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Voci bianche a Montecitorio

qui
si può scaricare
l´intero romanzo
in formato pdf



prologo
Capitolo 01:  l´assalto
prologo 2
Capitolo 02:  la rimpatriata
Capitolo 03:  uno strano amico
Capitolo 04:  l´onorevole e il cameriere
Capitolo 05:  una ricerca scolastica
Capitolo 06:  una giornata no
Capitolo 07:  una rabbiosa chiacchierata
Capitolo 08:  la prima grossa bastardata
Capitolo 09:  piromani all´attacco
Capitolo 10:  un coro di voci bianche
Capitolo 11:  padre e figlio
Capitolo 12:  una vita, 25 euro
Capitolo 13:  la decisione
Capitolo 14:  le regole del gioco
Capitolo 15:  comincia lo spettacolo
Capitolo 16:  ... ma non durerà molto
Capitolo 17:  il pedinamento
Capitolo 18:  l´esodo
Capitolo 19:  la predica e le resurrezioni
Capitolo 20:  la resa
Capitolo 21:  l´attacco
epilogo

Per chi va di fretta
I punti salienti


NB: qua e là ci sono alcuni (pochi) tagli, segnalati con degli omissis, che non dovrebbero comunque compromettere la comprensione del testo. Potrò spiegarne la ragione solo se e quando ci saranno le condizioni per eliminarli


Ho scritto questo romanzo perché avevo tante, troppe cose da dire.
Ma a me non piace parlare da solo, così eccolo qui, pronto a prendervi, senza altri costi oltre a quelli della vostra connessione…

Se vi va, la mia casella di posta
raf.derose@gmail.com
è pronta a ricevere qualsiasi sorta di critiche (sempre bene accette), di insulti (questi, meno graditi, ma quando tocca… tocca), o… al vostro buon cuore.

Se poi volete darmi un piccolo aiuto, leggete qui come fare.

Capitolo 04: l´onorevole e il cameriere


Raffaele De Rose è allenato a certe situazioni. Per mantenersi vivo finora, ha dovuto imparare ad acuire alcuni sensi, e a tenere i riflessi sempre in perfetta efficienza. Così è l´unico, fra i commensali che hanno ascoltato quelle minacciose bestemmie, a levarsi di scatto in posizione di difesa.
La cosa fa quasi venire un infarto al misterioso "aggressore", che brandiva sì uno dei coltelli da tavola che stava portando agli ospiti della pizzeria, ma era rivolto verso il televisore in alto che stava trasmettendo le ultime notizie del telegiornale.
"Nell´ambito delle indagini sul ricovero per anziani Pio Decimo, è stato ascoltato oggi l´onorevole Elio Vordone. Il parlamentare ha ribadito la sua estraneità ai fatti, e che i suoi rapporti con don Gisberto, il sacerdote che gestiva l´istituto, erano solo di natura istituzionale, in quanto…"
L´uomo con le occhiaie sobbalza terrorizzato. Il coltello gli sfugge dalle dita e cade a terra, seguito con gran fracasso da quelli che erano nel cestino nell´altra mano. Volto mortalmente pallido, corpo tremante, respiro affannoso. E, ciononostante, la sua bocca continua a singhiozzare, come un disco rotto, quella monotona quanto furiosa bestemmia: - ´Ncul´a cchi v´è mmuartu… ´ncul´a cchi v´è mmuartu!
- Rocco! - lo richiama il gestore del locale, fra il furibondo e l´imbarazzato.
Gabriele Quintieri capisce subito che l´intervento che serve ora non è quello inibitorio del poliziotto, ma il suo da medico. Si alza rapidamente dalla sedia, supera il suo gigantesco ex compagno di scuola, e afferra un braccio dell´uomo, sull´orlo di una crisi isterica. La sua non è una stretta intimidatoria, ma quasi una carezza. - Si calmi, va tutto bene…
Pino fa cenno al proprietario della pizzeria di lasciar correre, e Gabriele invita l´uomo a seguirlo nella saletta accanto.
Il ristoratore si affretta a spiegare: - Era uno dei dipendenti di quell´istituto. Aveva un lavoro, una famiglia, ed ora è un uomo rovinato. Mi dispiace…
- Non ti preoccupare, Nico´ - gli fa Pino. - Non è successo niente. Il nostro amico è medico, lo aiuterà lui.
Fausto torna a guardare il televisore mentre la foto in primo piano dell´onorevole "sentito dagli inquirenti" cede il posto ad una nuova immagine, e la giornalista che sta conducendo il programma passa ad un´altra notizia.
- Ha le mani in pasta anche lì? - sbotta, scuotendo il capo, tornando a sedere assieme agli altri.
Raffaele guarda la tv, non comprende a cosa si riferisce, visto che ora la conduttrice sta parlando d´altro, poi chiede. - Chi?
- L´onorevole Vordone. Ne ha fatta di strada, l´amico.
- Lo conosci?
- Non personalmente. Un politico molto chiacchierato, con il muso dentro parecchi affari sporchi, pare, ma sempre saldamente seduto sul suo scranno a Montecitorio. Ho avuto a che farci una ventina d´anni fa. Mi ha fatto passare per corrotto, forse ha provocato una denuncia nei miei confronti, e mi ha messo contro una furia scatenata.
- Tutto qui? - interviene Giampiero.
- Che c´era in ballo? - chiede Raffaele. - Cose grosse?
Fausto torna a scuotere la testa amaramente. - Qualcosa come un centinaio di migliaia di lire. Meno di quello che avrebbe speso stasera ciascuno di noi se fossimo andati nel locale proposto da Gennaro.

