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Voci bianche a Montecitorio

qui
si può scaricare
l´intero romanzo
in formato pdf



prologo
Capitolo 01:  l´assalto
prologo 2
Capitolo 02:  la rimpatriata
Capitolo 03:  uno strano amico
Capitolo 04:  l´onorevole e il cameriere
Capitolo 05:  una ricerca scolastica
Capitolo 06:  una giornata no
Capitolo 07:  una rabbiosa chiacchierata
Capitolo 08:  la prima grossa bastardata
Capitolo 09:  piromani all´attacco
Capitolo 10:  un coro di voci bianche
Capitolo 11:  padre e figlio
Capitolo 12:  una vita, 25 euro
Capitolo 13:  la decisione
Capitolo 14:  le regole del gioco
Capitolo 15:  comincia lo spettacolo
Capitolo 16:  ... ma non durerà molto
Capitolo 17:  il pedinamento
Capitolo 18:  l´esodo
Capitolo 19:  la predica e le resurrezioni
Capitolo 20:  la resa
Capitolo 21:  l´attacco
epilogo

Per chi va di fretta
I punti salienti


NB: qua e là ci sono alcuni (pochi) tagli, segnalati con degli omissis, che non dovrebbero comunque compromettere la comprensione del testo. Potrò spiegarne la ragione solo se e quando ci saranno le condizioni per eliminarli


Ho scritto questo romanzo perché avevo tante, troppe cose da dire.
Ma a me non piace parlare da solo, così eccolo qui, pronto a prendervi, senza altri costi oltre a quelli della vostra connessione…

Se vi va, la mia casella di posta
raf.derose@gmail.com
è pronta a ricevere qualsiasi sorta di critiche (sempre bene accette), di insulti (questi, meno graditi, ma quando tocca… tocca), o… al vostro buon cuore.

Se poi volete darmi un piccolo aiuto, leggete qui come fare.

