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Voci bianche a Montecitorio

qui
si può scaricare
l´intero romanzo
in formato pdf



prologo
Capitolo 01:  l´assalto
prologo 2
Capitolo 02:  la rimpatriata
Capitolo 03:  uno strano amico
Capitolo 04:  l´onorevole e il cameriere
Capitolo 05:  una ricerca scolastica
Capitolo 06:  una giornata no
Capitolo 07:  una rabbiosa chiacchierata
Capitolo 08:  la prima grossa bastardata
Capitolo 09:  piromani all´attacco
Capitolo 10:  un coro di voci bianche
Capitolo 11:  padre e figlio
Capitolo 12:  una vita, 25 euro
Capitolo 13:  la decisione
Capitolo 14:  le regole del gioco
Capitolo 15:  comincia lo spettacolo
Capitolo 16:  ... ma non durerà molto
Capitolo 17:  il pedinamento
Capitolo 18:  l´esodo
Capitolo 19:  la predica e le resurrezioni
Capitolo 20:  la resa
Capitolo 21:  l´attacco
epilogo

Per chi va di fretta
I punti salienti


NB: qua e là ci sono alcuni (pochi) tagli, segnalati con degli omissis, che non dovrebbero comunque compromettere la comprensione del testo. Potrò spiegarne la ragione solo se e quando ci saranno le condizioni per eliminarli


Ho scritto questo romanzo perché avevo tante, troppe cose da dire.
Ma a me non piace parlare da solo, così eccolo qui, pronto a prendervi, senza altri costi oltre a quelli della vostra connessione…

Se vi va, la mia casella di posta
raf.derose@gmail.com
è pronta a ricevere qualsiasi sorta di critiche (sempre bene accette), di insulti (questi, meno graditi, ma quando tocca… tocca), o… al vostro buon cuore.

Se poi volete darmi un piccolo aiuto, leggete qui come fare.

Capitolo 07: una rabbiosa chiacchierata


La notizia della sparatoria finisce sulle prime pagine dei giornali. Per i più è solo una notizia di cronaca, non molto diversa da tante altre, purtroppo. Per amici e parenti, un colpo al cuore.
I primi giorni Raffaele è più di là che di qua, e a raccogliere le testimonianze di affetto o di stima sono moglie e figlie. La prognosi viene sciolta, fortunatamente in senso positivo, dopo quattro giorni, e dopo quattro settimane il gigantesco commissario, seppure ancora debole e provato, scalpita furiosamente per tornare a casa, contro il parere dei medici che vogliono godere della sua compagnia ancora per un bel pezzo.
L´ingegner Fausto Luberto e il dottor Gabriele Quintieri si ritrovano, davanti all´ospedale, mentre tornano a far visita all´amico dopo il tentativo di un mese prima, appena letta la notizia, andato a vuoto per le condizioni disperate in cui versava. Allora si erano ritirati senza neppure salutare moglie e figlie, già sommerse da un via vai di gente corsa lì a chiedere notizie e portare la propria partecipazione. L´aria che si respirava era carica di attesa, per un evento che tutti temevano ma che nessuno riusciva ad accettare, e i due ex compagni avevano pensato che, anziché conforto, ogni nuovo arrivo offriva ai familiari motivo di disperazione, e l´occasione di rivivere momenti che sarebbe stato bello poter invece cancellare.
Non c´è l´allegria di tutti gli altri, rari incontri neanche stavolta. Le notizie sono buone, ma il ricordo di quello che è successo è ancora vivo. Una rapida stretta di mano, un paio di frasi smozzicate di saluto, e subito dentro a girovagare per gli affollati corridoi della struttura.
Entrambi notano il giovane che li incrocia per le scale. È Gabriele a ricordare chi sia: - Hai visto chi c´è?
- Si, ma… non mi viene in mente… lo conosci anche tu?
- È quello spacciatore "amico" di Raffaele. Il "bravo ragazzo"…
- Ah, si, il tizio della pizzeria. Dici che è stato da lui a fargli visita?
- Probabile, visti i loro rapporti. Mah, se avesse avuto qualche opportunità, forse oggi avremmo davvero un delinquente in meno per le nostre strade.
- Dici che si sarebbe notata la differenza? - obietta Fausto, cinicamente. Comunque, il fatto che un fuorilegge vada a trovare in ospedale l´uomo che, ogni volta che può, lo sbatte dentro è abbastanza singolare.
Nella stanza, a due letti, c´è un po´ di affollamento, ma sono quasi tutti in visita all´altro degente, compagno di camera. Con Raffaele c´è solo un uomo anziano, dai capelli bianchi e la pelle abbronzata tipica di chi passa tutte le sue sere sotto una lampada, o tutte le sue giornate a lavorare all´aperto. Delle due, è buona la seconda, scoprono i due amici, quando Raffaele, dopo i saluti di rito, lo presenta come il suo vicino Giovanni, il contadino che gli ha venduto casa e orto.
