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Voci bianche a Montecitorio

qui
si può scaricare
l´intero romanzo
in formato pdf



prologo
Capitolo 01:  l´assalto
prologo 2
Capitolo 02:  la rimpatriata
Capitolo 03:  uno strano amico
Capitolo 04:  l´onorevole e il cameriere
Capitolo 05:  una ricerca scolastica
Capitolo 06:  una giornata no
Capitolo 07:  una rabbiosa chiacchierata
Capitolo 08:  la prima grossa bastardata
Capitolo 09:  piromani all´attacco
Capitolo 10:  un coro di voci bianche
Capitolo 11:  padre e figlio
Capitolo 12:  una vita, 25 euro
Capitolo 13:  la decisione
Capitolo 14:  le regole del gioco
Capitolo 15:  comincia lo spettacolo
Capitolo 16:  ... ma non durerà molto
Capitolo 17:  il pedinamento
Capitolo 18:  l´esodo
Capitolo 19:  la predica e le resurrezioni
Capitolo 20:  la resa
Capitolo 21:  l´attacco
epilogo

Per chi va di fretta
I punti salienti


NB: qua e là ci sono alcuni (pochi) tagli, segnalati con degli omissis, che non dovrebbero comunque compromettere la comprensione del testo. Potrò spiegarne la ragione solo se e quando ci saranno le condizioni per eliminarli


Ho scritto questo romanzo perché avevo tante, troppe cose da dire.
Ma a me non piace parlare da solo, così eccolo qui, pronto a prendervi, senza altri costi oltre a quelli della vostra connessione…

Se vi va, la mia casella di posta
raf.derose@gmail.com
è pronta a ricevere qualsiasi sorta di critiche (sempre bene accette), di insulti (questi, meno graditi, ma quando tocca… tocca), o… al vostro buon cuore.

Se poi volete darmi un piccolo aiuto, leggete qui come fare.