(omissis...)

Dopo qualche minuto ricompare Gabriele, in compagnia del cameriere che poco prima ha avuto l´attacco di nervi. L´uomo, con le occhiaie ancora più profonde, adesso, va in cucina sotto lo sguardo di rimprovero del suo datore di lavoro. Il medico torna a sedersi fra i suoi amici.
- Che gli è preso? - chiede Gennaro, apprensivo.
- Poveraccio, quando ha visto alla televisione che parlavano di quell´istituto ha perso la testa. Una volta lavorava là, ed ora è un uomo rovinato. A cinquant´anni in mezzo ad una strada, senza alcuna prospettiva, senza alcuna speranza di trovare un altro lavoro. Ogni tanto viene qui a dare una mano, quando capita, se c´è un po´ di gente in più. Stasera deve a noi una ventina d´euro in cui non aveva sperato. Il figlio grande ha dovuto lasciare l´università, e la moglie, che era casalinga, ora è costretta a lavorare per un´impresa di pulizie che le paga una miseria, e quando capita.
Un lungo momento di silenzio segue queste spiegazioni. Ognuna delle persone sedute a quel tavolo considera come debba sentirsi fortunata per non aver mai conosciuto momenti del genere, a dispetto delle insoddisfazioni e delle delusioni che praticamente a ciascuno di loro procura la propria vita lavorativa.
- Un prete! - ringhia alla fine Giampiero. - Un lurido prete, che viveva in un lusso sfrenato alle spalle di poveri vecchi bisognosi di assistenza, e di lavoratori che ci rimettevano il posto di lavoro. Mi ricordo le manifestazioni di qualche tempo fa, quando cominciò la crisi dell´istituto, e la gente che ci lavorava cominciava a sentire su di sé lo spettro della disoccupazione. E i soldi c´erano, erano tutti a casa di quel bastardo. E quanti soldi!
- Ma a quanto pare non è stato solo l´amico a riempirsi la pancia - osserva Fausto, pensando all´onorevole che era stato "sentito". - Quell´istituto riceveva un sacco di finanziamenti anche dallo stato.
- Ne abbiamo parlato prima, no? - ricorda Gennaro. - Ecco dove vanno a finire i nostri soldi.
- Spero che nessuno di voi se la prenda con la chiesa per questo - esordisce il maestro Belli. - Non si può fare di tutta l´erba un fascio, e condannare un´intera istituzione per le colpe di un singolo.
I "ragazzi" si aspettavano un intervento del genere da parte del loro insegnante. Il professore ha sempre rappresentato un tipo di mondo in cui era bello credere, che sarebbe stato splendido se fosse stato reale. Il valore della cultura, la realizzazione dell´uomo attraverso il lavoro e l´impegno sociale, l´onestà, i valori morali della cristianità… Il rispetto che ognuno di loro nutre per l´anziano docente è legato al fatto che ognuno di loro sa che quella non è una maschera ipocrita, sa che il maestro è fermamente convinto delle sue affermazioni, e che quegli insegnamenti hanno contribuito non poco a fare di loro delle persone oneste. Ma, evidentemente, le esperienze di vita del maestro Belli devono essere state molto meno dure di quelle dei suoi compagni di tavolo, o di milioni di altre persone che ormai non credono ad una sola di quelle meravigliose ma false idee, in un mondo dominato dall´ignoranza, dall´arroganza, dall´avidità e dalla violenza.
