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Voci bianche a Montecitorio

qui
si può scaricare
l´intero romanzo
in formato pdf



prologo
Capitolo 01:  l´assalto
prologo 2
Capitolo 02:  la rimpatriata
Capitolo 03:  uno strano amico
Capitolo 04:  l´onorevole e il cameriere
Capitolo 05:  una ricerca scolastica
Capitolo 06:  una giornata no
Capitolo 07:  una rabbiosa chiacchierata
Capitolo 08:  la prima grossa bastardata
Capitolo 09:  piromani all´attacco
Capitolo 10:  un coro di voci bianche
Capitolo 11:  padre e figlio
Capitolo 12:  una vita, 25 euro
Capitolo 13:  la decisione
Capitolo 14:  le regole del gioco
Capitolo 15:  comincia lo spettacolo
Capitolo 16:  ... ma non durerà molto
Capitolo 17:  il pedinamento
Capitolo 18:  l´esodo
Capitolo 19:  la predica e le resurrezioni
Capitolo 20:  la resa
Capitolo 21:  l´attacco
epilogo

Per chi va di fretta
I punti salienti


NB: qua e là ci sono alcuni (pochi) tagli, segnalati con degli omissis, che non dovrebbero comunque compromettere la comprensione del testo. Potrò spiegarne la ragione solo se e quando ci saranno le condizioni per eliminarli


Ho scritto questo romanzo perché avevo tante, troppe cose da dire.
Ma a me non piace parlare da solo, così eccolo qui, pronto a prendervi, senza altri costi oltre a quelli della vostra connessione…

Se vi va, la mia casella di posta
raf.derose@gmail.com
è pronta a ricevere qualsiasi sorta di critiche (sempre bene accette), di insulti (questi, meno graditi, ma quando tocca… tocca), o… al vostro buon cuore.

Se poi volete darmi un piccolo aiuto, leggete qui come fare.

