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Voci bianche a Montecitorio

qui
si può scaricare
l´intero romanzo
in formato pdf



prologo
Capitolo 01:  l´assalto
prologo 2
Capitolo 02:  la rimpatriata
Capitolo 03:  uno strano amico
Capitolo 04:  l´onorevole e il cameriere
Capitolo 05:  una ricerca scolastica
Capitolo 06:  una giornata no
Capitolo 07:  una rabbiosa chiacchierata
Capitolo 08:  la prima grossa bastardata
Capitolo 09:  piromani all´attacco
Capitolo 10:  un coro di voci bianche
Capitolo 11:  padre e figlio
Capitolo 12:  una vita, 25 euro
Capitolo 13:  la decisione
Capitolo 14:  le regole del gioco
Capitolo 15:  comincia lo spettacolo
Capitolo 16:  ... ma non durerà molto
Capitolo 17:  il pedinamento
Capitolo 18:  l´esodo
Capitolo 19:  la predica e le resurrezioni
Capitolo 20:  la resa
Capitolo 21:  l´attacco
epilogo

Per chi va di fretta
I punti salienti


NB: qua e là ci sono alcuni (pochi) tagli, segnalati con degli omissis, che non dovrebbero comunque compromettere la comprensione del testo. Potrò spiegarne la ragione solo se e quando ci saranno le condizioni per eliminarli


Ho scritto questo romanzo perché avevo tante, troppe cose da dire.
Ma a me non piace parlare da solo, così eccolo qui, pronto a prendervi, senza altri costi oltre a quelli della vostra connessione…

Se vi va, la mia casella di posta
raf.derose@gmail.com
è pronta a ricevere qualsiasi sorta di critiche (sempre bene accette), di insulti (questi, meno graditi, ma quando tocca… tocca), o… al vostro buon cuore.

Se poi volete darmi un piccolo aiuto, leggete qui come fare.

