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Voci bianche a Montecitorio

qui
si può scaricare
l´intero romanzo
in formato pdf



prologo
Capitolo 01:  l´assalto
prologo 2
Capitolo 02:  la rimpatriata
Capitolo 03:  uno strano amico
Capitolo 04:  l´onorevole e il cameriere
Capitolo 05:  una ricerca scolastica
Capitolo 06:  una giornata no
Capitolo 07:  una rabbiosa chiacchierata
Capitolo 08:  la prima grossa bastardata
Capitolo 09:  piromani all´attacco
Capitolo 10:  un coro di voci bianche
Capitolo 11:  padre e figlio
Capitolo 12:  una vita, 25 euro
Capitolo 13:  la decisione
Capitolo 14:  le regole del gioco
Capitolo 15:  comincia lo spettacolo
Capitolo 16:  ... ma non durerà molto
Capitolo 17:  il pedinamento
Capitolo 18:  l´esodo
Capitolo 19:  la predica e le resurrezioni
Capitolo 20:  la resa
Capitolo 21:  l´attacco
epilogo

Per chi va di fretta
I punti salienti


NB: qua e là ci sono alcuni (pochi) tagli, segnalati con degli omissis, che non dovrebbero comunque compromettere la comprensione del testo. Potrò spiegarne la ragione solo se e quando ci saranno le condizioni per eliminarli


Ho scritto questo romanzo perché avevo tante, troppe cose da dire.
Ma a me non piace parlare da solo, così eccolo qui, pronto a prendervi, senza altri costi oltre a quelli della vostra connessione…

Se vi va, la mia casella di posta
raf.derose@gmail.com
è pronta a ricevere qualsiasi sorta di critiche (sempre bene accette), di insulti (questi, meno graditi, ma quando tocca… tocca), o… al vostro buon cuore.

Se poi volete darmi un piccolo aiuto, leggete qui come fare.

Capitolo 09: piromani all´attacco


A Raffaele De Rose la sua vita non piace. Non più. Sì, da ragazzo l´aveva scelta lui, amava le armi, l´avventura, e con il tempo si era convinto che fosse giusto proteggere i deboli dalle soperchierie dei prepotenti, e che il rispetto di qualche sorta di legalità fosse un principio senza il quale una società non può reggersi. E quando metti al mondo un paio di figlie ti convinci al di là di ogni ragionevole dubbio della necessità di avere una società civile alla quale aggrapparti. Ma ora è stanco, sfiduciato, ha passato più giorni lui in un letto d´ospedale che in galera quelli che ce l´hanno mandato, e vorrebbe trascorrere l´ultimo scampolo di vita che gli rimane in maniera diversa. Crede di aver dato abbastanza.
Ha un sogno, Raffaele, chiuso in un cassetto, in compagnia degli strumenti che dovrebbero permettergli di realizzarlo: romanzi gialli. È sempre stato un insaziabile divoratore di quella roba, fin da ragazzo, al posto di libri di scuola che gli sembrava non avessero niente di utile da insegnargli. E come spesso accade agli accaniti lettori, anche a lui era capitato di voler saltare "dall´altra parte della pagina", e diventare un aspirante scrittore. Per l´esattezza, aspirante "scrittore edito", perché uno che ha otto romanzi completi al suo attivo (o, per essere più precisi, al suo passivo) può a buon diritto considerarsi scrittore a tutti gli effetti. Di qualità ancora tutta da definire, magari, ma incontestabilmente scrittore. Un sogno che credeva semplice da tradurre in realtà, all´inizio, ma che, con il passare del tempo, si è via via trasformato in una specie di chimera, un´impresa pressoché impossibile da realizzare. Ancora insiste, ancora spera, perché altrimenti non avrebbe più nulla a cui restare attaccato, ma anni di delusioni hanno spento l´entusiasmo iniziale, e reso sempre più difficile sedersi davanti ad una macchina da scrivere. Persino in questi quattro mesi, trascorsi a casa per rimettersi da quella terribile disavventura, non sono state molte le ore passate al computer a buttar giù qualcosa, o almeno a cercare di farlo, nonostante i buoni propositi.
Aveva visto la morte in faccia più volte, durante i suoi anni di servizio, ma mai così da vicino. L´incidente gli aveva offerto un mucchio di tempo libero, ed un apprezzabile incentivo per darsi finalmente da fare, come ai vecchi tempi, e cercare di imprimere alla sua vita la svolta a cui anela… finché ne avrà la possibilità. La prossima volta potrebbe non essere altrettanto fortunato. Il guaio è che se una cosa la fai per passione, e con l´aiuto di una buona dose di illusioni, viene facile. Ma le illusioni si sono spente da tempo, seppellite da una marea di rifiuti che talvolta aveva compreso, soprattutto agli inizi, riesaminando ciò che aveva proposto, tante altre volte no. E la passione ha ceduto il posto al bisogno. Ora il suo è un traguardo, apparentemente irraggiungibile, da conquistare per salvarsi la vita, come partecipare insieme ad altri tremila candidati al concorso per "un" posto di netturbino. Non è più divertimento, sedersi davanti ad un foglio bianco in attesa delle tue idee, è ansia. È fatica.