Capitolo 16: ... ma non durerà molto


- Chi? - chiede Fausto. È il meno sorpreso dei quattro. Era un´ipotesi che gli era venuta in mente durante i giorni in cui avevano lavorato al piano ed ai preparativi, ma non gli era sembrata abbastanza realistica da portarla in discussione. La risposta, invece, è una conferma di ciò che aveva pensato.
- La camorra, pare.
Giampiero commenta con un basso fischio. L´onorevole Ciccillo interrompe il suo intervento e li guarda, preoccupato, temendo di aver detto qualcosa di sbagliato. I quattro si accorgono di lui con un leggero ritardo.
- No no, prego, onorevole - lo rassicura Raffaele, con un´espressione però così truce che il parlamentare comincia a tremare per la paura. - Sta andando benissimo. Continui pure.
L´uomo, titubante, torna a rivolgersi alla sua platea, e alle telecamere, riprendendo il racconto della costruzione di un viadotto che, già da prima, stava facendo allibire e bestemmiare i telespettatori che, per forza di cose, vi erano passati sopra qualche volta, o addirittura lo attraversavano quotidianamente.
- Come l´hai saputo? - chiede Gabriele, con un filo di voce. Nessuno sta ascoltando quella conversazione, quindi nessuno ha modo di risalire alle sue origini, mediterranee sì, ma di un Mediterraneo molto più vicino di quanto molti superesperti stanno ipotizzando sulle reti private di mezza Italia.
- Mi ha chiamato Renato, quel ragazzo che conosco, lo spacciatore… Era a Napoli per una… fornitura, e gli è arrivato alle orecchie l´ordine. Qualcuno stava chiamando a raccolta i suoi specialisti per mandarli qui da noi.
- Non hanno paura di far saltare tutti in aria, eh? - chiede Giampiero, stizzito.
- I militari, la polizia… chi deve comunque dar conto del suo operato alla legge e all´opinione pubblica, oltre che alla propria coscienza - spiega Fausto, che sulla congettura aveva già lavorato, tra sé e sé. - Questi non si fanno scrupoli, se ne infischiano delle leggi, e non hanno coscienza. Non gli importerà un fico secco di quanta gente morirà qua dentro, se questo gli consentirà di proteggere i loro affari.
- Ti ha detto quanto tempo ci rimane? - domanda ancora Giampiero.
- Tre, quattro ore, non di più. Più che altro, sarà qui a Roma che avranno qualche difficoltà a muoversi, pare che la città sia mezza bloccata da pattuglie e sbarramenti.
- E come faranno a passare? - obietta Gabriele.
L´occhiata con cui gli rispondono i suoi tre compagni gli fa capire di aver fatto una domanda idiota.
- Avranno già in mano dei lasciapassare firmati da qualche pezzo grosso dell´esercito - spiega Raffaele.
- Ti ha detto a quale onorevole dovranno impedire di parlare? - lo pressa Fausto, con già qualche mezza idea in testa.
- No. Credo che non lo sappia, altrimenti me ne avrebbe parlato, immagino.
- Dici che può informarsi, su questo?
- Non lo so, posso chiedere. Perché?
- Credo che la nostra unica carta, per cercare di fermarli, sia far cantare prima il loro protetto. Se l´uomo spifferasse i piani e le informazioni che vogliono tenere segreti, potrebbe diventare superfluo il loro intervento… o gli inquirenti, fuori di qui, potrebbero scoprirli e fermarli in tempo.
Raffaele fa dondolare il capo in segno di assenso. Non è certo che funzioni, ma al momento non ha idee migliori. E, se dovranno finire ammazzati da quei delinquenti, sarà bello sapere almeno che i responsabili saranno spacciati… forse.
Richiama subito al telefono il suo strano amico, e gli chiede l´informazione. Sta in ascolto qualche secondo, poi conferma "sì, ci serve saperlo… al più presto", china il capo un paio di volte mentre, dall´altro capo, Renato spiega quello che può fare, infine un "grazie" e chiude la chiamata.
- Che ha detto?
- Proverà a fare qualche domanda in giro. Non garantisce nulla, però. Come informazione è piuttosto riservata.
- Che si fa, intanto? - chiede Gabriele.
- Intanto, è arrivato il momento che tu te la squagli. Non dovrai essere qui quando cominceranno a piovere pallottole.
- Dovremmo avere ancora tre ore o quattro, mi pare. Non c´è tutta questa fretta - ribatte l´interessato. - Il problema, semmai, sono tutti questi qui. Non possiamo farli trovare in mezzo se ci sarà la sparatoria.
- Bisognerà evacuare l´aula - propone Raffaele.
- E arrendersi? - obietta Giampiero.
Come risposta, un lungo istante di riflessione. Poi parla Fausto: - Non abbiamo scelta. Io ho già messo in conto di rimetterci le penne, in questa operazione. Sarà ancora più eclatante se succederà per mano della camorra accorsa a salvare un suo protetto in parlamento.