Capitolo 20: la resa


Ricacciando indietro le lacrime, Fausto ripassa il cellulare al proprietario.
- Tutto bene? - chiede Raffaele.
- Lo dirà il tempo, se "tutto bene" - risponde Fausto amaramente. - Ma noi ne resteremo all´oscuro.
- Cosa sta succedendo? - chiede Marchesi, dalla periferia dell´aula.
- Niente di penalmente rilevante, colonne´ - spiega Raffaele. - Ha solo detto addio a suo figlio.
- È una sua scelta. Una vostra scelta. Non dovete far altro che… macché, neanche buttare le armi, che non ne avete… ammettere che in aula non c´è un grammo di esplosivo, e permetterci di venire a prendervi. O voi consegnarvi, fa lo stesso.
- Stronzi come siamo, vi fidereste se vi dicessimo di venire avanti tranquilli, tanto l´aula è pulita?
- Più che stronzi - risponde il militare - avete dimostrato di essere dei pazzi.
- Si può anche impazzire, in certe condizioni. Ha ascoltato i racconti della gente per cui lavorate?
- Noi siamo al servizio del popolo italiano!
- Balle! Se fosse così, quei fucili dovreste puntarli addosso a quelli che abbiamo lasciato andare via da qui.
- Il popolo non ci chiede questo.
- E quando mai siete stati a sentire cosa vuole il popolo? Le manifestazioni in piazza non vi dicono niente, quando la gente marcia e chiede giustizia? O lì ci andate solo per tenere a bada il popolo che dite di servire?
- Non è così semplice.
- A chi lo dice! Se lo fosse stato, adesso non staremmo qui ad aspettare la morte.
- Arrendetevi. Consegnatevi a noi. Non vi costringe nessuno a restare là.
- Ci sarebbe anche un´altra soluzione - obietta il poliziotto.
- Quale?
- Fermare i sicari. Si è detto sicuro di poterlo fare. Non ha che da dimostrarlo. Allora noi avremo sbagliato le nostre previsioni, e non potremo stare in eterno qua sotto senza mai andare neppure a pisciare.
- Per il pisciare, possiamo anche farlo qui - interviene Giampiero. Vuole assolutamente dire qualcosa di cattivo. - Ci sarà un odore migliore, dopo.
- Ma non potremo defecare… non per la puzza, ma mi seccherebbe mischiare le mie cagate con quelle fatte e approvate qui dentro dagli abituali ospiti di questa sala - ribatte Raffaele, prima di tornare a rivolgersi all´ufficiale. - Come vede, non dipende solo da noi se il mio amico potrà riabbracciare suo figlio. Ci mostri cosa sa fare, colonnello.
- Lo vedrà - sentenzia irato quello. Poi, rivolto ai suoi uomini: - Continuate a tenerli d´occhio. Io vado a controllare che di là siano preparati.
Prima di uscire, si gira ancora verso Raffaele: - Ci rivedremo. E mi aspetto le sue scuse.
- Con immenso piacere - risponde il grosso commissario - se allora avrò ancora del fiato in corpo.
Il militare va via stizzito, per ribadire alle sue truppe schierate fuori che nessuno, e per nessun motivo, dovrà entrare in palazzo senza il suo diretto benestare. Raccomandazione superflua, visto che all´ingresso hanno già bloccato sette uomini armati fino ai denti che pretendevano di entrare.
- Cos´hanno detto? - chiede, seguendo il sottufficiale che lo accompagna.
- Di essere dei servizi segreti. Ci hanno mostrato un ordine scritto, su carta intestata, con tanto di timbro e firma.
- Tutto falso, ovviamente. Quelli hanno gente in grado di falsificare gli euro, figuriamoci una lettera. Dove sono?
- Di là. Li abbiamo disarmati, comunque.
- Ottimo. Cos´avevano?
- Tutti, una pistola. In più, due di loro, dei mitra che… con tutto il rispetto, colonnello, ma… se li avessimo noi in dotazione, nell´esercito, allora sì che saremmo credibili, come forza armata.
In aula, intanto, finalmente un po´ di calma, e tanto silenzio, nonostante l´affollamento. Tutto attorno, a riempire il vano di ogni entrata, decine e decine di soldati con i fucili perennemente puntati sui quattro, per quanto sia più che palese, ormai, come quella minaccia sia del tutto superflua. Al centro i quattro uomini, seduti su altrettante poltrone, al banco della presidenza, per la prima volta dall´inizio della giornata impegnati solo a pensare ai casi loro. E sono casi amari. Quando sei incazzato non ci pensi, magari, o comunque decidi che non te ne frega niente, ma quando tutto è finito, e hai raggiunto il risultato che ti eri fissato, starsene buoni buoni ad aspettare di essere ammazzati non è per niente divertente. Tanto meno se, mentre aspetti, ti metti a pensare alle persone che lasci, che ami, che non avrai più modo di rivedere, o di aiutare quando si troveranno in difficoltà, con cui ridere assieme davanti a qualcosa di buffo, o incavolarsi quando capita di assistere a qualcosa di sbagliato…