È Giampiero, il più estremista del gruppo, ad opporsi, anche se con garbo. Fosse stato un altro a pronunciare quelle parole, lo avrebbe mandato a quel paese senza tanti complimenti. - Fare di tutta l´erba un fascio sarà sbagliato, ma è sbagliato anche fingere di non vedere le malefatte della chiesa. E non mi riferisco solo ad un lontano passato. Quel sacerdote non è l´unico ad essere un affarista, anche se non conosco nessuno che si sia spinto a quei livelli. Non dimentichiamo nemmeno che il Vaticano si è praticamente schierato coi nazisti, sessant´anni fa. Oggi non accetta che un suo prete si sposi o si innamori, ma copre e protegge quelli pedofili. Condanna il divorzio, ma se scuci abbastanza la sua sacra rota ti annulla senza problemi il matrimonio, magari perché non è stato consumato, anche se ci sono quattro figli in circolazione. Scomunica i divorziati, ma li riceve in udienza o li affianca se ipocritamente scendono in piazza a sostegno della famiglia, solo per negare i più elementari diritti alle coppie di fatto. Perdona ladri e assassini, ma rifiuta di celebrare il funerale, e intercedere così per la salvezza della sua anima, ad un povero cristo che, in un momento di sconforto, non ha trovato di meglio che farla finita.
- Non vorrai negare l´esistenza di migliaia di persone che spendono la propria vita solo per portare conforto ai più bisognosi, e per questo spesso vengono addirittura perseguitati - obietta il maestro.
- Niente fasci d´erba, abbiamo detto - replica Giampiero. - Se non è giusto prendersela con tutti gli esponenti di una categoria per le colpe di un singolo, non è nemmeno corretto assolverli grazie ai meriti di qualcun altro. E comunque certi controsensi non sono tollerabili. La chiesa non può lamentarsi se la gente si allontana sempre più dalla fede, se non è in grado di offrire esempi credibili. O che si perda dietro al consumismo, quando loro stessi sono i primi a non disdegnare i piaceri del mondo. L´altro giorno, al telegiornale, c´era il papa che lanciava un appello contro la fame nel mondo. Gli occhi mi sono caduti su una delle mani che teneva sul bracciolo della sedia, e d´istinto mi è scappato di dire: "Santità, ma ha idea di quanta povera gente potrebbe salvare solo con quella patacca che porta al dito?"
- Va bene - interviene Fausto, in soccorso. Non gli piace vedere l´insegnante in difficoltà, né di veder infliggere colpi duri contro un´idea del mondo che dovrebbe comunque essere una meta a cui indirizzarci, da conquistare, e non da rifiutare e dissacrare solo perché non una realtà già pronta per l´uso. - Ma considerare degli eccessi, come obiettivamente sono gli episodi di cui stiamo parlando, come un modello di riferimento non mi sembra giusto.
Giampiero vorrebbe replicare, ma comprende che l´intervento dell´amico ingegnere può essere un buon compromesso per troncare onorevolmente una discussione che neanche a lui piace, visto che lo contrappone ad una delle poche figure positive con cui ha avuto a che fare nel corso della sua vita. È solo dopo alcuni minuti, e finalmente qualche pezzo di buona pizza nello stomaco, che gli chiede sottovoce, mentre il resto della comitiva ha risolto felicemente il problema della conversazione spostandola sullo sport, calcio in particolare: - Ma tu, si può sapere da che parte stai?
- Hai visto il "Signore degli Anelli"? Barbalbero? "Da che parte? Da nessuna parte, perché nessuno sta dalla mia parte"… o qualcosa del genere. Perché, tu credi di essere schierato dalla parte giusta?
- Io non sono schierato. Io mi sono solo rotto di questo sistema, e dico che andrebbe demolito. E c´è qualcuno che la pensa come me. Vorresti difendere per caso quei delinquenti che siedono in parlamento e sperperano i nostri soldi per i loro sporchi interessi?