E tu sei già troppo stanco.
Anche adesso, perché non sei in camera da letto, nel tuo angolino, a pigiare su quei benedetti tasti? Sì, fa caldo, un caldo asfissiante, ma in passato hai scritto in condizioni peggiori. Anche con due ragazzine scalmanate che ti strillavano attorno. Ora la calura estiva sembra più una scusa, che un reale impedimento a metterti al lavoro. Un lavoro che fra l´altro ti piace, che ti fa alzare soddisfatto ognuna di quelle volte, sempre più rare, che riesci a stare qualche ora incollato sulla tua sedia in quell´angolo della stanza da letto. A battere, quasi con rabbia, sulla tastiera del portatile che da qualche anno ha sostituito, molto egregiamente, la vecchia Lettera 32 degli esordi. Preferisci stare qui a compiangerti, ora, a rotolarti nei sensi di colpa, sprofondato nella sedia di tela davanti casa, all´ombra di uno dei tuoi ulivi, a guardare l´aria torrida ed immobile di questo schifoso pomeriggio dei primi di settembre. C´è una luminosità strana, irreale. Le lancette dell´orologio segnano le quattro, eppure tutto è immerso in una luce rossastra come quella di uno spettacolare tramonto. Gli alberi, i muri, il cielo, tutto appare come se osservato da dietro un paio di lenti scarlatte. Non sei sorpreso, sai bene cos´è. Te lo dicono le tue narici. Te lo dicono i tuoi occhi, che osservano le colline e le montagne circostanti, ognuna con la sua brava dose di volute di fumo. Sono settimane, ormai, che va avanti: incendi dappertutto, ed un´aria che diventa sempre più arsa, sempre più rovente, quasi a voler invitare il fuoco ad entrare in scena e farla da padrone, sempre meno respirabile. Comunque ti giri, ovunque indirizzi gli occhi, lo spettacolo è lo stesso: fumo, fumo, fumo. Sulle colline, sulle montagne, nelle vallate. Non riesci neppure a contarli, e sarebbe in ogni modo fatica sprecata, perché non faresti in tempo a finire che dovresti già rimetterti a fare la conta, per includere i nuovi pennacchi che si levano quasi all´improvviso da qualche altra parte. E la notte è anche peggio, perché allora vedi le fiamme, che come spiriti maligni sbucati direttamente dall´inferno forano l´oscurità, avanzano, si arrampicano, e cancellano tutto quello che trovano sul loro cammino. Stupende distese lussureggianti di verde, colore della speranza, che il giorno dopo si presenteranno spoglie, devastate, e nere come la morte. Una sorta di guerra mai dichiarata, assurda, pazzesca, scatenata senza alcuna remora da uno squallido assortimento di umanità folle e malvagia: pastori in cerca di nuovi pascoli; speculatori a caccia di terreni edificabili, con la complicità, cosciente o inconsapevole, di amministratori locali che non applicano leggi che renderebbero vane tali manovre; pazzi furiosi che, con l´abolizione dei manicomi, le nostre progredite e civilissime leggi ci impediscono di rinchiudere, chissenefrega se per salvaguardare gli imprecisati diritti di uno si calpestano i sacrosanti diritti di tanti altri; criminali scalmanati in cerca di emozioni, appiccare un fuoco o buttare sassi da un cavalcavia è lo stesso, purché faccia spettacolo; sciagurati incoscienti che sperano così di mantenersi un posto di lavoro nella Forestale, considerato che chi dovrebbe garantirglielo (e con la percentuale di territorio montano che ha l´Italia ce ne sarebbero attività produttive da potergli affidare) se ne sbatte altamente, o gioca a tenerli per le palle per essere sicuro di riscuotere i dovuti voti in tempo di elezioni; disgraziati maleducati bisognosi di tanti calci in culo che gettano mozziconi accesi dal finestrino, o lasciano braci ancora vive dopo un´allegra grigliata nel bosco; cacciatori criminali e vigliacchi, non paghi di uccidere creature indifese per divertimento, che in questo modo rendono ancora più difficile alle loro prede trovare una via di scampo. E chissà cos´altro ancora.
L´estate è una stagione di cui farebbe con piacere a meno. Quando comincia, ha solo voglia che finisca presto. Ed ogni anno il suo desiderio viene esaudito sempre più tardi. È l´unico neo del suo piccolo paradiso terrestre. In cima ad una collina, all´estrema periferia del paese, con davanti a sé solo cielo, montagne, campi, alberi. Ed erba. Ed erbacce, in estate, e sterpaglie pronte ad infuocarsi appena qualcosa, o qualcuno, gli dà una spintarella.