- Beh, che effetto ti fa essere diventato un eroe? - chiede Gabriele, terminati i convenevoli.
- Eroe? Sono stato un coglione a farmi sorprendere in quel modo, altro che eroe. Il fatto è che quando l´ho visto in faccia sono rimasto di sasso… e quello ne ha approfittato.
- Era uno che conoscevi?
- Hanno fatto in modo che i giornali non lo scrivessero neppure… Io, quell´uomo, lo avevo messo dentro la sera prima, dopo una rapina a mano armata e la minaccia di morte ad una povera cassiera.
I due amici restano allibiti. Il contadino non si scompone più di tanto, ma giusto perché lui è già al corrente del particolare.
- Evaso? - chiede ancora Gabriele.
- Scarcerato, con tanto di cappello. Credetemi, non ce la faccio più con questa vita… e a momenti ero stato accontentato. Gli ideali di quando l´ho scelta sono andati tutti a farsi friggere, e non vedo più uno straccio di motivo per continuare. Credevo di fare qualcosa di bello, allora, di utile: far rispettare la legge, difendere i più deboli, combattere il crimine…
- È quello che fai, no? - interviene Fausto. - Forse eri troppo "impegnato", in quel momento, ma avresti dovuto leggere cosa hanno scritto di te sui giornali, dopo… l´incidente.
- Chiacchiere ipocrite - ribatte il poliziotto - nient´altro. Figurati se non le ho lette. Encomi solenni e schifosa retorica da parte di chi ha premuto il grilletto per mano di quel tossico. La verità è che noi siamo solo carne da macello. Rischiamo la pelle per le strade ad acciuffare, a volte con anni di lavoro, dei bastardi, e quelli vengono rimessi in libertà il giorno dopo.
- Difendi la legge, i cittadini inermi…
- La legge che dovrei far rispettare tutela più il delinquente che la vittima di un crimine. Le istituzioni, persino il Papa, si commuovono e fanno il diavolo a quattro per i criminali che sono dentro e, poverini, stanno scomodi e fanno una vitaccia, ma non spendono una parola per gli orfani e le vedove lasciati dai loro crimini. Nessuno si fa avanti ad aiutarli se per quella perdita sono in difficoltà, e a volte non sanno nemmeno come andare avanti. Al massimo, ci montano su qualche ignobile carosello nei telegiornali quando la storia è ancora fresca, e poi chi s´è visto s´è visto.
- Oggi, si punta più a fare spettacolo che informazione - conviene Fausto. - Quei giornalisti televisivi… sembrano più interessati a scimmiottare Pippo Baudo che a dare realmente le notizie. Come li odio quando si avvicinano a qualcuno che ha appena subito una terribile perdita, e gli chiedono "come si sente in questo momento". Mi piacerebbe che qualcuno rispondesse a dovere massacrandoli di botte, per dargli una vaga idea di "come si sentono", in quel momento.
- E come se non bastasse - prosegue Raffaele - la gente ci guarda pure storto, perché, per la maggior parte di loro, chi indossa una divisa è un farabutto che va a rompergli le scatole, con autovelox e controlli vari, al solo scopo di estorcere altro denaro per conto di uno stato avido e corrotto.
- Beh, capisco che hai visto la morte in faccia - osserva Gabriele - ma l´hai presa proprio nera!
- "È", nera - ribadisce il poliziotto. - Abbiamo tutti contro. La gente prima di tutto. Avvocati e magistrati, che demoliscono o ostacolano il nostro lavoro. Intellettuali del cazzo che ci danno contro quando siamo impegnati in servizi di ordine pubblico, contro pacifici manifestanti armati di pietre, bastoni e molotov... Molti di quelli che mi hanno elogiato dopo le revolverate sono gli stessi che mi avrebbero chiamato boia se, per non farmi sparare, gli avessi mollato un cazzotto sui denti.
- Già - concorda amaramente Fausto, scuotendo la testa. - La ragione è andata persa, in questo paese. E non solo quella. Viviamo in una società che non so più come si possa definire civile. Conoscevo un tizio, una volta, che stava continuamente a ripetere una frase: il pesce puzza dalla testa. Non era uno che avesse tutte le carte in regola per mettersi a pontificare, ma il concetto era esatto. Con la guida che abbiamo, che ci dobbiamo aspettare? Da una parte, politici arroganti che non si preoccupano nemmeno di nascondere le loro malefatte; dall´altra, un´opposizione cieca e irragionevole… macché opposizione, sono pure loro al governo, adesso… senza alcuna credibilità, che cerca di far passare per giuste e sensate cose che anche un idiota capisce che giuste e sensate non sono.
- Meno male che non c´è Giampiero - osserva, ridacchiando, Gabriele.
