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Voci bianche a Montecitorio

qui
si può scaricare
l´intero romanzo
in formato pdf



prologo
Capitolo 01:  l´assalto
prologo 2
Capitolo 02:  la rimpatriata
Capitolo 03:  uno strano amico
Capitolo 04:  l´onorevole e il cameriere
Capitolo 05:  una ricerca scolastica
Capitolo 06:  una giornata no
Capitolo 07:  una rabbiosa chiacchierata
Capitolo 08:  la prima grossa bastardata
Capitolo 09:  piromani all´attacco
Capitolo 10:  un coro di voci bianche
Capitolo 11:  padre e figlio
Capitolo 12:  una vita, 25 euro
Capitolo 13:  la decisione
Capitolo 14:  le regole del gioco
Capitolo 15:  comincia lo spettacolo
Capitolo 16:  ... ma non durerà molto
Capitolo 17:  il pedinamento
Capitolo 18:  l´esodo
Capitolo 19:  la predica e le resurrezioni
Capitolo 20:  la resa
Capitolo 21:  l´attacco
epilogo

Per chi va di fretta
I punti salienti


NB: qua e là ci sono alcuni (pochi) tagli, segnalati con degli omissis, che non dovrebbero comunque compromettere la comprensione del testo. Potrò spiegarne la ragione solo se e quando ci saranno le condizioni per eliminarli


Ho scritto questo romanzo perché avevo tante, troppe cose da dire.
Ma a me non piace parlare da solo, così eccolo qui, pronto a prendervi, senza altri costi oltre a quelli della vostra connessione…

Se vi va, la mia casella di posta
raf.derose@gmail.com
è pronta a ricevere qualsiasi sorta di critiche (sempre bene accette), di insulti (questi, meno graditi, ma quando tocca… tocca), o… al vostro buon cuore.

Se poi volete darmi un piccolo aiuto, leggete qui come fare.

Capitolo 14: le regole del gioco


Bene… ehm, si fa per dire… abbiamo fatto conoscenza con i nostri terroristi, e abbiamo dato una sbirciatina alle situazioni che hanno fatto maturare questo folle piano.
Per la verità, pare eccessivo che quanto visto abbia potuto generare mostri del genere, violenti e sanguinari. Sembravano delle persone così perbene, magari anche simpatiche. Pensate, siamo partiti da una rimpatriata fra compagni di scuola delle elementari con il loro amorevole maestro! Certo, alla base di tutto c´è un esplosivo miscuglio di rabbia e disperazione, due componenti che, già presi singolarmente, creano seri problemi alla ragione, eppure la cosa non riesco a mandarla giù tanto facilmente.
Mi viene in mente… un vecchio film, sì, in cui una banda di terroristi si impadronisce di una roccaforte su un´isola e minaccia di far saltare in aria un´intera città. Dei gran fetentoni davvero, quelli. Ci si prende un bel gusto a vedere come Nicolas Cage ed uno stagionato ma sempre tosto Sean Connery li fanno fuori uno ad uno in modi sempre più piacevolmente truculenti. Eppure, quei criminali si battevano per una giusta causa. A ben vedere, erano vittime, prima che carnefici. Il guaio è che avevano scelto il modo sbagliato di far valere le loro ragioni.
Resta da vedere se esisteva un modo "giusto" per farlo.
Anche i nostri "eroi" (si rifà per dire), avranno ottimi motivi per essere un po´ incazzati, ma non è certo quella la strada giusta per… esternare il loro stato d´animo. Avrebbero potuto… per esempio… che so, magari… ehm… ecco, in questo momento non mi viene in mente niente di preciso, ma di sicuro…
Vabbe´, che mi scervello a fare? Ormai la frittata è fatta, e qualsiasi cosa riesca a pensare non ho nessun modo di avvisarli, e di farli tornare indietro.