Quello con gli incendi è un appuntamento fisso da sempre. Ogni anno, ai piedi della collina, una mano scellerata butta un innesco e corre da qualche parte a godersi lo spettacolo. Ogni anno, scende giù ad affiancare Giovanni, l´agricoltore che gli ha venduto casa ed orto, e che possiede il resto di terreno su quel fianco della montagna, per tenere a bada le fiamme, ed impedire che raggiungano le case. Una striscia di poco più di due ettari, lunga circa quattrocento metri, che cinge quel versante sotto il paese. La sua casa, ed il suo orto, sono ad uno spigolo in alto della proprietà. Fortunatamente, il podere dell´uomo è sempre accuratamente pulito, e l´impresa di tenere a bada le fiamme diventa attuabile senza grosse difficoltà. Fosse lo stesso per gli altri terreni, il problema non esisterebbe. Ma da tempo, ormai, le campagne sono abbandonate. Una volta, chiunque avesse un sia pur piccolo appezzamento, persino sugli scoscesi pendii di quella collina, faceva magari chilometri di strada a piedi, zappa in spalla e bidone d´acqua in mano, per strappare quello che poteva alla sua povera terra. Non servivano televisori al plasma, telefonini e belle auto per essere felici, bastava qualche ortaggio a tavola all´ora di pranzo. Allora non esistevano terreni incolti, arbusti inutili e sterpaglie, ed il fuoco non aveva vita facile. Ma oggi nessuno spreca tempo e fatica per un pomodoro fresco o un broccolo, e tanto meno per tagliare erba e spine che crescono ormai incontrastate. Così le fiamme avanzano, veloci, inarrestabili.
L´estate, per Raffaele, è solo attesa. E quando finalmente una spira di fumo si leva, come adesso, dai piedi della sua collina, ad avvisare che è arrivato il momento, è quasi grato, risollevato, per la fine di quell´agonia…
Si rizza di scatto, interrompendo il flusso delle sue meditazioni.
Non si è sbagliato.
Grosse volute di fumo salgono da sotto, oltre il sipario della fitta vegetazione, superando la china e mostrandosi ad annunciare "la lieta novella". Ci siamo, dice a se stesso, rassegnato e risollevato assieme, contento di levarsi finalmente il pensiero.
Entra in casa ed avvisa la moglie Anna: - C´è del fumo anche qui da noi. Chiama il 1515. Io vado di sopra a mettermi le scarpe.
Sale le scale, lentamente, sa che non ha bisogno di affrettarsi. Sono quasi trent´anni che vive questa scena, e conosce bene i tempi che servono prima che le fiamme diventino una minaccia. Fra l´altro, oggi non c´è un alito di vento, impiegherà più del solito per arrivare.
Niente vento. Grazie al cielo. Con questo caldo, arderebbero anche le pietre.
Entra in camera, toglie le ciabatte da mare che indossa quando è a casa, infila un paio di scarpe non molto leggere e con la suola in gomma, per non scivolare. Non soffrirà il caldo per questo. Non soffrirà il caldo nemmeno quando le vampe saranno a pochi metri da lui, ci penserà l´adrenalina ad annullare gli effetti di un clima che lo fa boccheggiare anche quando se ne sta seduto all´ombra nel suo orto con una bibita fresca in mano.
Lo sguardo gli cade su un angolo della stanza, accanto alla finestra, dove è sistemato il tavolinetto in truciolato che lui stesso si è costruito, con sopra il portatile in paziente attesa. Scuote la testa, amareggiato.
Non avevi avuto voglia, prima, di sederti là a lavorare, a cercare di realizzare qualcosa di buono per il tuo avvenire. Quello che ti aspetta adesso, voglia o non voglia, non hai alcun modo di evitarlo.
Un´ombra cupa passa per un istante nella mente.
Cos´era?
Una sensazione sgradevole, che per un breve istante sembra averti tolto il fiato.
Una premonizione?
No, tu non credi a queste cose. E poi, premonizione di che?
Riscende le scale e vede sua moglie che sta riagganciando la cornetta con espressione spazientita.
- Li hai avvisati?
- Si, ma avevano già avuto la segnalazione.
- Che fanno?
Si aspetta la risposta. È quasi sempre la stessa.
- Per il momento hanno tutte le squadre impegnate. Manderanno qualcuno appena possibile.
Raffaele scuote la testa, infila il telefonino in una tasca della camicia, ed esce. Non ha bisogno di dirle dove sta andando. Non è la prima volta che succede.
Giù sono già all´erta, il vecchio Giovanni e i suoi due generi, Filippo e Tonino. Filippo è un insegnante di lettere, Tonino, più anziano, lavora in banca. Dopo il matrimonio sono entrambi venuti ad abitare in paese, e quando serve vanno a dare una mano al suocero. Si ritrovano ogni anno, per la "cerimonia", a parte Filippo. Sposo novello, convolato solo sette mesi prima, oggi avrà il suo battesimo del fuoco. E mai quest´espressione sarà stata più veritiera.