Capitolo 18: l´esodo


La prima mossa successiva, intanto, consiste nel mantenere la parola data.
Senza più interrompere il deputato, che sta riferendo di interessantissimi risvolti nella definizione della fascia dei farmaci durante la stesura del prontuario, Raffaele fa cenno a un commesso di avvicinarsi.
L´uomo obbedisce, tremando.
- Per favore - gli sussurra in un orecchio - con un discreto passaparola che non disturbi l´esposizione dell´onorevole, comunichi ai suoi colleghi e agli stenografi che possono uscire, uno ad uno, con la massima calma, attraverso la porta alle mie spalle. Mi raccomando, senza fretta e senza confusione.
Il commesso lo guarda dapprima stupito, indeciso se prendere sul serio quelle parole. Poi qualcosa di indefinibile gli fa comprendere che non ha capito male, e che non si tratta di un´atroce presa in giro. Il suo volto si illumina, abbassa il capo in segno di assenso, balbetta un "grazie" e scatta verso il più vicino dei suoi colleghi.
- Con calma! - gli rammenta Raffaele.
- Ah… si… mi scusi - risponde quello, e tornando ad assumere un atteggiamento più professionale raggiunge l´altro commesso e dà il via al passaparola.
Lo sgombero degli impiegati ha inizio in silenzio, e con molto ordine. Gli stenografi al centro guardano il gigante con aria interrogativa.
- Nessun problema - spiega il poliziotto, sporgendosi su un lato per evitare l´amplificazione del microfono. - Per gli atti, ci contenteremo della registrazione televisiva. Arrivederci, e grazie per il lavoro svolto.
Man mano che si avvicinano all´uscita indicata, gli impiegati offrono un educato cenno di saluto ai tre terroristi che, tranquillamente, controllano l´esodo.
Il movimento crea qualche problema di concentrazione al deputato che ha la parola in quel momento, che prende a incespicare con la lingua.
- Onorevole, prego, non si emozioni - lo incoraggia Raffaele, tornando al microfono. - Appena finisce si siede tranquillo, attendiamo un´oretta per la conferma di quanto ha esposto, se dalle sue parti sono veloci anche meno, dopo di che è libero di seguire i commessi e gli onorevoli che l´hanno preceduta.
- E noi? - chiede ansiosamente il parlamentare dall´accento napoletano che, poco prima, si era detto convinto che i killer non sarebbero riusciti ad arrivare in aula.
Il resto dell´aula riprende a rumoreggiare nervosamente. È chiaro che l´ordinata evacuazione degli impiegati è un provvedimento per salvargli la vita, visto che non sono loro nel mirino dei terroristi. E questo ricorda, e rafforza, un concetto al quale stavano cercando di non pensare: che fra poco, là dentro, si scatenerà l´inferno.
Un concetto sul quale forse è arrivato il momento di discutere.
- Fateci andare via - supplica un deputato al centro.
- Giuro che vado in questura a dire tutto - prova a convincerli un altro, all´estrema sinistra. I tre sovversivi scuotono il capo ridacchiando: saranno forse impazziti, per aver tentato quell´impresa, ma non sono certo rincoglioniti.
- Non vogliamo fare la fine dei topi - protesta vivacemente uno in fondo.
- Non correrete nessun rischio del genere, onorevole - lo tranquillizza Raffaele. Le sue parole sembrano calmare l´aula, che tace in attesa di ulteriori spiegazioni. Forse faranno uscire anche loro?
Il gigante conclude la sua osservazione, ridendo sadicamente fra sé e sé: - Notoriamente, la fine a cui si riferisce la locuzione da lei usata è cagionata da annegamento. E qui non c´è nessun rischio di finire affogati.
L´aula rimane in silenzio, perplessa. Gli sguardi dubbiosi che gli onorevoli si scambiano hanno il sapore di un´unica, identica domanda: "ma che cacchio ha voluto dire?"
Il gigante si astiene dal chiarire meglio le sue parole. Se non l´hanno capita, che intendeva dire che là la morte sarebbe arrivata con il fuoco, e non con l´acqua, meglio, se ne staranno tranquilli un altro po´.
- Onorevole, la prego… vada pure avanti - continua, approfittando di quella calma. - Siamo tutti ansiosi di ascoltare il resto del suo appassionante racconto.
Il deputato riprende, dopo qualche attimo di esitazione, la sua esposizione, mentre il resto dell´assemblea rimane ancora muta a interrogarsi sulle arcane parole del gigante al banco della presidenza.
E poi, le barzellette, le fanno sui carabinieri, pensa divertito Raffaele, prima di tornare a interrogarsi sul da farsi per tutti quei babbei.
