Free Web Hosting Provider - Web Hosting - E-commerce - High Speed Internet - Free Web Page
Search the Web

Voci bianche a Montecitorio

qui
si può scaricare
l´intero romanzo
in formato pdf



prologo
Capitolo 01:  l´assalto
prologo 2
Capitolo 02:  la rimpatriata
Capitolo 03:  uno strano amico
Capitolo 04:  l´onorevole e il cameriere
Capitolo 05:  una ricerca scolastica
Capitolo 06:  una giornata no
Capitolo 07:  una rabbiosa chiacchierata
Capitolo 08:  la prima grossa bastardata
Capitolo 09:  piromani all´attacco
Capitolo 10:  un coro di voci bianche
Capitolo 11:  padre e figlio
Capitolo 12:  una vita, 25 euro
Capitolo 13:  la decisione
Capitolo 14:  le regole del gioco
Capitolo 15:  comincia lo spettacolo
Capitolo 16:  ... ma non durerà molto
Capitolo 17:  il pedinamento
Capitolo 18:  l´esodo
Capitolo 19:  la predica e le resurrezioni
Capitolo 20:  la resa
Capitolo 21:  l´attacco
epilogo

Per chi va di fretta
I punti salienti


NB: qua e là ci sono alcuni (pochi) tagli, segnalati con degli omissis, che non dovrebbero comunque compromettere la comprensione del testo. Potrò spiegarne la ragione solo se e quando ci saranno le condizioni per eliminarli


Ho scritto questo romanzo perché avevo tante, troppe cose da dire.
Ma a me non piace parlare da solo, così eccolo qui, pronto a prendervi, senza altri costi oltre a quelli della vostra connessione…

Se vi va, la mia casella di posta
raf.derose@gmail.com
è pronta a ricevere qualsiasi sorta di critiche (sempre bene accette), di insulti (questi, meno graditi, ma quando tocca… tocca), o… al vostro buon cuore.

Se poi volete darmi un piccolo aiuto, leggete qui come fare.

Capitolo 12: una vita, 25 euro


Venticinque euro.
Una quotazione piuttosto bassa, per la vita di un uomo. Nemmeno il più spietato e scalcinato dei killer si abbasserebbe a tanto.
Venticinque euro.
È la cifra per cui Nicola Quintieri, cinquantasette anni, moglie e due figli, da trent´anni applicato di segreteria in un liceo per l´importo mensile di millecento euro nette, ha dato il benservito e s´è presentato al Padreterno, con la pia speranza di trovare almeno lì un po´ di comprensione.
Se fosse stato medico, forse si sarebbe salvato. Ma lui, a scuola, non era esattamente una cima, e considerato che in famiglia non c´erano abbastanza entrate per pagare gli studi a tutti si era stabilito, senza alcuna remora da parte di nessuno, che fosse Gabriele ad iscriversi a medicina. Era Gabriele il genio, o il secchione, come amava sfotterlo talvolta, era giusto che fosse lui a farsi avanti.
In realtà, era andata meglio a lui che al fratellino studioso. Il dottor Gabriele Quintieri si sarà pure laureato brillantemente, ma a tutt´oggi non ha un posto di lavoro fisso, e ha dovuto rinunciare persino a farsi una famiglia con la sua compagna di una vita, in mancanza di prospettive certe. Lui, Nicola, con quel posticino rimediato con tanta fortuna e tanta anticamera, se non altro s´era potuto sposare, un po´ tardi, magari, e tirare avanti a forza di sacrifici a volte anche duri, ma ora aveva due figli poco più che maggiorenni iscritti all´università che lo riempivano d´orgoglio e, grazie ai loro buoni profitti, non gli facevano pagare nemmeno un euro in tasse. Un consistente aiuto, per il bilancio familiare.
Così, non era lui ad essere medico. Se lo fosse stato, avrebbe saputo distinguere un dolore intercostale da un principio di infarto, i medici queste cose le sanno fare. E si sarebbe fatto accompagnare subito in ospedale, dove, magari tirandolo per i capelli, gli avrebbero probabilmente permesso di tornare un giorno a casa, forse con qualche cautela da osservare, ma comunque in grado di continuare a guadagnarsi il misero stipendio con cui aveva dignitosamente tirato su la sua famiglia.
