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Voci bianche a Montecitorio

qui
si può scaricare
l´intero romanzo
in formato pdf



prologo
Capitolo 01:  l´assalto
prologo 2
Capitolo 02:  la rimpatriata
Capitolo 03:  uno strano amico
Capitolo 04:  l´onorevole e il cameriere
Capitolo 05:  una ricerca scolastica
Capitolo 06:  una giornata no
Capitolo 07:  una rabbiosa chiacchierata
Capitolo 08:  la prima grossa bastardata
Capitolo 09:  piromani all´attacco
Capitolo 10:  un coro di voci bianche
Capitolo 11:  padre e figlio
Capitolo 12:  una vita, 25 euro
Capitolo 13:  la decisione
Capitolo 14:  le regole del gioco
Capitolo 15:  comincia lo spettacolo
Capitolo 16:  ... ma non durerà molto
Capitolo 17:  il pedinamento
Capitolo 18:  l´esodo
Capitolo 19:  la predica e le resurrezioni
Capitolo 20:  la resa
Capitolo 21:  l´attacco
epilogo

Per chi va di fretta
I punti salienti


NB: qua e là ci sono alcuni (pochi) tagli, segnalati con degli omissis, che non dovrebbero comunque compromettere la comprensione del testo. Potrò spiegarne la ragione solo se e quando ci saranno le condizioni per eliminarli


Ho scritto questo romanzo perché avevo tante, troppe cose da dire.
Ma a me non piace parlare da solo, così eccolo qui, pronto a prendervi, senza altri costi oltre a quelli della vostra connessione…

Se vi va, la mia casella di posta
raf.derose@gmail.com
è pronta a ricevere qualsiasi sorta di critiche (sempre bene accette), di insulti (questi, meno graditi, ma quando tocca… tocca), o… al vostro buon cuore.

Se poi volete darmi un piccolo aiuto, leggete qui come fare.