Le lancette dell´orologio sembrano aver subito un´improvvisa accelerazione. I deputati continuano ad alternarsi, impegnandosi ad essere più veloci, precisi e stringati possibile, risparmiando ciascuno preziosi minuti dei dieci a disposizione, e i cellulari di volta in volta sequestrati, grosso modo a identici intervalli di tempo, continuano a squillare, e a comunicare perlopiù conferme su quanto dichiarato circa un´ora prima. In alcune occasioni la comunicazione è nervosa, preoccupata, quando dall´altro capo un magistrato lamenta di non aver avuto abbastanza tempo, o di non essere riuscito a raggiungere le persone indicate, e prega i terroristi di voler concedere qualche altra ora, o di risparmiare il deputato interessato con l´impegno di proseguire comunque le indagini, sulla base delle dichiarazioni rese in aula. In tutti i casi, il grosso commissario ringrazia il funzionario, gli augura un buon lavoro con la prosecuzione delle ricerche, e permette al parlamentare di tornarsene a casa.
Finalmente, dopo un secolo o giù di lì, a squillare è di nuovo il cellulare di Raffaele. Sul visore, il nome del chiamante: Renato Le Donne.
Il poliziotto accetta la connessione con ansia.
- Sì?
Nel suo orecchio, in risposta, lo scroscio d´acqua di uno scarico di gabinetto.
- Renato, sei tu? Dove sei?
- Nel cesso di una stazione di servizio, commissa´. Non ho potuto chiamare prima, mi dispiace. Comunque, il nome è Esposito. Onorevole Pasquale Esposito.
E come altro cacchio può chiamarsi un napoletano?
- Si tratta di grossi affari nel campo dei rifiuti - continua l´informatore. - Pare che in Campania, oltre a quella che producono loro, ci finisca un sacco di monnezza di altre parti, tossica e radioattiva. Così si fa un doppio affare: aumenta la quantità di rifiuti da gestire, che si pagano, e fanno sparire in qualche modo scorie a rischio per cui si pagano altrove, a parte, e ancora più profumatamente, lo smaltimento. Sono in gioco miliardi di euro!
- Che razza di bastardi - commenta Raffaele. Dove si nasconde bene una mela, se non in mezzo ad altre mele? E lì hai voglia di pattume, per stiparci assieme quella che si vuole far svanire! Gli viene in mente una vecchia massima che aveva letto una volta da qualche parte, "se la merda avesse valore i poveri nascerebbero senza culo", considerando che la circostanza sembra davvero molto prossima. Poi, amaramente, un´altra frase storica, di tutt´altro tenore, e con un nuovo, drammatico significato: vedi Napoli e poi muori.
- Grazie, Rena´. Sei stato davvero prezioso. Hai qualche notizia sulla posizione dei killer che devono farci fuori?
- Saremo lì fra circa un´ora.
- Saremo? Cosa vuoi dire?
- Che mi sono arruolato anch´io. Siamo in sette, su due macchine. Ho approfittato di una sosta per pisciare per riuscire a chiamarvi.
- Tu? Come hai fatto?
- Uno dei sicari mi conosce da tempo, e ha riconosciuto anche voi, in tv. Mi ha chiesto se ero contento che venivano a farvi fuori, visto che eravate quello che mi sbatteva sempre dentro. Ho risposto che avrei dato chissà cosa per essere io a premere il grilletto…
- Ben gentile - ridacchia sottovoce Raffaele.
- Si… - un risolino anche dall´altro capo. - Beh, così lui ha detto che se volevo potevo andare con loro, più eravamo e meglio era.
- E cosa conti di fare, tu qui?
- Non lo so nemmeno io. Dubito che potrò aiutarvi in qualche modo… ma ho preferito esserci comunque. È stato un impulso… non so come spiegare.
Qualche secondo di riflessione, poi: - Cambia vita, Rena´ - implora quasi, il grosso commissario. - Tu non sei fatto di quella pasta.
- E come, commissa´? Lo sapete, non ho altre scelte. O credete che dopo la vostra sceneggiata possa cambiare qualcosa?
Raffaele De Rose guarda i circa trecento uomini che ha di fronte, poi scuote desolatamente la testa.
- Rena´, tu forse non hai alternative, ma c´è un nostro comune amico che ce l´ha. Puoi farmi il favore di convincere almeno lui a lasciar perdere?
- Di chi parlate?
- Uno dei miei compagni, qui a Montecitorio, è il padre di Stefano Luberto. Lo conosci, vero? È uno studente di Fisica.
- Stefano? Si, siamo amici. Ci conoscevamo dalle elementari, poi ci eravamo persi di vista.
- Lui è qui per questo motivo. Non sopporta che suo figlio abbandoni la strada che aveva scelto per prendere una scorciatoia che non lo porterà da nessuna parte. E ha deciso di venire qui a morire per questo. Stefano ce l´ha la possibilità di fare altro, nella vita.
- Gli parlerò… ma non posso promettere nulla.
- Va già bene così. Grazie di tutto, Rena´. E sta´ attento a non fare fesserie.
- Ci proverò, commissa´. Arrivederci.
Chiusa la comunicazione, Raffaele avvicina i due amici.
- Stanno per arrivare. Fra meno di un´ora. Dobbiamo sbrigarci a liberare l´aula.
Un cenno di intesa, poi Fausto e Giampiero si incamminano verso la periferia superiore dell´emiciclo, e Raffaele torna al microfono del presidente Martinetti.
- Va bene così… va bene - interrompe nuovamente il deputato che sta parlando. - Lei può andare.