- Se l´aula fosse veramente minata - osserva Raffaele - non salverebbe nessuno.
- Questo non è necessario sottolinearlo. Io propongo questo…
L´ingegnere espone, e gli altri ascoltano in silenzio. Nessun commento, fino alla fine. E, allora, neanche alcuna obiezione.
Finito il conciliabolo, il grosso commissario di polizia torna al microfono della presidenza, che ormai pare diventato il suo, e interrompe l´esposizione dell´onorevole Ciccillo.
- Va bene così, onorevole - dice, con un tono lugubre. Cosa che spaventa a morte il deputato.
- Ma… io non ho ancora finito - balbetta quello, temendo che il suo intervento non sia piaciuto. - Non ho ancora detto niente delle apparecchiature elettromedicali agli ospedali di…
- Ho detto che va bene. Se ha altre dichiarazioni da fare, potrà recarsi in procura a compiere il suo dovere. Per ora… può andare.
- A… andare? - Ora è davvero terrorizzato. - E… la verifica? Tutto quello che ho detto è vero, lo giuro…
- Non lo mettiamo in dubbio, onorevole. Per quanto riguarda i controlli, nel suo caso faremo un´eccezione, e le crederemo sulla parola… fermo restante che la questura competente farà bene a cercare comunque i dovuti riscontri su tutto quello che ha avuto la bontà di illustrare. Addio.
Esitando, il parlamentare lascia il suo posto, raggiunge gli scalini al lato della sua fila di banchi, e prende a salirli a ritroso, senza staccare gli occhi dal gigante armato al centro dell´aula. Sono in molti a guardarlo come un uomo già morto.
Non riesce quasi a crederci quando, raggiunto il portone più vicino, lo apre del minimo indispensabile, lo varca, e lo richiude alle sue spalle. Allora un po´ di gente in attesa fuori gli corre incontro, come ad ogni reduce dall´aula, per offrirgli un primo soccorso. Lui si piega in due, tenendosi la pancia, spinge via da sé le persone che ha addosso, e corre gridando: - FATEMI PASSARE… UN CESSO, MI SERVE UN CESSO!
Nella sala dell´assemblea, Raffaele riprende la parola.
- Sono stato appena informato che un commando di camorristi è stato inviato qui allo scopo di farci fuori.
Un mormorio confuso serpeggia nell´aula. All´inizio, cautamente e ferocemente soddisfatto; poi, dopo qualche attimo di riflessione, e il commento a mezza voce di qualcuno, seriamente e saggiamente preoccupato.
- Esatto - conferma Raffaele, cogliendo il cambiamento d´umore della platea. - Fra qualche ora qualcuno irromperà qua dentro e si metterà a sparare all´impazzata, senza preoccuparsi troppo di dove finiranno i suoi proiettili… fino a quando uno non raggiungerà il bersaglio giusto, e mezza aula salterà in aria.
Detta così la cosa fa ancora più effetto. Il brontolio nel salone sale di volume.
- Li fermeranno - declama uno dei parlamentari del centro-destra, con spiccato accento partenopeo. - Non riusciranno mai ad arrivare fin qui.
Quanta purezza d´animo! Ma come fa uno del genere a raggiungere un posto di potere come quello e gestire intrallazzi sulle spalle di una nazione? I suoi colleghi, più disinvolti, lo zittiscono quasi in malo modo.
- Arrendetevi, e lasciateci andare - propone un altro, con maggior realismo e senso pratico.
- E perché? - ribatte Raffaele. - Come ho già detto prima, noi siamo già uomini morti. Mi dispiace solo che, a quanto pare, dovremo portarci dietro un sacco di compagnia poco desiderata.
Il ministro degli Interni gioca la sua carta risolutrice. Si alza, batte le dita sul suo microfono, poi chiede la parola: - Signori… onorevoli colleghi, vi prego…
Ottenuto il silenzio richiesto, continua: - Non sta scritto da nessuna parte che io debba diramare dei fonogrammi solo su richiesta dei… signori qui presenti.
Raffaele ringrazia con un sorriso ed un cenno del capo per il "signori".
- Dispongo - prosegue Bacato - che le forze dislocate all´esterno di quest´aula impediscano l´accesso a chiunque, senza mio diretto consenso.
Un applauso entusiasta saluta la risoluzione del ministro. All´unanimità, maggioranza e opposizione, mai così concordi.
Il gigante alle sue spalle, però, è leggermente più pessimista sull´esito del provvedimento.
- Ringrazio l´onorevole Bacato per la sua preziosa collaborazione, augurandomi che la fiducia nutrita dal ministro nei confronti dei suoi poteri non venga tradita. Più realisticamente, però, devo tener conto di due possibili evenienze. La prima, che le persone che stanno là fuori non ritengano la sua disposizione valida perché emanata sotto costrizione…
L´aula torna a rumoreggiare.
- La seconda - prosegue - che il reale potere del ministro degli Interni sia meno significativo di quanto egli creda, se messo a confronto con altri poteri.
