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Voci bianche a Montecitorio

qui
si può scaricare
l´intero romanzo
in formato pdf



prologo
Capitolo 01:  l´assalto
prologo 2
Capitolo 02:  la rimpatriata
Capitolo 03:  uno strano amico
Capitolo 04:  l´onorevole e il cameriere
Capitolo 05:  una ricerca scolastica
Capitolo 06:  una giornata no
Capitolo 07:  una rabbiosa chiacchierata
Capitolo 08:  la prima grossa bastardata
Capitolo 09:  piromani all´attacco
Capitolo 10:  un coro di voci bianche
Capitolo 11:  padre e figlio
Capitolo 12:  una vita, 25 euro
Capitolo 13:  la decisione
Capitolo 14:  le regole del gioco
Capitolo 15:  comincia lo spettacolo
Capitolo 16:  ... ma non durerà molto
Capitolo 17:  il pedinamento
Capitolo 18:  l´esodo
Capitolo 19:  la predica e le resurrezioni
Capitolo 20:  la resa
Capitolo 21:  l´attacco
epilogo

Per chi va di fretta
I punti salienti


NB: qua e là ci sono alcuni (pochi) tagli, segnalati con degli omissis, che non dovrebbero comunque compromettere la comprensione del testo. Potrò spiegarne la ragione solo se e quando ci saranno le condizioni per eliminarli


Ho scritto questo romanzo perché avevo tante, troppe cose da dire.
Ma a me non piace parlare da solo, così eccolo qui, pronto a prendervi, senza altri costi oltre a quelli della vostra connessione…

Se vi va, la mia casella di posta
raf.derose@gmail.com
è pronta a ricevere qualsiasi sorta di critiche (sempre bene accette), di insulti (questi, meno graditi, ma quando tocca… tocca), o… al vostro buon cuore.

Se poi volete darmi un piccolo aiuto, leggete qui come fare.

Capitolo 13: la decisione


L´alba del giorno dopo mantiene le promesse della sera prima: mal di testa a volontà per tutti, e un senso di spossatezza che ti fa piegare le gambe appena provi a metterti in piedi.
Ci vogliono belle tazze di caffè per migliorare la situazione. Fisica. Per quella morale, servirebbe qualcosina in più.
Per il ritorno a casa, all´uscita dal bar, hanno provveduto con una lunga e salutare passeggiata, niente auto.
Giampiero e Gabriele, entrambi scapoli, per convinzione l´uno e per forza l´altro, non hanno dovuto spiegazioni a nessuno.
Per Fausto è stato un po´ diverso, sua moglie non l´aveva mai visto in quello stato. "È stata solo una cretinata, non ti preoccupare. Gabriele era molto depresso, e abbiamo alzato il gomito in un bar per fargli compagnia". Una spiegazione che poteva andare anche bene, a non voler indagare troppo, prima di andarsi a buttare a letto e mettersi a dormire senza cena. Chissà come l´ha presa Stefano? Avrà immaginato che era per causa sua? E cosa avrà pensato? Avrà avuto compassione per suo padre, o ne sarà rimasto disgustato? Ai posteri l´ardua sentenza, come diceva quel tale.
Per Raffaele è stato un po´ peggio. Non tanto per l´espressione preoccupata della moglie, quanto per quella scandalizzata della suocera. Una dolce mammina che sa stare al suo posto e non dice una parola di troppo, ma le basta un´occhiata per sistemarti peggio che con un´arringa alla Perry Mason. Era il secondo giorno di seguito, e quello precedente non era tornato nemmeno a casa.
Già, casa.
Quella casa.
E non ha potuto non dare ragione ad Anna quando lei gli ha detto che con l´alcool non si risolve nessun genere di problema.
Già, con l´alcool no.
Magari con le idee che ti suggerisce, forse…

Ora il corpulento commissario è di nuovo sulle macerie della sua vecchia casa. Senza la compagnia di alcuna bottiglia, questa volta. Seduto su un grosso masso che una volta stava sul muro a tenere vecchie, ma solide travi di legno, guarda la desolazione che lo circonda.
E pensa…