- Giampiero è meno inquadrato di quanto sembri - spiega Raffaele. - Ha la tessera del partito e partecipa a tutto quello che può, meeting, manifestazioni, scioperi, occupazioni… ma è molto deluso, anche dei suoi stessi compagni. Di quelli che stanno alla testa del partito, almeno. Per questo parla sempre di lotta armata: non crede neppure nella formazione in cui milita, che come tutta la sinistra pare aver perso qualsiasi cognizione delle proprie radici, e non disdegna di sedere accanto a ladri e truffatori. Perfino Martinetti, da quando gli hanno dato quella bella poltrona, sembra che tenga a difendere più l´ordine costituito che le idee e i principi di quelli che lo sostenevano, grazie ai voti dei quali è arrivato a sedersi là sopra. E quando comprendi che non esiste una forza democratica in grado di difendere i tuoi diritti e le tue ragioni, quando vedi che anche lo schieramento che si professa più vicino a te, alla fine, non è che uno dei tanti partecipanti ad un vergognoso balletto, allora non rimane altro che passare ai bastoni. Quando la ragione è persa, la parola passa alle armi, purtroppo.
- Attento a come parli - gli fa Fausto. - Tu sei uno di quelli che i bastoni li deve fermare.
- I bastoni che vado a fermare io sono usati contro le auto di innocenti cittadini, contro le vetrine di incolpevoli negozi, contro noi stessi, perché ci sono squallidi politicanti senza scrupoli che ci descrivono come repressori e servi del potere, e ci aizzano contro gli scalmanati, mentre dall´altra parte nessuno è capace di dire a chiare lettere che noi, lì, siamo comandati ad andarci… a volte giovani ed inesperti… per difendere lo stato, i cittadini inermi ed i loro beni, mentre quelli scendono in piazza e ci danno addosso per chiurito. Se i bastoni fossero diretti verso le teste giuste, sarei il primo ad impugnarli.
- Ci dovremmo candidare nelle liste suggerite da Pippo Grullo - dice Giovanni, il vecchio contadino, che finora è stato solo ad ascoltare. - Pare che quel buffone sia l´unica persona seria rimasta in Italia. Avete visto come gli dà dentro?
- Si, piace anche a me - risponde Fausto - ma ultimamente ho idea che si sia montato un po´ la testa, e s´è messo a sparare cavolate anche lui.
- Non mi dire! - esclama Raffaele. - Dov´è che sbaglia, secondo te?
- Beh, intanto questo discorso di chiamare la gente comune a organizzare liste civiche, candidarsi e governarsi da sé: simpatica, come idea, ma poco realistica. Intanto, per governare un paese non bastano buona volontà e buone intenzioni. Ci vogliono conoscenze di economia, sociologia, ecologia…
- Ti risulta che quelli che ci governano attualmente ce l´abbiano… e chi si presenta con Pippo Grullo debba per forza non averne?
Fausto ridacchia: - Touché. Comunque, la proposta mi convince poco. Una qualche forma di organizzazione è necessaria, non si può procedere in queste cose come un´armata Brancaleone. Il sistema dei partiti non va abbattuto, ma usato in maniera appropriata. Se già c´è il casino che c´è perché ce ne sono troppi, figuriamoci se non ce ne sono proprio, ed ogni singolo costituisce un movimento a parte. A meno che non ci mettiamo d´accordo e non formiamo il partito del Grullo, e così entriamo nel giro che si vorrebbe abolire. Ma questo è uno dei vizi dell´Italia: se un sistema, tipicamente scelto perché migliore, non va bene, e non va bene perché implementato male, anziché effettuare una bella messa a punto, e correggere gli errori, o le storture, si abbandona il sistema stesso, come se passare ad un altro meno efficiente già sulla carta possa offrire maggiori probabilità di successo. Non si abolisce un buon meccanismo perché non funziona, lo si fa funzionare. E non ci si può aspettare che un meccanismo già in linea di principio meno efficiente possa andare meglio. È come se uno con una famiglia numerosa, comprata la station wagon che gli serve, si accorgesse che il portellone dietro è difettoso, i sedili posteriori rovinati, e invece di farli riparare cambiasse la macchina e prendesse uno spider due posti, con cui portare in giro solo un´amante visto che i figli, a casa, non puoi lasciarli da soli.
Una risatina di cortesia risponde ad una battuta che, in fondo, non era un granché.
- La cosa che più mi preoccupa - prosegue Fausto - è la proposta che avanzano in molti di passare alla privatizzazione di servizi come assistenza e previdenza, perché quelli pubblici fanno acqua da tutte le parti. Un´idea condivisa persino da sinistra e sindacati, che hanno presentato come un bell´affare per i lavoratori la conversione delle loro liquidazioni in fondi pensione. Ma come si fa a pensare che un sistema privato, dove per forza di cose subentra anche un´esigenza di profitto, possa essere più conveniente? Prendiamo per esempio le pensioni: i costi riguardano l´erogazione delle pensioni stesse, e le spese per strutture e personale che deve provvedere ad esse. E abbiamo buchi di miliardi. Cosa si propone? Passare alle assicurazioni private. Bene, anche in quel caso ci saranno le stesse pensioni da erogare, le stesse spese da sostenere per strutture e personale, ed in più dovrà esserci un ampio profitto per la società che cura il tutto. Che magari è pure libera di fallire dopo essersi mangiata per anni i tuoi contributi e lasciarti in mezzo ad una strada quando arriva il momento di riscuotere. Introduciamo un costo in più, e ci illudiamo che così debba funzionare meglio. Non è possibile!