Ma lui non si intendeva di medicina, e il fratellino dottore stava facendo una guardia medica in un paese a centocinquanta chilometri di distanza. Così all´inizio dei dolori aveva dovuto prendere la decisione da solo.
Quella sbagliata, ma non poteva saperlo.
Con millecento euro mensili, per lo stato, sei un benestante. Non sei un disoccupato, né un pensionato, quindi stai bene. E se ti presenti al pronto soccorso con un semplice dolore reumatico devi sborsare venticinque euro.
Venticinque euro.
Loro ci mangiano tre giorni, con venticinque euro. Ci comprano due paia di scarpe in uno di quei negozi cinesi che sono spuntati un po´ dappertutto, fa niente se sono solo una brutta imitazione di prodotti che comunque non potrebbero mai permettersi di acquistare. Un bel giubbino caldo ai saldi di fine stagione. Con millecento euro di mensile, venticinque euro sono una cifra spropositata per sentirti dire che stai bene e te ne puoi tornare a casa.
Così, Nicola Quintieri se n´è stato zitto e buono sdraiato a letto, a saltellare ogni tanto per gli spasmi, sperando che passasse, senza neppure dire niente alla moglie che in cucina, tranquillamente, preparava la cena per i suoi tre adorati maschietti.
È stato un colpo più forte degli altri a fargli sfuggire un lamento.
Ed è stato allora che, con la sensazione che qualcosa non andasse, Concetta è andata a curiosare in camera da letto. Giusto in tempo per godersi lo spettacolo finale: altre tre, quattro sventole più dolorose di tutte le precedenti, una forsennata convulsione sulle lenzuola nel tentativo, vano, di resistere, di fermare le fitte, poi l´improvvisa immobilità, occhi e bocca spalancati ed un filo di bava lungo il mento.
Tutto, signori, alla modica cifra di venticinque euro!
Venticinque euro.
Venticinque…
… euro.
È un pensiero fisso, che echeggia all´infinito nella mente di Gabriele, mentre il prete benedice la bara con l´aspersorio, prima che gli addetti la sollevino e la portino fuori per infilarla nel bagagliaio di una lussuosa station wagon.
Venticinque euro.
Una frase che un attento osservatore può leggere sulle sue labbra, mentre la ripete fra sé e sé come un rosario, mentre cammina a passo lento, gli occhi pieni di lacrime, al fianco della cognata e dei suoi amati nipoti. Due parole che incuriosiscono gli amici corsi lì, al funerale, per esprimergli la loro partecipazione. È Raffaele a decifrare il movimento delle labbra del suo amico dottore, nel suo mestiere ha imparato a fare anche questo.
- Venticinque euro. Chissà cosa vuole dire? - mormora agli amici che lo affiancano, Fausto e Giampiero.
Nessuno dei due ritiene di avere una spiegazione.
La notizia aveva raggiunto i tre con il consueto passa parola. Giampiero, il primo a riceverla, aveva telefonato a Raffaele, che in quel momento si stava sbellicando dalle risate pensando giusto a lui fra le macerie della sua casa, pieno d´alcool fino agli occhi. Raffaele aveva preso l´impegno di avvisare Fausto, e, con voce impastata, aveva provveduto. L´ingegnere era rimasto sorpreso nel ricevere la telefonata dell´amico commissario, che era sul punto di chiamare per problemi suoi, e ancora più meravigliato nel sentire il tono da ubriaco fradicio con cui quello gli passava l´informazione. In ogni caso, si sarebbero visti il pomeriggio successivo, per cui aveva rinviato ad allora sia la richiesta di spiegazioni, sia di parlare con il poliziotto del problema che lo stava attanagliando.
Fra i partecipanti alla cerimonia funebre prima, ed ora al corteo fino al cimitero, un tizio di mezz´età, attraente e molto ben vestito, sconosciuto a tutti. Un tizio che attende per ultimo quando, riposta la salma nella sala dove rimarrà fino alla sepoltura, prevista per il giorno dopo, tutti i convenuti si mettono in fila per porgere il loro saluto ai parenti del defunto.
Alla fine si fa avanti, e si presenta. - Sono il dottor Iannelli. Franco Iannelli.
Non lo aveva mai visto di persona, ma quel nome è una vera rivelazione.
- Sono venuto a portarle le condoglianze mie e… di Sandra. Avrebbe voluto essere qui anche lei, ma è prossima a partorire, e la sua è stata una gravidanza piuttosto… difficile.