Raffaele pensa con amarezza che, il giorno in cui il vecchio non ci sarà più, probabilmente dovrà lasciare la sua casetta e il suo orto e trasferirsi in città, dove una dolce suocera li attende a braccia aperte nella sua grande casa. Quei due danno occasionalmente una mano al vecchio in qualche faccenda, sono al suo fianco se deve affrontare un´emergenza come questa, ma dopo la sua dipartita nessuno lavorerà più quella terra, e nessuno la manterrà pulita come adesso. Tranne nell´improbabile caso che venga venduta a qualcuno dello stesso stampo del vecchio contadino. Ma gente del genere non se ne fabbrica più. Fermare il fuoco, quando arriverà… perché quel maledetto continuerà ad arrivare… sarà solo un´illusione. Non sa chi provvederà, allora, a salvare il paese dalle fiamme. Sa che la sua casa sarà il primo avamposto ad essere distrutto. Gli converrà vendere al primo sprovveduto che gli capiterà a tiro, e squagliarsela finché sarà in tempo.
Il fumo continua a salire indisturbato, ma stavolta si nota qualcosa di diverso. Di molto, molto preoccupante.
- Maledetti, si sono evoluti - dice Tonino. - Guarda cos´hanno combinato.
Già, una grossa novità.
Finora, il fuoco era sempre arrivato solo da una parte. Faceva il suo percorso, aggrediva il podere, si fermava ai suoi confini arrestato dalla mancanza di vegetazione alta con cui alimentarsi, e da modesti getti d´acqua o qualche colpo di frusta inferto con un frondoso ramo d´ulivo, là dove qualche filo d´erba rasata prendeva, con poca convinzione, ad ardere. Allora avanzava di lato, e loro lo seguivano tenendolo a bada, inibendo timidi tentativi di intrusione, fino al confine opposto del possedimento, dove altri proprietari intervenivano a fare la propria parte, o dove lo stato di abbandono rendeva assolutamente impossibile intervenire…
Stavolta è diverso. Raffaele vede che le volute di fumo che lo hanno messo in allarme non sono sole. Altri pennacchi si levano sia a destra che a sinistra.
- Hanno innescato il fuoco in più parti - sibila, infuriato. Un grosso balzo di qualità. Così sarà più difficile controllarlo, tenerlo a bada, e se anche dovessero arrivare i pompieri potrà, mentre quelli spengono un focolaio da una parte, continuare la sua avanzata da un´altra.
- Maledetti - mormora Giovanni. - Maledetti.
- Diventano sempre più sfrontati - gli fa eco Tonino.
- Per forza - ribatte il suocero. - Cos´hanno da temere? Senza offesa, Raffae´, ma in Italia la legge non esiste, e i criminali sono gli unici ad essere tutelati. Anche se li prendono, li rimettono subito in libertà, magari con tante scuse per il disturbo.
- Non ditelo a me - risponde lui. Il contadino si sente quasi in colpa quando fa qualche commento del genere alla sua presenza. Considerato il suo lavoro, suppone di vedere in lui una controparte. - Anche noi abbiamo spesso le mani legate, e lo sapete che sono ancora in convalescenza per aver rischiato, qualche mese fa, di essere ammazzato da uno che avevo portato dentro la sera prima.
- La colpa è dei politici - interviene Filippo - che fanno leggi sempre più garantiste…
- Già, per proteggere i loro amici, e per premunirsi nel caso essi stessi abbiano dei problemi - gli fa eco Tonino. - Ma lo sapete che in parlamento siede, e legifera, gente che è stata condannata per vari reati? Condannata, non sospettata o indagata! E che tipo di leggi possono fare questi signori, leggi che prima di tutto dovrebbero colpire loro stessi?
Un rabbioso crepitare li ammutolisce per qualche istante. Da dove sono, non possono vedere le vampe, la vegetazione copre gran parte della visuale. Potrà volerci un´ora, forse due, forse anche otto, vista l´assoluta mancanza di vento, al loro arrivo. Hanno modo solo di osservarne le volate grigie che si levano da basso, e ascoltarne il rumore.
Ed attendere.
In alcuni momenti il silenzio, ed una diminuzione del fumo, fa quasi sperare che il fuoco si sia estinto da solo. Qualche volta è successo, anche se molto, molto raramente. È quando le fiamme incontrano sola erba, magari neanche troppo fitta. Basterebbe poco per fermarlo, allora, se si riuscisse ad intervenire. Poi sul loro cammino si presentano sterpaglie fitte, arboscelli che, se ne avessero la possibilità, sarebbero destinati a diventare alberi adulti, e allora riprendono forza, ruggiscono trionfanti, e informano gli speranzosi guardiani che loro sono ancora lì, e arriveranno.
Con tutto il tempo che ci vuole, ma arriveranno…
I minuti passano. Diventano ore. L´inferno scatenato sulla china della collina prosegue il suo sistematico lavoro di distruzione con calma, senza fretta, alternando attimi di calma a scoppiettii furiosi, a boati improvvisi. Sembra quasi si diverta a illudere prima, e poi tornare a spaventare, i minuscoli esseri che lo attendono su in cima per difendere la loro terra, le loro case.
Di pompieri, neanche l´ombra. In lontananza, un paio di Canadair che fanno la spola, impegnati in altri fronti.
L´attesa viene ingannata con una chiacchierata. Aiuta a passare il tempo, e a distogliere la mente da quello che li aspetta.