Come espressamente richiesto dal gigantesco commissario di polizia… dovrei dire ex, in effetti, ma al momento né lui ha presentato formali dimissioni, né altri lo ha ancora esonerato dal servizio… come richiesto, dicevo, le drammatiche immagini di quello che accade nell´aula di Montecitorio appaiono su ogni televisore acceso in Italia, comunque sintonizzato: sulle reti nazionali per forza, su quelle private perché figuriamoci se centinaia di aspiranti al Pulitzer, e avidi procacciatori di campagne promozionali, si fanno scappare un´occasione del genere. Saltano televendite, lotterie, persino servizi porno, e il prezzo degli spazi pubblicitari schizza alle stelle. Sebbene non preteso, molte televisioni estere si precipitano a offrire la stessa divulgazione nei propri, rispettivi paesi.
Con un frenetico passaparola che rischia di mandare in tilt tutte le linee di comunicazione, la notizia di quello che sta comparendo in tv si diffonde a velocità inimmaginabile. Dopo la capitale, l´Italia intera si ferma, per scelta, stavolta, e non per costrizione. Qualcosa di simile, seppure con dimensioni ovviamente minori, si verifica in ogni parte del mondo. In America, Giappone e Australia non sono in pochi ad essere svegliati dal telefono o da strilli in strada nel cuore della notte, e invitati ad accendere il televisore. Per la prima volta un servizio in diretta dalla camera del parlamento italiano subissa in numero di ascolti le finali di un mondiale di calcio e il matrimonio, o il funerale, in diretta di uno degli ultimi regnanti del mondo.
Le reti nazionali sono tenute strettamente a diffondere le immagini provenienti dall´aula, e non prendono iniziative, per motivi cautelari. Quelle private, non essendo vincolate ad alcuna ingiunzione, organizzano in fretta e furia dei talk show nei loro studi, ed esperti di ogni tipo vengono prelevati da università, sedi di giornali, segreterie politiche e, ancora in mutande, camere d´albergo, per commentare gli avvenimenti, analizzare i fatti e azzardare ipotesi, previsioni e possibili scenari. Decisamente il più originale (in altri contesti, il meno originale) è lo spettacolo organizzato da Tele-Montepirla, con una schiera di ballerine seminude che sculettano ad ogni messaggio di quello che sembra il portavoce della banda, il gigante dai capelli bianchi.
Diverse le reazioni, in giro.
A casa Luberto e casa Morrone, figlia in De Rose, due mogli ignare portano le mani al volto e soffocano un urlo, e una suocera spazientita alza gli occhi al cielo e si attacca come una furia al telefono.
All´università, mentre è intento a tubare con la donna della sua vita, come si crede di solito a quell´età, un giovane studente si sente apostrofare da un collega, già compagno di liceo, che passando di fretta gli chiede, fra l´allarmato e il divertito: - Stefano, ma che fai, te ne stai lì a pomiciare invece di correre a guardare che cazzo sta combinando tuo padre in televisione?
Nei centri sociali della città, un po´ di compagni con indosso la maglietta del Che riconoscono Giampiero, lanciano un urrà e cominciano a stappare bottiglie di birra.
Nessuna reazione per il quarto uomo. Forse perché con parrucca, barba finta e occhiali neri nessuno riconosce il semicalvo e imberbe dottor Quintieri. Fa parte degli accordi presi, il primo fra tutti, seduti a un tavolo da picnic accanto ad una sorgente, in montagna. Tu, Gabriele, appena non servi più te la squagli. Ti aiuterà Giampiero, in qualche modo. Ma tu dovrai uscirne pulito, e nessuno dovrà aver modo di risalire a te. Hai una famiglia a cui badare, che ha bisogno di te, alla quale non puoi far mancare il tuo sostegno. È per questo che tutte le riunioni successive si tengono in quell´angolo fuori del mondo, lontano da occhi indiscreti, e ogni tipo di rapporto in pubblico fra il dottore e gli altri tre è, dopo di allora, evitato. Il travestimento pare riuscito piuttosto bene, visto che né il maestro Belli, né nessun altro della nostalgica scolaresca riesce a riconoscere il quarto componente della banda. Neppure una neo mamma, con il suo pargolo attaccato al seno, che con lui aveva vissuto qualche decina d´anni, riesce a individuare nella figura sugli schermi qualcosa di familiare, nonostante il suggerimento che potrebbe offrirle l´aver riconosciuto gli altri tre, tutti amici del suo ex compagno.