I pensieri di Raffaele, in effetti, sono di un altro tenore. Infischiandosene di perpetrare così un ennesimo oltraggio contro quella sede prestigiosa, solleva le gambe, le posa, incrociandole, sul banco che ha davanti, e abbandona le spalle contro la morbida spalliera imbottita della poltrona.
- Sapete una cosa? - esordisce. - Stavo pensando…
Esita, indeciso se dire il resto. Poi scuote la testa in un gesto che sembra di autocommiserazione, e prosegue: - Buffa la vita. Sono qui perché non mi è riuscito di piazzare in tempo, prima che il fuoco me li distruggesse tutti, nemmeno uno dei miei romanzi. Adesso, con tutta questa pubblicità… qualunque schifezza avessi scritto, o scrivessi ora, gli editori farebbero la fila per accaparrarsela… e i lettori, in libreria, per acquistarla.
- La conosci - chiede Fausto - la barzelletta di quel matto che sta a sfregare dei fiammiferi che hanno preso umidità per cercarne uno buono, e quando poi, finalmente, uno si accende, lo spegne per conservarlo per quando serve?
Il risolino che risponde alla battuta non è per niente divertito.
- Anche tu, Giampie´… scommetto che verrebbero da te a inginocchiarsi, ora, per farti firmare qualche contratto. Alla gente non frega niente se sai scrivere o recitare. Vuole solo di più da qualcuno che, in qualche modo, sia riuscito a emergere dalla massa e imporsi alla loro attenzione. Dovreste leggere il libro di Scarafone, quel napoletano del "Grande Bordello". Un vero best-seller.
- Lo leggerò, un giorno o l´altro - risponde l´attore.
- Lascia perdere - gli fa Raffaele - non avresti abbastanza stomaco.
- Io dico che non avrà abbastanza vita - obietta Fausto.
Nuova risatina nervosa. I militari, lassù, si gustano la scena oltre i loro mirini, chiedendosi cos´abbiano quei quattro deficienti da chiacchierare e ridere tranquillamente come se fossero al tavolino di un bar davanti a quattro bottiglie di birra. Il dialogo, ovviamente, sta avvenendo lontano dai microfoni.
Roba riservata.
Personale.
- Come ti è sembrato, tuo figlio?
- Angosciato - risponde Fausto, dopo aver cercato a lungo un aggettivo appropriato. Ma nemmeno quello che ha trovato gli pare renda compiutamente l´idea.
- Secondo te ci ha ripensato?
- Non lo so, Raffae´. Magari… sì, ma sarà l´emozione del momento. È quando tornerà a ragionare lucidamente che mi preoccupa. La sua scelta non era dettata dalla disperazione, da un momento di rabbia, o dal bisogno. Era il frutto di un esame freddo, razionale e obiettivo della situazione. In una società dominata dal malaffare e dalla violenza, puoi solo scegliere fra due ruoli: quello della gazzella, o quello del leone. Com´è in natura, d´altra parte. Io stesso mi chiedo se voglio davvero il suo bene quando gli chiedo di sgobbare, sudare e fare sacrifici che forse non lo porteranno da nessuna parte, o di cui saranno poi solo gli altri a godere i benefici, legalmente o illegalmente.
- Te la ricordi la battuta che fece guadagnare a Pippo Grullo l´ostracismo dalle reti televisive? "Se i cinesi sono tutti socialisti, allora a chi rubano?"
- Mitico - esclama Giampiero, con un sorriso che ha del nostalgico. - Pare che sia sempre stato il primo a capire tutto, in Italia. Questa battuta risale a secoli prima di Tangentopoli e dell´inchiesta "Mani Pulite".
- Già, ma… voglio dire: se dobbiamo fare tutti i delinquenti, alle spalle di chi campiamo?
- Non è questo il senso di quello che volevo fargli capire - mormora Fausto, assorto. - Non si può scegliere fra il bene e il male guardando solo alla convenienza. Sarebbe una strada obbligata, altrimenti. Non è giusto, semplicemente. Non è umano, perché noi uomini non siamo le bestie che certa letteratura dipinge. Non tutti gli uomini. Un´esistenza basata unicamente sulla sopraffazione del prossimo non è concepibile. Non è una vita che valga la pena di vivere.