- Molti dicono che lo è.
- Se lo è, vuol dire che nel sistema attuale ci sono sperperi tali da coprire, e rendere addirittura convenienti, grossi guadagni per società private. Ma se è così tagliamo gli sprechi e facciamo funzionare come si deve un apparato che, conti alla mano, è sicuramente meno costoso. E questo vale ancora di più per l´assistenza medica, perché sappiamo bene come vanno le cose in America. Là, se non hai soldi per pagarti un´assicurazione, puoi pure schiattare; e se i soldi ce li hai, e paghi, ti prendono per i fondelli e ti fanno schiattare lo stesso se le cure di cui hai bisogno costano troppo alla società con cui sei assicurato. E così sarebbe altrettanto giusto per gli altri servizi, quelli essenziali, almeno: trasporti, poste, telecomunicazioni… assicurazione auto, perché così pagheresti solo il dovuto, e non i vergognosi guadagni di società che fanno cartello e ti impongono prezzi e condizioni da capestro.
- Quelle si lamentano che facciamo troppi incidenti ed hanno costi enormi - obietta Gabriele.
- E tu ci credi? Pensa un po´, fra le condizioni assurde che hanno spuntato con il beneplacito di governi e associazioni di consumatori, che sarebbe interessante sapere davvero da che parte stanno, c´è anche la facoltà di mandarti al diavolo se hai una classe di merito troppo bassa e paghi quote a loro parere irrisorie.
- Come?
- Ah, non lo sapevi? C´è gente che, non avendo avuto incidenti per anni, decenni!, e raggiunta così l´ultima classe di rischio, ha ricevuto il benservito dalla propria società assicuratrice. A parte il fatto che questa è una truffa bella e buona, perché, se sei costretto a pagare un premio più alto quando fai incidenti, devi avere il diritto incontestabile di pagare meno se non ne fai, come stabilisce la formula che loro stesse hanno ideato, questo episodio fornisce una rilevante indicazione: alle assicurazioni conviene più tenersi chi ha incidenti, e non chi non ne ha. E questo significa che quei signori, con i sinistri che denunciamo, guadagnano alla grande, altro che spese. Altrimenti quella lettera di rescissione del contratto la manderebbero a chi li fa, gli incidenti, non a chi gli paga una polizza a vuoto visto che non usufruisce mai dei loro servizi. Invece arrivano a dire "no, grazie" a gente che gli porta comunque un sacco di soldi senza nulla in cambio. Pazzesco! Anche quello dovrebbe essere un servizio pubblico, e non privato.
- Comunista fino all´osso, eh?
- Non è una questione di ideologia, è semplice matematica. Se a parità di servizio, oltre ai costi per produrlo, devi pagare anche un lauto profitto per chi te lo realizza, per forza di cose paghi di più. Naturalmente, bisogna controllare a dovere il funzionamento del sistema, altrimenti si rischia un´altra catastrofe come previdenza e sanità. Ma per questo, basterebbe tagliare qualche testa.
- Che si fa, introduciamo anche in Italia le purghe staliniane? - si oppone Gabriele, più che altro per il gusto del dibattito, e non perché sia in disaccordo con l´amico.
- Non vorrei dire qualche castroneria, ma… sappiamo bene che la Russia ai tempi della rivoluzione era un inferno, perché solo un inferno può spingere la gente a scatenarsi in quel modo. Se le persone che sono finite al muro erano realmente le stesse che quell´inferno avevano provocato… se è vera questa ipotesi, ripeto, allora, secondo me, bene ha fatto Peppino a sistemarli. Ce n´è un bel po´ di gente, politici, amministratori e pubblici dirigenti di mia conoscenza, che sarei felice anch´io di mettere contro un muro. A voi non ne viene in mente nessuno?
- Che, ti metti a fare domande retoriche?
- Purtroppo, invece, si va nella direzione opposta: chi sperpera viene premiato, e chi infrange la legge va incontro a condanne ridicole… se e quando viene condannato. Il codice penale non tiene conto del fatto che, per la società, il danno prodotto da un amministratore o un funzionario corrotto è molto maggiore di quello causato da un disgraziato che va a rapinare una banca o una gioielleria. Il secondo danneggia un singolo, o un´azienda, che in molti casi non soffrono poi neppure tanto di quella perdita… quando non ci scappa il morto, almeno. I primi recano danno a un´intera nazione, colpiscono i più deboli e bisognosi, creano indigenza, disperazione… Quel rapinatore stesso potrebbe non esserci, se tutti avessero la possibilità di trovare un lavoro. Possibilità che invece non esistono, e continueranno a non esistere finché la maggior parte delle risorse disponibili saranno fagocitate da spregevoli parassiti, anziché essere investite in attività produttive. Tu ne sai qualcosa, no? - chiede infine, rivolto a Raffaele. - Abbiamo incontrato un tuo… amico, per le scale. Era stato da te?