Capitolo 10: un coro di voci bianche


L´uomo è un animale molto resistente. Sa sopportare maltrattamenti, privazioni, disagi di ogni tipo. Puoi praticamente fargli di tutto, e lui in qualche modo riesce a superarlo. Lamentandosi, è il minimo. Gridando, piangendo, bestemmiando… ma ce la fa. Entro certi limiti fisiologici, è ovvio. Ma sono limiti, di solito, abbastanza ampi. Qualunque cosa gli succeda, sa che la vita deve andare avanti. Così stringe i denti e prosegue, con il cuore che sanguina, magari, i nervi a pezzi, la forza della disperazione.
C´è solo una cosa che non devi assolutamente fargli, se non vuoi annientarlo.
Portargli via i suoi sogni.
Ecco una bastardata che non concede scampo. Si dice che la speranza è sempre l´ultima a morire: non credo questo significhi che la speranza sia il sentimento dotato di maggiore resistenza rispetto agli altri, ma che una volta andata questa è andato anche l´uomo.
Sono i sogni che ti danno la forza di andare avanti. La speranza, o la semplice illusione, che ci sia un´altra vita possibile, raggiungibile, realizzabile. Praticamente ogni religione fa di questo concetto un suo punto di forza, agitando davanti al naso del potenziale credente il miraggio di una vita ultraterrena migliore di questa, dove poterti rifare di tutti i torti subiti, di tutte le sofferenze passate, di tutte le angherie e violenze sopportate… e per di più eterna. Un vero affare! Lungi da me l´idea di saperne più di un Dio, ma non sarebbe stato molto più semplice, e meno doloroso, passare direttamente a questo tipo di esistenza senza complicazioni per nessuno? Si, la conosco la storia di Adamo ed Eva, e della fesseria che hanno fatto, ma aver condannato miliardi di persone a soffrire le pene dell´inferno per aver modo di riguadagnarsi quel genere di vita a me sa più di vendetta che di giustizia, e un Padreterno queste cose non le dovrebbe fare! E se anche questa vita terrena dev´essere una specie di test per selezionare i soli meritevoli, vorrei rilevare un paio di punti deboli nell´implementazione. Il primo riguarda le condizioni iniziali: il tizio che nasce in una famiglia perbene e magari agiata ha sicuramente più chance di farcela di un poveraccio che vede la luce nei bassifondi, figlio di disperati in grado di dare al loro pargolo un solo, reale insegnamento: arrangiati. Non mi pare una disposizione equa, e ho l´impressione che premi più i fortunati che quelli provvisti di buona volontà (perfettamente inutile, senza mezzi). Secondo: tutti quelli che non ce la fanno, destinati a popolare i fiammeggianti lidi dell´inferno… miseria, non l´avevano chiesto loro di nascere! Libero arbitrio sì, ma con una clausola, a quanto pare: non puoi scegliere se partecipare o meno al torneo.
Il resto, sono cavoli tuoi.
Ma, tornando a questa valle di lacrime, l´uomo non ha bisogno di una religione per sognare. Al contrario, ha bisogno di farlo soprattutto se non ha una fede che lo sostiene, che gli prometta tempi migliori in futuro, dopo la dipartita, per ora vedi come ti puoi organizzare. Soprattutto se pensi che questa è l´unica vita che hai, hai bisogno di credere che esista un modo per cambiarla, per evitare che sia tutta, per intero, solo ed esclusivamente una solenne fregatura.
Il sogno di Raffaele De Rose era affidato a dei fogli di carta zeppi di caratteri, di idee, di sudore.
Carta.
Pessimo materiale di supporto, se il luogo dove viene conservato viene devastato da un incendio.
Adesso, quel sogno, è un mucchietto di cenere seppellito e disperso sotto un enorme cumulo di altra cenere e di rovine che fino al giorno prima erano la sua casa, il suo rifugio, il suo surrogato di paradiso in terra.
Il gigantesco commissario è ora un uomo piccolo piccolo, con una bottiglia in mano e metà del contenuto già nello stomaco, che vaga incespicando fra le macerie con lo sguardo perennemente rivolto verso il basso, alla disperata ricerca di qualcosa che, sa benissimo, non troverà. Una vita di sforzi, di illusioni, di aspettative, bruciata in pochi minuti di inferno. Sarebbe stato tutto più semplice se fosse abbrustolito anche lui, assieme.
Anna è a casa. Nella loro nuova casa, quella di mammà. Li aspettava a braccia aperte, da anni, ed ora è stata accontentata. Anche Anna starà bene, lì.
Gli basterebbe trovare il solo letto, intatto, in quell´ammasso di distruzione, e starebbe bene anche lui, almeno per questa notte.