Una gravidanza difficile. La sua Sandra. Con nel grembo il bambino di quell´elegantone, che le sarà stato accanto in tutti questi mesi a confortarla, ad accudirla, a non farla sentire sola.
Non ha che da chinare il capo in segno di riconoscenza. È comunque stato gentile, da parte sua.
Nei paraggi non è rimasto più nessuno, a parte Giampiero, che lo attende per offrirgli un passaggio in macchina. Accompagnati dal fratello di lei, anche la vedova, e i due figli, sono tornati nella loro casa vuota, a piangere chi non c´è più, e ad interrogarsi sul loro futuro.
Così l´uomo può dire anche il resto.
- Mi rendo conto che non è il momento migliore, anche se… per certi versi… Bene, insomma… ne abbiamo parlato con Sandra, e… Ci sarebbe un posto disponibile nella clinica di un mio collega. È una clinica molto ben avviata, un´ottima struttura, anche se un po´ lontano da qui. Ho già accennato la cosa al mio amico, e Sandra ha dato delle ottime garanzie per lei, così… quel posto sarebbe suo, se la cosa la interessa.
Un tremore improvviso coglie Gabriele. Un impulso violento di prenderlo a schiaffi, e rimandarlo a calci in culo a casa dalla donna che era sua, dalla futura madre di un figlio che avrebbe dovuto essere suo.
Poi si calma, però. Non è di quell´uomo da colpa di tutto, lui è solo stato più fortunato. Ed ora gli sta offrendo il suo aiuto. Un aiuto prezioso, inestimabile, che gli permetterebbe di sostenere quella che da sempre era stata la sua famiglia dopo la morte dei genitori, e lo era diventata ancora di più alla fine della sua storia con Sandra. Concetta, la vedova di suo fratello Nicola, e quei due ragazzi, che aveva stretto fra le braccia, coccolato e viziato fin dalla nascita, al posto del figlio che lui e la sua compagna non potevano permettersi, rimasti senza nessuno in grado di provvedere a loro.
- Ci penserò… grazie - risponde, abbattuto.
L´uomo gli porge un biglietto da visita.
- Mi telefoni, quando… sarà pronto. E… se lei volesse, sia Sandra che io… beh, ci piacerebbe averla a casa, qualche volta.
Si gira e va via, seguito dallo sguardo di Gabriele, uno straordinario miscuglio di odio e riconoscenza, rancore e simpatia, rabbia e rassegnazione. E tanta, tanta malinconia. Una trentina di metri a piedi, poi sale a bordo di una enorme BMW, mette in moto e parte.
Ora è Giampiero a farsi avanti. Mentre tutti si affollavano a dargli le condoglianze, era andato a recuperare la sua auto per potergli dare un passaggio per il ritorno.
- Chi era? - chiede.
- Il nuovo compagno di Sandra. Mi ha offerto un lavoro.
Giampiero non sa come salutare la notizia. In un altro frangente, sarebbe stata da festeggiare. Se l´offerta fosse venuta da qualcun altro, idem. Ma le due cose assieme la rendono un circostanza piacevole quanto una flebo.
- Andiamo a bere qualcosa? - offre, in mancanza di meglio. Gabriele accetta in silenzio.

È il bar più vicino al cimitero. Un ambiente quasi adeguato al posto dove si trova, ma fa niente, spesso la gente che vi transita viene proprio da lì e non chiede di meglio. Anzi, qualsiasi nota di colore, di allegria, darebbe fastidio ai tipici avventori.
Seduti a un tavolo in un angolo, l´uno di fronte all´altro e una fiaschetta in mezzo, Fausto Luberto e Raffaele De Rose stanno scambiandosi le liete novelle per le quali, dopo un bicchiere preso al banco, si sono decisi a chiedere l´intera bottiglia e appartarsi in quel cantuccio semibuio. Raffaele ha già spiegato a Fausto il perché della sua voce impastata della sera prima, e Fausto ha appena finito di ragguagliare Raffaele sulle intenzioni di Stefano.
- Stavo per chiamarti io - spiega ora l´ingegnere, dopo aver svuotato il secondo bicchiere - quando è squillato il telefono. Stavo pensando… sì, se era possibile… di fare una chiacchierata con quel Renato. Potresti combinare un incontro, vero?