Questo, negli ambienti vicini ai quattro criminali.
Nel resto d´Italia, e in gran parte del mondo, si accende una specie di tifo da stadio. Intanto, chi può si organizza per vedere la trasmissione in compagnia di amici o parenti, come d´obbligo in occasione di un´importante partita della nazionale. Non mancano bibite fresche, patatine fritte e popcorn. A qualche bambino viene concesso persino di stare in salotto ad agitare una bandierina tricolore, per quale delle due squadre in campo non è del tutto chiaro. In molti luoghi di lavoro compaiono dappertutto televisorini portatili, al diavolo la produzione, o le operazioni di sportello (presso sportelli, d´altra parte, completamente deserti). Qualche problema in più negli ospedali, dove la maggior parte degli interventi non improcrastinabili vengono rinviati, e personale medico e paramedico si distribuisce nelle varie camerate per approfittare degli apparecchi televisivi dei degenti. Nelle scuole i ragazzi sono lasciati liberi di tornare a casa (e molti lo fanno davvero, pur di non perdersi gli avvenimenti… beh, almeno quelli sprovvisti di partner), mentre presidi e docenti si chiudono in sala riunione a seguire la trasmissione. Nei bar tele-muniti si registra il pieno.
La tifoseria è spaccata in due. Da una parte, gli intellettuali e i politicamente impegnati, che giudicano l´evento un attacco gravissimo alla democrazia, un oltraggio intollerabile alle istituzioni, un preoccupante interrogativo sul futuro liberale nella nostra amata patria. Nello schieramento opposto, qualunquisti, ignoranti e miserabili emarginati che non riescono a contenere il loro entusiasmo, ed urlano e fischiano e applaudono ad ogni spacconata del gigante con i capelli bianchi e la pistola nel pugno, incitandolo a metterli tutti in fila e prenderli a calci in culo. Un po´ di incertezza viene espressa dai più moderati quando il loro beniamino fa fuori l´onorevole Iacchetti, ma alla fine l´azione viene accettata come necessaria e inevitabile. Come quando il cannoniere della tua squadra è nell´area della porta avversaria e simula in maniera vistosa un atterramento per strappare un rigore, e tu sei disposto a giurare su tua madre che il fallo c´è stato davvero. In guerra e in amore tutto è permesso. Altri, più estremisti, danno invece il via ai festeggiamenti, esortando l´uomo a continuare e a non lasciarne in piedi uno solo.
Non ho informazioni certe, ma pare che le rispettive tifoserie stiano fra loro con lo stesso rapporto numerico fra le fazioni in campo, pardon, in aula. Solo, a valori invertiti, quattro intellettuali ogni quattrocento qualunquisti. Un dato davvero sconfortante, non trovate?
Quanto pressappochismo c´è in giro!
I servizi di intelligence sono al massimo della loro attività. Alla ricerca di dati, notizie, identificativi, vengono diramate nelle stazioni di polizia e nelle agenzie di controspionaggio di mezzo mondo foto segnaletiche, rippate dalla trasmissione televisiva con sofisticati programmi di grafica, e descrizioni particolareggiate dei quattro personaggi che sono sugli schermi dell´intero pianeta. Com´è tornato ad accadere da un po´ di tempo in qua, dopo un beato quanto fugace periodo di idilli e corteggiamenti fra le due superpotenze, esponenti della CIA ventilano l´ipotesi che dietro l´azione ci sia una regia russa, mentre da Mosca ribattono che è tutta una montatura dello spionaggio americano, per riportare sotto la propria ala protettrice uno stato strategicamente rilevante che, con l´attuale schieramento al potere, ostaggio della sinistra più radicale, sta scivolando in posizioni sempre più distanti dall´occidente. Sembra quasi una scopiazzatura di uno dei soliti discorsi di Bernasconi, l´unico rimasto, in giro, a vedere comunisti dappertutto.