L´atmosfera, nel grande salone, torna a caricarsi di forte nervosismo.
- Per questo motivo, imporremo un piccolo cambiamento alla nostra riunione di oggi. Poiché potrebbe non esserci il tempo necessario per ascoltare tutti, daremo la precedenza a chi ritiene di aver inciso in maniera più… determinante sull´andamento della nostra economia e del nostro stato sociale.
La tensione che c´è in giro impedisce a qualcuno di afferrare il senso esatto delle sue parole.
- Cosa volete dire? - chiede qualcuno, dai posti in alto.
- Parlerà prima chi ha sbafato di più. Da adesso, si procederà in quest´ordine. Chi può vantare gli affari più consistenti è pregato di farsi avanti. Se le disposizioni dell´onorevole Bacato funzioneranno a dovere, avremo comunque tempo per ascoltare tutti. In caso contrario, chi non avrà avuto l´opportunità di raccontarci le sue imprese e tornarsene a casa, sarà costretto, suo e nostro malgrado, a… presenziare ai fuochi d´artificio. Chi è che si fa avanti per primo?
È da metà dell´aula che esplode un unico grido: - IO!
Dopo il coro, il prorompente scroscio degli assolo: "VENGO IO", "PRIMA IO", "NO, IO", "TOCCA A ME", "FATEMI PASSARE", e una confusa dissonanza di altre urla indistinte e incomprensibili.
Dopo l´offerta verbale, si passa al corpo a corpo. Qualcuno prova a farsi avanti e viene prima trattenuto, poi strattonato da un lato per essere superato da un altro collega volenteroso. Si creano qua e là capannelli dove si accendono furiose discussioni, con vanterie da pescatore e gare a chi la spara più grossa, sminuendo le altrui fanfaronate e protestando di aver fatto molto meglio. Qualcuno riesce a scendere al centro dell´emiciclo, rischiando, per la foga, di rovinare addosso agli esausti stenografi. Mentre i suoi tre compagni si godono lo spettacolo ridacchiando e segnalandosi a vicenda situazioni particolarmente comiche, Raffaele alza agli occhi al cielo e apostrofa l´onorevole Martinetti: - Preside´, e che cavolo! Le sembra questo il modo di tenere una riunione in parlamento? Metta un po´ d´ordine, per favore.
Il presidente della camera ci prova: - Onorevoli colleghi… onorevoli… vi prego…
La ressa non accenna a diminuire.
- Preside´, mi spiace dirlo, ma non la caga nessuno - fa Raffaele, scuotendo la testa. Punta la pistola in alto, e spara due colpi.
Quelli sì, sono argomenti convincenti.
Tornata la calma in aula, Raffaele torna a tuonare al microfono: - Non fatemi perdere più altro tempo con cavolate del genere. Datevi una regolata, fissate qualche criterio, fate come volete, ma entro un minuto voglio che uno di voi parli al proprio microfono e dica quello che deve dire, o mi metto a scegliere io a casaccio, due alla volta, uno lo ammazzo e l´altro lo faccio parlare.
Il presidente Martinetti cerca di portare il suo contributo. Anche per dimostrare che, là dentro, qualcosa conta: - Propongo che la cosa venga discussa con i propri capigruppo, e da ogni compagine parlamentare, a turno, venga proposto il proprio relatore. Per stabilire un ordine, diamo la precedenza alle delegazioni della maggioranza.
- MA QUALE MAGGIORANZA - urla un parlamentare da destra. - LA MAGGIORANZA NON ESISTE, NON L´AVETE MAI AVUTA… BUFFONI!
- Non è il momento di scendere in polemiche del genere - risponde Martinetti, con l´approvazione del gigante che gli sta accanto. - Procediamo in ordine di consistenza numerica dei vari gruppi…
Un nuovo vocio di protesta da alcune postazioni, probabilmente dagli esponenti delle compagini meno rappresentative. Con il numero di sigle esistenti, e con le percentuali che i più piccoli possono vantare, in quel modo pare si sia già condannato qualcuno. Sono in tanti, adesso, a lamentare l´assenza di quel famoso sbarramento contro cui si sono finora sempre opposti.
- È l´unico elemento oggettivo su cui ci possiamo basare - replica Martinetti, risoluto.
- E non abbiamo il tempo di mettere la proposta ai voti - interviene Raffaele, in appoggio - per cui si fa come ha detto il presidente. Forza con il primo, prima che mi saltino i nervi.
Seguono alcuni istanti di discussione animata, perché anche all´interno dello stesso partito non c´è uniformità di vedute su chi sia il più stron… ehm, quello che ha condotto operazioni di maggior rilievo. Poi, pressato dal tamburellare nervoso del gigantesco commissario sul microfono, si alza finalmente un deputato, con una improbabile cravatta a fiori fuoriuscita da sotto la giacca e finita su una spalla durante un precedente scontro, respingendo a gomitate le resistenze del collega che gli siede accanto e che recrimina il suo diritto a parlare per prima.