- Si, nessun problema. Solo… per fare che? Per chiedergli di lasciare in pace tuo figlio? Probabilmente, sarebbe disposto anche ad accontentarti, ma sei sicuro che sia la soluzione giusta? Io non conosco Stefano, non so che tipo sia, ma… potrebbe prendere la cosa come una ingerenza indebita nei suoi affari. E questo peggiorerebbe le cose.
- Ingerenza indebita? Sono suo padre, ho il diritto e il dovere di occuparmi di lui!
- Senti, se vuoi ti organizzo l´incontro… se ti va, posso partecipare anch´io, ma secondo me faresti meglio a parlare ancora con il tuo ragazzo, piuttosto che cercare di rompergli le uova nel paniere. Se riesci a convincerlo, bene, ma se tenti di impedirgli di fare una cosa che ha deciso di fare, beh, potrebbe essere molto controproducente.
L´ingegner Luberto abbassa il capo con un gesto di sconforto. Il ragionamento del suo amico non fa una grinza.
- Il guaio è che non so che fare. E non posso starmene mani in mano ad attendere gli sviluppi.
- Credo che, più che parlargliene, e cercare di convincerlo, non ci sia altro da fare.
- Convincerlo? E come? Pensa che l´altro giorno, un attimo prima di vederlo in macchina con Renato, avevo pensato… Maledizione!
- Cosa avevi pensato?
- Che quella…sarebbe stata una scelta intelligente, in questo schifo di mondo. Una di quelle sciocchezze che si dicono, o si pensano, per rabbia, con la voglia di fare del male, quando sei incazzato nero e non riesci a vedere alcuna via d´uscita. La cosa atroce è che gli unici argomenti che puoi portare contro una decisione del genere sono solo di carattere morale… argomenti di nessun valore, in un mondo in cui il senso della morale è stato buttato nel cesso. Da un punto di vista pratico… che gli dico? Che è un buon affare ammazzarsi di fatica e prenderla in quel posto mentre delinquenti e leccaculo ti tolgono anche il necessario?
Raffaele non ha una risposta, tranne che afferrare il collo della bottiglia che ha davanti e tornare a riempire i due bicchieri.
- Se c´è un programma una sbronza, c´è posto per altri due volontari? - chiede una voce, mentre due sagome scure si affacciano sul piano già in ombra del tavolo. Una voce nota.
- Giampiero… - fa Fausto, guardando l´uomo che ha parlato. E… - Gabriele. Sì, c´è posto. Tutto il posto che volete. In questi trattenimenti, gli ospiti sono sempre i benvenuti.
I due amici prendono posto, a loro volta uno di fronte all´altro, mentre Raffaele fa un cenno al barman levando un bicchiere con una mano e indicandolo con l´altra, e poi facendo un due con le dita.
I due bicchieri richiesti arrivano in un lampo. Vengono riempiti in un altro lampo. Con l´aria che tira, è certo che prima della fine del temporale fra i quattro non ce ne sarà uno in grado di reggersi in piedi.
- Voi cosa stavate festeggiando? - chiede Gabriele, mentre porta alle labbra il primo bicchiere.
- Lui - risponde Fausto indicando l´amico commissario - è diventato un senzatetto…
- Fosse solo quello! - sibila Raffaele, distrutto.
- Già, e ha perso il lavoro e il sogno di anni… praticamente tutto quello che uno della nostra età può possedere. Ed io sto per regalare alla malavita quello che più mi è caro al mondo.
- Ti hanno chiesto il pizzo?
- No. Si arruola mio figlio. Ed io non ho uno straccio di argomento valido per cercare di dissuaderlo.
In breve, racconta nuovamente l´avvenuto ai due amici stupefatti.
- Ho idea - commenta Raffaele alla fine - che a tuo figlio sia capitata la stessa cosa che è capitata a me. La perdita dei propri sogni. Ed è una cosa che non lascia scampo. Con me è stata una vampata, questione di pochi attimi, ed è stato terribile. Con lui si è trattato di un lungo lavoro di disfacimento, vissuto giorno per giorno, lento, metodico, forse ancora più doloroso.
- Stavo pensando… hai visto la promozione che mi avevano offerto l´altro giorno - prosegue poi, rivolto a Giampiero - e la lettera che ho scritto? Beh, proverò a ritirarla, e a strisciare ai piedi del capo gabinetto ad implorare perdono, perché non ne tenga conto e mi confermi l´incarico.