- Maledetti - e stavolta, con questo epiteto, Giovanni non si riferisce ai criminali piromani che stanno provocando quello sconquasso. - Spendono un sacco di soldi in pubblicità per dire alla gente cose che la gente sa già benissimo, e cioè che se vede un incendio deve chiamare i pompieri, e poi lasciano le caserme senza mezzi. L´autunno scorso i vigili del fuoco sono addirittura scesi in sciopero, lamentando di non avere la dotazione necessaria per garantire gli interventi richiesti. Ma chi se n´è fregato? Poi alla televisione ti dicono: se avvisti un incendio, chiama il 1515. Ti fanno pure sprecare la telefonata! Non ti dicono però che quando chiami ti rispondono sempre allo stesso modo: vedremo quello che potremo fare. Cioè niente!
- Per forza, a quelli i soldi servono prima di tutto per pagarsi i loro stipendi, e i loro vergognosi privilegi - gli fa coro Filippo. Del gruppo è, ovviamente, il più nervoso. Per forza, è la sua prima esperienza. È quello che si muove più di tutti, andando da un punto all´altro del possedimento, per cercare di scorgere l´ubicazione delle fiamme, incurante delle raccomandazioni del suocero a risparmiare il fiato, gli servirà più tardi. E quando l´incendio sarà abbastanza vicino, lo vedranno. Eccome, se lo vedranno! - Sono arrivati a sfruttare lo scandalo di uno di loro che era andato a puttane per proporsi un nuovo aumento di stipendio, per potersi portare dietro le famiglia e sfuggire alle tentazioni. Che faccia tosta, come se non prendessero già abbastanza per permettersi questo ed altro…
- Quei poveri cristi - dice Tonino, riferendosi ai pompieri - non sanno dove andare prima. Sono costretti a turni massacranti, e a scelte terribili. So che danno precedenza ai casi dove sono minacciate vite umane, e poi le costruzioni. Finché brucia una montagna, poco male.
- Già - ribatte Filippo. - Ma qua, quando sarà finita la montagna, ci saranno le nostre case!
- C´è da sperare che per allora si facciano vivi - mormora Raffaele, poco convinto. L´anno prima, alcune squadre di vigili furono aggredite dalla gente di un paese perché non erano arrivate in tempo per proteggere le loro abitazioni. Poveracci, come se fosse stata colpa loro. È già difficile correre da una parte all´altra della provincia senza sosta e con pochi mezzi, figuriamoci avere in dotazione anche il dono della preveggenza. O dell´ubiquità. Bisogna ringraziare il cielo già se hanno qualche badile e qualche pompa per l´acqua.
L´aria continua ad essere rovente, e non solo per l´impianto di riscaldamento acceso più in basso.
- Anche la natura pare si sia messa dalla parte dei piromani - mugugna il poliziotto, in ansia. Come aveva pensato già prima a casa, con questo caldo prenderanno fuoco anche le pietre, e la terra.
- Ci stiamo fregando con le nostre stesse mani - ribatte Filippo, convinto ambientalista. - Sono anni, ormai, che se ne parla, e che va sempre peggio, ma nessuno fa niente. L´unica mossa che ho visto, da parte del governo, è stata mettere altre tasse, come se il fatto che noi cacciamo soldi possa ridurre l´inquinamento.
- Non sono capaci di fare altro - incalza stizzito Tonino.
- Il problema non è di facile soluzione, questo è certo - continua Filippo. - Ci sarebbe da riprogettare l´intero sistema economico e produttivo. Sembra facile dire "chiudiamo le fabbriche": e cosa ne facciamo della gente che ci lavora? E come si fa a garantire alle famiglie ciò di cui hanno bisogno, elettrodomestici, detersivi, medicine, mezzi di trasporto…? Ma chi si mette alla guida di una comunità dovrebbe studiare il problema ed avanzare proposte, cercare soluzioni… non stare a parlare continuamente di legge elettorale e di costituzione di nuovi partiti.
- Non me ne parlare - interviene il suocero. - Da giovane ho combattuto mille battaglie per il mio partito. Manifestavamo per strada e chiedevamo pane e lavoro. Ora li sento parlare solo di spinello libero e matrimonio tra froci. Adesso, poi, tutta quella cagnara per la costituzione del nuovo partito… Un evento storico, grandioso… e intanto i criminali danno fuoco alle nostre case e il clima continua ad impazzire sempre di più. Voglio vedere quanto tempo ci metteranno a fare la prima scissione.
- L´ultima trovata di questo governo è stata favolosa… - insiste Filippo. - Del nostro governo, maledizione! Da un governo di sinistra! Se penso di aver contribuito a mandarceli, con il mio voto… Allora, dichiaravo con orgoglio di essere un "coglione", come sosteneva Bernasconi. Mi bastava riuscire a rimandarlo a casa. Adesso mi ci sento davvero, un coglione, e non ne sono per niente orgoglioso. "Tassa ecologica sulle auto": aumento del bollo per le auto vecchie e inquinanti, e agevolazioni fiscali per chi si fa la macchina nuova. Aiutiamo chi si può permettere di farsi il Mercedes nuovo, e stanghiamo a dovere chi cammina con una vecchia Panda perché non ha i soldi per comprarne una nuova. Come se ad un operaio non piacerebbe potersi permettere una piccola utilitaria nuova invece di un catorcio che cade a pezzi. E come se facendogli pagare più tasse lo aiutassimo a farsi la macchina non inquinante. Anche l´incentivo… ottocento euro: ma lo sanno quanto costano le macchine oggi? Giusto uno sconticino per chi ha già abbastanza soldi per comprarsela. Con questa miopia, il problema non lo risolverà mai nessuno.
