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Voci bianche a Montecitorio

qui
si può scaricare
l´intero romanzo
in formato pdf



prologo
Capitolo 01:  l´assalto
prologo 2
Capitolo 02:  la rimpatriata
Capitolo 03:  uno strano amico
Capitolo 04:  l´onorevole e il cameriere
Capitolo 05:  una ricerca scolastica
Capitolo 06:  una giornata no
Capitolo 07:  una rabbiosa chiacchierata
Capitolo 08:  la prima grossa bastardata
Capitolo 09:  piromani all´attacco
Capitolo 10:  un coro di voci bianche
Capitolo 11:  padre e figlio
Capitolo 12:  una vita, 25 euro
Capitolo 13:  la decisione
Capitolo 14:  le regole del gioco
Capitolo 15:  comincia lo spettacolo
Capitolo 16:  ... ma non durerà molto
Capitolo 17:  il pedinamento
Capitolo 18:  l´esodo
Capitolo 19:  la predica e le resurrezioni
Capitolo 20:  la resa
Capitolo 21:  l´attacco
epilogo

Per chi va di fretta
I punti salienti


NB: qua e là ci sono alcuni (pochi) tagli, segnalati con degli omissis, che non dovrebbero comunque compromettere la comprensione del testo. Potrò spiegarne la ragione solo se e quando ci saranno le condizioni per eliminarli


Ho scritto questo romanzo perché avevo tante, troppe cose da dire.
Ma a me non piace parlare da solo, così eccolo qui, pronto a prendervi, senza altri costi oltre a quelli della vostra connessione…

Se vi va, la mia casella di posta
raf.derose@gmail.com
è pronta a ricevere qualsiasi sorta di critiche (sempre bene accette), di insulti (questi, meno graditi, ma quando tocca… tocca), o… al vostro buon cuore.

Se poi volete darmi un piccolo aiuto, leggete qui come fare.