- Questo risolverà qualcosa?
- Non vedo altre vie. Cercherò di entrare anch´io nel sistema. Mi metterò a leccare culi, ad accettare compromessi, a partecipare a intrallazzi, e potrò offrire a mio figlio una qualche prospettiva.
Giampiero scuote la testa, per nulla convinto. - Mi fai pensare ad un vecchio film di Alberto Sordi, "Una vita difficile". Verso la fine, il protagonista, un fallito idealista, per riconquistare la moglie decide di fare quello che dici tu. La scena di quando arriva in paese su una grossa convertibile americana per il funerale della suocera… Memorabile. Ma non resiste più di qualche giorno. Non ti ci vedo in quei panni, non hai la stoffa.
- Già, la penso anch´io così - gli fa eco Raffaele. - Non mi pare una grande soluzione, per impedire a tuo figlio di mettersi contro la legge, dargli tu stesso uno schifo di esempio. Di più, te lo sconsiglio per un altro motivo. Ogni tanto qualcuno resta fregato, viene scoperto e finisce in galera. È raro, ma succede. Bene, ho sempre avuto la sensazione che quei disgraziati fossero semplicemente i più fessi di tutti, quelli meno esperti, meno protetti, forse anche meno convinti. Tu saresti uno di quelli destinati a rimanere fregati. Se non hai la vocazione, meglio che lasci perdere.
E con questo, giù nel gargarozzo, in quattro. Quasi un modo di mettere la parola fine ad un discorso che non sembra avere chance per produrre alcunché di positivo.
Per un lungo minuto, pare che gli argomenti per fare conversazione siano tutti finiti. In compenso il livello della bottiglia si abbassa sempre più velocemente, specie ora che ogni nuovo rifornimento è raddoppiato.
È Gabriele ad esordire, dopo un nuovo affondo. C´è la buona nuova, che non riesce a mandar giù. Forse parlarne lo aiuterà a sopportarla meglio. Prende la bottiglia, fa il giro completo a riempire ancora i bicchieri, e annuncia: - Questo turno è in mio onore. Vi annuncio che dopo un quarto di secolo ho finalmente un impiego.
Fausto e Raffaele accolgono la notizia con mormorii soddisfatti. Giampiero è già al corrente ed evita qualsiasi commento.
- In un certo senso, anch´io ci sono riuscito seguendo le orme di quel Renato. Raffae´, non hai detto che fa pure il magnaccio?
I tre amici si irrigidiscono. Giampiero cerca di obiettare qualcosa: - Gabrie´, non mi sembra il caso di fare certi paragoni.
- Come, non è il caso? Non sono i magnacci quelli che campano mandando le proprie donne a letto con gli altri? Io per la mia ho pescato un cliente coi fiocchi, e ho rimediato il posto di lavoro che non riuscivo a trovare da una vita.
- Le cose non stanno così - insiste Giampiero. - Perché vuoi per forza presentare le cose sotto la luce peggiore?
- Perché questo affare l´ho dovuto accettare, perché la famiglia di mio fratello è già praticamente in mezzo a una strada, e due nipoti che come me hanno fatto un mazzo così per costruirsi un avvenire decente sarebbero costretti a lasciar perdere e finire a fare i camerieri in qualche ristorante. E Sandra lo sa bene, questo. Sapeva benissimo che, se non fosse stato per questo, avrei ringraziato il suo bel primario a calci in culo per l´offerta, altrimenti si sarebbero fatti avanti molto prima.
E giù, tutto d´un colpo, l´intero bicchiere. Scola quello che rimane della bottiglia per riempirlo di nuovo, poi la agita rivolto al barista per chiederne un´altra. L´uomo esita un po´, non gli piace la piega che sta prendendo quella specie di riunione, ma conosce il commissario e provvede senza obiezioni.
- Ha comprato la mia donna, ha comprato il figlio che sarebbe dovuto essere mio, ed ora compra anche me. Ed io gli devo pure essere riconoscente.
Ora accarezza il bordo del bicchiere, guardandolo quasi con gratitudine. Finire alcolizzato non è gran che, come prospettiva, e finché sua cognata e i suoi nipoti avranno bisogno di lui sarà un lusso che non potrà concedersi. Ma per stasera quel liquido infernale gli è di grande aiuto.
