, con dei gradi appuntati sulla manica, che dà gli ordini.
- CAPORALE RIGHETTI, COSA TI SALTA IN MENTE? COSA STATE FACENDO? - tuona la voce del colonnello Marchesi alle loro spalle.
- Quello che avrebbe dovuto ordinarci lei di fare, signore - risponde impettito il giovanissimo sottufficiale, mentre raggiunge i due sicari e toglie loro le pistole dalle mani.
Nessuno dei soldati, né Raffaele, fa caso ad un ultimo bandito, ferito prima, non troppo gravemente, che di nascosto comincia a strisciare lentamente verso il mitragliatore del suo defunto compagno...
- MA SEI IMPAZZITO? - insiste Marchesi, completamente fuori di sé. - SIETE TUTTI IMPAZZITI? QUESTO VI COSTERÀ LA CORTE MARZIALE!
Il caporale si avvicina con calma al suo superiore e ringhia: - Ho messo una firma e indossato questa divisa perché ero disoccupato e non volevo finire a fare il delinquente, signore. Per questo, non sono disposto a diventarlo adesso. Ben venga la corte marziale, ma non è detto che gli imputati debbano essere per forza quelli condannati. Intanto, i terroristi sono nelle nostre mani, ora, e la vicenda è risolta senza bisogno di spargere altro sangue.
Fa un bell´effetto vedere un ragazzino con ancora addosso l´odore del latte tener testa con tanto orgoglio ad un borioso alto ufficiale, pensa Raffaele, gustandosi la scena. Anche i suoi compagni di avventura si levano a godersi lo spettacolo, sentendosi ormai al sicuro.
Non la penserebbero in questo modo se notassero le manovre dell´ultimo sicario, che, dimenticato da tutti, raccatta il mitra accanto al cadavere del suo compare, si alza, con un feroce sogghigno, e punta l´arma contro i giovani militari che credono di aver preso il controllo della situazione.
Che, per questo, stanno tranquillamente bene in vista, bersagli più facili che nei baracconi dei luna-park.
- AFFANCULO TUTTI! - urla, prima di premere il grilletto.
Gli interpellati si girano dalla sua parte, sorpresi, a fissare il mitra puntato contro di loro, e…
…in tempo per vedergli strabuzzare gli occhi e allargare le labbra in un patetico sorriso, prima di stramazzare a terra senza alcun commento. E veder comparire, al suo posto, con un ghigno soddisfatto, un goffo ingegnere arrivato alle sue spalle a sbattergli in testa, con tutta la rabbia che aveva in corpo, una pistola che, anche caricata a salve, è pur sempre un chiletto e passa di solido metallo. Parte un´ultima sventagliata, ma l´unico a subire quell´ennesimo e superfluo danno è il già martoriato mobilio dell´aula di Montecitorio.
Due giovani soldati si precipitano a prendersi cura dell´ultimo attentatore. Il "ragazzino" coi gradi da caporale fa un cenno, e gli altri due sicari vengono portati via. Poi si avvicina al commissario, e declama: - Lei e i suoi compagni siete in arresto. Mi auguro che non vogliate opporre alcuna resistenza.
Raffaele alza le mani e risponde, risollevato: - Saremo felici di seguirla, caporale.
Poi, rivolto al tenente colonnello Marchesi: - Colonne´, io, fiato in corpo, ce n´ho ancora, ma non mi pare che ci siano altri presupposti per le scuse che ha preteso prima.
L´ufficiale abbassa il capo e mormora, rivolto ai suoi sottoposti: - Portateli via.
Renato, e i tre compagni di Raffaele, si avvicinano a loro volta con le mani in alto. Il caporale guarda le braccia alzate, scuote la testa e spiega: - Non occorre. Vogliate seguirci.

Fuori, intanto, il palazzo sembra preso d´assedio. Una folla immensa, che mai nessun sindacato o partito politico può vantare di aver mai trascinato in piazza, è accalcata tutto attorno e tenuta a bada dai militari. Migliaia di voci chiedono notizie, urlano proteste, minacciano l´irruzione. Un ufficiale, armato di megafono, cerca di esaudire in qualche modo le richieste di quella spontanea adunanza.
Sono fischi sonori quando il militare annuncia che la situazione è passata sotto il controllo degli agenti del servizio segreto incaricati di gestire l´emergenza. Hanno seguito tutti la trasmissione, e nessuno dei presenti in piazza è altrettanto babbeo, quanto un tenente colonnello responsabile della sicurezza, da credere davvero agenti del controspionaggio gli uomini che prima, superando un assembramento ancora blando, sono entrati nel palazzo sfoggiando con noncuranza due mitra e sette facce da delinquenti conclamati.