Capitolo 15: comincia lo spettacolo


Come già accaduto prima con l´onorevole Iacchetti, Fausto e Gabriele si scambiano prima un´occhiata di intesa, poi si chinano sull´onorevole Vili e lo trasportano nel deposito cadaveri, dietro il primo banco dell´estrema destra, a tener compagnia al suo predecessore.
Lo spostamento del corpo avviene in silenzio, sotto lo sguardo attento e atterrito degli abituali inquilini dell´aula. È uno spettacolo che nessuno dei terroristi intende disturbare, non per rispetto al defunto, ma perché serva da monito per i circa quattrocento spettatori che presto saranno chiamati a fare la loro parte. I commessi, sull´estremità più in alto dell´emiciclo, ringraziano il cielo di essere esentati da questo macabro compito. Pare quasi che quegli assassini ci prendano gusto, al contrario, e non vogliano concedere ad altri il piacere di effettuare quello sgombero.
Il presidente del consiglio viene adagiato accanto al buon onorevole Iacchetti, che non commenta in alcun modo quella forzata promiscuità.
Un´osservazione da fare, invece, ce l´ha Fausto. Sottovoce, rivolto all´amico: - Ora non dovresti servire più.
- Io rimango con voi - risponde l´altro, sempre in un sibilo quasi impercettibile.
- Ne abbiamo già discusso, Gabrie´. Se va tutto come previsto, il resto può farlo tranquillamente Rocco. - Guarda i corpi esanimi ai loro piedi, quasi si attendesse un qualche sostegno dai due. - Alla prima occasione, si procede come d´accordo.
- Fra i signori membri del governo, chi si offre per il primo intervento? - chiede Raffaele, una volta che anche la seconda salma è stata celata alla vista di tutti.
- VORREI PROPORRE UNA MOZIONE - grida Fausto, per farsi sentire senza amplificazione. Poi, raggiunta una postazione microfonata: - La mia idea è che potremmo guadagnare parecchio tempo se tutti i presenti… ehm… con la coscienza a posto come l´onorevole Vili… si facessero avanti fin da ora, in modo da… come dire?… definire subito la loro posizione.
- Sì - ammette Raffaele, dalla sua postazione fissa alla presidenza. - Mi sembra un´ottima idea. Perfetto. Gli onorevoli deputati che ritengono di non aver niente di interessante da raccontare ai loro elettori… sono pregati di farsi subito avanti.
Ora nell´aula cade un silenzio di tomba. Niente di più appropriato. I parlamentari si scambiano occhiate confuse, incapaci di trovare qualcosa di adeguato da dire.
- Mi fa piacere constatare la disponibilità di tutti i presenti a renderci partecipi delle loro vicissitudini politiche.
- Un momento - esclama qualcuno al centro dell´emiciclo.
- Prego? - lo invita Raffaele.
- Io… non ci sto. Non sono disposto a lasciarmi infangare in questo modo - annuncia, irritato, al proprio microfono. Poi, passando alle spalle dei colleghi seduti accanto, abbandona il proprio posto, scende gli scalini e si presenta davanti ai banchi della presidenza e del governo. Là, prendendo in prestito il microfono dell´onorevole Bacato, dichiara: - Potete anche uccidermi come un cane, ma non vi permetto di gettare ombre sulla mia integrità.
- Complimenti, onorevole. Il suo coraggio le fa molto onore - si congratula Raffaele. Poi, di nuovo all´assemblea: - Ci sono altre… persone oneste nei paraggi?
Per una manciata di secondi, pare non accadere nulla di nuovo. Poi, quasi contemporaneamente, due parlamentari, uno a destra, l´altro nell´estrema sinistra, si alzano e, senza proferir parola, raggiungono il collega al centro dell´emiciclo.
Altrettanto silenziosamente, uno alla volta, da varie parti dell´aula, altri deputati abbandonano il proprio posto per presentarsi davanti alla presidenza con un atteggiamento di sfida. La zona comincia ad affollarsi, prima dieci, poi quindici, venti, finché gli ultimi sono costretti a fermarsi sopra i primi scalini per mancanza di spazio. I quattro assalitori arrivano a contarne poco più di una cinquantina.
- No, così tanti? Non riesco a crederci - commenta Fausto, sorpreso. - Secondo me stanno bluffando.
Anche Raffaele appare sorpreso, ma non si scompone più di tanto. - Ce ne sono altri? - chiede.
L´afflusso verso il centro sembra essere terminato.
Pistola sempre saldamente in pugno, il poliziotto scende dalla sua postazione e raggiunge, adagio, i coraggiosi parlamentari concentrati alla base dell´emiciclo.
- Così - dice - voi tutti non avreste nessun intrallazzo di cui renderci partecipi. Onestamente, stento a crederci.