- Non è colpa sua, dopotutto - continua. - È il sistema che fa schifo. Lui è stato semplicemente più fortunato, magari perché è nato nella famiglia giusta, o ha avuto la possibilità di fare le conoscenze giuste. Sandra ha trovato un impiego a tempo indeterminato dopo che si è messa con lui, ed io ho finalmente la mia occasione grazie ad una sua intercessione. Anni e anni di studio, di gavetta, di sacrifici… del tutto inutili. È perché il mondo funziona così che adesso il figlio della mia compagna dovrà chiamare "papà" un altro. Un figlio che doveva essere mio. Mondo schifoso!
- È questa la nostra civiltà, il nostro progresso - gli fa eco Raffaele. - Ovunque ti giri, qualunque cosa guardi, non vedi altro che marcio, corruzione.
- Un grande pensatore - interviene Giampiero, da buon ideologo - sosteneva che la fame era l´unica molla in grado di fare scoppiare le rivoluzioni. Forse aveva ragione, forse no. La fame poteva essere l´unica forza capace di dare quella spinta in un´epoca dominata dall´ignoranza e dalla povertà, in cui l´unico traguardo importante e consistente era riempire lo stomaco. Ma oggi non è solo un problema di cibo. Oggi la gente ha coscienza, aspirazioni, sogni. È capace di nutrire sentimenti prima pressoché sconosciuti. Anche l´amore per i propri figli, o per la propria donna, aveva caratteristiche diverse. In altri tempi, con Sandra, la prima volta che ti ha parlato del suo spasimante, avresti risolto con un paio di coltellate, e la cosa non ti sarebbe neppure pesata tanto. E tu, Fausto, tuo figlio lo avresti sbattuto fuori di casa a calci in culo, visto che ormai è maggiorenne, e se non gli andava quello che gli stavi offrendo poteva andare a farsi fottere e arrangiarsi da solo.
Un coro di "ma dai!" e di risolini increduli e dissenzienti reagisce alle sue affermazioni. Lui insiste: - Oggi invece ti senti responsabile delle sue scelte, ti chiedi se quello che gli hai dato è troppo poco, ti prefiggi addirittura di offrirgli l´impossibile. Forse è per questo che la televisione è diventata quello che è, uno strumento di condizionamento delle masse. Cercano di tenere buona la gente offrendogli quanto di più basso e volgare può desiderare, per accontentarla, togliergli qualsiasi stimolo a pensare, e abbassarne il più possibile il livello culturale. Altro che il "Non è mai troppo tardi" del maestro Manzi, ve lo ricordate? Perché oggi una rivolta può scoppiare anche con la pancia piena. Perché quello che state vivendo voi tre è peggio di uno stomaco che brontola e vi fa contorcere per la fame. Perché nessuno può sentirsi al riparo in un sistema viziato e corrotto come quello in cui viviamo. E il dolore per la perdita di una compagna, o di un figlio… o di un fratello, oggi, ha un peso con cui nemmeno la peggiore delle carestie può competere.
- Beato te, che risolvi tutto con le rivoluzioni! - commenta Raffaele, scuotendo la testa.
- Ma ci pensate? Credete che quello che vi sta accadendo sia per caso? Perché tu, Raffae´, l´altra volta non sei morto per miracolo, ed ora hai perso tutto ciò che avevi, la casa e i tuoi romanzi? E tu, Fausto, perché credi che un figlio coccolato e bene educato come il tuo, studioso, e con grandi aspettative, possa arrivare a decidere lucidamente di diventare un delinquente? E tu, Gabrie´, questo sistema schifoso ti ha portato via la tua Sandra, ed ora, con tuo fratello, non è nemmeno sicuro che sia soltanto una tragica fatalità.
- Per Nicola? Macché fatalità. È stato un obolo di venticinque euro.
- Venticinque euro - salta su Raffaele. - Ho notato che prima, durante il corteo… stavi continuamente a ripetere queste parole. Venticinque euro.
- È la somma per cui mio fratello ha scommesso sulla sua vita. E ha perso.
- Cosa significa?