Capitolo 17: il pedinamento


Nel Transatlantico, il gruppo di fuoco che attende i due sovversivi sembra un vero e proprio plotone d´esecuzione. Decine di fucili puntati, altrettante teste piegate sull´arma con l´occhio sinistro chiuso e il destro spalancato in maniera innaturale.
Giampiero ricorda di aver girato una volta una scena del genere in un miniserial televisivo, dov´era riuscito a strappare una particina da figurante. Il fatto che stavolta si tratti di armi vere non lo impressiona più di tanto. Gabriele è un po´ meno sicuro di sé, anche a causa di quei maledetti occhiali neri che gli fanno a malapena vedere dove mette i piedi. Un senso di disagio mascherato da un´espressione forzatamente fredda e impassibile, che fa gelare il sangue nelle vene dei militari che li circondano e li tengono sotto tiro. Molti di essi sono giovani reclute, alcuni non hanno neppure completato il loro addestramento. Giovani, inesperti, e con addosso una fifa della madonna. L´informazione è circolata, e sanno tutti che è lui il pericolo, l´uomo dagli occhiali scuri e l´espressione gelida, la mente criminale che ha organizzato tutto, il braccio lungo di una pericolosa e segretissima organizzazione che ha steso la sua ombra minacciosa sull´intera nazione. La tensione è tale che se a qualcuno scappasse uno starnuto i due finirebbero crivellati da centinaia e centinaia di colpi. Il tenente colonnello Marchesi fa cenno a tutti di non muovere un muscolo, e si gira ad attendere i due per accompagnarli fuori del palazzo.
L´aria notturna è frizzante, quasi fredda. I due si riempiono i polmoni con la soddisfazione di chi è stato appena disseppellito da un sepolcro dov´era finito rinchiuso vivo. Le luci dei lampioni impediscono loro di vederle, ma entrambi sanno che in quel cielo terso e limpido miliardi di stelle stanno salutando il loro ritorno alla vita… purché nulla vada storto.
Un ritorno solo momentaneo per Giampiero, secondo il piano. Per questo, ancora più gradito.
Alle loro spalle, una squadra di venti teste di cuoio, elementi superaddestrati per operazioni molto più complesse e delicate, a tallonarli a distanza. Secondo gli ordini.
Non perdeteli di vista, ma senza farvi notare.
Se salgono su una macchina, segnalatelo alle forze aeree, con la descrizione della vettura, sarete coadiuvati da loro. Tre auto di servizio saranno sempre dietro di voi per questa evenienza.
Se sono avvicinati da qualcuno, fermatelo appena i due sono lontani.
Massima attenzione a possibili comunicazioni telefoniche. La vigilanza in aula segnalerà l´eventuale telefonata di via libera ai complici, dopo di che si potrà intervenire e bloccarli.
Soprattutto, non perdete di vista lo sconosciuto con barba e occhiali neri, è lui la chiave di tutto, l´altro sappiamo chi è e possiamo riprenderlo quando vogliamo.
Giampiero e Gabriele sembrano ignorare tutto questo. Quasi come un´innocua e pacifica coppia di turisti in vacanza nella città eterna, camminano a passo tranquillo fermandosi ad ammirare una statua, a bere ad uno zampillo, ad affacciarsi oltre la balaustra di un ponte. Nessuna preoccupazione, nessun tentativo di controllare se, dietro, qualcuno segua i loro passi, mentre sono in molti a chiedersi, a quell´andatura, dove sperano di arrivare da lì a mezz´ora, per poter telefonare in aula che sono al sicuro. La tensione dei pedinatori sale un po´ quando entrano in un bar praticamente deserto (senza televisore!), a parte il barista ed un´attempata signora alla cassa. Qualcuno è costretto ad avvicinarsi più del dovuto per controllare cosa avviene all´interno, ma è gente allenata, preparata, sa cosa deve fare.
- Sono al bancone, avranno ordinato qualcosa - comunica via radio l´uomo in avanscoperta. - Il barman è alla macchina del caffè… Centrale, controllate se il bar ha altre uscite… Ora bevono il caffè… Quello più alto chiede qualcosa al barista… che indica una direzione. L´uomo con la barba la segue… va in bagno. Maledizione, centrale, notizie sull´edificio? Qualcuno corra sul retro, presto! L´altro uomo sta andando alla cassa. Paga… Ora si sposta verso il telefono al muro. Sta componendo un numero…
Attimi di attesa spasmodica. Alla centrale, individuato il locale, verificano che non ci sono uscite sul retro, che dà in un cortile stretto fra le palazzine circostanti. Non c´è il tempo di mettere sotto controllo l´apparecchio telefonico e intercettare la chiamata.
Il terrorista-attore riaggancia, dopo una brevissima conversazione. Poi, mani in tasca, si avvicina tranquillamente alla vetrata del locale, a guardare fuori. Il pedinatore è costretto a indietreggiare, e nascondersi dietro un provvidenziale cassonetto per i rifiuti. In ogni caso, è in grado perfettamente di controllare ciò che avviene all´interno del bar.