Grazie al buon isolamento acustico del palazzo, e al chiasso infernale che c´è in giro, i rumori degli spari e le esplosioni delle due granate non vengono percepite all´esterno. In compenso, dopo qualche minuto, il tizio al megafono dichiara che la crisi nell´aula è stata felicemente risolta. I terroristi si sono arresi senza spargimento di sangue. Nessuna parola sugli "agenti segreti", dettagli superflui che non è il caso di diffondere.
L´annuncio viene accolto da un urlo festoso che, probabilmente, sarà udito pure a Reggio Calabria.
Un altro urlo rimbomba all´unisono quando l´ufficiale, comunicata la conclusione della vicenda, invita la folla a tornare alle proprie case: - COL CAZZO!
Quei quattro pazzi protagonisti dell´assalto dovranno passare da lì, per essere portati via dal palazzo del parlamento, e loro vogliono esserci, quando accadrà, è la spiegazione confusa che segue al corale rifiuto di tornarsene a casa.
Staranno lì ad attenderli.
Vogliono vederli bene in faccia.
Vogliono gridargli cosa pensano di loro, pare.
Vogliono compensarli come meritano, forse, per averli fatti stare incollati tutto il giorno davanti al televisore a tremare con il cuore in gola.
Poi alcune voci gridano un "ECCOLI", quando due auto blu escono dal portone del palazzo precedute da una camionetta dell´esercito e da un´auto dei carabinieri a sirene spiegate. La testa bianca del gigantesco commissario di polizia che ha guidato l´operazione spicca oltre i cristalli della prima vettura quasi come un faro nella notte.
La folla si apre per lasciare passare la camionetta con i militari a bordo, e si richiude dietro subito dopo.
Torna a riaprirsi quando un carabiniere, nell´auto che segue ululando come un´indemoniata, si sporge dal finestrino ed urla di far passare, permettendo anche a questa di avanzare.
Si chiude di nuovo quando tocca alla prima delle auto con i prigionieri, e stavolta in maniera definitiva. La calca si ammassa sulle due vetture urlando e imprecando. Molti impugnano cric e chiavi inglesi, qualcuno agita in aria persino una stampella.
- FATE PASSARE… FATE PASSARE… - urla il militare al megafono. - NON SARANNO AMMESSI LINCIAGGI… QUESTI UOMINI SUBIRANNO IL PROCESSO CHE MERITANO… NON CI SARÀ ALCUNA GIUSTIZIA SOMMARIA DA PARTE DI NESSUNO…
- MA QUALE LINCIAGGIO E QUALE PROCESSO? - urla di nuovo la folla, confusamente. Ma in qualche modo il concetto espresso viene recepito ugualmente. - QUESTI LI LASCIATE SUBITO LIBERI, O LI LIBERIAMO NOI CON I BASTONI… SE VOLETE ARRESTARE QUALCUNO, ANDATE A PRENDERE I FARABUTTI CHE SEDEVANO LÀ DENTRO…
E poi il coro, finalmente comprensibile alla perfezione, meglio che se diffuso da un impianto HiFi. Una sola parola, scandita all´infinito, con un tono sempre più minaccioso: - LI-BE-RI… LI-BE-RI … LI-BE-RI …
In giro, alcune telecamere stanno riprendendo gli eventi, e in molte tv private gli esperti in studio vengono zittiti per poter proporre ora quelle immagini.
- SIIIIIIIIII - è l´urlo gioioso che esplode dalla bocca del dottor Gabriele Quintieri, rimasto ancora ad attendere, davanti al televisore acceso, con l´ansia, e la speranza, di ricevere altre notizie da Montecitorio, mentre salta dalla poltrona e abbraccia gli amici di Giampiero che gli hanno offerto ospitalità. Poi giù, tutti assieme, per le scale, a raggiungere la piazza e unirsi agli altri manifestanti.
- SIIIIIIIIIIIIIIIIIII - è lo stesso urlo che esplode in molte case in Italia, dove ancora telespettatori nottambuli avevano voluto insistere nel seguire i programmi proposti con la stessa aspettativa di Gabriele, svegliando i vicini che erano andati a nanna. E poi ancora, allo stesso ritmo delle acclamazioni a Roma: - LI-BE-RI … LI-BE-RI … LI-BE-RI …
Davanti al palazzo l´atmosfera si fa incandescente. Qualcuno comincia ad accompagnare le proprie urla con ritmati colpi di chiave inglese sulle carrozzerie delle auto in uscita.