È il giudice Corradini che, negli uffici della questura in cui lavora, o lavorava, Raffaele, con il televisore acceso e sintonizzato su quel singolare programma come voluto dal poliziotto stesso, dopo essere saltato su dalla sedia sbraitando "ma che cazzo sta combinando quel coglione?", fornisce agli uffici competenti della capitale le prime indicazioni.
Individuata la provenienza, dopo un quarto d´ora è nota l´identità di tre dei terroristi.
Completo mistero sul quarto, il più taciturno di tutti.
Il particolare suggerisce una prima, immediata e conseguente ipotesi: l´uomo è di nazionalità straniera, probabilmente è la mente del gruppo, e il suo mutismo serve a non rivelare, con la lingua usata o il semplice accento, lo stato di provenienza. In uno dei programmi televisivi messi su in fretta e furia mentre a Montecitorio avviene l´imponderabile, due esperti antropologi vengono alle mani dissertando sui tratti somatici del terrorista in occhiali scuri, per uno inequivocabilmente arabi, per l´altro, senza ombra di dubbio, latino-americani.
La congettura sulla posizione di leader del taciturno e sconosciuto componente è rafforzata dai dati riguardanti la personalità degli altri tre del gruppo, elementi assolutamente insospettabili, e dai quali era impensabile attendersi una condotta del genere. Il primo, il gigante dai capelli bianchi, è un commissario di polizia con molte e importanti operazioni al suo attivo, che qualche mese prima era stato ridotto in fin di vita durante uno scontro a fuoco con un malvivente. È abbastanza banale, per gli esperti, tracciare un profilo secondo il quale quell´evento, così traumatico, avrebbe lasciato nella psiche del soggetto tracce molto profonde, alterando il suo senso del bene e del male, e rendendolo psicologicamente influenzabile con estrema facilità. Il secondo, ingegnere informatico in un ente pubblico, pare nutrisse del rancore contro l´amministrazione per cui lavorava, per una mancata progressione di carriera cui credeva di aver diritto. Questo rancore lo aveva addirittura portato a rifiutare con sdegno, ed anche con modi poco consoni, una preziosa opportunità generosamente concessagli dall´attuale sindaco. Altro soggetto, quindi, facilmente plasmabile. Il terzo, un artista di teatro, aveva sempre professato idee un po´ estremiste, è vero, ma non era mai andato oltre delle semplici esternazioni verbali.
È il quarto personaggio la chiave di tutto. E poiché le ricerche negli archivi dei servizi di intelligence di mezzo mondo pare non stiano dando alcun genere di risultato, ammesso che anche il KGB stia realmente facendo la sua parte, si suppone che appartenga a qualche cellula eversiva di nuova formazione, di cui però i consulenti che presenziano alla trasmissione non riescono a comprendere la matrice.
Se non altro, man mano che diventa chiaro che si tratta di un´azione isolata, e non l´avanguardia di un attacco in massa, la morsa nella capitale viene allentata. Il coprifuoco viene revocato, ed è consentito alla gente rimasta bloccata qua e là di tornare alle proprie abitazioni, cosa che contribuisce a svuotare le strade. È una Roma d´altri tempi, che ormai non si vede più neppure a Ferragosto, quella che si offre alle telecamere dei telegiornali. Ricorda vagamente alcune scene di film apocalittici, deserta, silenziosa e apparentemente priva di vita, attraversata giusto da qualche cartaccia spinta dal vento. I palazzi del potere continuano ad essere presidiati, ma di fatto l´unica zona ad essere stretta d´assedio rimane quella circostante Montecitorio, attorno alla quale viene garantito un impressionante cordone di sicurezza.
Ignari di ciò che sta avvenendo nel resto d´Italia, per non parlare del mondo, i quattro banditi che hanno preso in ostaggio l´intera assemblea di Montecitorio proseguono nel loro piano criminoso.
Come se fosse già stato stabilito in precedenza, i due simil-ragionieri, dopo un silenzioso cenno d´intesa, sollevano il corpo esanime dell´onorevole Iacchetti e lo trasportano dietro il primo banco dell´estrema destra, nella fila fatta sgombrare e semidistrutta prima dall´esplosione dimostrativa.