- Tranquillo, ci penseranno gli americani - ci scherza su Raffaele. - Risolvono sempre tutto loro. La troveranno loro la soluzione, prima o poi, e la imporranno al resto del mondo.
- Gli americani? - chiede ad alta voce Filippo, con un tono scandalizzato e, assieme, sorpreso. - Ma se sono proprio loro i maggiori responsabili, con i loro consumi assurdi! Non ti sarai fatto abbindolare da quel Bore, quello che per tornare sulla cresta dell´onda si è messo a fare l´ambientalista, ha girato un film sull´effetto serra, e poi è saltato fuori che la sua casa consuma più del doppio della media americana, che è già una botta che non ti dico. Ce ne sono un sacco, in giro, di santoni che predicano bene e razzolano male. Come quel Polentano, il cantante, che da una vita fa crociate contro il cemento, contro gli orribili palazzoni di dieci piani, che comunque danno un tetto a chi ne ha bisogno togliendo all´ambiente un decimo del terreno necessario, e poi vive in una villa da forse mille metri quadri. E quando fa le sue prediche tutti gli battono le mani e nessuno gli chiede se per caso pensa di essere il solo sulla faccia della terra ad aver diritto ad una casa.
- No, io non credo a nessuno - precisa Raffaele. - Penso solo una cosa: l´altr´anno gli è andata bene, a finire distrutta è stata New Orleans, la città dei negri, dei poveri e dei diseredati. Capirai il dolore. Ma prima o poi capiterà a New York, a Chicago, a Washington. Allora si cagheranno sotto, e si decideranno finalmente a correre ai ripari. Sperando di essere ancora in tempo.
Il sole comincia a calare. Nel paese, la gente segue gli sviluppi in preda all´ansia. Un via vai di macchine. Ogni tanto qualcuno si ferma e dà indicazioni sulla posizione delle fiamme, individuabile solo da grande distanza.
- Oggi non ha fretta - commenta Raffaele. Non ci aveva mai messo tutto questo tempo ad arrivare. E la cosa gli dispiace per due motivi. Se tarderà ancora, saranno costretti a muoversi al buio, e ha già provato in un paio di occasioni cosa significhi. Il secondo motivo riguarda il fronte delle fiamme. Le colonne di fumo si levano ormai dappertutto, e questo indica che i vari focolai si sono praticamente uniti. Ora è un´unica, grande linea che avvolge per intero la collina, e che raggiungerà il podere attaccandolo da tutti i lati.
Si guarda attorno, depresso, avvertendo una stretta allo stomaco. Non sapendo stavolta dove il fuoco attaccherà per prima, stanno in attesa al centro del confine inferiore del podere, per controllare meglio la situazione ed essere pronti ad intervenire con la maggiore tempestività possibile appena diverrà necessario. Il terreno è pulito, dove non è coltivato è stato ben rasato, se le fiamme arriveranno senza troppa irruenza non potranno avanzare facilmente. Ma gli alberi… quegli alberi che tanto ama, della cui vista si bea, che impediscono al sole d´estate di trasformare la collina in una griglia ardente, forniscono l´ossigeno che gli permette di godere di un´aria pura altrove ormai un ricordo, l´ombra per piacevoli passeggiate, e con i loro frutti impreziosiscono la tavola… che in inverno si travestono da imponenti vecchietti quando la neve li ricopre, e in primavera offrono riparo ad uccellini sfiancati da un lungo viaggio… solo ora nota come siano vicini uno all´altro, come le loro chiome si sfiorino, si tocchino, si fondano persino in alcuni punti. Gli è capitato già di vedere alte lingue di fuoco lambire quelle foglie, accartocciarle in una frazione di secondo come non è capace il più spietato degli autunni, attaccare i rami ed osare l´irruzione. Ed ha visto il prodigio di cui il vecchio Giovanni è capace, con un secchio d´acqua nella sinistra, il suo serbatoio, ed un barattolo vuoto di lamiera, di quelli dei pomodori pelati, nella destra: riempie il barattolo dal secchio, e con un esperto scatto del polso lancia quei pochi centilitri d´acqua sull´estremo avamposto del fuoco. Ogni goccia, una vittima, e le fiamme si spengono con uno sbuffo ed una fumata.
Spera che Giovanni sia nei paraggi, quando la bestia in arrivo cercherà di farsi strada su per i rami e le foglie.
Il fumo comincia ad assumere una tonalità più decisamente rossastra. Le volute appaiono marroni, più che grigie. Segno che oscurità e incendio sono ormai molto vicini.