- Ti riferisci a Renato? Si, è stato qui. E… si, credo che nessun esempio potrebbe calzare meglio a quello che dici.
- Un altro errore in cui il nostro amico Grullo pare sia caduto - prosegue l´ingegnere - è quello, pure classico, di voler risolvere un problema con degli automatismi che nulla c´entrano con il problema stesso. Gli ho sentito proporre un limite di due legislature per i deputati, dopo di che dovrebbero farsi da parte per fare spazio ai giovani.
- Cos´è che non ti va in questa proposta?
- Se i problemi sono determinati da incapacità e corruzione, la soluzione non si trova in una formula di tempificazione delle cariche. Cosa c´entra il tempo?! Le scelte dei nostri governanti non dipendono dalla loro età, o dalla durata della loro permanenza su una poltrona, ma dalla loro intelligenza e dalla loro serietà. Uno che dimostra di essere un imbecille, o un corrotto, dev´essere sbattuto via a calci il prima possibile, non dopo due legislature, magari per lasciare il posto ad un altro imbecille e corrotto e con ancora più appetito di uno che ha già sbafato per otto anni. Mentre chi mostra di possedere competenza e onestà dovremmo pregarlo di rimanerci a vita su quella poltrona, altro che mandarlo via! Agli albori della nostra storia, la guida di una comunità veniva affidata agli anziani. Tu stesso, se dovessi sottoporti ad un´operazione, sceglieresti di essere fatto a fettine da un luminare con trent´anni di esperienza sulle spalle, o da uno sbarbatello appena uscito dall´università, che magari deve dare un´occhiata sul libro per ricordare come si impugna un bisturi? Tutta questa esaltazione del "giovane" mi sa di retorica stupida e interessata. La scelta va fatta fra persone capaci ed incapaci, fra onesti e disonesti, non fra vecchi e giovani. O, se proprio vogliamo, a parità di intelligenza e correttezza, teniamo presente che tipicamente un vecchio ha dalla sua un inestimabile bagaglio di esperienze che un giovane non può vantare.
- Beh, i limiti alla rieleggibilità esistono un po´ dappertutto, specialmente per le cariche più alte.
- Questo non significa che sia una buona idea. Al contrario, mi pare più un accordo per garantire a chiunque un turno di bengodi: per poter pappare tutti, mettiamo un tetto oltre il quale devi farti da parte, e dare modo di pappare a qualcun altro. Perché, se no, mandare via uno che va bene? No, non sono gli automatismi che risolvono il problema. La vigilanza, il rigore, il giusto premio e il giusto castigo. Un meccanismo di quel tipo è stato introdotto negli uffici pubblici, con la rotazione dei dirigenti: per evitare che un manager crei dei centri di poteri, un grande intelligentone ha disposto che ogni tre, sei mesi debba essere cambiato di posto. In pratica, si pretende di impedire ad un dirigente disonesto di fare danni facendolo diventare pure coglione, perché in tre o sei mesi non puoi capire nulla del servizio che vai a dirigere, e non ne hai nemmeno voglia, perché appena ti ci avvicini un po´ ti tolgono da lì. E questo dimostra che, alla fine, un dirigente non è uno che manda avanti la baracca, ma un burattino strapagato, nelle mani del politico, che esegue ordini e, da vero pollo, si accolla le responsabilità. Se poi non funziona niente, tanto meglio, così una pratica che resta bloccata, in attesa di una mazzetta, non dà nell´occhio, mentre in uno sfacelo generale è quasi comprensibile chiedere qualcosa per "oliare gli ingranaggi" e farla andare avanti. Spesso, chi subisce queste estorsioni ritiene addirittura di essere privilegiato… e in fondo ha pure ragione.
- Certe volte - va avanti Raffaele, condividendo tutte le idee esposte dall´amico - mi viene di paragonare la nostra società odierna all´impero romano ai tempi della sua caduta. Non solo l´Italia, l´intero occidente, anche se forse noi siamo quelli messi peggio. Vi ricordate quello che ci facevano studiare a scuola? Una grande potenza, minata e resa debole dalla corruzione e dal lassismo… Una facile preda per le tribù barbare che fino a qualche secolo prima se la facevano sotto quando incontravano un romano.
- Si, è una fantasia che viene in mente anche a me… - conviene Fausto - sapete, io sono un patito di fantascienza. Allora vi furono le invasioni barbariche, oggi potrebbe toccare agli extraterrestri.