- Non saranno le sue convinzioni a fare di noi dei ladri e dei corrotti - reagisce il primo parlamentare fattosi avanti a protestare la propria irreprensibilità.
- Questo è sicuro. Si è ladri perché si ruba, non perché lo pensi qualcuno. Quello che mi chiedo è, onorevole… Potrei conoscere il suo nome, per cortesia?
- Mi chiamo Riccardo De Francesco, deputato di…
- Questo non mi interessa, fa lo stesso. Non è il colore che indossa a rendere onesto un uomo. Quello che mi chiedo, dicevo, è come facciate a sedere tranquillamente in mezzo a questa banda di lestofanti che gozzovigliano allegramente alle nostre spalle e portano il paese alla rovina.
- Non siamo stati eletti per fare la rivoluzione, signore. E il nostro compito non è chiederci in mezzo a chi sediamo. Niente e nessuno ci autorizza a farlo. Il nostro mandato è quello di proporre e decidere ciò che consideriamo meglio per le persone che ce lo hanno affidato.
- Con questi qua? - chiede Raffaele, con un´espressione mezzo divertita, indicando con un ampio gesto del braccio i parlamentari rimasti seduti ai loro posti.
- "Questi qua" sono stati regolarmente eletti, come noi. Se siedono su queste poltrone, è perché la gente di cui vi siete assunto a paladino ce li ha mandati.
- "Regolarmente eletti"? Maledizione, lo sapete meglio di me come si ottengono i voti in Italia. Creando bisogni, indigenza, aspettative, e speculandoci sopra. La maggior parte di quelli che vi votano sono stretti per le palle e non possono evitarlo.
Il parlamentare ribelle tace qualche istante, in difficoltà. Poi obietta: - Il voto è un´assunzione di responsabilità. Chi lo esercita, sa cosa sta facendo. E se anche è tenuto "per le palle", come dice lei, deve fare una scelta. Sapendo che le conseguenze riguarderanno non solo lui, ma tutta la comunità.
- A dirla così sembra facile, vero?
- Non sto dicendo che è facile - replica l´onorevole. - Sto dicendo che è doveroso.
- Basta, finiamola qui - sbotta allora Raffaele, rivolto ai suoi amici - se no io questo lo strozzo. - Poi, di nuovo all´aula, con un tono chiaramente incazzato: - Allora, c´è qualcun altro qui con la… coscienza a posto?
Al gruppo raccolto al centro non si aggiunge nessuno.
- D´accordo. Allora - tornando a rivolgersi all´onorevole che lo ha contrastato - voi potete andare.
Un´esplosione di meraviglia riempie l´aula.
- Come? - chiede l´onorevole De Francesco, incredulo.
- Ho detto che voi potete andare. Se non avete nessun racconto interessante da proporci, qui non servite.
- Un momento… - esplode una voce esagitata dai banchi. - Neanche io ho nulla da nascondere.
- Nemmeno io! - in coro, da più parti. Qualcuno si alza per raggiungere il gruppo al centro.
Raffaele afferra un microfono a portata di mano e vi urla dentro, con tutto il fiato che ha in corpo: - FERMI TUTTI! E SILENZIO!
Fa due passi indietro, e sposta la pistola da un punto all´altro dell´emiciclo, addosso a chiunque sia in movimento o anche semplicemente in piedi. Gli altri tre della banda lo affiancano e lo imitano, mirando minacciosamente sui deputati.
- IL PRIMO CHE SI MUOVE LO FACCIO SECCO! - tuona ancora, senza microfono. Ha la voce che serve per queste occasioni, il grosso poliziotto.
L´ordine si ristabilisce in un batter d´occhio.
Dopo essersi goduto un minuto di silenzio, e di assoluta immobilità, Raffaele torna a dare disposizioni. - I signori onorevoli concentrati al centro della sala sono liberi di andare.
- E… noi? - osa uno di quelli che aveva cercato di accodarsi dopo l´annuncio del via libera dato dal gigante.
- Tempo scaduto - declama, avvicinando di nuovo la bocca al microfono, sillabando con accuratezza, e con un tono nuovamente minaccioso, le due parole.
Il gruppo di onorevoli, con poca convinzione, gira le spalle al gigante e si incammina. Sia loro che molti spettatori, dentro e fuori l´aula, si attendono qualche scherzo crudele. È una delle scene più ad effetto in molti film, quella in cui il fetente di turno spara alle spalle del poveraccio al quale ha fatto credere di essere lasciato libero.
Ma non succede niente di tutto questo. Il breve corteo raggiunge uno dei portoni chiusi che bloccano l´entrata, e l´uscita dall´aula. Il deputato in testa spinge lentamente il massiccio battente, aprendolo giusto di uno spicchio, ed uno, due alla volta gli onorevoli graziati escono nel Transatlantico e si incamminano verso sacchi di sabbia, cavalli di Frisia e fucili puntati. Quasi, era più confortevole dentro.