L´uomo con barba e occhiali scuri torna dal bagno, e raggiunge l´amico.
- Ecco - prosegue la radiocronaca - si dicono qualcosa, ma non escono ancora. L´altro controlla l´orologio... Adesso salutano quelli del bar, stanno per uscire…
I due sorvegliati si affacciano sulla porta, poi si fermano di nuovo sul marciapiedi, lì davanti. Si girano a guardare quando il rombo di un motore in avvicinamento perfora la silenziosa e tranquilla aria notturna. È un taxi, che gira da dietro l´angolo, e si va a fermare accanto ai due.
- Deve aver chiamato il taxi, prima - comunica ancora alla radio il pedinatore in ricognizione, pensando alla telefonata cui ha assistito. - Pronti tutti a seguirli. Centrale, è una berlina… - comincia a descrivere la vettura, ma si interrompe, vedendo i due stringersi la mano, e che è solo l´uomo con la barba a salire a bordo. - È salito solo il soggetto ignoto… si separano. Due auto dietro il taxi, presto. La terza continuerà a seguire noi, e il terrorista rimasto a piedi… ehi, attenti, si è messo a correre!
L´azione è fulminea, inaspettata. Mentre il taxi riparte ad andatura regolare verso la destinazione richiesta, Giampiero Del Turco, con uno scatto improvviso, comincia a correre infilandosi in una traversa.
Anche il taxi, dopo pochi metri, dietro richiesta del passeggero che sta rischiano di perdere il treno, accelera bruscamente, nella strada deserta di una Roma con gli abitanti, come nel resto della nazione, quasi tutti tappati nella propria o altrui casa a seguire la diretta dalla camera, e soprattutto ad evitare di trovarsi in qualche strano impiccio. Nessuno ha comunicato la fine del coprifuoco che quella mattina aveva bloccato la città, ma oltre il novantanove per cento della popolazione ha deciso saggiamente, e prudenzialmente, di non allontanarsi da un sicuro luogo chiuso, appartamento, bar o, per chi costretto dagli orari, dal proprio studio, bottega o esercizio commerciale.
I pedinatori, ovviamente, non si fanno prendere di sorpresa con così poco. Una parte si lancia all´inseguimento a piedi, sempre a debita distanza per non allarmare l´individuo, e portarlo a fare qualche sgradita telefonata al complice rimasto a controllare l´aula. Gli altri dietro il taxi, senza troppa agitazione, visto che dalla centrale è banale seguire lo spostamento del mezzo pubblico.
La corsa di Giampiero non dura molto, in realtà. Giusto un paio di isolati. Poi ad un certo punto si ferma, si china apparentemente ad allacciarsi una scarpa, e riprende a camminare con lo stesso passo rilassato di prima.
La squadra alle sue calcagna si distribuisce attorno lungo un ampio arco. Qualcuno finge di entrare in un portone, qualcun altro in un bar, c´è chi s´incammina nella direzione opposta, gira poi di corsa attorno il palazzo e gli arriva davanti, precedendolo nel suo cammino.
- Che coglione, sta tornando al palazzo - commenta al compagno uno di quelli che gli stanno dietro. - Non è pratico della città, forse, e quella stupida corsa di poco prima deve avergli fatto perdere l´orientamento.
- Maledizione, ma così quand´è che chiamerà il complice per avvisarlo di essere al sicuro?
Un´occhiata all´orologio indica che ormai mancano poco più di cinque minuti alla scadenza.
- Notizie su quello con la barba?
Il compagno, con l´auricolare, fa cenno di sì col capo. - È diretto alla stazione Termini. Ormai è pressoché arrivato.
- Non può essere così idiota da sentirsi al sicuro solo perché sarà arrivato alla stazione - commenta l´altro.
- Che vuoi che ti dica? Fra un po´, o arriva la telefonata al gigante, e interveniamo, o non gli arriva, quello fa saltare tutto in aria, e interveniamo lo stesso. È questo stronzo che stiamo seguendo noi che mi fa pensare… possibile che non s´è ancora reso conto che fra poco è di nuovo a Montecitorio?
In realtà, l´uomo ne è perfettamente cosciente. Si ripresenta all´ingresso del palazzo, davanti ai militari che, allibiti, lo riconoscono al suo apparire, e salutando cordialmente entra di nuovo, seguito, come al solito, dalle canne dei fucili puntati addosso.
Si fa avanti il tenente colonnello Marchesi, a chiedere spiegazioni. Piuttosto in apprensione. Forse si è accorto di essere seguito. E questo potrebbe scatenare la fine del mondo, là dentro.
- C´è… qualche problema? - chiede il militare, visibilmente agitato.
- Tranquillo, tutto bene. Ho solo accompagnato il mio amico, che non era pratico della città. Là dentro - spiega, indicando l´ingresso all´aula - io non ho ancora finito.