- Sperando che l´esempio sia stato chiaro e convincente, facciamo in modo che la vista dell´onorevole Iacchetti non turbi oltre il necessario la nostra riunione - spiega il gigante, sempre accanto al presidente Martinetti, e sempre al microfono di questi. - Mi auguro che nessuno dei presenti voglia andare a tenergli compagnia.
Deposto il corpo al riparo degli sguardi dei presenti e delle telecamere, i due complici tornano indietro e si fermano accanto ad uno dei due banchi sottostanti, quelli occupati dagli esponenti del governo. La prossima mossa prevede il loro intervento.
- A questo punto - prosegue Raffaele - direi che abbiamo finito con i preliminari. Possiamo passare al dunque.
È il momento in cui l´Italia intera, sia la quota all´interno dell´aula che il resto all´esterno, trattiene il fiato. Finalmente si saprà a cosa mira l´incredibile azione di quel commando, e nessuno vuole perdersi una virgola di ciò che il gigante canuto sta per dire.
- Il nostro gioco è abbastanza semplice - esordisce il poliziotto, soddisfatto dall´attenzione che sta ricevendo dalla platea. - Uno alla volta, ognuno degli onorevoli presenti in questa sala si alzerà e, dal proprio microfono, farà il suo bravo intervento.
- Su quale ordine del giorno, se mi è consentito? - obietta il presidente Martinetti.
- Le è consentito, preside´. Caspita, se le è consentito! L´ordine del giorno di oggi è: spieghiamo agli italiani in che modo ci sbafiamo oltre la metà di quello che producono. Non mi riferisco, ovviamente, ai vergognosi privilegi di cui siamo già tutti a conoscenza - precisa il gigante - ma agli accordi di sottobanco, alle collusioni con la mafia o ndrangheta o comunque vogliamo chiamarla, agli affari illeciti con i grossi gruppi industriali, bancari e Dio solo sa che altro. Alle commesse, agli appalti, ai finanziamenti, comunitari e non, alle opere pubbliche utili o inutili, iniziate e mai completate o mai entrate in funzione, a qualsiasi cazzo di diavoleria siete capaci di inventarvi - conclude, in crescendo - per fottervi il frutto del sudore dei milioni di persone che a quest´ora ci stanno ascoltando e sono ansiosi di sapere.
Ha un grande bisogno di riprendere fiato, dopo questo bel po´ po´ di filippica. Il microfono amplifica il rantolo con cui chiude la sfuriata.
Il presidente appare un tantino indeciso, al momento. Ha però uno scatto d´orgoglio, e chiede, scandalizzato: - Ma lei ha un´idea di dove si trova, e di chi ha davanti?
- E che cacchio, preside´, me lo chiede pure?
- Piuttosto è lei - interviene Giampiero, stizzito - a dimenticare che, se ora siede su quella poltrona, è grazie ai voti di elettori convinti che lo sapesse anche lei con che razza di persone si reca ogni giorno a pranzare alla buvette.
Un mormorio di sdegno si leva dai banchi raggiunti dalla voce, non amplificata, dell´attore. Sdegno non unanime, però, perché da qualche esponente della destra viene qualche risolino e qualche sfottò che rischia di far saltare l´ordine in sala.
- Va bene così - declama Raffaele al microfono, con un volume di voce abbastanza alto da ricordare ai presenti chi è che conduce attualmente il gioco. Tornata la calma, continua: - Ringrazio il mio collaboratore per il suo apprezzato intervento. Comunque, avremo modo di vedere presto a che tipo di persone sto mancando di rispetto.
Una pausa è necessaria, prima di esporre il resto.
- La sincerità sarà una dote molto apprezzata, in questo gioco, al punto che permetterà al partecipante, una volta deposta la sua dichiarazione, che prego i signori stenografi di registrare fedelmente… si, lo so, sarà un lavoraccio… spero per voi che l´ufficio stipendi ne tenga conto… ed una volta verificata l´autenticità di quanto dichiarato, di lasciare indenne l´aula.
- Verificare… come? - chiede Martinetti.