Uscito l´ultimo, la porta si richiude con un tonfo sordo.
Raffaele De Rose torna con calma alla sua postazione accanto al presidente Martinetti. Fa scorrere uno sguardo gelido per tutta l´aula, poi torna a chiedere: - Allora, fra i signori ministri… chi si fa avanti per dare il buon esempio?
Nessuno si muove. Il ministro dell´Istruzione, in perfetta sintonia con il suo dicastero, si china addirittura a controllare alcune carte sul suo banco, fingendo indifferenza come si fa a scuola quando l´insegnante sta per scegliere chi deve presentarsi all´interrogazione.
- Nessun volontario? Che faccio, chiamo io? D´accordo. L´onorevole Bacato… no, ha già collaborato cortesemente con noi poco fa, e potrebbe servire ancora per qualche altro urgente fonogramma. A meno che l´onorevole non abbia fretta di tornare a casa…
Il ministro chiamato in causa fa un convinto cenno di diniego con la testa.
- L´onorevole Bordello, allora, ministro della Giustizia. Vuole cominciare lei? Ultimamente ha riempito pagine e pagine di giornali dichiarando la sua tranquillità e la sua serenità di fronte alle accuse e insinuazioni che le stanno piovendo addosso da più parti. Sono ansioso, e con me credo mezza Italia, di saperne di più della sua onestà e della sua correttezza. Vuole alzarsi e fare il suo bravo intervento?
Il politico si rizza di colpo in piedi. Guarda i colleghi parlamentari che gli stanno di fronte con un´espressione che sembra dire "ma perché ce l´hanno tutti con me?", e non riuscendo a leggere nel volto di nessuno quel poco di solidarietà che stava mendicando si gira verso Raffaele quasi deciso a vender cara la pelle.
- Ma cosa crede di ottenere con questa pagliacciata? Qualunque cosa voglia farci dire è palesemente estorta con la forza, quindi non può essere ritenuta in alcun modo valida.
- Concordo pienamente, onorevole. È per questo che ho preteso la convalida da parte delle questure competenti su quello che lei e i suoi colleghi diranno. Saranno quelle, eventualmente, le prove a vostro carico da utilizzare, ammesso che i magistrati che se le troveranno fra le mani intendano, o gli venga data la possibilità di usarle. Ma qui non siamo in un tribunale, e non vogliamo condannare nessuno. Vogliamo solo fare un po´ di divulgazione scientifica alla Piero Angela. E in virtù di quanto ha testé detto…
- "Testé detto"? Raffae´, ma come parli? Non ti starai montando la testa? - lo sfotte Fausto, divertito dal colloquio con il ministro.
- Ingegne´, ma tu l´hai mai letto un verbale di polizia? - protesta Raffaele, stando al gioco. Hanno deciso quell´assalto per rabbia, per disperazione, ma ora si rendono conto che avere di fronte gli uomini più potenti d´Italia che se la fanno sotto per la fifa offre un valore aggiunto al quale non avevano pensato in fase di progettazione. Poi torna a rivolgersi a Bordello: - In base a quello che ha appena detto, lei ed i suoi colleghi possono scegliere fra due opzioni… Oh, badate bene - per l´inciso, torna a rivolgersi all´intera aula - è la parola del ministro della Giustizia, mica si scherza! Un parere autorevole. Le opzioni sono due, dunque: una, fate i bravi, ci raccontate tutto, date agli inquirenti tutte le informazioni necessarie per trovare le prove di ciò che avete detto, e ve ne tornate a casa tranquilli, perché la confessione vi sarà stata estorta con la violenza, le prove raccolte non potranno essere usate in tribunale, e quindi non sarete perseguibili. Senza bisogno di appellarsi al trattato di Ginevra, la nostra giurisprudenza è stramaledettamente ricca di porcate del genere che fanno testo. Seconda opzione: non parlate, o parlate e raccontate cazzate, o qualche gentile telespettatore ci informa per telefono che avete… dimenticato qualcosa, o non date sufficienti informazioni per far trovare le prove di ciò che avrete detto. In questo caso non sarete perseguibili ugualmente… come non lo sono i due cadaveri buttati là dietro, con un confetto di piombo in pancia. E ora vediamo di finirla una volta per tutte con questi preamboli, che a me è già venuta fame e ancora non abbiamo ascoltato nemmeno un mea culpa. Onorevole Bordello - conclude, sollevando eloquentemente il cane della sua pistola - a lei la parola. E fine delle divagazioni. Il suo telefonino, prego.
Gabriele si fa avanti, si fa consegnare l´apparecchio, e il ministro comincia con il declamare volenterosamente il suo numero.