Non tornerà nella sua "nuova casa", stasera. Pur volendo, non potrebbe, ha ingerito tanto di quell´alcool che dovrebbe arrestarsi da solo se appena provasse a girare la chiavetta d´accensione. Più tardi la chiamerà. Le dirà di stare tranquilla, che è tutto a posto, e si metterà a dormire sul sedile reclinato dell´auto che gli ha prestato il genero. La sua è andata pure, con l´incendio, parcheggiata davanti casa sotto il tetto di rampicanti che per anni l´aveva riparata dal sole e fatta trovare bella fresca quando vi si sedeva alla guida. È stata la prima a fare un bel botto, mentre ancora urlava al telefonino a sua moglie di scappare via. Un botto forse più convincente delle sue urla. Dopo pochi secondi è toccato alla casa, agli infissi di legno, ai mobili inerti davanti alla porta lasciata spalancata da Anna, fuggita appena in tempo prima che l´inferno ingoiasse anche l´interno della loro abitazione.
Frammenti di discorsi pronunciati apparentemente un millennio prima, ma che risalgono al pomeriggio precedente, gli ronzano nella testa come a suggerirgli parte delle risposte di cui ha bisogno.
"Hanno innescato il fuoco in più parti."
"Diventano sempre più sfrontati."
"Per forza, cos´hanno da temere?"
- Bastardi! - mugugna, con voce impastata. - Maledetti bastardi!
"Senza offesa, Raffae´, ma in Italia la legge non esiste, e i criminali sono gli unici ad essere tutelati."
"La colpa è dei politici, che fanno leggi sempre più garantiste…"
"… a quelli i soldi servono prima di tutto per pagarsi i loro stipendi, e i loro vergognosi privilegi."
"… chi si mette alla guida di una comunità dovrebbe studiare il problema ed avanzare proposte, cercare soluzioni… non stare a parlare continuamente di legge elettorale e di costituzione di nuovi partiti…"
"… e intanto i criminali danno fuoco alle nostre case e il clima continua ad impazzire sempre di più."
- Bastardi! - ripete, ma stavolta non si riferisce ai criminali piromani che per divertimento, per interesse o per necessità hanno seminato gli inneschi qualche centinaio di metri più in basso. Ora pensa a gente elegante che, in abiti da almeno mille euro l´uno, ti sorride in tv mentre spiega che lavora per te, che è preoccupata perché fra quello che guadagni e quello che devi spendere non riesci ad arrivare alla fine del mese, perché le strade che percorri non sono sicure, perché in Afghanistan hanno bisogno del nostro aiuto e perché non sanno se domani saranno in grado di pagarti una pensione… E intanto bivaccano nei loro palazzi, e mangiano e bevono a spese di chi non arriva a fine mese, trema quando va in giro per strada, non sa se domani potrà sopravvivere o meno con una pensione che rischia di diventare sempre più un miraggio. E fanno affari con il denaro che ti estorcono con le tasse, e fingono di litigare quando si tratta di fare qualcosa per garantirti il reddito o la pensione o la protezione di cui hai bisogno ma sono compatti e uniti quando si tratta di proteggere i loro privilegi e le loro immunità contro chiunque osi minacciarli.
- Bastardi - insiste ancora, come un disco rotto, non riuscendo a trovare spiegazioni diverse, risposte alternative alle domande che gli frullano nella mente. Domande che possono riassumersi tutte in un´unica, semplice parola: "perché"?
In fin dei conti lui stava bene. Aveva un lavoro che, in qualche modo, gli piaceva. Aveva una casa. Aveva soprattutto un sogno, che sopperiva a ciò che gli mancava e, magari con l´inganno, gli consentiva di andare avanti. Poteva funzionare. Poteva permettergli di resistere il tempo che ci avrebbe ancora impiegato per finire sotto un paio di metri di terra. Non poteva continuare così?
Invece, la casa non c´è più. Quel sogno è rimasto incenerito, e sa che non tornerà più ad illuderlo che forse è possibile cambiare, basta imbroccare il romanzo giusto. Aveva già perso prima la voglia di scrivere, esclude che possa tornare adesso per rabbia o desiderio di riscatto, a permettergli di ripartire con più determinazione ora che aveva ancora più bisogno di quell´agognato e maledetto successo. Queste polpette si vedono solo nei film. Lì è facile mostrare come uno riesca a risalire la china nel momento in cui tocca il fondo, con la decisione, la caparbietà e la forza che dovrebbe dare la disperazione. Quei copioni li scrive gente che ha sfondato, e probabilmente, la disperazione, non l´ha mai davvero conosciuta, e non sa che quella è una bestia nera che le forze le toglie, non te le dà.