- Ho chiesto apposta che questure e tribunali fossero allertati e seguissero questa trasmissione. Qualunque cosa i signori presenti riterranno di raccontare dovrà essere corredata anche da nomi, indirizzi, numeri di codice e qualsiasi altra indicazione che consenta di reperire le prove e dimostrare la veridicità di quanto dichiarato. A questo punto la questura competente avrà, diciamo, un´ora di tempo per eseguire i dovuti controlli, e telefonare al numero che di volta in volta i signori della regia visualizzeranno in sovrimpressione. Se entro l´ora arriverà la conferma che le prove indicate dall´onorevole relatore saranno state acquisite, il suddetto onorevole lascerà l´aula con i nostri sentiti ringraziamenti.
- Altrimenti? - chiede ancora il presidente.
- Altrimenti… bang - chiarisce Raffaele, mimando il gesto con la pistola. - La lascerà lo stesso, ma in un altro modo, e senza la riconoscenza di nessuno. Per questo, dicevo prima, sarebbe un peccato se uno dei nostri rappresentanti ci rimettesse le penne solo per un televisore spento. Il resto delle spiegazioni, se e quando serviranno, nel corso del nostro divertente gioco.
- Ma non è possibile - si oppone Martinetti. - Se anche fosse fattibile, ci sarebbe bisogno di mandati, autorizzazioni…
- E allora? Nelle questure e nei tribunali avete tutto il personale di cui c´è bisogno. E se serve un ordine superiore ai signori magistrati per firmare un pezzo di carta, abbiamo qui il ministro degli Interni. Signor ministro, se vuole, può approfittare della presenza delle telecamere per diramare un urgentissimo fonogramma, a tutte le questure e i tribunali d´Italia, affinché provvedano senza perdite di tempo a quanto si rivelerà necessario nel corso…
- Questo se lo può scordare - lo interrompe il ministro Bacato, alzandosi dalla propria sedia e girandosi verso il terrorista alle sue spalle. - Non intendo sottostare a nessun genere di ricatto.
Il grosso commissario emette un fischio di ammirazione. - Complimenti per il coraggio, onorevole. Ma sta dimenticando il giocattolino che stringo in pugno.
- Se mi uccide, non avrà comunque nessun ordine impartito alle questure.
- Acuta osservazione.
Per la prima volta dalla sua irruzione, Raffaele lascia il posto della presidenza, scende i pochi gradini e raggiunge il banco dietro cui siede il ministro. Dà un paio di botte, con le dita, sul microfono dell´onorevole. I colpi echeggiano nell´aula. Poi preme un pulsante, ridà le due botte, e stavolta nel salone non si ode nulla.
- Onorevole - comincia, e si interrompe a controllare che, davvero, il microfono sia spento ed eviti di divulgare nell´intero salone ciò che sta per dire. Poi: - Lei sta dimostrando di avere davvero un bel paio di palle. Sfortunatamente, in questo frangente, le sue palle mi sono di grande ostacolo, così i casi sono due: o lei rinuncia a usarle, oppure - chiarisce, con un cenno della mano armata, appena percepibile ma, a quella distanza, perfettamente comprensibile - sarò costretto a levargliele, e lei il fonogramma lo diramerà in falsetto.
Senza attendere replica, ripreme il pulsante che mette in funzione il microfono e si allontana.
Dopo alcuni secondi di sofferta meditazione, il ministro degli Interni dà il suo assenso affinché tribunali e questure di tutt´Italia seguano le indicazioni che verranno impartite nel corso della… riunione.
- Perfetto - commenta Raffaele, recuperata la sua postazione alla presidenza. - Per una questione di ordine, ascolteremo prima di tutto gli onorevoli che attualmente rivestono incarichi di governo, ministri e, soprattutto, sottosegretari, notoriamente i più… attivi e prolifici. Poi passeremo ai presenti che avranno rivestito incarichi del genere nella precedente legislatura. Alla fine potranno chiedere la parola tutti gli altri. A questo punto cedo il microfono al presidente del consiglio onorevole Vili.
Il primo ministro, seduto esattamente sotto di lui, si alza di scatto come punto al sedere da uno spillo.