È il momento il cui tifo si fa meno animato, e più raccolto, nei bar e nelle case degli italiani con il televisore acceso, praticamente ovunque. Avete presente i question time che ci propinano ogni tanto a sorpresa al posto dei programmi che siamo stati ore e ore ad attendere? Beh, niente a che vedere! Nei dieci minuti concessi ad ogni onorevole, il religioso e attento silenzio con cui italiche orecchie seguono, come mai prima nella storia della televisione, le loro dichiarazioni è interrotto solo da qualche smozzicato "figli di puttana", "papponi schifosi", "ma andate affanculo" ed altre amenità del genere. In alcuni circoli culturali, molti intellettuali insorgono perché, con quella sceneggiata, si stanno calpestando i sacrosanti diritti civili e la dignità delle persone coinvolte. Laddove è presente qualche qualunquista, il vaffanculo è diretto anche a loro.
Nei tribunali e nelle questure si seguono strategie diverse. Da qualche parte, solerti magistrati decidono di fingere soltanto di stare al gioco dei terroristi: non c´è bisogno di effettuare alcun controllo, basta attendere un´oretta circa dalla fine della dichiarazione, come stabilito, e poi telefonare, fingendo di aver verificato e di aver trovato i riscontri richiesti. Chissenefrega se l´ordine è stato impartito dal ministro degli Interni in persona, è evidente che quella decisione è stata estorta con la violenza e la minaccia delle armi, e non può quindi essere considerata valida. E se anche fosse stata libera scelta, voglio vedere chi si lamenterà lassù del fatto che, delle cose dichiarate sotto costrizione in mondovisione, prove reali non ne saranno mai state trovate.
In altre procure, invece, ambiziosi arrivisti privi di scrupoli e a caccia di notorietà, presi dalla frenesia, non indugiano un istante a intervenire agli indirizzi indicati, con le persone citate, a strappare anche in malo modo la documentazione necessaria per perseguire quei poveracci di onorevoli messi alle strette da una banda di assassini. Il più baldanzoso di tutti è un tale De Filippis, che, intervistato da una tv privata, condanna, come di rigore, con una faccia di bronzo di cui lui stesso non si credeva capace, la brutale ferocia con cui il commando penetrato a Montecitorio sta imponendo la sua legge, ma "a malincuore" ammette che, se i metodi sono estremamente discutibili, i risultati prodotti sono di grandissima rilevanza.
Qualcuno sosterrà, inascoltato, che in ogni caso gli oratori che si esibiscono alla camera non possono sapere con che tipo di magistrato hanno a che fare. Probabilmente, a nessuno verrà neppure in mente che in alcuni organi giudiziari si farà solo finta di collaborare con gli assalitori. Pertanto, anche senza un reale riscontro, le dichiarazioni rese in aula dovrebbero essere considerate tutte perfettamente attendibili. Ma l´opinione più diffusa è che, finito lo show, non resterà nulla di più che un pugno di mosche, perché, come già spiegato dal ministro Bordello, le leggi di un "paese civile" non possono ammettere che una confessione estorta con la violenza o la tortura possa essere ritenuta valida, neppure se ratificata da un mare di prove. Già pare non si possano utilizzare neanche quelle ottenute con metodi regolari.
Non c´è altro da fare che godersi lo spettacolo, finché dura. E maledire, e bestemmiare... finché perlomeno questo sarà esentasse.
Niente da dire, al momento, sul dramma vissuto dalle due consorti, incollate davanti allo schermo, che se ne fregano completamente della portata storica e politica dell´avvenimento, e si chiedono senza sosta il perché di quella pazzia. Con tanta gente che c´è in Italia, perché doveva toccare proprio a loro fare quell´assurda bravata? Non c´è orgoglio, né condanna, nei loro cuori, solo ansia, e sconforto. Fra qualche giorno, avranno occasione di trovare le lettere che i rispettivi mariti hanno lasciato nei loro cassetti, con la spiegazione di tutto. Ma ora non possono spostarsi da lì, e perdere forse gli ultimi istanti di vita dei loro uomini. Stefano Luberto è forse quello più vicino alla verità, almeno per quello che riguarda suo padre. Preda di dubbi atroci, e atroci rimorsi.
Dalle emittenti private, esperti in ogni ramo dello scibile si misurano nel dare interpretazioni, fare previsioni, esaminare da un punto di vista etico, giuridico e sociale sia ciò che ha luogo a Montecitorio, sia le reazioni raccolte in strada, nei bar, nelle scuole e negli uffici. Fiumi di parole inondano le abitazioni degli italiani, caroselli di idee dalle più balzane alle più populiste. Negli intermezzi, surgelati e detersivi la fanno da padroni, per non parlare dei servizi di telefonia mobile.
Con una rapidità che nessuno immaginava, passano ore, e si succedono ai loro microfoni membri della maggioranza e dell´opposizione. Man mano che arrivano i riscontri, veri o inventati, i deputati vengono rilasciati, e man mano che si va avanti la seduta diventa sempre più fluida, più snella. Niente più tempi morti a ribadire i concetti, niente più minacce o resistenze, e, cosa ancora più rilevante, niente più morti ammazzati. L´unico a rischiare è l´onorevole Sardella, quasi novantenne, che al momento della sua deposizione si fa sorprendere dall´emozione e per poco non ci rimane secco. Con un gesto di incredibile indulgenza, i terroristi lo fanno accompagnare fuori dall´aula rinunciando alla sua testimonianza. Roba sul fuoco ce n´è così tanta che si può anche lasciar correre qualche briciola.
La durata prevista era di circa tre giorni. Anche con la defezione della cinquantina di parlamentari graziati dal commando il tempo necessario cala solo di una decina d´ore, quindi rimaniamo, più o meno, su quella stima.
In effetti lo spettacolo durerà molto meno.
Ad avere l´informazione di prima mano è Raffaele, quando, mentre sta addentando un panino con qualcosa che sembra salame ed una misteriosa salsa davvero gustosa (si pagheranno quello che si pagano, ma alla buvette della camera ci sanno decisamente fare), il suo cellulare squilla inaspettatamente, disturbando per un istante la deposizione dell´onorevole Ciccillo.
La prima sorpresa è quando legge il nome del chiamante sul visore.
La seconda, quando ascolta la comunicazione. La sua faccia non era granché già prima, più che altro per esigenze di scena, ma ora si fa ancora più buia.
Alla fine riattacca, chiama silenziosamente a sé i suoi compagni con gesti della mano, e sottovoce, ben lontano da qualsiasi microfono, li informa: - Brutte notizie, amici. Stanno venendo ad ammazzarci.



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