Un acuto crepitare li fa voltare in tempo per vedere la sua prima comparsa. Una querciola, assieme agli sterpi di cui è circondata, viene avvolta in un lampo dalle fiamme. Le foglie sembrano disintegrarsi all´istante, tronco e rami assumono la forma dello scheletro scuro di un rosso fantasma infuriato. Ma non è che la prima avanguardia. Ai suoi lati, altre lingue di fuoco si allungano all´improvviso, spandendosi velocemente sia a destra che a sinistra.
- Ci siamo - mormora il poliziotto. Strappa dal giovane ulivo che ha accanto un lungo ramo ricco di foglie, e segue gli altri tre verso le vampate. Un vento caldo e furioso sembra accoglierli a braccia aperte.
- Maledizione - si lamenta Filippo. - si sta alzando anche il vento. Proprio adesso!
Raffaele ha un´esperienza sufficiente per tranquillizzarlo, e spiegargli, come egli stesso aveva appreso anni addietro dal suocero: - È l´incendio stesso che genera questo vento.
Il cielo è ormai scuro, più per il denso fumo che lo copre che per l´ora. Le montagne all´orizzonte sono scomparse. Il paese stesso, alle spalle, pare avvolto in una fitta nebbia. Ma il nemico è bene in vista, non c´è timore di perderlo.
Il grosso del lavoro lo fa Giovanni, come al solito. Attinge con il barattolo nel secchio pieno d´acqua che porta nell´altra mano, e con un lancio esperto spegne le fiamme al confine con la sua terra, già ridotte allo stremo dalla carenza di combustibile. Raffaele, e i due generi, lo assistono tenendo d´occhio la situazione, correndo a soffocare altre incursioni del fuoco all´interno della proprietà con colpi rabbiosi dei rami strappati. A turno, scambiano con uno pieno il secchio vuoto, e corrono a riempirlo di nuovo nei grossi bidoni colmi d´acqua che l´anziano contadino, per irrigare le sue coltivazioni, e per fronteggiare questa evenienza, tiene sparpagliati per il podere.
Filippo, ogni tanto, compie qualche imprudenza, e il suocero subito lo richiama, in ansia. - Non buttarti fra le fiamme! Non serve a niente, e rischi di restarci. Porta acqua, e lascia fare a me.
Sono le istruzioni che da anni seguono gli altri due, ormai veterani. È l´acqua che ferma il fuoco, quelle poche gocce di cui dispongono, e solo sul confine dove già c´è poca esca. Le fiamme vere, quelle alte, meglio lasciarle dove sono a compiere il proprio lavoro, a fare pulizia. Quelle, solo un idrante a piena pressione potrebbe combatterle, ma loro non ne hanno, e i vigili continuano a non vedersi.
I primi minuti, il controllo del fuoco è pressoché completo. Ma quest´anno non è come gli altri anni. Stavolta il fronte è immenso, esteso più del confine che stanno difendendo, e finite le avanguardie che hanno fermato senza difficoltà, ora si presenta compatto, smisurato, a ghermire il podere da ogni lato. Allora l´ordine si sfalda, e tutti i membri del gruppo corrono a controllare una zona, frasche in mano e cuore in gola.
- Non andate incontro al fuoco! - urla Giovanni, soprattutto a beneficio di Filippo, il più inesperto, ma come utile promemoria per tutti. - Fatelo avanzare, e fermatelo solo dov´è basso. L´erba è tagliata, qui, non può muoversi molto. E attenzione al fumo, è quello il pericolo più grande. Allontanatevi subito alla prima difficoltà a respirare.
Le istruzioni sono corrette. Le fiamme furiose sul bordo del possedimento perdono la loro irruenza appena si ritrovano con scarso materiale da aggredire. Si abbassano di colpo, e cominciano a strisciare sulla poca erba scampata ai tempestivi colpi di falce. Dove riesce ad avanzare, somiglia all´infuocata colata di lava di un vulcano, che però si muove verso l´alto come a sfidare la legge di gravità. Una corsa affannosa, colpi di frusta ben assestati, e la bestia viene fermata. È un lavoro duro, sfiancante, che tiene occupato il contadino per buona parte dell´estate, quello di falciare un´erba capace altrimenti di superare il metro d´altezza, ma è una fatica compensata davvero da buoni frutti. L´intero paese è in debito con lui, per questo. Da anni, salva le sue case con quel lavoro.
Grazie al cielo, sul confine gli alberi sono più radi, tranne che nell´estrema zona inferiore, dove però non c´è stato altro da fare che sacrificarli. In altre occasioni avevano controllato il fuoco più giù, e quella piccola macchia di noci e di castagni aveva potuto continuare ad offrire i suoi frutti. Stavolta la cosa non era possibile. Da quest´anno, e forse per sempre, niente più nocino e caldarroste. Non da quel podere, almeno.