- Macché extraterrestri, extracomunitari! - interviene a quel punto Giovanni. - È questa l´invasione già in atto. Un´invasione alla rovescia, da elemosinanti e non da conquistatori, ma il risultato alla fine sarà lo stesso. Vengono da noi a chiedere aiuto piangendo miseria, e dopo che si sono sistemati ci impongono le loro leggi e le loro religioni, con l´aiuto dei soliti intellettuali del cazzo. Qualche anno fa, in classe di mia nipote, un insegnante ha fatto togliere il crocefisso dall´aula per non "turbare" un bambino musulmano. Noi, i padroni di casa, dobbiamo essere tolleranti nei loro confronti, e loro possono prendersi la libertà di censurare quello che facciamo o le cose in cui crediamo. Come quel tizio che era andato a murare la madonnina che aveva davanti casa. Fra qualche anno le nostre figlie rischieranno di essere sgozzate se andranno in giro per strada senza indossare un velo.
Il contadino pare avere idee un po´ estremiste, pensano i tre ex compagni di scuola. Tuttavia non gli si può dare tutti i torti, a vedere le cose sotto una luce pessimista.
- Intellettuali! - prosegue - Sono loro la rovina della società, ancora più dei politici. Non se ne salva nessuno. Anche quei due, Pandoro e Bavaglio, con quella loro trasmissione, come si chiama…? Ah, si, "Anno Nero"… … mi piace un sacco come danno addosso ai corrotti, ma l´ultima volta mi hanno proprio fatto incazzare.
- A proposito dei lavavetri di Firenze? - suggerisce Fausto. Ha idea che quel contadino, scarpe grosse e cervello fino, deve aver fatto le sue stesse considerazioni, mentre assisteva alla trasmissione.
- Proprio i lavavetri. E non è la prima volta che sento stronzate del genere. Non succede quasi mai, ma le poche volte che in Italia uno prova a fare qualcosa di sensato, qualche cervellone salta fuori a dire che i veri problemi sono ben altri. È vero, ci sono rogne molto più grosse dei lavavetri. Ma, in attesa di risolvere anche quelle, non opponiamoci se uno decide intanto di mettere mano ad una questione che sarà pure minore, ma noie ne procura parecchie lo stesso.
- Pare che ci sia una corrente di pensiero - osserva Fausto -secondo la quale occuparsi di faccende poco importanti sia di intralcio alla soluzione di questioni più grosse. Il contrario di quello che accade in informatica, dove problemi anche enormi vengono frammentati in una serie di problemi più piccoli, e resi così risolvibili con facilità.
- Poi - prosegue il contadino - hanno montato lo scandalo perché avevano adottato il provvedimento dopo che, ad essere importunata, era stata la moglie di uno che conta. Si, la cosa può far rabbia, se si pensa che un cittadino qualsiasi deve sopportare e basta, ma grazie al cielo!, dico io. Magari tutti i congiunti dei nostri politici vivessero i drammi che si trova ad affrontare l´uomo comune, forse capirebbero e farebbero qualche buona legge in più. Se un ubriaco mettesse sotto la macchina il figlio dell´onorevole Tal dei Tali, forse si deciderebbero a tenerlo in carcere quanto merita, e a fare in modo che, per uno che viene pescato a guidare in quello stato, diventi impossibile rimettersi al volante di un´auto. Se un tossico tagliasse la gola al marito del ministro della Salute, per procurarsi i soldi per una dose, forse la pianterebbe di fare tutta quella cagnara per raddoppiare la quantità massima consentita per consumo personale, o ci ripenserebbero sulla cazzata di perseguire solo chi spaccia, e non anche quelli che si drogano, che grazie a questa impunità continuano a farlo tranquillamente, sotto gli occhi di tutti, e diventano sempre più numerosi. Certe volte penso che a fare questa legge sia stato qualche spacciatore per non farsi venire meno la clientela. E se ad essere violentata per strada fosse la figlia del ministro della Giustizia, forse ci sarebbe meno gente a predicare comprensione e tolleranza nei confronti di chi "sbaglia"…
- Già - incalza Raffaele - pare che in Italia non ci siano criminali. C´è solo gente che commette "errori"!
- Come si può sperare - conclude il vecchio Giovanni - che chi governa faccia qualcosa di sensato se non ha la minima idea di quelli che sono i bisogni e le richieste della gente? Uno che pare prossimo a scendere in campo è Monteprezzemolo, quello di Confindustria: una volta, in televisione, gli ho sentito dire, e pure scocciato, che non si poteva pretendere che una maglietta che costava "solo" cento euro fosse di buona qualità. Io con cento euro mi ci vesto da capo a piedi e con il resto ci mangio pure! Ve l´immaginate se, domani, dovesse toccare ad uno del genere decidere cosa va fatto per il paese? E comunque, tornando ai lavavetri… anche ammesso che il vero problema non siano loro, o gli accattoni, ma gli schiavisti che li costringono, allora? Quando viene rapito uno, non bloccano i beni della famiglia per impedire il pagamento del riscatto, in modo da rendere inutile l´attività dei sequestri? Mettiamo dentro, o mandiamo via, chi lava vetri o fa accattonaggio, e gli schiavisti non avranno più un terreno su cui prosperare.