Raggiunge il portone più vicino, apre, ed entra.
Un mormorio di meraviglia accoglie il suo ingresso, fra i banchi dei parlamentari. Il gigante dai capelli bianchi pare quasi non fargli caso, mentre scende con calma i gradini e torna al centro, ad affiancare l´amico ingegnere.
- Tutto bene? - chiede questi.
- Lo sapremo fra poco - risponde Giampiero, lanciando un´occhiata all´orologio. - Ormai dovrebbe esserci.
Il trillo del telefonino di Raffaele conferma le sue parole. Il poliziotto risponde, annuisce con la testa, poi chiude, dicendo: - Perfetto. Stammi bene.
Il parlamentare che sta effettuando il suo intervento si ferma, intuendo che, probabilmente, il gigante alla presidenza vorrà fare una qualche comunicazione.
- Ho appena ricevuto l´O.K. dal mio amico. Ritiene di essere ormai al sicuro. Mi compiaccio. Questo vuol dire che potremo continuare ancora ad ascoltare i vostri interessanti racconti…
Fuori dell´aula, con un sospiro di sollievo, parte la chiamata per le teste di cuoio alle calcagna del terrorista con la barba. - Bene, ha ricevuto la telefonata di conferma. Potete intervenire… ehi, un momento…
- Che succede? - chiede una voce dal ricevitore.
Nell´aula, il gigante prosegue con la sua comunicazione: - Se volete, siete liberi di fermare l´uomo che avete seguito fino alla stazione Termini, adesso. In ogni caso, potete evitare di maltrattarlo per avere spiegazioni, quel poveraccio è all´oscuro di tutto. È un barbone al quale è stato regalato qualche spicciolo in cambio di una partecipazione ad uno scherzo fra amici.
- Che cazzo significa? - chiede a se stesso, ma a voce alta, l´uomo che segue le operazioni fuori dall´aula.
Dall´altro capo, di nuovo la voce di prima reclama spiegazioni.
- Fermate quell´uomo, comunque. Ma ci hanno fregati! Da qualche parte c´è stato uno scambio.
- Il bar! - esclama la voce all´altro capo. È l´unico posto dove hanno perso di vista il tallonato, sia pure per poco. Poi, rivolto agli agenti che sono con lui: - Maledizione, correte a controllare!
Poco più tardi, una squadra in assetto da guerra fa irruzione nel locale, e senza chiedere informazioni o fornire spiegazioni, si precipita nel piccolo bagno di servizio. La finestrella di aerazione in alto è troppo piccola, e comunque protetta da una rete metallica, per far passare un uomo. Il bidone dei rifiuti, invece, è sufficientemente capace per contenere una giacca e un paio di occhiali scuri. E accanto alla porta, un pesante tendone copre l´accesso ad un capiente sgabuzzino dove sono accatastate confezioni di bibite in lattina e latte a lunga conservazione. Il barista, terrorizzato, giura di non sapere nulla, e di non essersi accorto dello scambio. Alcuni minuti prima dell´arrivo dei due era entrato un gruppo di clienti, una decina, all´incirca, a festeggiare qualcosa fra loro. Il locale non è grande, e tutta quella gente l´aveva riempito completamente. Nella confusione ("facevano un casino terribile, pare che uno di loro avesse vinto con un gratta e vinci") non ha fatto caso a quanti ne erano poi usciti, e qualcuno avrebbe avuto modo di nascondersi là dentro. Come in effetti doveva aver fatto, visto che, un paio di minuti dopo l´uscita dei due terroristi, un tizio in maniche di camicia e con la barba è sbucato di corsa dal bagno ed è scappato via senza una parola.
Il tizio in maniche di camicia, e adesso neppure più con la barba e la parrucca che avevano nascosto finora le sue sembianze, finite in cenere in uno scaldino nel bagno, è, in quel momento, in un appartamentino a pochi isolati di distanza, in compagnia degli amici di Giampiero che hanno dato il loro contributo in molte fasi dell´operazione, abbandonato esausto su un divano a seguire gli eventi alla tv. Appartamento in cui, per prudenza, resterà un paio di giorni, prima di andare davvero a stazione Termini per prendere il treno che lo riporterà a casa.
Alla stazione, un uomo con barba e occhiali scuri viene fermato e portato via. Ma il gigante con la pistola, al banco della presidenza, ha già spiegato chi è e in che modo si è trovato coinvolto, e il povero cristo lo confermerà fra lacrime e recriminazioni, perché se avesse immaginato che finiva così avrebbe mandato al diavolo il tizio che gli aveva proposto la sceneggiata e i suoi dieci euro… o almeno avrebbe preteso di più.
Risolto il problema "Gabriele", ai rimanenti tre del commando che ha occupato l´aula di Montecitorio rimane un´altra, grossa gatta da pelare. Cosa farne dei circa trecento parlamentari ancora rimasti prima che i sicari della camorra facciano irruzione seminando piombo e morte.



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