- Stai scherzando! Pensa che, fra tutti, il personaggio che trovo più simpatico è Bernasconi…
- Ma ti sei rincoglionito? - lo interrompe Giampiero, scandalizzato, in un soffio per non farsi udire dagli altri, soprattutto dal professore.
- Non ho detto che mi è simpatico. Se dichiarassi quello che penso di lui mi arresterebbero per oltraggio alle istituzioni. Ho detto "più" simpatico. Immagina quello che penso degli altri. Il fatto è che fra uno che fa politica per difendere i "suoi" soldi, ed un altro che la fa per mangiarsi i "miei soldi", io preferisco il primo. Al contrario, mi pare che sia tu a dimenticare che anche il partito di cui porti in tasca la tessera, in questo momento, ha una buona rappresentanza da quelle parti, e adesso occupa pure una sedia bella pesante.
- Ma come vedi non ci pieghiamo passivamente ai voleri della maggioranza. Abbiamo il coraggio di scendere in piazza anche contro i nostri alleati, se la nostra voce non viene ascoltata.
- Per me non cambia niente. Io non ne faccio una questione di scelte su determinati argomenti. Per me è un problema di credibilità morale, prima di tutto. Non mi preoccupa nemmeno la confusione di ruoli che c´è in questo momento, con la destra che propone idee di sinistra e la sinistra che adotta provvedimenti chiaramente di destra. Non ha senso discutere dell´eleganza o meno di un tizio che indossa un bel vestito ma non si è mai lavato in vita sua. Io non ho fiducia in nessun politico, perché so che il mondo in cui si muove è un mondo sporco, fatto di inganni, di accordi di sottobanco e di corruzione. E chiunque si muova in un mondo del genere non può essere una persona pulita. Tanto meno se in questa fogna riesce ad emergere e diventare qualcuno. Ricordi, anni fa, l´affare di Tangentopoli? Per la prima volta ho visto il mondo politico mettersi a tremare. Io lavoravo già al comune, ed ho avuto modo di notare i primi effetti, quelli più immediati. Gli amministratori, tutti, si erano accorti di non essere capaci di produrre un solo atto che fosse sicuramente legale, non avevano la minima idea di come si facesse, se n´erano sempre altamente fregati, e la paura di essere presi in castagna aveva portato al pressoché totale blocco delle attività. Ma non è stato questo ad allontanarmi definitivamente dalla politica. Ho ancora il ritaglio conservato a casa, da qualche parte, di una notizia riportata all´interno di un giornale, e senza alcun riferimento in prima pagina. Una riunione d´urgenza, e la rapida approvazione di una legge che da dieci porta a cinque gli anni per la prescrizione dei reati amministrativi. I nostri onorevoli di allora prendevano i primi provvedimenti per salvarsi il culo.
"Salvarsi il culo". Ecco un´espressione che non si sarebbe mai sognato di sentire uscire dalle labbra di Fausto, osserva mentalmente Raffaele, il cui impegno verso la gigantesca pizza che gli riempie il piatto gli lega mani e bocca, ma lascia libere le orecchie per seguire quello strascico di discussione fra i due amici che gli stanno seduti accanto. Il suo amico è decisamente cambiato. E non pare che sia un gran bel cambiamento.