Gabriele si fa avanti per la consueta cerimonia di consegna del cellulare, ma Raffaele lo ferma: - No, non tu. Ingegne´…
Gabriele si blocca, facendo cenno di no con la testa, mentre Fausto provvede al ritiro dell´apparecchio.
Lontano dal microfono, Raffaele insiste, rivolto all´amico dottore: - Non possiamo rischiare altro tempo.
Poi, mentre il deputato offertosi per il prossimo intervento si presenta come l´onorevole Giorgio Carducci, e declama il suo numero di telefonino a beneficio della regia, Raffaele accosta la sua bocca all´orecchio di Martinetti. - Ho bisogno di parlare subito con un responsabile della sicurezza. Mandi uno dei commessi a chiamarlo, per favore.
Il presidente della camera lo fissa stupito, ma ormai ha imparato che con quel gigante c´è poco da discutere, e solo da obbedire. Con un cenno, fa avvicinare il commesso alle sue spalle, quello che di solito lo aiuta a sedersi, e gli passa la richiesta dell´uomo.
- Devo… rientrare anch´io, dopo? - chiede l´impiegato, quasi piagnucolando.
Martinetti guarda Raffaele in maniera interrogativa. Il poliziotto gli offre un sorriso comprensivo e lo rassicura: - No, grazie. Non credo che avremo ancora bisogno delle sue prestazioni. Può chiamare a casa e far buttare giù la pasta.
Fuori di sé per la contentezza, il commesso si affretta a obbedire, seguito dallo sguardo prima incuriosito, poi invidioso di praticamente tutti i presenti. Dopo un minuto entra un uomo in divisa, con le mani alzate e bene in vista, che comincia a scendere i gradini verso il centro della sala.
- Comodo, comodo - gli fa Raffaele, lontano dal microfono per non disturbare la deposizione, intanto iniziata, dell´onorevole Carducci.
Il militare abbassa cautamente le braccia e lo raggiunge.
- Signor…? - chiede Raffaele.
- Tenente colonnello Marchesi, signore.
Fa uno strano effetto, al gigante, sentirsi chiamare "signore" da un tenente colonnello. In fondo, è un militare anche lui.
- Colonnello Marchesi - esordisce - considerati gli sviluppi, abbiamo intenzione di far abbandonare l´aula a tutte le persone non strettamente necessarie. Per ora, mi riferisco ai commessi e agli stenografi.
- Questo… mi fa molto piacere… commissario De Rose - fa l´uomo.
Raffaele non si stupisce più di tanto, era ovvio che avrebbero scoperto in fretta chi fossero. È per questo che Gabriele era stato fatto venire camuffato in quel modo, e accompagnato da documenti falsi.
- Prima di fare questo, però, ho la necessità che due dei miei compagni vadano via senza essere minimamente disturbati da nessuno.
- Questo, temo… di non avere l´autorità necessaria per garantirglielo.
- Non si preoccupi, ce l´ho io, ´sta autorità. Lei deve semplicemente comunicare a tutti quelli che stanno fuori che entro mezz´ora capiterà uno di questi due eventi: uno, ricevo la telefonata dei miei amici che mi assicurano di essere abbastanza lontani e senza nessuno alle calcagna, e qui comincia lo sgombero; due, non ricevo nessuna notizia, e pregate Iddio che non mi si scarichi semplicemente la batteria del cellulare, e in questo caso l´aula salta in aria. Sono stato sufficientemente chiaro?
- Cristallino, signore - risponde l´ufficiale.
"Cristallino"! In quale film l´aveva sentita ´sta battuta?, si chiede Raffaele. Poi si gira verso Gabriele e Giampiero, e gli fa segno con la testa di seguire il militare.
- Niente discussioni - fa a Gabriele, che ancora cerca di opporsi. - E lasciate a Fausto le vostre armi, a voi non servono più.
E, soprattutto, se qualcosa fuori va storto, nessuno potrà accorgersi che sono di cartapesta.
L´uomo in divisa si avvia verso l´uscita.
Giampiero e Gabriele consegnano le loro minuscole pistole all´amico ingegnere. Gabriele gli dà una pacca sulla spalla, a disagio: - Ci… rivediamo.
- Non troppo presto - risponde Fausto, alludendo alla fine che lo aspetta. - Tu hai troppe cose da fare, ancora.
Con un cenno di saluto anche a Raffaele, i due si incamminano a loro volta verso il portone dischiuso in cima alla scala.
Un nuovo mormorio scuote l´aula, costringendo l´onorevole Carducci a interrompersi.
- Per cortesia! - protesta con forza il poliziotto. - Sembrate delle vecchie comari pettegole. Onorevole Carducci, prego, continui.
Il parlamentare riprende il suo intervento, mentre il resto dell´assemblea rimane incantata a guardare il portone che si richiude alle spalle dei due terroristi.



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