Fausto approva e aggiunge: - Mi viene in mente spesso un film, visto da ragazzo, che mi aveva colpito particolarmente, in cui l´eroe della storia si rovina e finisce mendicante. Ricordo, allora, di aver provato disgusto per i signori dell´alta società che, in strada, non solo si rifiutavano di fargli un´elemosina, ma erano anche schifati della sua presenza, e lo allontanavano con disprezzo. Oggi vivo un´esperienza del genere tutti i giorni, e mi trovo a dover interpretare io la parte del nobile spregevole che rifiuta la propria carità a un disgraziato. Ma come si fa? Sono troppi, troppi, e ogni giorno ne arrivano di nuovi. Ad un povero cristo, non dico molto, dieci centesimi glieli potresti pure dare. Ma dietro di quello ce ne sono altre centinaia, e anche a dieci centesimi l´uno non li puoi accontentare tutti, sarebbero decine di euro, ogni giorno, ogni volta che te ne vai in giro a piedi o ti fermi ad un semaforo con la macchina. Per un onorevole, o un intellettuale strapagato per sparare cazzate in tv o sui giornali, sembreranno una sciocchezza, e sono convinto che anche quelli, ad un certo punto, manderanno al diavolo l´accattone; ma uno che vive e mantiene una famiglia con mille euro al mese o poco più, guadagnati con il sudore della fronte, sono uscite che non vuole e non può permettersi. Così, ad un certo punto, dopo il primo, il secondo, il terzo, sei costretto a dire di no, a rifiutare una miseria ad uno che sta infinitamente peggio di te, e a sentirti un verme; ancora di più quando quelli diventano insistenti e sei costretto a reagire in maniera antipatica per riuscire a liberartene. Per me, anche questa è violenza, essere obbligati ad interpretare un ruolo che giudichiamo odioso e non sentiamo nostro. Una violenza che dobbiamo subire mentre politici e intellettuali plaudono all´immigrazione, sostenendo persino che sia una risorsa. Per loro, forse, lo sarà, come futura riserva di voti, tanto non pensano ad altro. E Bavaglio ridicolizza un provvedimento che, una volta tanto, è dalla parte del cittadino, perché i problemi dell´Italia sono altri!
- Certi intellettuali - gli fa eco Raffaele - sono un altro cancro della nostra società. Soprattutto alcuni. Parlo di quelli, sicuramente prezzolati dal potere, che manovrano masse di deficienti che condividono stronzate assurde per atteggiarsi a persone intelligenti, e danno corda ai farabutti che ci prendono per il culo. Non mi riferisco a Pandoro e Bavaglio, è ovvio, quelli il potere stanno a sfotterlo senza sosta, di qualunque colore si vesta, anche se, nella foga, ogni tanto una cazzatina la sparano anche loro. Ricordate la favola del vestito invisibile dell´imperatore? Era una lettura delle elementari. Un tizio si presenta a corte, da un imperatore stupido e vanesio, e si offre di confezionargli un abito con un tessuto invisibile che solo le persone intelligenti possono vedere. Imperatore e cortigiani, per non mostrare di essere stupidi, fingono di vedere il tessuto prima, l´abito poi, e un giorno il sovrano sfila per la città con il suo abito nuovo, in mezzo a gente che non capisce, e i bambini che gridano "il re è in mutande!"
Nuova risatina generale.
- Così, a fare danni, non sono solo i saccentoni che pontificano da televisione e giornali, ma soprattutto quella massa di imbecilli che si dichiarano d´accordo con loro temendo di essere tacciati di qualunquismo se invece dicono come vedono davvero le cose. Un bell´esempio è la crociata per la moratoria della pena di morte che stanno portando avanti adesso, tutti orgogliosi e fieri di mostrarsi così sensibili e magnanimi…
- E la proposta di abolire l´ergastolo dove la metti? - lo incalza Fausto.
- Altra boiata di ´sti nobili coglioni! In un mondo che è diventato un bordello, dove bisogna avere paura persino di andare a fare la spesa, invece di trovare nuovi deterrenti si propongono di abolire quelli che ci sono. Maledizione, in un mondo perfetto, nel quale regnassero la pace, l´amore, la legalità, allora avrebbe senso essere comprensivi con qualche povero disgraziato che ha perso la testa e cercare di recuperarlo. Ma in una società diventata territorio di caccia per ogni sorta di delinquente o depravato è da stronzi imbecilli pensare di disarmarsi ancora più di quanto già non siamo, o scandalizzarsi se un sadico assassino viene tolto dalla circolazione. E poi quell´altra baraonda per la difesa della privacy, promossa dai politici e appoggiata dai soliti intellettuali prezzolati, contro le intercettazioni telefoniche, ed ogni altro tipo di controllo… Pare che da anni ognuno di noi sia spiato, sorvegliato, catalogato, ma lo scandalo scoppia solo quando, grazie a questo, vengono scoperte magagne che riguardano i nostri politici. Allora tutti si accorgono del fatto, e si ribellano, cercando di togliere alla magistratura uno strumento formidabile per il controllo del crimine, dichiarando che è per proteggere la privacy di "noi cittadini".