L´uomo non se lo fa ripetere una seconda volta. Spingendo di malo modo i colleghi seduti accanto, guadagna ansiosamente la scala e corre via incespicando più volte sui gradini.
- Vorrei avere il piacere - prosegue il poliziotto al microfono - di conoscere l´onorevole Esposito. Pasquale Esposito.
Riesce a individuarlo non perché l´interessato si alzi a mostrarsi, ma perché tutti i suoi vicini di posto girano la testa nella stessa direzione.
- No! - esclama allora il commissario. - Non è possibile!
Intanto, Fausto e Giampiero hanno raggiunto le file di banchi più in alto, e stanno invitando, sottovoce, i parlamentari seduti lassù ad alzarsi e avviarsi con molta calma all´uscita. Un invito al quale i deputati rispondono con una solerzia incredibile.
- Onorevole Esposito, gradiremmo molto la sua presenza qui al banco della presidenza. Vero, preside´?
Martinetti non comprende bene, ma si adegua. Come non accontentarlo?
- Si, certo… Onorevole collega, la prego…
L´interessato si decide finalmente ad alzarsi, e, sotto lo sguardo stupefatto dei suoi colleghi deputati, si incammina lentamente verso il banco della presidenza.
Raffaele lo guarda affascinato. È lo stesso uomo che prima, con accento napoletano, aveva fatto un paio di interventi così stupidi da fargli chiedere come potesse, gente così idiota, a raggiungere traguardi di quel livello. Quello che si era detto fiducioso che i camorristi non avrebbero raggiunto l´aula. Ora si convince che quella frase l´avesse detta soprattutto a se stesso.
- Onorevole Martinetti, credo di non aver più bisogno della sua collaborazione. E anche lei, onorevole Bacato - rivolgendosi poi all´unico ministro rimasto fra i banchi del governo. - Potete andare, con i ringraziamenti miei e, spero, di tutto il resto d´Italia.
I due parlamentari guardano prima lui, poi su in alto, dove, due alla volta, sotto il controllo degli altri due terroristi alle estremità dell´aula, sta avendo già luogo l´esodo dall´aula. Chinano il capo e, senza una parola, si dirigono verso l´uscita alle loro spalle.
L´onorevole Esposito raggiunge il gigante, che lo invita a prendere il posto del presidente.
- Signori onorevoli… italiani che ancora state a seguirci nonostante l´ora tarda… vorrei presentarvi la persona che, indirettamente, ha firmato la condanna a morte di tutti quelli che si troveranno ancora in aula fra meno di un´ora. Onorevole Esposito, prego, racconti pure. Eccezionalmente, non ci serve il suo telefonino. Non ho bisogno di conferme, so già tutto di quello che vorrà, o non vorrà raccontarci. Mi auguro semplicemente che i colleghi della questura di Napoli non perdano quest´occasione per fare un po´ di pulizia… in vari sensi della parola… nella loro città.
L´uomo scuote la testa, atterrito. - Non posso parlare… mi uccideranno.
È proprio un gran coglione, pensa fra sé e sé Raffaele.
- Loro la uccideranno dopo - spiega all´onorevole. - Io l´ammazzo adesso, se non si sbriga a raccontare tutto quello che ha combinato con la sua allegra compagnia.
L´uomo continua a scuotere la testa terrorizzato, fissando la pistola nel pugno del commissario. Pistola che si alza lentamente e si avvicina alla sua testa. Poi il cane che si solleva, sotto la spinta del pollice del gigante…
Lo sguardo del terrorista ha un´espressione decisa, fredda, implacabile. È un uomo che sa di essere sul punto di morire a causa sua. Non avrà pietà, probabilmente non lo lascerà andare nemmeno dopo che avrà spiattellato tutto…
Quell´espressione, d´un tratto, cambia. Diventa dubbiosa, prima, poi divertita, quando i suoi occhi si abbassano e vedono la macchia scura che si sta allargando nei pantaloni dell´atterrito parlamentare. Come consolazione sarà magra, in confronto a quello che aspetta lui e i suoi compagni, ma al momento riesce a strappargli una sonora risata. Una risata roca e semi-isterica che per qualche istante blocca ogni movimento nell´aula.
- Onorevole Esposito - tuona alla fine della sonora sghignazzata - ora che ha alleggerito… la sua coscienza… si sbrighi a parlare. Se fa in fretta, forse i miei colleghi poliziotti potranno fermare la squadra che sta venendo qui ad assassinarci e i suoi mandanti, e lei potrà portare a casa per intero la sua ignobile pellaccia. Io, al suo posto, comincerei con i nomi, e gli indirizzi. Rapido, però, che i suoi amici sono già qui a Roma.
L´ultima informazione replica l´effetto del cane della pistola, a due dita dalla sua testa, sollevato dal terrorista. Il suggerimento che la precede, però, gli offre uno spiraglio di salvezza. Uno spiraglio piuttosto stretto, ma è abbastanza idiota e terrorizzato da aggrapparvisi con tutte le sue forze.
Così comincia a parlare, in fretta, e le sue parole sono un fiume in piena.



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