- Significa che uno che tira su una famiglia con millecento euro al mese non può pensare di buttar via venticinque euro senza pensarci. Ci avevamo scherzato su tempo fa, a cena, durante il telegiornale. Mentre parlavano della finanziaria appena varata da questo governo. Un maledetto governo di sinistra che l´ha messo nel culo dei poveri cristi più di quanto l´abbiano fatto Bernasconi e la sua destra. Il ticket per il pronto soccorso. Venticinque euro se ti presenti lì senza un vero, grave motivo. È stato proprio lui ad obiettare: e se uno sta male e non è medico, e non ha venticinque euro da spendere per niente, che fa? Come fa a sapere se deve correre al pronto soccorso, o se deve starsene a casa per non rischiare di sborsare una cifra del genere? Io, piuttosto che darli a loro, ci resto secco. Maledizione! Concetta aveva avuto qualche dubbio, quando era andato "a sdraiarsi un po´ a letto". E un infarto come il suo tipicamente dà qualche segno premonitore. - Una pausa, poi: - Me l´hanno ammazzato, quei bastardi assassini! Per loro sono importanti solo i conti a posto, e della vita della gente se ne sbattono altamente. Ma i conti da tenere a posto sono solo e sempre i nostri.
- Ed è già qualcosa se lo scopo era davvero di tenere la spesa sotto controllo - insiste Giampiero. - In passato hanno fatto di peggio. Ve lo ricordate De Vincenzo? Per evitare gli sprechi nella sanità, aveva introdotto una specie di razionamento, e inventato i famigerati "bollini" che davano diritto alla propria quota di medicine. Poveri vecchi ammalati facevano la fila in mezzo alla strada per ritirarli. Qualcuno è morto mentre era in coda, qualcun altro si è suicidato perché aveva finito la sua razione e non sapeva come andare avanti. Poi alla fine si scopre che il ministro stesso, con la complicità di alti funzionari della sanità, accumulava tesori incredibili mangiando proprio dove faceva finta di voler mettere ordine. E che punizione ha avuto? Qualche settimana di carcere, e poi la libertà per motivi umanitari perché poverino, lui in galera stava male. Mentre gli altri se la godono, no?
- Gira e rigira, pare che il discorso cada sempre sullo stesso punto, e sugli stessi personaggi - commenta Fausto, con un´espressione schifata.
- I ladri e assassini che siedono in parlamento - prosegue Raffaele. Gli torna in mente il progetto "voci bianche a Montecitorio" e scoppia in una fragorosa quanto improvvisa risata.
- Che ti prende? - chiede Giampiero.
- Quando mi hai chiamato, ieri… stavo facendo dei progetti.
- Di che tipo?
- Andare in parlamento e sparare nelle palle ai bastardi che ci hanno rovinato la vita.
- Bello - commenta Fausto.
- Bello? - si scandalizza Giampiero. - È sublime, impareggiabile. Un capolavoro di politologia moderna. Meglio ancora di Marx!
- Io mi accontenterei di avere fra le mani il ministro della Sanità - fa Gabriele, feroce.
- Non dirmi che te la vuoi scopare!
- Ma non dire scempiaggini! Le devo solo ficcare nel culo i venticinque euro per cui Nicola ha perso la vita.
- Tutti in monete da un euro, come in un salvadanaio - fa Raffaele, e scoppia a ridere ancora. Poi precisa, con le lacrime agli occhi, prima di esplodere in un´altra risata: - Anzi, no, cinquanta centesimi, sono il doppio, e sono più grosse.
- E tu chi ti faresti? - gli chiede Fausto.
- Sono un poliziotto, quindi… il ministro della Giustizia, che ne dite? O quello degli Interni?
- Perché non tutti e due?
- E tu, Giampie´, chi preferisci?
- E me lo chiedi? Il compagno Martinetti, no? Che con il mio voto s´è andato a sedere lassù e ha smesso di scandalizzarsi per le malefatte del governo e dei suoi colleghi parlamentari.
Un nuovo bicchiere giù nello stomaco, o su nella testa, come preferite, prima di essere riempito di nuovo, e svuotato ancora.
- Io… non sto scherzando - sbiascica ad un certo punto Raffaele. Ora il suo tono è ritornato serio. Mortalmente serio. - Stavo pensando… di farla finita, quando mi è venuta in mente quest´idea.
Ci vuole un po´ di tempo, ora, prima che un concetto espresso da qualcuno raggiunga il cervello degli ascoltatori. Da quelle parti, sapete, c´è una nebbia che non vi dico, al momento.
- E che campi a fare, in queste condizioni? - chiede Gabriele, dopo che il messaggio è giunto a destinazione. Ma è a se stesso che è rivolta la domanda. - Come fai a pagarti uno stipendio sapendo che, per questo, la tua donna sta aprendo le cosce a qualcun altro?