- Vi dico di più - prosegue Fausto, per rafforzare il concetto appena espresso dall´amico: - in ufficio sono tenuto ad usare accorgimenti cervellotici per proteggere i dati anagrafici dei residenti, sempre per questa benedetta difesa della privacy. Poi, però, alla faccia del garante, per i loro interessi elettorali fanno una legge con cui sono tenuto a fornire, a chiunque ne faccia richiesta, gli elenchi completi di tutti gli elettori, nome, cognome, indirizzo e sezione dove votano, una volta anche con titolo di studio e professione. E diffondere così anche dati sensibili, quelli che mi costringono a difendere con il mitra spianato, perché l´eventuale assenza di un residente in quegli elenchi indicherebbe chiaramente dei carichi con la giustizia. Buffoni!
Il contadino annuisce con enfasi, in attesa di dirne un´altra sull´argomento. - Quella filosofia di trovare sempre un problema meno importante di un altro per preoccuparsi di risolverlo… ci ha fatto anche un altro bel regalo. Ormai le mie figlie sono grandi, hanno una loro vita… Amen. Ma quand´erano bambine mi toccava arrossire e sentirmi in imbarazzo ogni volta che guardavamo la televisione… accidenti, è l´unico svago che possiamo permetterci. Che volete, anche a me piacerebbe andare a teatro, ma non ho né i soldi per il biglietto, né, tanto meno, quelli per il vestito che sarei tenuto a indossare. Un´altra conquista degli intellettuali, negli anni settanta, quando finirono col chiudere la beneamata censura: sostenevano, con chi si opponeva, che sesso e parolacce erano niente in confronto alle scene di violenza e di sangue che venivano mostrate nei film. Di più, c´era chi diceva che il sesso è un componente normale della nostra vita, e quindi non c´era nessun motivo per doverlo considerare tabù. Ancora una volta, non era quello il problema più importante. Va bene, sissignore, sacrosante parole. Ma cosa hanno fatto? Hanno impedito che si facessero film violenti? No, hanno ottenuto che al sangue e alla violenza si aggiungessero turpiloquio e scene di sesso. Così, anziché evitare che i nostri figli diventino violenti, abbiamo ottenuto di far crescere anche le nostre figlie come zoccole.
Una risatina sottolinea le sue ultime parole. Un modo molto colorito di esprimere un concetto forse un po´ estremo, ma sul quale nessuno trova da obiettare.
- È da ipocriti - conclude - meravigliarsi oggi se le ragazzine si prostituiscono per una ricarica del telefonino. Le abbiamo fatte crescere con l´idea che il sesso fosse un evento ordinario come soffiarsi il naso o bere un bicchier d´acqua… che male può esserci ad accettare qualche decina di euro per mandar giù una sorsata d´acqua? Cos´è che si condanna, in realtà, della prostituzione? Che qualcuno ceda il proprio corpo, visto che è una cosa normale che chiunque è libero di fare, o che lo si faccia pagare invece di darlo gratis? Che razza di mondo!
È un lungo momento di silenzio, adesso.
Ognuno di loro sta facendo pressappoco la stessa riflessione.
Ovunque, ormai, i discorsi sono sempre gli stessi, dal barbiere, al bar, in ufficio, in palestra, si salva solo il cesso per mancanza di interlocutori. Uno sfogo continuo contro soprusi, ingiustizie, assurdità e violenze di una società ormai allo stremo. Sia vera o meno la pessimistica profezia di Giovanni, che ci vede destinati alla dominazione di gente che oggi accogliamo per motivi umanitari, la calata dei barbari del ventunesimo secolo, un dato è certo: così non durerà a lungo. Perché prima o poi finiranno le risorse che allegramente stiamo dissipando, perché prima o poi il numero di disperati supererà quello dei benestanti, perché prima o poi la gente ne avrà piene le palle di certi personaggi e di certe situazioni, il futuro che ci attende è tale da fare accapponare la pelle. Troppe voci, di gente che trent´anni fa avrebbe rabbrividito alle violenze delle Brigate Rosse o di Ordine Nuovo, parlano ormai di lotta armata come dell´unica via d´uscita. Dimenticando che, quasi certamente, si tratterebbe di un´uscita per l´inferno.
Quando non esistono strade giuste, anche una strada sbagliata può sembrare percorribile.
Ci vorrebbe qualcosa di nuovo, una sferzata da parte di qualcuno, un atto eclatante di coraggio o di disperazione…
I tre ex alunni del professor Belli si scambiano un´occhiata silenziosa e, insieme, eloquente.
Qualcuno dovrebbe fare qualcosa.
Voglia non ce n´è, ma di sicuro si metterebbero a ridere se gli si dicesse che capiterà proprio a loro, fra qualche mese, di…



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