- Grazie per la sua solerzia, onorevole. In effetti, sarà bene evitare ogni inutile perdita di tempo. In quest´aula sarete all´incirca un quattrocento, così, prevedendo che ogni intervento duri al massimo dieci minuti… ingegnere, a lei il compito di fare i calcoli.
Fausto Luberto ringrazia con un sorriso la sua chiamata in campo e spiega: - Sono quattromila minuti. Prevedendo qualche tempo morto per le conferme o le… ehm… eventuali esequie, fanno circa settanta ore, poco meno di tre giorni no-stop.
- Bene - commenta Raffaele. - Sarà quindi molto apprezzata una certa prontezza da parte degli onorevoli presenti. Consiglio ai signori partecipanti di approfittare degli interventi che li precedono per fare un accurato esame di coscienza, in modo da essere preparati quando sarà il loro turno, e procedere con la desiderata scioltezza. A proposito, per chi sta fuori… qualcuno dovrebbe andare cortesemente alla buvette ed avvisare che per oggi, e presumibilmente i prossimi tre giorni, non ci sarà alcuna richiesta di tagliolini e cavatelli. Al contrario serviranno panini in quantità. - Una breve riflessione, poi: - Per favore, abbondanti, quei panini. Da bere…
Lancia un´occhiata a Fausto.
- Niente vino - gli ricorda l´amico ingegnere.
- Acqua minerale per tutti - continua Raffaele al microfono, con una leggera smorfia. - Per me, liscia.
Attende il gesto di approvazione di Fausto.
- Per i bisogni corporali si farà come a scuola: senza disturbare le testimonianze dei propri colleghi, chi avrà bisogno chiederà il permesso con un´alzata di mano. Uno alla volta. Naturalmente, sarà accompagnato da uno dei miei compagni. Un eventuale mancato rientro ci costringerà a sfoltire le liste di attesa per gli interventi successivi. Detto questo, possiamo finalmente procedere. Onorevole Vili, dovrebbe consegnare al mio collaboratore il suo telefono cellulare - prosegue, rivolgendosi al primo ministro - e, con estrema chiarezza, scandirne il numero al microfono, in modo che i signori della regia possano segnarselo. Meglio se lo ripete un paio di volte.
L´irriconoscibile Gabriele si avvicina al presidente del consiglio e mostra il palmo della mano, in attesa, sempre in silenzio. Il gesto è inequivocabile, e poi lo ha già detto Raffaele cosa deve fare.
Il politico, sbuffando, consegna il suo telefonino, e ne pronuncia distintamente il numero per due volte.
- Benissimo - commenta Raffaele. - Ora i signori in regia visualizzeranno in sovrimpressione il numero dell´onorevole Vili per tutta la durata del suo intervento… onorevole, mi raccomando, breve e stringato. Il mio amico ingegnere ha appena fatto i conti di quanto durerà grosso modo questo spettacolo, e anche se lei sarà il primo ad andarsene… in un modo o nell´altro… la sua concisione sarà molto apprezzata dai suoi colleghi destinati a rimanere fino alla fine. Grazie.
Il primo ministro si guarda attorno, in difficoltà, cercando sostegno fra i suoi colleghi di governo. Figuriamoci, non gliel´hanno mai dato in situazioni di ordinaria amministrazione!
- Il numero di telefonino dell´onorevole Vili - continua a spiegare Raffaele - e di volta in volta dei parlamentari che si succederanno con i loro interventi, sarà a disposizione delle questure competenti per segnalare se le prove di ciò che l´onorevole avrà… dichiarato sono state acquisite. Questo consentirà al suddetto onorevole di lasciare l´aula accompagnato dal nostro applauso. - Ci pensa su un attimo, poi sbotta: - Che schifo, detta così sembra il "Grande Bordello". Vabbe´… Altro utilizzo previsto sarà da parte dei cortesi telespettatori. Se qualcuno è a conoscenza di qualche brutta magagna non dichiarata in aula dal retore di turno, farà cosa gradita se vorrà onorarci della sua collaborazione chiamando a quel numero e informandoci in merito.