- Se un cittadino non paga la tassa per la spazzatura, o il consumo dell´acqua potabile, magari perché non ce la fa ad arrivare a fine mese, è perseguibile per dieci anni, e se lo beccano sono cavoli amari. Se invece occupi un posto da pubblico amministratore e sfrutti la tua posizione per metterti in tasca tutto quello che riesci ad arraffare, devi stare attento solo a non farti fregare per cinque anni. E con i tempi della nostra giustizia, questo significa impunità sicura. In quell´occasione, nessuno dei tuoi compagni si è sognato di trascinare la gente in piazza. E nessun santone radicale ha fatto scioperi della fame per protestare contro un atto così immorale. Quel provvedimento, evidentemente, faceva comodo a tutti, destra, sinistra, centro, sopra, sotto, estremi compresi. È stato già allora che ho capito che quella ventata di legalità si sarebbe spenta presto. Oggi si ricorda come martire un latitante che se n´è scappato nella sua villa in Tunisia per sfuggire alle patrie galere, c´è persino chi propone di intitolargli una strada, e un tizio la cui ultima apparizione in pubblico che ricordavo era mentre scappava, inseguito da un lancio di monetine, perché si era scoperto che aveva fatto la cresta su degli aiuti umanitari, oggi è il presidente di uno dei tanti partitini che si sono formati dopo la disgregazione della prima repubblica. È stato allora che ho stabilito che il mio voto non lo avrebbe mai avuto nessuno.
- Quindi sei d´accordo con me della necessità di una lotta armata - conclude a quel punto Giampiero, gongolante.
Fausto lo guarda a lungo in silenzio, poi scuote la testa. - Sai cosa invidio in te? La tua capacità di avere ancora e comunque degli ideali. Di credere che ci sia una strada percorribile per mettere a posto le cose.
- Non dirmi che stai dalla parte delle brigate rosse! - esclama scandalizzato Raffaele, a bocca piena.
- Non dire scemenze - risponde l´attore. - Le brigate rosse non erano che dei giovinastri in preda ad ardori giovanili e turbe ormonali, ed usavano la politica come scusa per soddisfare la voglia di avventura che si ha a quell´età..
- Non ti consiglio di ripetere questo giudizio a voce alta - gli fa Fausto, ora quasi divertito. - Qualcuno potrebbe prendersela a male. Gente con cui non è salutare avere divergenza di idee.
- La lotta armata non si fa ammazzando un povero carabiniere che ha indossato la divisa per un posto di lavoro, o qualche funzionario che si è messo in mostra per aver svolto bene il proprio dovere. Io sono per un assalto tipo Bastiglia: prendiamo bastoni e forconi, e andiamo in massa a Montecitorio, a palazzo Madama, a palazzo Chigi; rompiamo qualche schiena, ammacchiamo qualche testa importante, e facciamogli vedere che non siamo più disposti a sopportare le loro soperchierie e la loro arroganza.
- Io preferisco la mia strada, quella del non voto - ribatte Fausto. - Non mi attira l´idea di ricorrere alla violenza… cosa che raramente ha prodotto buoni risultati. Di solito le rivoluzioni depongono un despota per sostituirlo con uno peggiore.
- E allora si abbatte anche quello!
Fausto scuote la testa, arrendendosi. Difficile togliere dalla testa delle persone idee così ben radicate, e dopotutto anche abbastanza attraenti. L´immagine di una folla inferocita che brandisce minacciosamente bastoni e forconi all´ingresso dei parlamentari prima di una riunione a Montecitorio, per ammonirli a rigare dritti e smetterla con le cazzate, lo fa sorridere. Non perché ridicola, anzi…
Un´idea molto piacevole.
Un´idea che gli tornerà in mente fra qualche mese. E non per divertimento.
Ma, per stasera, lasciamoli in pace a gustarsi quella pizza prima che diventi fredda.



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