Di nuovo lo sguardo di Fausto si perde lontano. Di nuovo le lacrime premono ai lati degli occhi.
- Sai che ti dico, ingegne´? Che secondo me a tuo figlio sarebbe più utile un padre vivo, anche se magari in galera, che un eroe morto.
- Ti sei pentito di quello che abbiamo fatto, Raffae´?
- Scherzi? Dico solo che si potrebbe dare una ritoccatina al finale. Volevamo smerdeggiare ´sti farabutti che ci hanno rovinato la vita, e l´abbiamo fatto. La gente ha visto quello che doveva vedere e soprattutto sentito quello che doveva sentire… Che motivo abbiamo di strafare? Ci potremmo pure accontentare, no?
Un lungo momento di riflessione, poi Giampiero ammette: - Sarebbe un modo di riconoscere un fiammifero buono senza accenderlo.
Nella mente di Fausto si affacciano vecchi ricordi. Quelli di un bambino tenuto chiuso in casa, in un quartiere popolare, per il timore di amicizie sbagliate, ma che accompagnava, ogni volta che poteva, ai giardini pubblici per un giro in bicicletta o qualche calcio al pallone; accanto al quale sedeva davanti al televisore a guardare i cartoni animati, o a giocare con la Playstation; che osservava, orgoglioso, chino sui libri per costruirsi un futuro, prima, poi addirittura per lavorare ad un ambizioso progetto capace di liberare l´umanità dall´inquinamento, dalla povertà e dai ricatti delle lobby, con energia pulita, inesauribile e praticamente gratis per tutti.
È proprio davvero necessario andare fino in fondo?
Era anche un modo di evitare di vedere come sarebbe andata, quando aveva programmato quella conclusione. Una vera e propria fuga. Una vigliaccata. Poiché credi di non poter intervenire, ti chiami fuori e te ne freghi di come va a finire. Ma sei ancora in tempo per scegliere, ingegne´. Se vuoi guardare dall´altra parte, o se vuoi tornare a sedere al fianco di tuo figlio, a spronarlo, aiutarlo, indirizzarlo verso la via più giusta, anche se più difficile. Rischiando forse di essere mandato al diavolo, e vedere che non sarà servito a niente, e passare il resto della tua vita a torturarti con il rimorso per non essere riuscito a dargli ciò di cui aveva bisogno…
O invece, magari, un giorno, assistere ai suoi successi.
- Raffae´…
- Si?
- È stata una bella impresa, no?
- Puoi dirlo forte.
- Già. Che bisogno c´è, allora, di concluderla per forza con una stronzata?
- Ce ne torniamo a casa?
- Uhm, sì… fra qualche anno, magari.
- Ma quando mai? Figurati! In Italia, per finire in galera, e restarci, devi fare qualcosa di veramente grave… che so, scrivere qualcosa sui muri, per esempio. Qualche tempo fa hanno condannato, non ricordo a quanti mesi di galera, un ragazzo che aveva fatto questo, per dichiarare il proprio amore per una ragazza. Che coglione, ho pensato, gli avrebbero dato molto meno se l´avesse stuprata.
- Non ti illudere, Raffae´ - interviene Giampiero. - Hai letto "L´esecuzione" di Hesse?
A giudicare dall´espressione dei suoi ascoltatori, non l´ha letta nessuno. Allora racconta: - Un tizio viene portato al patibolo, e tutta la gente gli urla contro. Un saggio che passa di lì spiega al suo allievo che quell´uomo è certamente un eretico, perché se fosse stato un ladro, o un assassino, ci sarebbe stato in giro qualcuno a parteggiare per lui, a chiedere pietà o sostenere la sua innocenza. Se la tua colpa riguarda le idee che esprimi, allora tutti chiederanno la tua testa senza pietà.
- Arguto, questo Hesse - osserva Fausto.
- Vabbe´, anche in carcere mi permetteranno di scrivere. Se sfondo, pago un buon avvocato a tutti… o corrompo qualche giudice… e si torna a casa - ribatte Raffaele. - E comunque anche lì c´è la televisione, potrai assistere lo stesso ai successi di tuo figlio. Nell´altro mondo, ho idea, il segnale arriva uno schifo, con o senza decoder.
- Allora… che si fa? Alziamo le mani e ce ne andiamo da qua?
Raffaele annuisce tranquillamente, e guarda verso i militari che li tengono sotto tiro…
Militari quasi tutti spariti, mentre gli ultimi rimasti, uno ad uno, si stanno ritirando a loro volta, lasciando sgombri gli accessi all´aula.
- Mi sa che è troppo tardi - mormora. Poi urla, ai suoi compagni: - GIÙ, RIPARIAMOCI FRA I BANCHI QUA SOTTO!



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