A questo punto l´aula torna a rumoreggiare preoccupata. Raffaele prosegue apparentemente senza curarsene, ma avverte dentro di sé un senso di appagamento quasi selvaggio. - È ovvio che, in dieci minuti, nessuno avrà la possibilità di raccontare tutte le proprie prodezze, così l´intervento da parte del pubblico sarà tenuto in considerazione solo se riguarderà episodi più gravi, o più redditizi, di quelli raccontati in aula.
Il cellulare dell´onorevole Vili comincia a trillare. Gabriele guarda prima l´apparecchio nella sua mano, poi Raffaele. Il grosso poliziotto abbandona di nuovo il suo posto, scende giù e raggiunge l´amico, davanti a un presidente del consiglio sull´orlo di un infarto. Si fa passare il telefonino, e legge ad alta voce il numero chiamante che compare sul visore.
- Presidente, sa a chi appartiene questo numero?
Vili fa nervosamente segno di no con la testa.
- Considerato che lei è il primo e servirà da esempio… gradirei che si spostasse di sopra, accanto all´onorevole Martinetti, in modo da essere meglio visibile.
Il primo ministro non trova di che obiettare. Magari sì, ma non è nelle condizioni ottimali per farlo. In silenzio, abbandona il suo posto e raggiunge il presidente della camera, seguito da Raffaele, Gabriele, e anche Fausto, che affianca il suo amico dottore. E da quel trillo insistente.
- Ostinato, l´amico - commenta Raffaele, una volta che il gruppo ha raggiunto le postazioni superiori, sempre approfittando del microfono di Martinetti. Premendo l´apposito pulsante, che fa un po´ di fatica a trovare (´sti cellulari moderni, pare che telefonare sia l´ultima cosa a cui debbano servire, così pieni di funzioni che nulla hanno a che fare con la telefonia), rifiuta la connessione, e chiarisce: - Vorrei invitare i signori telespettatori ad essere più sportivi. L´onorevole Vili non ha ancora cominciato! Comprendo l´impazienza, ma, eventuali segnalazioni, dopo i dieci minuti cui ha diritto. Ah, a proposito, pregherei anche amici, parenti o amanti, se sono in ascolto, di astenersi dal telefonare proprio ora al proprio amico o congiunto, sarebbe una perdita di tempo prezioso per noi, e una violenta propulsione verso la dissenteria per il destinatario della chiamata.
Attende qualche secondo, controllando che in aula tornino l´ordine e il raccoglimento necessari, poi passa la parola al presidente del consiglio. - Onorevole Vili… prego.
Il primo ministro deglutisce nervosamente. Guarda prima il gigante armato di pistola, poi l´assemblea, di fronte, in religioso silenzio ora, e all´improvviso tira fuori uno scatto di orgoglio.
- Io non ho niente da dichiarare. Sono una persona onesta, e non ho nessuna colpa da confessare - protesta, sostenendo con fermezza lo sguardo minaccioso di Raffaele.
- Risposta sbagliata - proclama il grosso commissario, puntando la pistola contro il leader. Fausto e Gabriele, ai suoi lati, lo afferrano per le braccia, come per evitare qualsiasi tentativo di fuga, e il gigante spara. Due colpi, a bruciapelo, senza proferire altro.
Ancora una volta, l´urlo delle donne presenti in aula sottolinea l´evento.
L´onorevole Vili sobbalza, stupito. Si volta a guardare l´uomo con la barba e gli occhiali scuri che gli stringe il braccio sinistro, apre la bocca come per voler dire qualcosa, ma riesce a malapena a borbottare qualcosa di sconnesso, mentre le ginocchia si piegano e le forze lo abbandonano. I due lo sostengono, e lo aiutano ad accasciarsi per terra senza un tonfo.
- Avevo dimenticato di avvisare che eventuali risposte errate avrebbero immediatamente messo il concorrente… fuori gioco - chiarisce il gigante, rivolto ad una platea inorridita. - Ma ora credo, anche grazie al volenteroso contributo dell´onorevole Vili, che non ci siano più dubbi da chiarire, per cui… diamo via allo spettacolo senza altri indugi.



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