Porta ancora la bottiglia alle labbra, ingoia un altro sorso di liquido rovente. Niente ghiaccio o seltz, temperatura ambiente, quaranta gradi all´ombra. Sembra quasi di bere del punch acido. Chissenefrega! Basta riuscire a bruciarsi le budella, e annebbiare la mente quel tanto che serve per evitare di sbattere la testa contro il muro, o di buttarsi giù per la china vicino casa per la soluzione più estrema, e più definitiva.
Eh si, cazzo, quello potrebbe risolvere tutto! Le sue figlie sono ormai sistemate, e neppure Anna ha bisogno di lui, ha un lavoro, una casa che ama, la vicinanza di mammina... Anzi, starà sempre meglio che con, in mezzo ai piedi, un marito sprofondato in una poltrona o steso a letto per ore ed ore a odiare le pareti che lo accolgono, a compiangere se stesso, e a lasciarsi abbrutire dall´alcool nel tentativo di superare un´esistenza di vuoto, di angherie, di delusioni.
Già, farla finita.
Un´idea attraente.
Rapida, efficiente e, se fai attenzione, indolore.
Beh, anche se ti fai male, quando può durare? Meno del resto di una vita.
Anche se, in effetti, durerebbe tutto il resto della tua vita.
Curioso paradosso matematico-linguistico. Dovrebbe parlarne a Fausto, a lui sono sempre piaciute quelle cavolate. Come diceva quella volta? Chi sta meglio, uno che sta bene, o uno che sta meglio?
Ma si potrebbe fare di più.
Farla finita, e portarsi dietro un po´ di bastardi responsabili della rovina tua e di tanti altri.
Andare lì, nel loro palazzo, metterli in fila e sparargli uno ad uno nei coglioni…
All´idea, scoppia in una sonora risata. Bella, come immagine, quella di un onorevole che si acchiappa le palle prima che gli cadano a terra. Niente welfare, niente nuova legge elettorale, niente nuovi partiti, niente trasferimento di generali o magistrati che si impicciano degli affari tuoi. Ora pensi solo al confetto di piombo che, se non ti porterà alla tomba, ti farà almeno cantare come un soprano.
Meglio del vaffanculo day!
Nuova risata, più fragorosa della prima.
I vicini lo sentiranno, pensa. Lo hanno seguito con uno sguardo affranto quando è sceso dalla macchina e, con passo stanco e bottiglia in mano, ha raggiunto i resti di quella che era stata la sua casa. Ora udranno le sue sghignazzate solitarie e crederanno che sia impazzito, e probabilmente avranno ragione, ma che importa? Meglio una serena pazzia che una sconsolata sanità mentale.
Allora, onorevole, lo scarceriamo questo assassino visto che il magistrato ha dimenticato di mettere il timbro sopra il foglietto?
Bang, e via una palla.
E che facciamo con quel coglione che ha intercettato la telefonata con cui ti organizzavi per mangiarti i soldi di gente che si spacca la schiena per portare a casa un tozzo di pane, senza averti prima avvisato ed aver chiesto l´autorizzazione a farlo agli altri compari della tua risma?
Bang, via anche l´altra palla.
E adesso canta, fammi l´Aida.
Uh, uh, uh, uh, uh, troppo divertente!
Gli escono le lacrime dagli occhi dal gran ridere.
Dovrebbe parlarne a Giampiero. Lui la pensa da sempre così. Chissà, assieme potrebbero organizzare un bel balletto…
O metter su un bel coro di voci bianche…
Di nuovo la battuta lo fa sganasciare dalle risate.
Tenta di bere un altro sorso, ma appena avvicina alla bocca il collo della bottiglia un´altra risata irrefrenabile lo coglie all´improvviso. Parte del liquido destinato al suo stomaco gli inzuppa la camicia. Meglio così, se fosse andato giù per la gola lo avrebbe strozzato.
Giampiero. Aveva sempre pensato che fosse un esaltato, un imbecille imbevuto di pregiudizi, assurdità ideologiche e dottrine malsane. Forse, fra quelle che conosce, è la persona con le idee più chiare.
- Quasi quasi gli faccio un colpo di telefono - dice a se stesso, a voce alta, estraendo dal taschino della camicia il suo cellulare. - Voglio vedere che ne pensa… Voci bianche a Montecitorio… Favoloso!
E giù una nuova, roca e possente risata.
È allora che il telefonino comincia a vibrare nella sua grossa mano. Smette di sghignazzare, e così sente anche la suoneria, un´allegra marcetta monofonica che non aveva mai saputo cosa fosse.
Con grande stupore, legge il nome visualizzato sul display.
Giampiero.
Cos´è, trasmissione del pensiero? O il KGB lo sta sorvegliando e si è premurato di avvisare l´amico prima che le sue idee rivoluzionarie si volatilizzino assieme ai vapori dell´alcool?
Comunque sia, prima di rispondere, urge un altro sorso.



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