A preoccupare Raffaele, soprattutto, sono le nuvole di faville scoppiettanti che si levano ogni tanto quando, più giù, viene aggredito un canneto. Migliaia e migliaia di puntini incandescenti che svolazzano nell´aria e ricadono dappertutto ancora ardenti. Il poliziotto lancia una nuova occhiata in giro, soprattutto alle chiome degli alberi, in apprensione. Sa anche che, più all´interno, c´è qualche cumulo d´erba secca che Giovanni non ha potuto bruciare in tempo; qualche baracca in legno, per gli attrezzi, la legnaia, il pollaio… Sa che, oltre che nel loro intervento, dovranno contare anche su una buona dose di fortuna.
L´aggressione delle fiamme raggiunge il culmine. Ora tutto attorno al podere è un balenio di vampe, rosse e gialle, ed un turbinio di fumo, e l´alitare del vento insopportabilmente caldo generato dall´incendio. Il rincorrere le basse lingue di fuoco che avanzano a casaccio, e l´inibirle con i colpi rabbiosi delle fronde, diventa frenetico. La gola brucia. L´aria è sempre più irrespirabile, e sempre più spesso Raffaele è costretto a indietreggiare in fretta, o ad abbassarsi per riuscire a ingoiare qualche boccata di aria meno inquinata al livello del terreno. Gli occhi lacrimano. Due fiotti di muco scorrono giù dalle narici fin sopra il mento. Non ha il tempo di ripulirsi, non ha il tempo di controllare il lavoro degli altri, può solo correre a fermare il fuoco dove questo riesce a guadagnare qualche metro in più rispetto al resto, e sperare che anche i suoi compagni stiano facendo la loro parte, e resistere ancora un altro po´, tutto quello che poteva bruciare senza difficoltà ormai è andato, bisogna solo tenerlo a bada qualche altro minuto, su quel terreno pulito…
Un gemito, un tonfo, il rumore di un corpo che scivola, e poi le urla di dolore, e le invocazioni d´aiuto, alla sua destra. Sembra la voce di Filippo…
Corre in direzione di quei suoni.
Vede prima Giovanni, che lo ha preceduto e si sta scagliando verso le fiamme, ormai basse, sotto il confine del suo podere. Poi vede Filippo, steso a terra, che cerca di trascinarsi verso l´alto, e intanto batte il piedi a terra per spegnere le fiamme che gli stanno divorando l´orlo dei pantaloni, le calze, la pelle delle gambe…
Con un lancio deciso e preciso, il vecchio contadino svuota il secchio sulle gambe del genero, poi lancia il recipiente dietro di sé e si abbassa a soccorrerlo. Raffaele lo affianca, e assieme strascinano il giovane insegnante lontano dal braciere acceso sotto di loro. Filippo cerca di rimettersi in piedi, sostenendosi a loro, ma con un lamento di dolore è costretto a rinunciare.
- La caviglia, maledizione… la caviglia!
- Sta´ calmo e non ti preoccupare - lo incoraggia il suocero. Poi, rivolto a Raffaele - Trasciniamolo più sopra, al riparo.
Arrampicandosi a ritroso, i due riescono faticosamente ad allontanare il ferito ad una distanza che giudicano sicura.
- Va bene qui - ansima Filippo. - Il resto lo faccio da solo, strisciando. Tornate giù a controllare il fuoco. - Una pausa, poi, avvilito: - Mi dispiace.
- Non ci pensare - lo rincuora il suocero. - Ormai il più è fatto. Non c´è più quasi niente che possa bruciare ancora, e nella mia terra lo fermiamo facil…
Un boato lo interrompe. I tre alzano lo sguardo, e vedono una grossa palla di fuoco più su, come se fosse esplosa una bomba.
- Il pollaio! - piagnucola Giovanni, ormai allo stremo delle forze.
Il pollaio, e la baracca con i conigli attaccata ad esso. C´era della paglia, accanto, e… qualche favilla…
Stanno ancora cercando di raccapezzarsi, di trovare una spiegazione a quello che è successo, quando lo sguardo di Raffaele si sposta più avanti, verso l´angolo superiore del podere. E lì, con un colpo al cuore, vede altre fiamme. Alte, guizzanti, a divorare i suoi alberi di ulivo, la sedia di tela sulla quale era seduto qualche ora fa, il roseto di Anna ed il nocciolo davanti casa. A lambire, avide, non ancora sazie, le mura della sua casa. Il suo pensiero va rapidamente alla sua auto parcheggiata, poi alle porte e persiane di legno, che qualche anno prima il comune, per vincoli paesaggistici, gli aveva imposto di ripristinare quando le aveva sostituite con più moderni ed efficienti infissi di alluminio… un legno arso da mesi di irraggiamento selvaggio… poi va all´interno, all´armadio della camera da letto, alle lenzuola, al materasso… alla cucina, con il suo ingresso di servizio proprio sull´orto, al tavolo, agli stipi, alla… bombola a gas per i fornelli…
Estrae il telefonino dalla tasca della camicia. Freneticamente, cerca sul menù il numero di casa, fa partire la chiamata…
Dopo due soli squilli, una voce esitante risponde sull´altro capo. - Pronto?
- ANNAAA! COSA FAI ANCORA IN CASA? - urla come un ossesso. - SCAPPA! SCAPPAAAAA!



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