Fausto è alla sua scrivania, in ufficio. Gli occhi sul monitor del computer, il browser sintonizzato sul sito web della camera, pagina chiamata "dove siedono". Accanto alla tastiera, una cartelletta contenente le carte dell´assicurazione. Gli tornano alla mente alcuni frammenti, scherzosi, allora, del discorso con il tizio che gli stava proponendo la polizza. "Niente cavilli, vero? Non è che poi salta fuori che, in qualche modo, mi sarei ammazzato, e a mia moglie non va una lira?" "Nessun problema, ingegnere. Se crede, dovrà aspettare un anno, più o meno, poi sarà libero anche di suicidarsi. Non prima, perché questo significherebbe che già oggi il suo effettivo stato di salute è compromesso, e questo invaliderebbe la polizza. Ma se lo fa dopo, vorrà dire che sarà stata alterata la sua attuale sanità, di tipo mentale… e questo è regolarmente coperto".
Almeno un anno. Bene, ne sono passati venti.
Non resterebbero in mezzo ad una strada. Per un po´, almeno. Il tempo necessario a Stefano per laurearsi, e mettersi a lavorare… se sarà servito a qualcosa. Altrimenti… soldi superflui, non ne avranno nemmeno bisogno.
Soluzioni alternative?
Hai tempo fino ad oggi pomeriggio, per trovarne.

Gabriele è sprofondato in una malconcia poltrona nella sua casa vuota. Fra le mani, una vecchia foto, di una vita fa. Lei sorride, felice. Chissà se anche oggi ha quello stesso sorriso? No, adesso sarà ancora più radioso, con quel figlio tanto desiderato che scalcia impaziente nel suo ventre. E lui, in quel sorriso, non avrà nessuna parte, né come spettatore, né come attore.
Come ti sembra l´affare? Lei, e il suo sorriso, in cambio di un impiego finalmente stabile e sicuro, dopo anni di mortificante precariato. L´hai saputa vendere a un buon prezzo, no?

L´acqua sgorga allegramente dal tubo metallico piantato nel muretto in pietra. Acqua fresca, limpida, piena di vita. Uno spettacolo per gli occhi e per le orecchie. Una delizia per il palato, meglio di qualsiasi vino o nettare di qualunque specie.
Giampiero è lì già dalla mattina. Ha fatto una passeggiata nei dintorni, godendosi la frescura di un bosco a circa milleduecento metri di altitudine, dimenticando per qualche ora l´aria odiosamente torrida che, nonostante agosto abbia levato le tende già da alcuni giorni, continua come una tortura a imperversare qualche centinaio di metri più in basso. Poi un´abbondante colazione, due grossi panini con salame e mozzarella, annaffiata da generosi bicchieri di acqua gelata spillati direttamente dalla fonte, e una tranquilla pennichella sull´erba, all´ombra di un pino.
Attende. Con ansia.
Con speranza.
Con fiducia.

Sono le sei del pomeriggio, e i quattro amici sono l´uno di fronte all´altro, accanto alla fontana che continua a canticchiare all´infinito il suo allegro ritornello, nell´aria fresca e pura della montagna, mentre attorno qualche uccellino se ne sbatte altamente delle tragedie della razza umana e cinguetta spensierato saltellando da un albero all´altro.
Esordisce Fausto: - Raga´, niente fesserie.
- E che li abbiamo fatti a fare cinquanta chilometri, allora? - chiede Giampiero, spazientito.
La discussione comincia, con molti indugi. Man mano che si va avanti, diventa sempre più folle, e sempre più naturale. L´idea iniziale viene lavorata, trasformata in un progetto, limata e plasmata. Da un delirio senza senso si tira fuori un piano operativo, si fissano dei criteri, e, soprattutto, degli obiettivi, che non possono limitarsi al semplice gusto di far saltare i coglioni a chi ha fatto girare i tuoi.
Si rivedranno ancora, nei prossimi giorni. A rifinire i particolari, a studiare sempre nuovi accorgimenti, a prevedere sviluppi e studiare contromosse.
Poi, incredibilmente, entreranno davvero in azione.



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