- Servisse a cambiare qualcosa - aggiunge Fausto - sarei il primo a sparargli nei coglioni, a quei farabutti. Dio mio, Stefano…
E scoppia in lacrime.
Forse non è niente di particolare, osserva il barista, il pianto dopo le sghignazzate sono un classico nelle solenni ubriacature come quella a cui sta assistendo.
Forse è solo il segno di un cuore che si sta spezzando, per la disperazione, e la consapevolezza di non poter fare niente di utile. Di sensato.
E di insensato?
- Se qualcuno è con me, io ci sto - fa Giampiero a quel punto. Era una vita che sognava di dirlo. E di farlo.
Raffaele scuote la testa. - Come si fa ad avvicinarli quanto basta con una pistola?
- Un modo ci sarà - suggerisce Gabriele.
Un lampo improvviso, nella mente di Fausto. Manco fosse stato sobrio. Al contrario, se lo fosse stato non gli sarebbe mai venuto in mente. Una curiosa associazione di idee, mentre, chissà come, gli viene da paragonare il suo sfogo con quello di un tizio, qualche mese prima, nella pizzeria dove si erano ritrovati con il maestro Belli… e poi un´immagine, vista su Internet…
- Io… forse… saprei anche come fare - balbetta, incredulo. Gli sembra strano che sia lui a parlare, e che sia il suo cervello ad elaborare, all´improvviso, quasi alla velocità di un computer, una serie di immagini, di situazioni, di trovate… - Vi ricordate quell´uomo, in pizzeria, che ce l´aveva con l´onorevole Vordone? Quello che lavorava all´istituto Pio Decimo ed aveva perso il posto?
- Si, e allora? - il più ansioso di tutti è Giampiero. Per gli altri, quello che stanno progettando è la follia di un momento di sconforto; per lui, quasi, il sogno di una vita.
Fausto apre bocca per cominciare a spiegare, poi ci ripensa e scuote desolatamente il capo. - Ci stiamo comportando come dei ragazzini.
- E da quanto in qua i ragazzini vanno in giro a sparare nelle palle degli onorevoli? - obietta Giampiero, sempre più trepidante. - Allora, la tua idea?
Fausto solleva il suo bicchiere, e fa: - È solo l´effetto di questo. Domani sarà tutto passato, e di questo grande progetto resterà solo un feroce mal di testa.
- Forse si, forse no - insiste l´amico attore. - Allora, quest´idea?
Fausto guarda i tre amici, spaesato. Stanno vivendo una fantasia pazzesca, con la complicità di quel liquido giallognolo che continua a calare di livello nella bottiglia… e con quel caldo ha pure un sapore schifoso. E lui adesso è una specie di padreterno, con in tasca la chiave per realizzare il sogno.
Un sogno.
Ma sarebbe bello se diventasse realtà.
Non sa in che modo, ma forse potrebbe anche essere utile.
- Ne riparliamo domani, che ne dite? - propone. - Quando questa roba sarà evaporata, e smetteremo di cianciare a vanvera.
- Io ci sto - Giampiero è il primo ad accettare. Figurarsi!
- Per me va bene pure - acconsente anche Raffaele.
- Dove ci troviamo, di nuovo qui? - chiede Gabriele.
- Scherzi? Qualunque posto, ma dove non ci sia una goccia di questo in circolazione - risponde Fausto, indicando la bottiglia sul tavolo.
- E se viene sete? - chiede Raffaele, per la prima volta in vita sua non preoccupato, piuttosto, dalla fame.
- Acqua fresca… di montagna. Si, su in Sila, vicino ad una bella fontana - propone Fausto.
- Strada delle Vette - prosegue Gabriele. - Ce n´è una che mi piace un sacco, sotto una curva, sulla destra quando scendi…
- E con un tavolo da picnic accanto, vero? - precisa Raffaele. - Voi avete capito dov´è?
Gli altri due fanno cenno di sì con il capo.
- Domani, a quest´ora - fa Giampiero. - Con chi non gli sarà passata.
- D´accordo - fanno gli altri in coro.
- Bene. E adesso - insiste impazientemente l´attore, rivolto all´amico ingegnere - ti vuoi decidere a spiegare questa tua cazzo d´idea su come entrare a Montecitorio a fargli la festa?



accesso a questa pagina n. 111