- LI-BE-RI … LI-BE-RI … LI-BE-RI …
All´interno dell´edificio, in una saletta riservata, un concitato consulto. La situazione, là fuori, minaccia di degenerare. Nonostante l´imponente spiegamento di forze disposto già all´inizio di quella crisi, la dotazione di uomini non è sufficiente per tenere a bada o addirittura respingere tutta quella folla inferocita. E bisogna anche tener presente che, di quei pazzi sovversivi, hanno nome, cognome, indirizzo e anche taglia delle mutande, ormai, e possono andare a riprenderli quando vogliono, senza tutta quella ressa attorno. Non sono nemmeno i tipi capaci di diventare uccel di bosco.
- Non è ammissibile - protesta uno degli strateghi a consulta. - Non possiamo lasciarli liberi di tornare a casa solo perché una massa di scalmanati lo pretende. Sarebbe un precedente pericolosissimo.
- E che si fa? Spariamo sulla folla come in Birmania? Davanti alle telecamere e alle televisioni di mezzo mondo? Così già domani, come minimo, ci sbattono a calci in culo fuori dall´Europa - obietta un secondo membro di quell´improvvisato consiglio, meno propenso all´azione e più attento alle ripercussioni politiche.
- Sono fessi se ci tengono ancora, quelli di Strasburgo, dopo tutte le puttanate che hanno ascoltato oggi - protesta un terzo, indeciso però sulla linea da proporre.
Le urla, fuori, si fanno più incalzanti. Più feroci. Più minacciose.
Un nuovo elemento di discussione è portato in sala da un tizio in alta uniforme, con un minuscolo televisorino a pile acceso e agitato come una bandierina.
- Guardate qua… guardate che sta succedendo…
La prima informazione, allarmante, viene dalla sigla che campeggia in basso a destra, di una nota emittente straniera. Poi le immagini, e le grida, raccolte in varie città d´Italia. Innumerevoli cortei, spontanei e inverosimilmente gremiti, che marciano per le strade ripetendo in maniera ossessiva un´unica invocazione: - LI-BE-RI … LI-BE-RI … LI-BE-RI …
- Maledizione, qua ci scappa una rivoluzione! - esclama il primo.
- La rivolta c´è già, ed è per questo che non possiamo cedere - ribatte il falco di prima. - Domani assalteranno le carceri e ci faranno liberare i delinquenti, e poi…
- Ma non dire cazzate! - si oppone il suo antagonista politologo. - Quelli, le carceri, vogliono vederle piene, non vuote.
- Sentiamo il presidente - propone finalmente quello che ha portato il televisore. - Facciamo decidere a lui.
La mozione è approvata all´istante. In un batter d´occhio, già una mano ha sollevato una cornetta, e l´altra pigia ansiosamente sul tastierino numerico.
- Signor presidente… sarà al corrente della situazione, immagino. La folla… preme. Cosa consiglia di fare?
- Sterminateli tutti. Piazzate mitragliatrici su ogni palazzo e falciate la folla. Bombardateli con il napalm. Lanciategli sopra dei missili Cruise.
- Sta… dicendo sul serio, presidente?
Allora il presidente sbraita, con una finezza e una eleganza un tantino diverse da quelle a cui ci ha abituato nel corso dei suoi pacati anche se toccanti interventi pubblici: - NO CHE NON STO DICENDO SUL SERIO, COGLIONE, NON CAPISCE CHE LA STO PRENDENDO PER IL CULO? COS´ALTRO CAZZO PUÒ PENSARE DI FARE PER METTERE FINE A QUEL BORDELLO CHE C´È IN PIAZZA? MANDI QUEI PEZZI DI MERDA A FARSI FOTTERE E RINGRAZI IL CIELO SE QUELLI SI ACCONTENTANO E NON ENTRANO A FARCI A TUTTI UN CULO QUANTO UNA SPORTA!
E la comunicazione viene chiusa con un colpo secco.
- Il presidente… ehm… dopo accurata riflessione - comunica l´uomo ai presenti, con ancora il braccio alzato e la cornetta in mano - per motivi di ordine pubblico… ha stabilito… di… lasciare al momento liberi i… presunti terroristi.
Uno scambio di occhiate attonite fra i presenti, poi viene dato l´ordine, alle forze all´esterno, di consegnare i fermati alla folla.
Un ordine impossibile da eseguire.
Quando il messaggio giunge al centro della ressa, i militari in prima linea non hanno che da mostrare le due auto con gli sportelli completamente divelti e gli abitacoli vuoti.
- Se aspettavamo che voi teste di uovo vi decideste… - comincia a spiegare un sottufficiale dei carabinieri…



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